Io non li odiavo, non mi piacevano ma non li odiavo.
Almeno fino ai 10 anni.
Poi è arrivato Paparelli.
Mi ha colpito quella cosa.
Del resto ero un bambino che da lì a due mesi avrebbe compiuto 11 anni e che lo stadio lo aveva scoperto un anno prima ma solo come episodio, non come abitudine.
In quel momento me la presi con quel disgraziato perchè era evidente che era la pazzia di un singolo, non la strategia di un gruppo.
Dal giorno dopo però ho cominciato ad odiarli, uno per uno, un pezzetto in più ogni giorno.
Ogni giorno che entravo in classe e il saluto era 10 100 1000.
Ogni giorno che camminavo per il quartiere e quella specie di codice binario si moltiplicava, un muro, un palo, un adesivo in più ogni giorno.
Loro però lo chiamavano sfottò, se poteva fà, e quando lo facevano non riuscivo a fare e dire niente perchè era oltre le mie possibilità.
Non ci arrivavo nemmeno a pensarla una cosa del genere.
Poi è normale che nella vita di tutti i giorni ti ci leghi, gli vuoi anche bene.
Le due persone più importanti della mia vita hanno questa tara genetica ma quando rotola la palla mi si chiude la serranda.
Non li riconosco, non riconosco nessuno.
Sento solo il tanfo di quella fogna che cantava quel coro in..f..ame.
Che poi allora almeno avevano la faccia di farlo apertamente, non come i carbonari di oggi che lo fanno di straforo, tra di loro, o che lo buttano lì come post tra i mille della rete.
In un certo senso quella generazione aveva almeno la coerenza di dimostrarsi apertamente per quello che era.
Qualche giorno fa, in uno dei buchi da sorcio che frequentano sul web, qualche demente ha avuto da ridire che sul loro biglietto di fosse scritto Curva Maestrelli e naturalmente lo hanno espresso come i loro padri gli hanno insegnato a fare.
Ecco, un altro granello nella clessidra dello schifo.
Il male che gli augurerò non sarà mai abbastanza, ma mi basta augurarlo sul campo perchè nella vita molti di loro sono stati già puniti.
Il derby lo odio, non lo giocherei mai per non trovarmeli di fronte e annusarli per 90 minuti.
Quando lo vinciamo non so dove finisce la felicità per la vittoria e inizia quella per la loro sconfitta.
Sempre più fiero di non essere voi.