http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20110326.pdfDa piccolo volevo vincere sempre. Con la Roma intendo.
E sognavo di entrare a metà partita e cambiare
il risultato. Perché, nel caso non lo sapeste, sono
stato l'ala sinistra più forte del mondo. E poi, con il
passare degli anni, il numero 10 più forte d'Europa. Il
doppio passo e il sombrero erano le mie specialità. Come
segnare, quasi sempre, a fil di palo. Spesso spizzandolo
per far innervosire i portieri. Per far loro credere
che il pallone, con un po' di fortuna in più per loro,
sarebbe potuto anche andar fuori. Ho immaginato
di comperare, come dono alla Società, Pelè. E dopo
di lui, Cruijff. Per me i più forti di tutti i tempi. Uomini
squadra. Campioni imprendibili se non con
brutti falli da espulsione. Mi sarebbe piaciuto vederli
in campo con la maglia giallorossa la domenica all'Olimpico.
E ogni volta che mi svegliavo dal sogno dovevo
fare i conti con Spadoni, Enzo, Penzo.
Ma dopo tutto sono stato un romanista fortunato.
Ho già potuto vedere di persona due scudetti, le
coppe Italia e molti calciatori amati giungere a Roma.
Da Del Sol a Jair, a Batistuta solo per fare tre nomi. E
ho visto il calciatore più forte d'Italia di sempre, Totti,
diventare il più grande della terra, e alzare, con in
testa una tuba a scacchi gialli e rossi la coppa che lo
testimoniava. Molti romanisti non ce l'hanno fatta.
Non hanno avuto questa soddisfazione. Non hanno
visto vittorie, ma solo sconfitte o qualche prestazione
brillante.
Ma io sono un drogato. Non mi basta mai. Non mi
accontento mai. Vincere cinque derby di fila mi ha
messo addosso anfetamina pura. E voglio vincere
sempre. Tutte le domeniche. Ora purtroppo anche i
sabati, i venerdì, i martedì e i mercoledì. Non conosco
un tifoso che non voglia vincere. E spesso non importa
la bellezza dell'azione vincente. Ci basta l'autogol.
Ma quello che il romanista non ha mai potuto sopportare
è l'imbroglio, la truffa, la corruzione. O anche solo,
come nel caso di Moggi e della Juventus, un qualche
cosa di indistinto e oscuro, di non detto e di gridato
agli arbitri con schede telefoniche usa e getta. Di
veti diretti e incrociati nelle campagne acquisti affinchè
gli avversari non si rafforzassero. David alla Roma
ci voleva venire. E io l'avrei visto bene qui al sole.
Tanto per fare un piccolissimo esempio. Ora per la famiglia
Moggi c'è lo sconto di pena perché alcuni reati
sono stati prescritti.
E' la Juve di sempre. E' l'Italia d'adesso. Noi però
non molliamo la nostra questione morale. Per rispetto
a noi stessi e per onorare sempre Dino Viola e Franco
Sensi. Noi vogliamo vincere con i nostri campioni
invendibili che saranno l'ossatura della nuova Roma
rifondata, e con grandi nomi che i nuovi proprietari
dovranno prendere. Se Viola e Sensi si sono svenati
per darci quello che era giusto avere e vedere in campo,
non si capisce perché non debbano farlo gli americani,
che sono i re del business. Qualche nome lo
forniscono i nostri tifosi. E non mi addentro oltre.
Ognuno ha i suoi sogni. E io ho i miei. Buffon (che
sembra non esserlo) Ibra o Eto'o. Ma per avvicinare il
sogno di una vittoria spaziale, di tre scudetti di fila, di
una Champions da vedere prima di chiudere gli occhi,
alla possibilità che questo si materializzi, si deve
parlare con sincerità. Partire dai forti giocatori che ha
la Roma anche adesso e fare innesti mirati e precisi.
L'abilità nell'alchimia ce l'ha solo Mourinho. Il migliore
di tutti. Prendiamocelo come prima cosa. Poi
se ne parla. Voi che ne dite? Ditecelo oggi. Prima che
sia troppo tardi.