Serie A in profondo rosso: brucia 365 milioni all'anno (Panorama)

Aperto da Chuppy, 04 Mar 2016, 13:14

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surg

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Citazione di: Kappa il 04 Mar 2016, 16:51
classico articolo ciclico a cui come al solito non fa seguito nulla.
la solita pagliacciata

Che si continuino ad accumulare debiti non è possibile.
I debiti prima o poi si pagano.
Nessuno regala i propri soldi, tranne (talora) i genitori ai figli

Kappa

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Citazione di: surg il 05 Mar 2016, 08:17
Che si continuino ad accumulare debiti non è possibile.
I debiti prima o poi si pagano.
Nessuno regala i propri soldi, tranne (talora) i genitori ai figli
questo vale per i piccoli debiti, non per quelli monstre e legati a logiche politiche. In altre parole: continuate a magnà tranquillissimi, vedrete che, ma proprio al massimo, il fair play finanziario lo applicheranno solo per finta

edge24

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Citazione di: sharp il 04 Mar 2016, 22:39
quindi in soldoni mi sembra di capire che il rischio sia solo il fatto che le azioni dopo poco perdono
il valore nominale che avevano al momento dell'adc ?? o no ??
No, il valore delle azioni non diminuisce. Con l'adc si emettono nuove azioni da offrire prima a chi già ne possiede, poi liberamente a tutti. Ma aumentando il numero di azioni potrebbero diminuire le quote che i vecchi azionisti detengono. Es.: la società ha 100 azioni pre adc, io ne posseggo 30 e quindi il 30% della società. Se decidono per l'adc, saranno, che ne so, 150 azioni ora e c'è il rischio che io non possa comprare azioni (per indisponibilità di denaro, scadenza dei termini o che ne so io) per far rimanere la mia percentuale al 30% (che in caso ci fosse un totale di 150 azioni tutte vendute scenderebbe al 20%). Spero di essere stato chiaro

Monsieur Opale

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il calcio è scandali, bilanci fasulli e truffe
ma non si può toccare perchè ci incazzeremmo come bestie
toglieteci il pane ma non il circo


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sharp

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Citazione di: edge24 il 05 Mar 2016, 09:14
No, il valore delle azioni non diminuisce. Con l'adc si emettono nuove azioni da offrire prima a chi già ne possiede, poi liberamente a tutti. Ma aumentando il numero di azioni potrebbero diminuire le quote che i vecchi azionisti detengono. Es.: la società ha 100 azioni pre adc, io ne posseggo 30 e quindi il 30% della società. Se decidono per l'adc, saranno, che ne so, 150 azioni ora e c'è il rischio che io non possa comprare azioni (per indisponibilità di denaro, scadenza dei termini o che ne so io) per far rimanere la mia percentuale al 30% (che in caso ci fosse un totale di 150 azioni tutte vendute scenderebbe al 20%). Spero di essere stato chiaro

sei stato chiarissimo ma già lo sapevo ho partecipato a più di qualche adc
e in definitiva per una serie di ragioni non sono digiuno di azioni e borsa :D

chiedevo a GF se intendeva dire che : tendenzialmente il fatto di aumentare il numero di azioni in circolo
specialmente per una società particolare come la Lazio,  portasse nel breve medio periodo
al quasi sicuro depauperamento delle stesse e per questo fosse mal digerito a priori.


surg

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Citazione di: Kappa il 05 Mar 2016, 09:05
questo vale per i piccoli debiti, non per quelli monstre e legati a logiche politiche. In altre parole: continuate a magnà tranquillissimi, vedrete che, ma proprio al massimo, il fair play finanziario lo applicheranno solo per finta
Mi fai un esempio di debiti monstre che non siano stati pagati?

Kappa

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Citazione di: surg il 05 Mar 2016, 19:32
Mi fai un esempio di debiti monstre che non siano stati pagati?
qualcuno ha detto Grecia? non sono un esperto di economia, quindi ci vado con i piedi di piombo, ma quando un creditore non ha nessuna speranza di vedersi ripagare, rinegozia, altrimenti non rivede neanche quelli, di soldi. A questo poi si aggiunge il peso politico/sociale delle squadre di calcio, vero moderno oppio del popolo italiano.
E poi i fatti sono lì: il fair play finanziario europeo si è rivelato una barzelletta, quello italiano sarà una vera e propria farsa.

Blueline

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Citazione di: Chuppy il 04 Mar 2016, 13:14
Serie A in profondo rosso: brucia 365 milioni all'anno (Panorama)

Serie A in profondo rosso: brucia 365 milioni all'anno
I conti del nostro calcio sempre peggio: 1,7 miliardi di debiti, 12 club su 19 in passivo e costi in crescita di 100 milioni

I conti del calcio italiano continuano a non tornare e, anzi, peggiorano ogni anno di più. La fotografia è impietosa: il carrozzone della serie A brucia la fantasmagorica cifra di un milione al giorno, vive nei debiti e solo in qualche raro caso produce utili. Altrimenti richiede ai suoi proprietari e presidenti di mettere costantemente mano al portafogli per coprire le perdite e garantire la continuità.

Senza assegni a fondo perduto, insomma, la serie A non potrebbe vivere e farebbe la fine del Parma, fallito al termine della scorsa stagione e costretto a ripartire dai dilettanti dove si sta costruendo una nuova storia. L'inchiesta firmata dalla Gazzetta dello Sport conferma tutti i mali del nostro pallone e segnala una situazione preoccupante in alcune grandi piazze che Milano e Roma. L'allarme suona forte, anche perché la tendenza è al peggioramento e non si vedono segnali di inversione.

Un passivo complessivo da 365 milioni di euro
Mettendo in fila i bilanci della stagione 2014-2015 il risultato è sconcertante. Le 19 squadre della serie A dell'anno scorso hanno accumulato perdite per 365 milioni di euro, uno al giorno. Sono 12 i club (su 19) ad aver chiuso gli esercizi con una passività e la ventesima società è il Parma che, essendo saltato per aria, non ha dovuto presentare il proprio bilancio. Aggiungendo i numeri dei ducali il quadro sarebbe stato anche peggiore.

Si tratta del passivo complessivo record dal 2005-2006 a oggi e si è passati dal -220 del 2013 al -365 di questa annata. Per dare un senso della progressione tutt'altro che virtuosa, basti pensare che solo due anni fa (2012-2013) il rosso della serie A era fermo a quota 151 milioni di euro e che in 24 mesi è più che raddoppiato. Serve una cura dimagrante in fretta perchè non si ripetano casi come quello del Parma.

Crescono i ricavi, esplodono i debiti
La crescita economica della serie A è lenta, quasi anemica. In un anno il fatturato è salito di soli 40 milioni di euro (+2,2%) da 1.800 a 1.840. Nello stesso lasso di tempo i costi sono aumentati di un centinaio di milioni e i debiti sono saliti fino alla cifra di 1,7 miliardi di cui circa il 60% finanziari, cioé contratti con banche e istituti di credito.

La situazione debitoria assume contorni da sottolineare soprattutto nei club in cui non si riesce ad avvicinare l'equilibrio di bilancio. E' il caso dell'Inter (debiti netti a 417,5 milioni con un fatturato da 180,8) o del Milan (219,8 e passivo di 91,3). Ci sono due società come Inter e Roma che hanno riformulato il proprio debito con accordi già sperimentati in passato in altre realtà come la Premier League dando in garanzia la parte buona della propria attività.

L'Inter guida la classifica dei passivi
A guidare la classifica poco virtuosa dei bilanci in rosso c'è l'Inter di Thohir. L'esercizio civilistico presentato ad ottobre presenta un -74 milioni che, però, non rappresenta la fotografia esatta della situazione. Il consodidato citato all'interno del documento è, infatti, attestato a -140,4 milioni e rappresenta un peggioramento rispetto ai -102,4 del 2013-2014. E' vero che i nerazzurri hanno scaricato in un solo bilancio alcune costi non necessari da caricare, ma i numeri sono abbastanza preoccupanti.

Sul podio dei passivi c'è anche il Milan che ha chiuso al 31 dicembre 2014 con -91,3: vale lo stesso discorso sull'anticipo di alcune perdite e sulla fine del consolidamento con l'azionista Fininvest. Poi la Roma (-41,3), la Fiorentina (-37) e il Genoa (-26,1). Attenzione: le tre grandi che guidano questa graduatoria hanno accumulato insieme 273 milioni di passivi che rappresentano il 74% del totale della serie A.

Quelli che... ci guadagnano
La notizia migliore è che finalmente anche una super big come la Juventus è riuscita a chiudere in attivo un bilancio: +2,3 milioni di euro. Merito della cavalcata da quasi 100 milioni in Champions League che ha fatto esplodere i ricavi, però i conti di Agnelli tornano e la prospettiva è rosea grazie allo stadio di proprietà, a contratti che sono in crescita nel settore commerciale e marketing e all'operazione Continassa che sta cominciando a dare i suoi frutti.

Gli altri club in attivo sono il Torino (+10,6) trascinato dalle plusvalenze, Lazio (+5,8), Cagliari (+5,7), Chievo (+0,5), Palermo (+0,3) ed Empoli (+0,03). Il Napoli è in rosso per la prima volta dopo otto anni di successi finanziari di De Laurentiis che, però, ha preferito non fare plusvalenze ed investire sulla qualità della rosa.

Se comprano Romagnoli e Bertolacci a peso d'oro, non mi meraviglio.....

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Sonni Boi

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I conti dei grandi club esteri: più ricavi e più spese. E i debiti sono sotto controllo


Nell'eterno, deprimente confronto tra noi e loro, tra il calcio italiano malaticcio e litigioso e i concorrenti europei, due notizie tascabili degli ultimi giorni danno ancora una volta la misura di questo enorme gap. Non riguardano il Real o il Bayern, ma il West Ham e l'Hertha Berlino. Il primo, che a fine stagione abbandonerà il mitico Upton Park, ha annunciato che sarà aumentata a 60mila posti la capienza dell'Olympic Stadium per soddisfare le crescenti richieste dei tifosi. Il secondo ha raccolto un milione di euro in nove minuti con il crowdlending (raccolta di prestiti online) per sviluppare i propri progetti digitali. Noi restiamo immobili, loro corrono, non vivono di rendita come abbiamo fatto noi quando mettevamo in vetrina il "campionato più bello del mondo". Il 4 marzo la Gazzetta ha lanciato l'ennesimo allarme sullo stato di salute economico-finanziaria della Serie A: 365 milioni di deficit nel 2014-15 (erano 220 l'anno prima), debiti in aumento di 100 milioni a 1,7 miliardi, fatturato stabile a 1,84 miliardi e costi in salita a 2,4 miliardi, 12 club su 19 in rosso e il Parma fallito.

Seconda puntata — Ora che il nostro orgoglio patriottico è stato preso a ceffoni nelle coppe – nessuna italiana ai quarti, non accadeva dal 2000-01; per il quarto posto in Champions se ne parla non prima del 2018-19 – è il momento di allargare l'indagine ai club delle tre principali leghe del Vecchio Continente. Un'analisi completa di tutte le società, relativamente alla scorsa stagione, è impossibile: molti bilanci sono ancora indisponibili (compreso quello del Psg). Per questo abbiamo scelto un campione di dieci squadre, le più rappresentative di Spagna (Real Madrid, Barcellona, Atletico), Inghilterra (Manchester United, City, Arsenal, Chelsea, Leicester) e Germania (Bayern, Borussia). Cos'hanno in più di noi? Tanto, forse tutto. Sono mediamente più ricche, meno indebitate in relazione ai flussi di cassa, hanno una maggiore potenza di fuoco sul mercato, sono molto più capitalizzate. Tra le mille differenze, un tratto comune è la tendenza, a noi spesso ignota, nel saper coniugare le esigenze sportive con quelle propriamente aziendali. In quei Paesi i club, a parità di condizioni (risultati sportivi, bacini d'utenza, forza economica), sono più strutturati dei nostri. Soprattutto quelli inglesi e tedeschi, ma gli spagnoli stanno emergendo, pure grazie al lavoro collettivo della Liga, che sta scimmiottando Premier e Bundesliga e, dopo il passaggio alla contrattazione collettiva dei diritti tv, ha smesso di essere fagocitata dal duopolio Real-Barça.

Ricche inglesi — La Premier è una macchina da soldi, capace di attrarre capitali da ogni angolo del pianeta (l'ultimo è l'iraniano Moshiri all'Everton). È inarrestabile il fiume di denaro dei diritti tv, che nella prossima stagione ammonteranno a 3,9 miliardi contro gli 1,6 della Liga, gli 1,2 della Serie A e gli 800 milioni della Bundesliga. Una provinciale come il Leicester in Italia farebbe parte della ricca borghesia, al di là delle mirabolanti imprese di campo: l'anno scorso, da neopromossa, ha avuto un fatturato di 137 milioni di euro, il quinto della A, di cui ben 97 dai diritti tv (terminando la Premier solo al 14° posto), cioè 3 in più della Juve (che poi ci ha aggiunto la Champions); si è potuta permettere 75 milioni di stipendi come la Fiorentina, non lontano dal Napoli (85), e ha chiuso con 41 milioni di profitti senza fare plusvalenze. Le inglesi non vivono di sola tv. L'Arsenal incassa dallo stadio 132 milioni e la conversione di Highbury in edilizia residenziale continua a generare proventi aggiuntivi: 20 milioni nel 2014-15 su un fatturato di 453 milioni.

Capitali e debiti — Le strade per dotarsi di risorse sono infinite. A Manchester ne sanno qualcosa. Lo United, il terzo club più ricco al mondo, è ancora zavorrato dal leverage buyout (acquisto a debito) con cui i Glazer comprarono la squadra nel 2005: i Red Devils pagano interessi elevatissimi (46 milioni i costi finanziari nel 2014-15) che bruciano il margine. È la stessa strategia adottata da Thohir e Pallotta per Inter e Roma ma lo United può vantare mezzo miliardo di entrate, con i ricchi contratti di Chevrolet e Adidas. Lo sceicco Mansour ha scelto un'altra strada pompando oltre un miliardo nelle casse del City a partire dal 2008: fatto sta che i Citizens godono di un patrimonio netto di 889 milioni, a fronte di soli 53 milioni di debiti (al netto dei crediti), un'inezia se paragonati ai ricavi (462), esplosi grazie alle partnership commerciali non solo arabe, visto che il City Group è una cooperativa del gol che va da Manchester a New York, a Melbourne e a Yokohama, e ha appena aperto il capitale ai cinesi.

Virtuosismi — Quanto a sostenibilità finanziaria i tedeschi sono imbattibili. Lo spettro del fallimento del Borussia è un lontano ricordo. L'anno scorso a Dortmund hanno rimborsato completamente i debiti con le banche (resta attivo solo un leasing) giovandosi di un aumento di capitale da 30 milioni. Il Bayern, che nel 2014 era già riuscito a estinguere il mutuo per l'Allianz Arena con 16 anni d'anticipo, ha il mantra dell'autofinanziamento. Tra le grandi d'Europa, escludendo il mecenatismo sfrenato di Abramovich che ha consentito al Chelsea di azzerare il passivo (ma permangono i prestiti del russo nella controllante Fordstam), la società bavarese vanta il rapporto più basso tra debiti netti (42 milioni, zero con le banche) e fatturato (474): 0,09. Un parametro questo che rende l'idea di quanto l'indebitamento sia sostenibile, visto che viene messo in relazione alle entrate di un club. Quanto più è basso tanto più è alta la tenuta finanziaria. Le due big spagnole sono sempre state criticate per le loro elevate esposizioni. È vero solo in parte. Real e Barcellona sono gravate rispettivamente da 306 e da 291 milioni di debiti netti, che però sono più o meno la metà dei ricavi (578 e 566) col rapporto che oscilla tra lo 0,53 e lo 0,51.

Confronti — Ecco perché in Italia preoccupano l'Inter (2,30), il Genoa (1,48) e la Roma (1,31) con la Juve che si mantiene su un sostenibile 0,76 e il Torino che vanta la migliore performance tra le prime dieci società di Serie A in termini di fatturato (0,16). La sostenibilità spiega anche quanto sia differente la capacità di spesa rispetto ai competitor internazionali. Nessuna italiana tiene il passo delle big. Fuori i numeri: Real, Barcellona e United viaggiano addirittura sui 400 milioni di costi tra stipendi e ammortamenti, la Juve sui 250, il Milan sui 200, Roma e Inter sui 170. Per questo i campioni non abitano più qui. O meglio, qualcuno ci degna della sua presenza ma in cuor suo sa che prima o poi spiccherà il volo.


http://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/28-03-2016/i-conti-grandi-club-esteri-piu-ricavi-piu-spese-debiti-sono-sotto-controllo-15020908496.shtml

lorenz82

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Citazione di: surg il 05 Mar 2016, 19:32
Mi fai un esempio di debiti monstre che non siano stati pagati?

l'Atac, che è una spa di cui l'unico azionista è il comune di Roma. Ha oltre il miliardo di € di debito, sarebbe tecnicamente fallita, ma esiste ancora e non fallirà mai. Poi figuriamoci se toccassero squadre di calcio che "vendono"...le rivolte popolari.

strike.eagle

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