Gli ho voluto bene, tanto bene.
Rivedevo in lui, in quel pischello indisciplinato, il giovane D'Amico, sfrontato e irriverente.
Il gol nel derby '89 è stato il massimo.
Poi se ne è andato, e lì ho capito che non poteva essere una bandiera, visto che aveva scelto la gloria all'amore dei suoi tifosi di sempre.
In Inghilterra ho ripreso a seguirlo con vero interesse, mi sembrava di rivedere il Paoletto prima maniera.
Quindi è rientrato e io, col cuore gonfio di gioia, l'ho amato in maniera incondizionata, senza rancori per il suo passato da girovago.
L'apoteosi è stato il gol nel derby dello stesso anno, ma la sua follia, quella mano tesa rivolta a un "suo" popolo che non esisteva (quello, per capirci, dei luoghi comuni "i laziali sò tutti fascisti") me lo ha fatto scadere da subito e il tempo ha solo peggiorato le cose.
Ora non riesco ad odiarlo, ma mi è indifferente e questo, se permettere, è molto peggio.