È presto per poterlo affermare con certezza, ma le prime eliminazioni eccellenti, per quanto maturate ai rigori, e anche la sofferenza del Brasile contro il Giappone, mi suggeriscono un paio di considerazioni:
- probabilmente la formula così diluita non aiuta le squadre teoricamente più forti, che approcciano il girone col pilota automatico e possono faticare a ritrovare il focus necessario quando si tratta di eliminazione diretta;
- il calcio delle nazionali, oggi sempre più residuale, non sempre rispecchia il valore di un movimento, un po' per il contesto tattico diverso rispetto ai club, un po' perché soprattutto i giocatori delle nazionali principali arrivano a queste competizioni abbastanza svuotati dalle stagioni vissute con i club, sul piano mentale prima ancora che fisico.
Sarà che lo sto seguendo poco, per motivi di orario oltre che proprio di interesse personale, ma la sensazione è che il mondiale sia un rito sempre più stanco e mosso da altro tipo di interessi politico-economici che non un obiettivo sportivo da perseguire attraverso un lavoro mirato.