Citazione di: italicbold il 04 Set 2017, 14:00
Se becchiamo l'Irlanda del Nord dobbiamo temere la cabala.
Il solo mondiale a cui non partecipammo fu nel 1958 (nel 1930 non volemmo andare noi), e lo spareggio lo perdemmo contro l'Irlanda del Nord. In porta c'era Bob Lovati.
Ottavio Bugatti, Guido Vincenzi , Giuseppe Corradi, Giovanni Invernizzi, Rino Ferrario, Armando Segato, Juan Schiaffino, Miguel Montuori, Dino Da Costa, Alcides Ghiggia, Gino Pivatelli
Allenatore Alfredo Foni
FUORI DAI MONDIALIL'Italia batte il Portogallo nella nebbia e si presenta alla gara decisiva di Belfast. Foni commette errori clamorosi e presenta una squadra improponibile. La partita si mette subito male e gli azzurri vanno sotto di due reti. Pivatelli si mangia un paio di reti e Ghiggia si fa espellere. A nulla vale la rete di Da Costa, che riapre le speranze: l'Irlanda vince 2-1 e l'Italia, per la prima ed unica volta nella sua storia, è fuori dalla fase finale dei Mondiali.
Rimanevano perciò da giocare le due partite fondamentali per il nostro futuro. L'incontro coi portoghesi fu giocato a San Siro il 22 dicembre del 1957 e vinto con un netto 3-0. Così almeno raccontano le cronache, visto che la partita fu giocata sotto una spessa coltre di nebbia che impediva di distinguere i giocatori dalle tribune. Le reti furono segnate dall'interno fiorentino Gratton (due) e da Gino Pivatelli e a nulla valsero le frementi proteste dei lusitani, costretti a giocare in condizioni infernali, cui non erano minimamente abituati. Il primo ostacolo, poteva perciò dirsi superato. Rimaneva a questo punto l'ultimo adempimento, quello con l'Irlanda: sarebbe bastato un pareggio, impresa non impossibile, per staccare il biglietto. Ancora una volta, però, Foni decise di rimettere mano alla formazione. Se contro il Portogallo si era affidato al blocco fiorentino (Cervato, Chiappella, Segato, Gratton e Montuori), contro gli irlandesi decise di confermarne solo due, Segato e Montuori, facendo esordire il mediano interista Invernizzi e il brasiliano della Roma, Da Costa. In pratica, il tecnico decise di affidarsi a difensori potenti, anche se poco agili, in modo da contrastare il gioco aereo degli avversari, accoppiandoli a centrocampisti e attaccanti agili e fini palleggiatori. Lo stridore era evidente e l'accoppiata rischiava di partorire un mostriciattolo, soprattutto in considerazione del fatto che in tal modo veniva a mancare potenza atletica, ma Foni non volle sentire ragioni. A rendere ancor più infuocata la vigilia, concorse la polemica imbastita dagli irlandesi a proposito dei nostri oriundi, che aveva il chiaro scopo di montare il clima esaltando al contempo i propri giocatori, stuzzicandone l'amor patrio.
Purtroppo, la partita dimostrò subito che l'Italia di quel giorno era improponibile. I nostri attaccanti, si trovarono subito a malpartito, soprattutto quelli di scuola sudamericana che, non essendo dei cuor di leone, ogni volta che erano attaccati dai modesti, ma assatanati difensori avversari, perdevano regolarmente palla. Inoltre, gli irlandesi avevano in mediana un giocatore di classe superiore, quel Blanchflower che dirigeva ogni operazione con classe e potenza, smistando con grande senso del gioco ogni pallone a perfezione. All'Irlanda bastò così un gran primo tempo, per mettere al sicuro la qualificazione. Una sventola dalla media distanza di Mc Illroy sorprese infatti Bugatti, per poi essere bissata dal solito Cush, che sembrava avere un conto aperto con l'Italia. In mezzo, ci furono un paio di grandi occasioni mangiate da Pivatelli, che avrebbero potuto cambiare il corso del match. Nella ripresa, l'Italia avanzò decisamente il proprio raggio di azione, ma gli attacchi furono caratterizzati da frammentarietà e disordine. A complicare le cose, ci si mise anche Ghiggia, il quale reagì ad un fallo avversario facendosi buttar fuori. E proprio il duo uruguaiano, quel giorno, dimostrò i propri limiti: di Ghiggia, già si sapeva che quando la contesa si faceva al calor bianco tendeva a scomparire o ad innervosirsi, ma anche Schiaffino non si vide quasi mai, smentendo la grande fama che giustamente lo aveva sempre accompagnato. Una rete di Da Costa, brasiliano atipico che non aveva paura dei calci, riaccese la speranza, ma il 2-1 non cambiò più e l'Italia, per la prima e unica volta nella sua storia, si ritrovava fuori dalla fase finale dei Mondiali. Si confermava perciò il momento poco felice del nostro calcio e, soprattutto, il grande vuoto lasciato dalla sciagura di Superga.