Calciopoli, un investigatore rivela: "E' stata una cosa forzata"

Aperto da Eagle78, 23 Dic 2011, 18:07

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Eagle78

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ROMA - Parla uno degli uomini di Calciopoli. Parla, racconta, descrive pagine di un libro inedito, svelandoci le "sue" verità. L'idea è che le sue rivelazioni non siano solo un sasso nello stagno ma uno stimolo al dibattito. E su queste colonne chi vuole e vorrà rispondere troverà uguale ospitalità. Intanto, il nostro interlocutore parla (ci dice) per liberarsi da un peso, per sperare che la "sua" verità possa diventare verità storica. Un appuntamento mancato nei dintorni di Firenze, l'attesa attorno all'ora di pranzo, un hotel a fare da coreografia. Viene o non viene? No, non verrà, un contrattempo, all'ultimo momento, perché succede così anche nei film che fanno botteghino. Ma è una parentesi, che si chiude qualche giorno dopo, nel cuore di Roma, un ufficio con vista fra la cupola di San Pietro e il Tevere, mentre intorno brillano le luci di Natale. Si comincia che il sereno del cielo sta per farsi azzurro, si finisce che è notte ed il freddo è tornato pungente. Parla, uno degli uomini di Calciopoli. Non uno qualsiasi, però. Ma uno che, in quell'inchiesta, stava dall'altra parte, dalla parte di chi, quelle indagini, le ha fatte. Un investigatore. Ci qualifichiamo, i documenti sul tavolo, non per mancanza di fiducia, ma per garanzia reciproca. Chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. E poi racconta....

Calciopoli, definito il più grande scandalo del calcio mondiale, nasce da quale inchiesta?
«La cosa degli arbitri, l'inchiesta che stava a Napoli. Da lì poi parte un supplemento di indagini, perchè a Torino avevano archiviato e mandato gli atti... Da questo hanno preso spunto e da lì sono partite varie intercettazioni, all'inizio erano due telefoni controllati, telefonino e telefono di casa...»

Da due telefoni a oltre centosettantamila intercettazioni?
«Si allarga il giro con le telefonate: questo conosceva quello, quello conosceva quell'altro e si iniziano a mettere tutti i telefoni sotto controllo. In un momento uscivano venti numeri di telefono nuovi. Parlavano, parlavano... Parlavano di stupidaggini alla fine, niente di che... Fino a quando si è arrivati a Moggi. Anche se, quando senti il sonoro, quello scherza, quell'altro fa il fenomeno...».

Lei ascoltava le telefonate?
«Si, sentivo le intercettazioni»

Quanti eravate?
«Dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, in via in Selci. Ma non pensate alle bobine di una volta. Ci sono computer, entri con la password...e ognuno seguiva una singola utenza.. Poi alla fine si faceva una riunione, io ho seguito questo, ho seguito quell'altro e si faceva resoconto».

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l'Inter non sono entrate nell'inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...
«Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l'arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all'inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C'era una cartellina con il nome».

Ha mai intercettato una telefonata dell'Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c'erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

Ma lei ha mai sentito Bergamo, ad esempio, che parlava con Facchetti. O con Moratti.
«Tu non è che fai sempre gli stessi... Se capita che non ci sei, c'è un altro che ascolta».

Una giornata a sentire le intercettazioni, a mettere i baffetti e scrivere i brogliacci. E poi?
«Tutte le sere si facevano le riunioni a fine servizio. Attorno ad un tavolo».

Ha mai avuto la sensazione di "tagli"?
«No. Che poi c'erano Auricchio (il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ndr) e Di Laroni (maresciallo capo dei Carabinieri) che decidevano cosa mettere o non mettere nell'informativa è un altro discorso. Ma durante le riunioni no».

Però alcune intercettazioni non sono finite nell'inchiesta, nelle indagini. Un'anomalia?
«C'erano perché ci sono le registrazioni. La cosa un po' anomala è il server delle intercettazioni. E' in Procura, a Roma, a Piazzale Clodio. Quando c'era qualche problema, e capitava spesso, telefonavamo a chi era in Procura: "Guarda, la postazione 15 qui non funziona, che è successo?" "Vabbé adesso controllo....". Dopo un po' richiamavano da Piazzale Clodio: "Ti ho ridato la linea, vedi un po'". Andavi a controllare, magari avevi finito alla telefonata 250 e ti ritrovavi alla telefonata 280. E le altre 30? "Me le so perse..."».

Chi contattava il responsabile del server a Piazzale Clodio?
«Non ci parlavamo solo noi, c'era anche il responsabile della sala. Ci parlava Auricchio, ci parlava Di Laroni...».

E' tecnicamente possibile non intercettare un'utenza sotto controllo per un determinato periodo di tempo?
«Tranquillamente. Tu stacchi il server e la cosa si perde».

Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell'inchiesta.
«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t'ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

Vi hanno detto che l'indagine doveva essere fatta su Moggi, Bergamo, Pairetto, eccetera?
«No, no. Noi eravamo liberi».

Quindi il lavoro di scrematura veniva fatto dopo?
«Sì, nella seconda fase».

Avete mai intercettato le sim estere? Quelle del gestore svizzero, per capirci.
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l'autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L'hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».

Di chi era la scheda?
«Di Luciano Moggi»

Non la usava?
«Non faceva niente, telefono muto. E' come se tu metti sotto (controllo, ndr) questo telefono (e indica il suo, ndr) e poi questo è spento per un mese. Zero. E quindi questa cosa delle schede è stata un po' accantonata perché poi l'autorizzazione non te la dava nessuno».

Si parlava di anomalie.
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c'erano, mentre cose che inizialmente c'erano, non ci stanno più».

Cioè?
«Un esempio di quello che non c'era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr). Quando l'abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura... Diceva: "io non so niente, non 'è successo niente, ma quando mai... ". E piangeva sul fatto del posto di lavoro... "come faccio... non posso lavorare più, mi devo sposare...". Dopo un po' di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio.... quando lui ha cominciato ad essere interrogato.... improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po' meno da.... »

Si può definire un pentito?
«Non lo so. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell'altro, di Pairetto, della Fazi...».

Lei ha detto: cose che inizialmente c'erano, non ci stanno più. Cioè?
«La storia dell'intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze»

E' il pranzo che secondo l'accusa rappresenta l'architrave del patto per salvare la Fiorentina. Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall'altra. Bene, e cosa non c'è più?
«Di questo incontro si è saputo nell'arco di 4, 5 giorni, attraverso le intercettazioni. Il servizio era organizzato con telecamera e microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c'era gente e avendolo saputo «Scoppiò una lite tra capi: uno voleva chiudere il caso l'altro no e si andò avanti»un po' prima, si potevano mettere microspie dappertutto. Invece così, in pochissimo tempo, e non a Roma ma a Firenze, era difficoltoso. Con il microfono direzionale, a cinquanta, cento metri, senti quello che uno dice. E lo filmi con la telecamera. Però sta voce non s'è mai sentita.... Io so che l'hanno sentita... Questa cosa è importante perché là io so che non hanno parlato di niente. Questi qui hanno parlato ma non hanno detto niente di.... Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: "Dai, famme vince, mandami quest'arbitro", che sarebbe stata una cosa penalmente rilevante. Invece, non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l'audio».

Secondo lei, quindi, l'audio c'è?
«Non secondo me. L'audio c'è».

Sicuro?
«Sicuro»

La difesa della Fiorentina, durante il processo, ha puntato proprio sulla presunta esistenza di quest'audio....
«La Fiorentina evidentemente qualcosa ha saputo... E' come il fatto del "Libro nero" (dell'Espresso, ndr), cioè, sto libro nero da là è uscito, non è un foglio, è tutta l'informativa e qualcuno l'ha data all'Espresso. Quindi i buchi ci stanno. Della Valle qualcosa sa».

Come funziona un'intercettazione ambientale con il microfono direzionale?
«E' una valigetta, c'è un microfono che somiglia ad una specie di pistola con una parabola. La punti verso il soggetto....Ma da quel giorno non s'è saputo più nulla di questa cosa qua...».

Ricorda altre situazioni poco chiare?
«No, a queste ho sempre pensato. E mi dico: perché uno deve passare i guai, per che cosa? E quell'altro, perché deve andare dentro? Moralmente ti pesa, dopo un po' ti dici: mamma mia».

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po', ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l'arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c'è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-Parma, di De Santis, quella di "mi sono messo in mezzo". E' una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno».

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all'eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c'era un'associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l'associazione? Così è un'altra cosa... E' una questione di prestigio, di carriera».

Ma l'hanno fatta tutti, la carriera?
«Mica tanto: Auricchio e Arcangioli stanno alle scuole.... non è che so stati proprio premiati....Uno alla scuola Ufficiali, uno alla scuola Allievi...»

Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso.
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell'Ovo... da Zi' Teresa. E non c'erano solo gli investigatori».

Ha detto che non c'era nulla di penalmente rilevante: c'è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell'indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

Quindi voleva stoppare l'indagine perché debole?
«Sì, Arcangioli sì. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l'autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa... In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro».

Qualche pentito c'è stato?
«No».

In via in Selci (è la sede del Nucleo Investigativo dei Carabinieri), dove si sono svolti gli interrogatori, sarebbero successe due cose: una che Moggi si mise a piangere e l'altra che l'ex arbitro Paparesta accusò un malore: verità o leggenda?
«Non è vero».

ralphmalph

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Quella della cena tra i della valle e Bergamo è pazzesca. Mi ricordo che media e investigatori gli diedero un'importanza decisiva. Ecco la prova che c'è il piano per salvare la Fiorentina. Cioè, questi avevano pure l'audio di quella serata ma, visto che non era utile per incastrare la Fiorentina, anzi presumibilmente la scagionava, non l'hanno messo agli atti.
Ma li mortacci vostra, che schifo

strike.eagle

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Ahi, ahi, auricchio! i nodi potrebbero venire al pettine?

Eagle78

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cmque faccio i complimenti al Corsport. una volta tanto un'intervista interessante, un lavoro giornalistico, invece dei soliti dvd del capitone.

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strike.eagle

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Nel 2006, in piena calciopoli, per mia cultura personale e per cercare di dare un piccolo personale contributo alla difesa della Lazio, esaminai le informative dei CC, pubblicate da L'Espresso, e su questo forum scrissi:

"""Il capitolo dell'informativa intitolato "IL SOSTEGNO ALLA SS. LAZIO" si apre con la rie-enunciazione delle tesi investigative già da me cennate e con l'illustrazione de "Lo stretto vincolo che unisce Claudio LOTITO a Luciano MOGGI, (che) emerge in tre conversazioni intercettate tra il 15 ed il 18 novembre 2004.." . Attenzione qui avviene una delle costruzioni a mio modo di vedere più fantasiose poiché "...l'imminente discussione degli emendamenti da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze che consentirà alla società SS. Lazio di rateizzare gli importi arretrati con il fisco..." viene messa audacemente in relazione con la richiesta di tessere per lo stadio poiché Lotito, si legge, deve consegnarle "ad esponenti del predetto Ministero.....", e più dopo viene segnalata "la necessità di poter disporre delle tessere evidentemente per omaggiare non meglio ìdentificati soggetti dell'apparato finanziario".
Tale richiesta è motivata dai CC in questo modo:" Appare evidente che l'interesse del presidente della Lazio è estremamente legato ai destini finanziari della società ed alle sue possibilità di rateizzare il debito proprio con l'Erario: cosa che riuscirà ad ottenere successivamente tra mille polemiche."
Ora, è evidente che tale affermazione non è supportata da fonte di prova alcuna oltre alla semplice intercettazione. Non vengono citati i funzionari corrotti, perché di corruzione si tratterebbe (e male hanno fatto i CC a non  approfondire tale notizia di reato, devo dare per scontato che non l'abbiano fatto visto che tutto è apparentemente alla mercè dei media) ma la cosa più grave è che i CC legano le tessere ad un fatto presumibilmente corruttivo, quando in realtà nella telefonata Lotito non parla della richiesta di rateizzazione fatta al Ministero ("""Appare evidente che l'interesse del presidente della Lazio è estremamente legato ai destini finanziari...", evidente mica tanto).
""""

sulla frode sportiva:
""""Allora, veniamo all'informativa segnalando innanzitutto le tre partite attenzionate e riportate nel Capitolo "La frode sportiva":
Chievo-Lazio  del 20 febbraio "Dunque, ad elezione federale appena avvenuta e della Lega ancora da avvenire, la compagine si mobilita già nella 6a giornata di ritorno (disputatasi lo scorso 20febbraio) per favorire la LAZIO per la dimostrata vicinanza nella fase politica - in parte ancora in evoluzione - che ha la necessità di dimostrare la continuità dei risultati che proietterebbe la squadra in una posizione di classifica a ridosso della "zona UEFA".
L'obiettivo anche in questo caso viene raggiunto, la LAZIO uscirà con successo dalla trasferta contro il CHIEVO per una rete a zero, tale risultato, come in seguito più specificamente si vedrà, presenterà analogie del tutto simili a quelle che caratterizzano i successi juventini tratti dalle medesime condizioni. Infatti, vi sarà un'analoga fase preparatoria per la designazione arbitrale più appropriata, una evoluzione della gara da cui emerge un campo unilateralmente a favore della LAZIO, subendo il CHIEVO ben due espulsioni nel corso della gara, e ugualmente una vittoria densa di ombre che scatenano forti contestazioni a rilevare anche qui la forzatura per convogliare la gara verso il successo laziale. "
Lazio-Parma del 27 febbraio "....continua l'azione iniziata nella giornata precedente di intervenire a favore della LAZIO poratata avanti dalla compagine moggiana, per conto della quale l'intera operazione viene gestita da Innocenzo MAZZINI, e in base agli elementi raccolti sino ora riguarda tre gare, quella in trattazione, quella precedente contro Chievo, nonché la partita fuori casa contro il Bologna della 12a giornata. A ciò si aggiunge anche la richiesta di LOTITO di gestire l'incontro fuori casa con il Messina dell'8agiornata, declinata, poiché in quel caso la squadra avversaria è anch'essa una società vicina all'area moggiana, come si evince da quanto in merito MAZZINI riferisce al presidente laziale nella conversazione intercertata lo scorso 27febbraio (vds prog. 3286 utenza 335-10... in uso a Innocenzo MAZZINI). Anche in questo caso l'obiettivo viene centrato pienamente, la LAZIO vincerà nella paritata casalinga contro il Parma per due reti a zero, successo, come in seguito più specificamente si vedrà, che presenterà analogie e caratteristiche del tutto simili a quello della precedente giornata, e ancor più simili ai risultati ottenuti dalla Juventus nelle medesime condizioni. Dunque, si rileva un'analoga fase preparatoria fatta di contatti tra LOTITO e MAZZINI per preparare adeguatamente il terreno, a cui conseguirà un'evoluzione della gara che evidenzia la disparità del trattamento orientato a favore della LAZIO, subendo il PARMA quattro ammonizioni, tre delle quali a carico dei difensori, l'espulsiòne dell'allenatore per le proteste contro la direzione della gara nel secondo tempo quando la squadra stava lottando per il pareggio, e un rigore comminato all'inizio del primo tempo, da cui è facilmente rilevare anche qui la forzatura per convogliare la gara verso il successo laziale. Tale vittoria consente alla LAZIO di raggiungere una solida posizione di classifica che l'allonatana definitivamente dal pericolo di una retrocessione, ma ancor più la proietta nella "zona Uefa" scavalcando tutte le altre concorrenti."
Bologna-Lazio del 17 aprile "....i quali sono seguiti poi dal successo dei bianconeri, inoltre, per lo stesso turno la compagine prosegue il suo impegno a favore della Lazio nella gara con il Bologna (arbitro TAGLIA- VENTO) che porta all'ennesima contestata vittoria dei laziali. Anche qui, MAZZINI provvede a gestire analogamente alle due volte precedenti la situazione per la LAZIO, che parimenti produce la vittoria della squadra bianco-celeste che gli sviluppi della gara e le forti contestaziòni connesse, rilevano ancora una volta la forzatura del risultato. Infatti, lo svolgimento della gara registra prima il vantaggio del Bologna, raggiunto poi dalla Lazio grazie ad un contestato rigore che la lancia nel raddoppio vincente , e ancora un episodio di dubbia obiettività arbitraLe segna l'incontro, come il lancio di un bengala sulla pista di atletica dalla curva laziale, che in base alle norme allora appena introdotte doveva comportare l'interruzione dell'incontro."
In tutte queste descrizioni rilevo che vengono riportati giudizi di parte non supportati da evidenze investigative (intercettazioni telefoniche Moggi-Lotito in cui vengono richiesti favori ovvero Moggi-Mazzini in cui viene richiesto di fare favori alla Lazio, né tantomeno Mazzini-arbitri) ma citate delle telefonate fra Mazzini e Lotito in cui come vedremo poi non viene  ami richiesto esplicitamente un aiuto. Sull'andamento reale delle partite e sugli aiuti che in concreto, sul campo avrebbe ricevuto la Lazio non mi soffermo in quanto più autorevolmente fatto da altri.
""""

e poi ancora:

""""Il primo dei vantaggi evidenziati dai CC quali ottenuti dalla Lazio (e da Lotito) dall'appartenenza al cd "sistema  Moggiano" è quello dell'ingaggio di Papadopulo.
Come detto in realtà Moggi non fa nulla per intervenire.
Giova ricordare che Moggi è costantemente intercettato su ben 6 telefoni, quindi o parla con De Luca di persona e senza prendere appuntamento oppure l'intervento moggiano semplicemente non è mai avvenuto.
Siccome l'onere della prova spetta all'accusa dò per acclarato che, non avendo qualificato alcun elemento a supporto, l'interessamento di Moggi per fare un favore a Lotito in realtà non è mai avvenuto.
I CC poi passano ad analizzare le """premure" che il presidente federale, Franco CARRARO ha nei confronti della squadra biancoceleste, premure che si originano proprio in virtù dello schieramento del LOTITO a favore del predetto per la sua rielezione a presidente FIGC, rielezione sostenuta, come evidenziato dall'intera attività investigativa, proprio dal gruppo facente capo a MOGGI. ""
Ed ecco l'ennesimo teorema:
""Infatti, a tal proposito, CARRARO, più volte sollecita il designatore BERGAMO a far in modo che i direttori di gara abbiano particolari riguardi verso la squadra laziale. ""
Giova ricordare che Carraro non viene indicato dai CC quale indagato in questa indagine anche se poi il suo nome compare fra i 37 indagati nell'avviso di conclusione indagine emesso dalla Procura di Napoli dell'11 giugno 2006, quindi non è ritenuto dai CC strettamente integrato al sistema Moggiano anche se appare una pedina importante in quanto finalizzata a confermare le nomine di soggetti già inseriti nell'organigramma del sodalizio criminoso.
Al riguardo nell'audizione di Carraro avanti alla FIGC (interamente pubblicati su Repubblica.it) evidenzia in maniera direi illuminante i suoi non stretti rapporti con Moggi, confermando fra l'altro le mie impressioni al riguardo già evidenziate nella seconda parte, tant'è che Moggi avviò una campagna mediatica contro Carraro tramite Biscardi.
Carraro altresì parla del suo rapporto con Lotito definendoli "normali" e affermando che conobbe Lotito il 28.01.2005, quindi ben dopo il primo intervento di Lotito in favore della sua elezione che è del 20 ottobre 2004.
""""
Inutile aggiungere che Carraro, presunto sodale di Lotito è stato assolto da ogni accusa.
L'accusa a Lotito di essere associato a delinquere con Moggi è caduta pure questa.
Bergamo disse in processo di aver parlato con tutti i presidenti e DS di tutte le società, piscioruggine e inter in testa, dove sono le telefonate?
Spero che la magistratura romana che avrebbe aperto un fascicolo sulle anomalie dell'indagini (Dondarini ha presentato apposita denuncia) faccia le cose per bene.

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Dalla gazzetta dello Sport di oggi:

La bomba anonima sull'inchiesta di Auricchio & C.

di Andrea Monti

Calciopoli, la sorpresa di Natale: ora c'è una gola profonda. Un testimone anonimo, ma sicuramente partecipe della vicenda, sostiene che l'inchiesta del procuratore Narducci e del colonnello Auricchio fu gravemente manipolata. I fatti: qualche giorno fa, l'uomo - certamente uno dei 12 addetti alle intercettazioni, probabilmente un ex carabiniere che si è allontanato o è stato allontanato dall'Arma - convoca alcuni giornali, tra cui non c'è la Gazzetta dello Sport, e sgancia la bomba. Una Bomba N, uno di quei nuovi ordigni atomici al neutrone, che lascia intatto lo scheletro delle sentenze ma polverizza gli uomini, le storie e le poche, faticose certezze che ci stanno dentro. La tesi di fondo dell'innominato, infatti, è che «di veramente importante nell'inchiesta non c'è niente, la maggior parte degli imputati è stata condannata ingiustamente o con pene troppo pesanti». In sintesi, i punti chiave della testimonianza che traggo dal Corriere dello Sport. Dopo aver ricostruito il sistema dei baffetti colorati con cui veniva segnalato il grado d'importanza delle telefonate riportate nei brogliacci, l'anonimo sostiene che erano solamente Auricchio e il maresciallo Di Laroni a stabilire cosa inserire e cosa omettere nelle informative da inviare ai magistrati. E le intercettazioni che riguardavano l'Inter dove sono finite? «Evidentemente nell'inchiesta non ci dovevano andare...». Ancora: storie di server che misteriosamente cadono cancellando decine di intercettazioni, le famose schede svizzere di Moggi su cui poi non si registra alcun traffico, il ruolo del segretario della Can Manfredi Martino che al primo interrogatorio dice tremando di non sapere nulla poi diventa uno dei principali testi dell'accusa, le «cenette» degli inquirenti con non meglio specificati «personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli». E via bombardando... Ma l'elemento forse più succoso nelle verità dell'innominato è la ricostruzione dell'incontro dei fratelli Della Valle con Bergamo e Mazzini in un ristorante sulle colline fiorentine. Un episodio enormemente discusso, non l'architrave dell'accusa (che ha spinto soprattutto sul significato delle intercettazioni) ma comunque importante, e sempre contestato dai protagonisti. Di quel pranzo in cui si sarebbe stabilito il patto per salvare la Fiorentina, abbiamo solo la documentazione video ma non l'audio, perché quella volta non furono piazzate microspie. E qui il testimone ci va giù pesante: «Con il microfono direzionale, a 50 o 100 metri, senti tutto quello che uno dice. Però 'sta voce non s'è mai sentita. Io so che l'hanno sentita. E questa cosa è importante perché io so che là non hanno parlato di niente. Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: "Dai, famme vince...". Invece niente. Hanno dato rilevanza alle immagini e non hanno fatto sentire l'audio». Dunque, secondo il testimone, sarebbe sparito un audio che scagiona i Della Valle? «Non secondo me. L'audio c'è. Sicuro». Un botto terrificante.
Il colonnello Auricchio, oggi capo di Gabinetto del sindaco di Napoli De Magistris, ha negato in sede processuale che quell'audio esistesse e ora, raggiunto dalla Gazzetta, chiosa seccamente: «Non ritengo sia necessario rispondere a dichiarazioni anonime che, fra l'altro, non corrispondono al vero. Servirebbe solo ad alimentare un'eco mediatica di fatti su cui la giustizia sia ordinaria, in primo grado, sia sportiva, in via definitiva, ha già giudicato». Nessun commento, invece, da parte dei Della Valle che si limitano ad affiggere sulla bacheca del sito viola le interviste con l'innominato. Come dire, leggete e ci troverete quanto abbiamo sempre sostenuto. Ma sulle ragioni che lo hanno spinto a parlare come sulla sua identità, c'è palese prudenza. In realtà, la strategia di Diego Della Valle è di più ampio raggio. E, nel suo stile, non ha fatto nulla per nasconderla. Condannato a Napoli con una pena che, pur lieve, pesa sulla sua figura di uomo e di imprenditore, dal 2006 e con più forza oggi ribadisce una linea che si riassume nel mantra: «Fatemi capire». Le sue domande rappresentano certamente una difesa aggressiva, ma toccano zone d'ombra che sarebbe opportuno illuminare, se non altro per togliersi ogni dubbio. Ci furono degli ispiratori occulti  all'inizio dell'inchiesta? Perché la Fiorentina fu coinvolta e altre squadre tra cui l'Inter no? Guido Rossi ricevette le intercettazioni di Moratti e Facchetti dalla procura di Napoli? E se sì, perché non indagò? Personalmente, e mi è capitato di scriverlo più volte, non considero l'inchiesta di Calciopoli un monumento all'infallibilità investigativa.
Presenta contraddizioni e qualche visibile buco. Insomma, di certo avrebbe potuto esser fatta molto meglio. Ma ha retto in diversi giudizi sportivi e penali. Ora, delle due l'una: o l'innominato dice il vero anche su un solo episodio e allora occorre buttarla via per intero, oppure l'innominato mente e allora è un millantatore che va severamente punito. In un paese civile, c'è una sola strada per stabilirlo, e spetta alla giustizia percorrerla. Un solerte procuratore, su questo fronte non stiamo scarsi, apra un fascicolo sulle affermazioni gravissime che avete letto in questo articolo, ripercorra l'inchiesta passo dopo passo e dica una parola definitiva all'opinione pubblica, ai tifosi e alle persone coinvolte. Per quanto riguarda la Gazzetta dello Sport, solo giornalismo. Seguiremo con molta attenzione gli sviluppi di questa vicenda, pronti a raccogliere e consegnare ai lettori la voce di ogni testimone significativo. Purché, come è regola della casa, abbia un nome e un cognome.

Palo

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Ecco la conferma che di giornalismo obiettivo non ce n'è!

La gazzetta ha troppi lettori interisti per non partire con una difesa d'ufficio sulle "velate" illazioni di insabbiamento. E si capisce anche che il cds non nomini MAI, nemmeno per sbaglio, il nome della squadra tifata da un cospicuo numero di lettori romani, non Laziali.

JoePetrosino

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piano piano

per i nomi e i cognomi ci vorranno ancora alcuni anni..

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Nesta idolo

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Citazione di: borges il 24 Dic 2011, 20:51
piano piano

per i nomi e i cognomi ci vorranno ancora alcuni anni..
Magari fossero alcuni anni... :roll:

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