Mafia Roma, De Rossi telefonava a De Carlo

Aperto da Precisione, 05 Dic 2014, 18:32

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Yanez_de_Gomera

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Citazione di: Cialtron_Heston il 11 Apr 2015, 18:17
Processate questo delinquente ignorante.
Che schifo, che schifo.
Non so se mi fa più schifo lui, la cricca che lo sostiene o gli scimpanzé che lo osannano.
Una bella lotta.
Sono tutti fatti della stessa pasta. Quella del dio quattrino. Ora forse ci si comincerà a rendere conto della montagna di soldi che gira intorno a quel deficienze.

Il nostro Giorgione

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Citazione di: AguilaRoja il 11 Apr 2015, 19:25
Fino a quando l'idiota era palesemente usato, non potevano che fare più schifo gli altri, il circo che lo attornia.
Dopo questa infàmia, il primo che mi fa schifo è lui.
Ha tutte le caratteristiche del disastro di Roma, tutte.
Finto buono, finto ingenuo, vero analfabeta, magnasoldi come pochi, ammanicato trasversalmente (questo affitta palazzi al SISMI, perdio, al SISMI).

Il cabbedano......?? AMMERD.A.

bellodecasa

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Thorin

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Citazione di: Zanzalf il 11 Apr 2015, 15:18
Che poi, se prima non sapeva (e non è veramente possibile, ma ammettiamolo, per ipotesi), ADESSO SA BENISSIMO!

CHIUDERE IL CONTRATTO
RESTITUIRE I SOLDI
OSPITARE I SENZA CASA GRATIS PER RISARCIMENTO MORALE

Non dimentichiamo infatti che quei soldi, il cabetano, li ha PRESI AI SENZACASA

Il comune avrebbe potuto dare a loro 2500 euro al mese. Aivoglia se lo risolvevano il loro problema abitativo! Invece, grazie ai buoni offici di Odevaine, reo confesso, li passava a Frangiescototti!!

Ridacci i soldi!
Lasciamo perde il comune eh, quell'ammasso di delinquenti e magnaccioni.
Basterebbero 800€ al mese per dare un alloggio dignitoso alle famiglie, nei 2500 so' comprese le quote per far mangiare assessori, consiglieri, e merde varie.

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JoePetrosino

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a me sembra comunque strano che uno con tutti sti agganci, in campionati in cui stando ai giudici se truccavano un numero considerevole de partite, non abbia mai pensato de acchittasse 3 o 4 partitelle...
ma..
che strano....

Zanzalf

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Citazione di: Thorin il 12 Apr 2015, 20:56
Lasciamo perde il comune eh, quell'ammasso di delinquenti e magnaccioni.
Basterebbero 800€ al mese per dare un alloggio dignitoso alle famiglie, nei 2500 so' comprese le quote per far mangiare assessori, consiglieri, e merde varie.

Al netto delle responsabilità del Comune nell'attivare contratti simili, i 2500 euro a famiglia al mese finivano interamente in tasca a Totti. Al netto, quindi, delle valutazioni politiche, che si possono fare, il minimo comune denominatore dovrebbe essere inchiodare il buff-one alle sue responsabilità finanziarie.

Thorin

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Citazione di: Zanzalf il 12 Apr 2015, 21:00
Al netto delle responsabilità del Comune nell'attivare contratti simili, i 2500 euro a famiglia al mese finivano interamente in tasca a Totti. Al netto, quindi, delle valutazioni politiche, che si possono fare, il minimo comune denominatore dovrebbe essere inchiodare il buff-one alle sue responsabilità finanziarie.
Sì certo, se scegliamo di chiudere gli occhi di fronte al fatto che è ANCHE il comune ad aver firmato quei contratti, che Odevaine era un pezzo grosso dello stesso Comune che governa Roma anche oggi, che le quote sono assolutamente fuori mercato ed illogiche (con 800€ al mese prendi un appartamento da 70mq nel mio quartiere), e che tutt'ora il comune continua con questo andazzo, la colpa diventa esclusivamente del capitone.
Certo, bisogna essere sordi e ciechi, ma con un po' di pratica ci si può riuscire.

Cominciamo ad esigere che paghino tutti.

bellodecasa

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MisterFaro

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Citazione di: Zanzalf il 12 Apr 2015, 21:00
Al netto delle responsabilità del Comune nell'attivare contratti simili, i 2500 euro a famiglia al mese finivano interamente in tasca a Totti. Al netto, quindi, delle valutazioni politiche, che si possono fare, il minimo comune denominatore dovrebbe essere inchiodare il buff-one alle sue responsabilità finanziarie.

Ma come si fa a fare questo "netto"?


Un sunto, anzi due, della questione (nel primo c'è la difesa a spada tratta del sindaco al cappetano):
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/03/19/servizio-pubblico-lillo-totti-e-personaggio-positivo/351672/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/06/totti-gli-affari-doro-col-campidoglio-milioni-dalle-case-popolari-in-affitto/1481371/

Parlano gli abitanti dei "tuguri" ma non il cappetano:
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/03/07/residence-topaia-di-totti-inquilini-contratto-milionario-per-vivere-in-tugurio/346566/
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/03/19/servizio-pubblico-residence-di-totti-e-lui-non-risponde-alle-domande-del-giornalista/351649/

La vergognosa intervista in cui il conduttore permette al Sindaco della Capitale della Repubblica Italiana di rispondere fischi per fiaschi e poi gli stringe la mano per i fiaschi
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/04/09/mafia-capitale-tecce-vs-marino-vada-a-vedere-topaie-di-totti-che-comune-paga-oro/358303/

Non ci facciamo mancare niente, ammanicamenti con i politici e con i servizi segreti:
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/03/07/gli-affari-immobiliari-dei-totti-un-palazzo-in-locazione-anche-ai-servizi-segreti/346931/


Di schifo ce n'è talmente tanto che non è necessario decidere se rivolgerlo alla parte politica o al cappetano.

MisterFaro

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Napoli: da Maradona a Lavezzi, le relazioni pericolose tra calciatori e camorristi
L'attaccante azzurro mette a verbale l'incontro con il boss Lorusso: in vista del rinnovo contrattuale, "si attivò per far esporre uno striscione che mi invitava a non andare via". Il precedente del Pibe de oro, fotografato nella vasca da bagno con il latitante Carmine Giuliano

Ogni volta che si parla di calcio e camorra ritornano alla mente le foto del Pibe de oro, Diego Armando Maradona, leggenda del dio pallone, nella vasca da bagno in compagnia dell'allora latitante Carmine Giuliano, detto o lione, padrone di Forcella. Era il 1986, il Napoli vinceva in quella stagione il suo primo scudetto. Oltre due decenni dopo quei rapporti spericolati tra calciatori e boss tornano di attualità, un filo di ombre e relazioni che non si è mai interrotto.

Il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, descrivendo l'operazione contro il gruppo Bronx, per spiegare il potere di condizionamento del mondo ultrà, ha fatto chiaro riferimento ai rapporti tra calciatori e gruppi organizzati per condizionare i rinnovi contrattuali. Il giocatore in questione è Ezequiel Lavezzi, attaccante azzurro. L'episodio è stato raccontato dal calciatore napoletano ai pubblici ministeri che indagano sulle attività del clan Lo Russo ed è agli atti dell'operazione della Digos di oggi.

Lavezzi spiega ai pm l'amicizia con Antonino Lo Russo, figlio del capoclan Salvatore, oggi pentito: "L'ho conosciuto a Castelvolturno, presentandosi (sic) come esponente degli ultrà della curva B. Questa persona in qualche occasione è anche venuta a casa mia insieme ad altri tifosi (...) Io lo conosco come un capo della tifoseria e per me era abbastanza normale intrattenere questi rapporti anche perché pure in Argentina è un'usanza diffusa. Ad esempio dico che quando si profilava la possibilità che io lasciassi il Napoli fu proprio questa persona ad attivarsi perchè in curva B fosse esposto uno striscione che mi invitava a non andare via (...) Con Antonio era nata una certa confidenza al punto che veniva a casa senza alcun preavviso e magari è possibile anche che neanche mi trovasse. Non vedo questa persona da diverso tempo e poi ho saputo che ora è latitante in quanto è un camorrista, ma posso assicurare che fino a quel momento non sapevo chi fosse".

I rapporti spericolati non sono finiti. Tra gli arrestati nell'operazione contro i Bronx c'è Francesco Fucci, che risulta essere collegato a esponenti della famiglia camorristica dei Mazzarella, operante nel traffico di droga e delle estorsioni. Durante le indagini della Digos, Fucci era già agli arresti domiciliari, per un'inchiesta della Procura di Genova su un traffico di stupefacenti. Nonostante i domiciliari, Fucci ha più volte ricevuto le visite di un tesserato del Napoli Fabiano Santacroce, difensore della squadra azzurra.

Il gip Luigi Giordano spiega: "Nessuna condotta è ascrivibile ai calciatori. Pur tuttavia, simili contatti andrebbero evitati da parte di atleti professionisti perché non consistono in relazioni con normali tifosi appassionati di sport. Di certo non andrebbero frequentate persone quando sono ristrette in regime di arresti domiciliari". Santacroce, oggi in forza al Parma, è andato da Fucci diverse volte, nel 2010, per portagli omaggi e gadget.

Santacroce non è il solo. Altri calciatori erano in contatto con Fucci anche se si sono mostrati più prudenti. Santacroce viene ascoltato a fine dicembre 2010 dai magistrati e racconta: "Posso dire di conoscere un tale Francesco e un altro soprannominato 'il biondo' in questo momento, per quanto ne so, detenuto a Monza. Non so precisamente di che curve siano, li ho conosciuti tramite Paolo Cannavaro (capitano del Napoli, ndr), in occasione di un allenamento a Castelvolturno. (...) Successivamente li ho rivisti sempre al campo, avendo lasciato a Francesco il mio numero di telefono, gli ho regalato anche delle maglie (...) Non ho mai fatto una cosa simile con altri tifosi. L'ho fatto perché mi sembrava una persona a posto, e sapevo che lui era agli arresti domiciliari, per avermelo detto lui stesso al telefono (...) voglio precisare che mi ha chiamato ripetutamente, voglio dire 'tartassato' per la questione delle magliette(...) Cerchiamo di avere buoni con la tifoseria, soprattutto organizzata anche perché questo ci consente di giocare con minore pressione".

da http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/napoli-maradona-lavezzi-relazioni-pericolose-calciatori-camorristi/191774/




" nel 1988 Maradona vendette lo scudetto "

al processo per droga all' ex campione Maradona Diego il " pentito " Pugliese Pietro racconta la sua verita' sui legami tra il calciatore e la camorra

- - - - - - ROMA . Maradona legato a doppio filo alla camorra: per la droga e per il totonero. Tanto che fece perdere al Napoli lo scudetto 1987 88 altrimenti il clan Giuliano di Forcella, che gestiva le scommesse clandestine, ci avrebbe rimesso decine di miliardi. Un colpo al cuore per tanti tifosi partenopei, traditi proprio dal loro idolo. Una "verita' ", raccontata ieri in un' aula di giustizia a Roma da Pietro Pugliese accusato, con lo stesso Maradona e l' ex procuratore del calciatore Esteban Guillermo Coppola, di traffico di droga. Pugliese e' un ex guardia carceraria che all' inizio del ' 91, con un' autodenuncia, affermo' di essere stato inconsapevolmente partecipe di un traffico di stupefacenti, avendo consegnato, nascosto in un pacco di giornali, un involucro proveniente dall' Argentina dentro il quale ci sarebbero stati tre chilogrammi di cocaina. Ieri ha cambiato versione: sapeva che quel pacco conteneva cocaina. Pugliese ha anzi precisato di essersi recato nel dicembre ' 89 all' aeroporto di Fiumicino per accogliere Alessandra Bertero, una pregiudicata incaricata di portare lo stupefacente in Italia. Tornato con la donna nella sua abitazione apri' e peso' il pacco. L' imputato ha parlato anche dell' avvocato Angelo Cerbone, gia' difensore di Maradona e ora imputato di favoreggiamento. "Fu lui . ha detto . a convincermi a fare una denuncia priva di particolari". Ed ha aggiunto che Cerbone, al momento della presentazione della denuncia contro Maradona, lo avviso' che alcuni magistrati della Procura di Napoli avrebbero fatto di tutto per insabbiare la vicenda. Pugliese ha ricordato che per trasportare il pacco di cocaina da Fiumicino a Napoli gli erano stati promessi circa 70 milioni di lire, ma alla fine ne ebbe soltanto 25. E' per questo che l' amicizia tra lui (gia' ultra' della curva B dello stadio napoletano) e Maradona comincio' a incrinarsi. Infine ha raccontato di essersi adoperato perche' Maradona recuperasse oggetti di valore che conservava in banca e che erano stati rubati durante una rapina. "Il furto . ha precisato . fu un avvertimento. Maradona, dall' Argentina, diceva di essere minacciato e di non voler tornare in Italia. Era il periodo in cui Diego vendette lo scudetto: fece perdere il Napoli nonostante i 5 punti di vantaggio sul Milan". Ma per il difensore del Napoli Ciro Ferrara, che da Maradona ha ereditato la fascia di capitano e una coimputazione nel processo, la storia "e' una stupidaggine che non merita commento".

da http://archiviostorico.corriere.it/1994/marzo/11/nel_1988_Maradona_vendette_scudetto_co_0_94031115419.shtml?refresh_ce-cp




Bagni e lo scudetto (al Milan....)

Tratto da "Lucky Luciano – Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano Luciano Moggi", Ala Sinistra e Mezzala Destra, Kaos Edizioni (Un libro scritto in joint-venture da tre giornalisti sportivi, che hanno preferito l'anonimato, e da Marco Travaglio)
Calcio, camorra e cocaina. Alcuni degli incredibili retroscena che hanno caratterizzato il quadriennio 1987-90 della squadra partenopea diretta da Moggi emergono alcuni anni dopo, grazie a un'inchiesta giudiziaria avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli. Il 12 gennaio 1995 vengono arrestati due camorristi, Rosario Viglione e Vincenzo Buondonno; il manager di Maradona, Guillermo Coppola, evita l'arresto dandosi alla latitanza in Sudamerica. Tutto nasce dalle ammissioni di due pentiti della camorra: Pietro Pugliese, ex autista del fuoriclasse argentino, e Mario Fienga, ex narcotrafficante. I due raccontano di grandi "sniffate" collettive con alcuni calciatori del Napoli: droga-party in locali notturni molto simili a postriboli, ma anche nelle abitazioni di boss come i Giuliano e i Lo Russo, e a bordo di navi (come la "Achille Lauro") e yacht privati. Lunghe piste di "neve" con le quali alcuni giocatori del Napoli festeggiavano le vittorie e dimenticavano le sconfitte. «Secondo l'accusa, Coppola seppe vendere il piede più famoso del mondo [Maradona, ndr] alla camorra, che ne fece un tossico da ricovero e un gingillo di lusso da esibire in pubblico. Ma dal nauseabondo pentolone esce ben altro».
...
I due camorristi pentiti non parlano solo di droga. Parlano anche – e soprattutto – di partite combinate, e di uno scudetto regalato in extremis dal Napoli al Milan, nel 1988, perché le cosche che controllano il Toto clandestino volevano così. È questo il capitolo più interessante dell'inchiesta dei magistrati napoletani Luigi Bobbio e Luigi Gay. Anche perché, se le ipotesi accusatorie fossero confermate, si configurerebbe un illecito sportivo grande come il Vesuvio. L'antefatto è nello scudetto del 1987, vinto dal Napoli di Maradona (ma non ancora di Moggi), senza avversari essendo la Juve in declino. A fine anno, il "Giornale di Napoli" e "Il Sole-24 Ore" avevano titolato in prima pagina: «Lo scudetto del Napoli sbanca la camorra». La spiegazione è semplice: sulle ali dell'entusiasmo, migliaia di napoletani si erano precipitati a puntare forti somme sulla vittoria della squadra azzurra presso i bookmaker del Totonero, che da quelle parti è gestito direttamente da alcune cosche camorristiche. Le quali, a fine stagione, avevano dovuto pagare molti miliardi di vincite. La stagione seguente, nel solo girone di andata, la camorra aveva accettato scommesse per 20 miliardi sulla nuova vittoria del Napoli, con quote fino a "uno a tredici" (chi punta un milione ne vince 13): in pratica, se lo scudetto l'avesse rivinto il Napoli, i bookmaker della malavita avrebbero dovuto sborsare qualcosa come 260 miliardi. Una prospettiva che atterriva i capiclan, i quali proprio dal Totonero (oltre che dalla droga) ricavano gran parte dei loro guadagni. Per questo "era necessario" che il Napoli perdesse lo scudetto 1987-88: per recuperare i quattrini perduti l'anno precedente, e per evitare un nuovo salasso. A dicembre l'auto di Maradona, sebbene supersorvegliata, era stata danneggiata; negli stessi giorni Salvatore Bagni – l'altro calciatore simbolo della squadra scudettata – aveva subìto due furti in casa e uno in auto. Messaggi camorristici? Chi può dirlo. Sta di fatto che, dopo 25 giornate da primato, la trionfale galoppata del Napoli verso la riconquista dello scudetto si era interrotta nella primavera 1988 in modo brusco e inspiegabile. Intervistato dal "Corriere della Sera" nel marzo del 1994, un anonimo scommettitore rivelerà: «Già prima della sconfitta con il Milan, quella del 1° maggio, fu chiaro tutto. Quando il Napoli cominciò a perdere punti di vantaggio in poche partite, dopo averne accumulati così tanti durante il campionato, noi del giro intuimmo che si era venduto lo scudetto. La vittoria del Napoli veniva data a mezzo quando la squadra di Maradona aveva ancora 5 punti di vantaggio. Una quota bestiale, folle: giocando un milione te ne davano cinque. Era chiaramente un regalo. Tutti lo giocavano, ci mettevano milioni su milioni, il rischio sembrava minimo». Un sistema che pareva fatto apposta per attirare schiere di polli da spennare; poi l'improvviso crollo del Napoli: «Moltissime persone ci rimisero decine di milioni». I bookmaker, invece, guadagnarono decine di miliardi.Il narcotrafficante Rosario Viglione, dopo il suo arresto, racconta ai magistrati di non conoscere niente della faccenda del Totonero. Ma aggiunge che, dopo avere perso lo scudetto in quel modo incredibile, alcuni giocatori del Napoli andarono a sfogarsi con lui, e gli raccontarono che la combine partita-scudetto era il frutto di un accordo di vertice: il presidente napoletano Ferlaino cedeva lo scudetto a Berlusconi in cambio di alcuni immobili di Milano 3. Ma i calciatori erano d'accordo? Secondo Viglione, no; ma aggiunge: «Gli amici mi dissero che i giocatori erano stati allenati male, e spompati per bene prima delle partite decisive».Tutt'affatto diversa la versione del pentito Pietro Pugliese. La camorra dei bookmaker, secondo lui, c'entra eccome. «Sì, la cocaina ha a che fare con questa storia [dello scudetto perso dal Napoli, ndr], e c'entra pure la camorra. Ma all'epoca ci furono anche interessi diversi. Ci fu un accordo politico per fare perdere lo scudetto al Napoli. Ferlaino fu vittima di una amicizia politica... Ho riferito tutto ai magistrati, a novembre. Ora continuare a parlare solo di cocaina e camorra fa comodo a qualcuno». E aggiunge: «Maradona ha usato continuativamente la cocaina per sette anni, eppure è risultato positivo al doping soltanto dopo l'ultimo anno [il 17 marzo 1991, ndr]. È un fatto molto singolare, di cui bisognerebbe chiedere conto a Matarrese». Pugliese riferisce anche ciò che gli raccontò Salvatore Lo Russo, un suo compare e amico di Secondigliano. Lo Russo gli avrebbe detto che Berlusconi teneva a quello scudetto del 1988 «per motivi di immagine», e che per vincerlo non esitò a rivolgersi al suo amico Bettino Craxi, che ne avrebbe parlato con la Trimurti del Caf napoletano: Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino e Giulio Di Donato. I tre, «forti dei loro saldi legami » con ambienti dell'illegalità campana, si sarebbero mossi e alla fine, complice la camorra, il Napoli «riuscì a esaudire le aspettative di Berlusconi».Ferlaino smentisce sdegnato: «Non è vero niente, io per rivincere lo scudetto avrei pagato anche 100 miliardi!». Anche Berlusconi nega: «Sono assurdità tali che non vale nemmeno la pena di smentirle». Ma intervistato da "Panorama" nel febbraio 1995, Pugliese dice ancora di più: «Allo stadio San Paolo comandavamo noi: la camorra Spa», la quale gestiva direttamente il bagarinaggio, i biglietti di tribuna e gli abbonamenti. Pugliese si sarebbe affacciato nel mondo del calcio grazie alla presentazione di un uomo politico e di un magistrato: «Il senatore missino Antonio Rastrelli [futuro presidente della Regione Campania per il Polo, ndr] e il giudice Carlo Foglia, che è mio cugino... Mi portarono dal presidente Ferlaino... che pochi giorni dopo mi mandò a chiamare e mi affidò all'amministratrice di una sua società di costruzioni». I nomi fatti da Pugliese a proposito del "disegno politico" che avrebbe determinato la truffaldina sconfitta del Napoli e la conseguente vittoria del Milan sono tutti in un verbale datato 19 novembre 1994 e redatto da un ufficiale della Guardia di finanza. Un verbale che però – dopo accurate indagini – non troverà alcuna conferma, e verrà dunque archiviato come inattendibile. Restano comunque assodati alcuni dati di fatto certi, connessi allo scudetto 1987-88 inopinatamente perso dal Napoli e sorprendentemente vinto dal Milan, tali da rendere verosimili i peggiori sospetti.Il primo elemento inoppugnabile sono le minacce che, dopo quell'incredibile sconfitta, cominciarono a subire i giocatori più rappresentativi del Napoli. Minacce, secondo molti, finalizzate a impedire eventuali "pentimenti" e ammissioni. Alcune le ricorda Pugliese: «A Maradona rapinarono i trofei e i gioielli che aveva in banca. Fu un avvertimento, poi glieli restituirono. Io stesso l'ho accompagnato otto volte a casa di Salvatore Lo Russo, che allora era agli arresti domiciliari, durante la trattativa per fargli riavere la roba rubata. Poi c'è la storia del figlio di Salvatore Bagni: il bambino morì in un incidente stradale e dopo qualche tempo la salma fu portata via [trafugata dal cimitero, ndr]. Anche quello fu un avvertimento e io l'ho spiegato ai magistrati. Non era mai successo che qualcuno pigliasse una creatura da sottoterra. E il corpo non è mai stato trovato, né sono stati pagati soldi. Un movente vero non c'era, se non quello che io conosco bene. Volevano farli tacere...». Il 26 ottobre 1989 alcuni rapinatori avevano svaligiato le cassette di sicurezza della Banca di Provincia, compresa quella dove Maradona teneva i suoi trofei 26. Tre clan si erano poi attivati per fargli riavere il tesoro, che alla fine era stato riconsegnato al legittimo proprietario. I magistrati hanno tentato di interrogare Maradona su quegli sconcertanti episodi, ma lui non si è presentato. Il secondo dato certo sono i contatti di alcuni giocatori del Napoli – dunque non del solo Maradona – con alcuni boss della camorra napoletana: rapporti e contatti dimostrati sia dalle fotografie scattate dagli agenti della Questura partenopea, sia dalle ammissioni degli interessati. Decine di foto immortalano il fuoriclasse argentino in compagnia di capiclan, a cominciare dal suo amico Carmine Giuliano. Ci sono le deposizioni di alcuni calciatori (e delle rispettive consorti), che ammettono di aver frequentato case e barche di vari boss, con o senza contorno di cocaina: come il party organizzato – secondo la moglie di Renica – dal capo-tifoseria Gennaro Montuori detto "Palummella" a casa dei boss di Forcella, i Giuliano, per festeggiare con "piste di neve" il secondo scudetto del 1990. O come l'altro "party" di cui parla la moglie di Francini, allestito per l'occasione dai fratelli Lo Russo, boss della cosca dei Capitoni. Rapporti fra boss camorristici e calciatori del Napoli così plateali da lasciare interdetti. Eppure il direttore della squadra partenopea, l'attentissimo Moggi, non se ne è mai accorto. Grandi sniffate di droga, grandi feste a casa dei mafiosi, delle quali il responsabile della squadra, l'informatissimo Moggi, non ha mai saputo niente. Intimidazioni, voci, sospetti intorno a uno scudetto perso dal Napoli per "cause di forza maggiore": ma lo scaltrissimo Lucianone non ha mai visto né sentito niente. Complimenti.

da http://elgaucho78.blogspot.it/2008/06/bagni-e-lo-scudetto-al-milan.html





Dite che a Roma cose analoghe non possono accadere? A già, mica c'è la mafia a Roma...

biancocelestedentro

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Non ho letto tutto il papello ma solo le parti in grassetto. Posdobilissimo anche a Roma soprattutto è possibile che la filiale romana del val vibrata possa vendersi una cosa che non è  manco andata vicino ad avere come lo scudetto

Il Mitico™

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Io sono del 1991 e vorrei fare una domanda: nel 1988 esisteva già il calcioscommesse come oggi o c'erano solo scommesse clandestine?

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fabrizio1983

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Citazione di: Il Mitico™ il 11 Giu 2015, 17:38
Io sono del 1991 e vorrei fare una domanda: nel 1988 esisteva già il calcioscommesse come oggi o c'erano solo scommesse clandestine?
Ma perché pensavo fossi un vecchio :P

Il Mitico™

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MisterFaro

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Citazione di: Il Mitico™ il 11 Giu 2015, 17:38
Io sono del 1991 e vorrei fare una domanda: nel 1988 esisteva già il calcioscommesse come oggi o c'erano solo scommesse clandestine?

La seconda che hai detto.

eagle75

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C'era il picchetto. Arrivava il picchettaro con le quote il giovedì e accettava scommesse fino a ora di pranzo di domenica. Nella zona del mio quartiere era così.



Inviato da un tifoso della S.S.Lazio, un sogno nato più di un secolo fa.


RoundMound

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Citazione di: eagle75 il 11 Giu 2015, 18:18
C'era il picchetto. Arrivava il picchettaro con le quote il giovedì e accettava scommesse fino a ora di pranzo di domenica. Nella zona del mio quartiere era così.



Inviato da un tifoso della S.S.Lazio, un sogno nato più di un secolo fa.
Le potevi fare pure in certi bar, alcuni le accettavano fino a sabato...

eagle75

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Sì, c'era il picchettaro stanziale e quello auto munito, dipendeva molto da zona a zona e dal picchettaro preferito, comunque fino a domenica mattina si è sempre giocato.



Inviato da un tifoso della S.S.Lazio, un sogno nato più di un secolo fa.


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MisterFaro

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Si, ma sempre totonero era.
Al quinto anno di scuola, 1987/88 avevo un amico che "teneva le quote". Ogni tanto ci dava il blocchetto e noi gli prendevamo qualche giocata tra amici e parenti, poca roba era un gioco e non un lavoro. Una volta stavo sull'autobus a viale trastevere, avviene uno scippo, bloccano le porte e chiamano i carabinieri. Ero terrorizzato all'idea che mi avrebbero perquisito e avrebbero trovato quote, blocchetto e ricevute (un paio...). Prendo sto malloppetto dalla tasca e lo infilo sotto al seggiolino (stavo seduto, l'auto era semivuoto). Mi accorgo che una signora mi stava guardando. Gli faccio la faccia più brutta possibile, e chi mi conosce sa quanto parto avvantaggiato, poco ci manca che gli faccio il gesto di tagliarle la gola se parla. O forse gliel'ho proprio fatto. Lei sgrana gli occhi, capisce e sta zitta.
Finita la perquisizione l'autobus riparte, io mi riprendo il tutto, gli lancio uno sguardo del tipo "sei stata brava, pe stavolta non t'ammazzo", e scendo che ero praticamente arrivato a casa. Se è ancora viva si stara ancora chiedendo cosa avevo nascosto, forse i piani per la conquista del mondo. Il giorno dopo ho ridato tutto al mio amico e gli ho detto di andarsela a prendere in der, ok avete capito.

Il Mitico™

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Citazione di: MisterFaro il 11 Giu 2015, 18:37
Si, ma sempre totonero era.
Al quinto anno di scuola, 1987/88 avevo un amico che "teneva le quote". Ogni tanto ci dava il blocchetto e noi gli prendevamo qualche giocata tra amici e parenti, poca roba era un gioco e non un lavoro. Una volta stavo sull'autobus a viale trastevere, avviene uno scippo, bloccano le porte e chiamano i carabinieri. Ero terrorizzato all'idea che mi avrebbero perquisito e avrebbero trovato quote, blocchetto e ricevute (un paio...). Prendo sto malloppetto dalla tasca e lo infilo sotto al seggiolino (stavo seduto, l'auto era semivuoto). Mi accorgo che una signora mi stava guardando. Gli faccio la faccia più brutta possibile, e chi mi conosce sa quanto parto avvantaggiato, poco ci manca che gli faccio il gesto di tagliarle la gola se parla. O forse gliel'ho proprio fatto. Lei sgrana gli occhi, capisce e sta zitta.
Finita la perquisizione l'autobus riparte, io mi riprendo il tutto, gli lancio uno sguardo del tipo "sei stata brava, pe stavolta non t'ammazzo", e scendo che ero praticamente arrivato a casa. Se è ancora viva si stara ancora chiedendo cosa avevo nascosto, forse i piani per la conquista del mondo. Il giorno dopo ho ridato tutto al mio amico e gli ho detto di andarsela a prendere in der, ok avete capito.

E se noi di Lazio.net adesso se la cantamo? :cop: Vabbè, ormai starai in prescrizione. :=))

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