dal nostro inviato Ugo Trani
SIENA - E' la solita Roma. Quella di sempre. Quella che si perde sul più bello, quando potrebbe riaprire la sua stagione, in questo caso il suo campionato. Stavolta cade a Siena. Decima sconfitta stagionale, comprese le due nelle coppe. Il nuovo progetto diventa simile al vecchio. Perché i giovani di oggi, da Viviani a Pjanic, da Josè Angel a Bojan, si comportano come i senatori di ieri. Perchè è questo che dice la classifica. Che non è da grande. Sesto posto, ancora dietro all'Inter in crisi e battuta due domenica fa nettamente all'Olimpico, e zona Champions sempre distante 7 punti. Troppi. La Roma non scivola sul ghiaccio che tra l'altro non c'è sul terreno del Franchi. Cade in trappola. Quella che prepara Sannino a Luis Enrique. Fase difensiva perfetta del Siena, almeno otto giocatori sotto palla, e lancioni per ripartire e colpire. Il possesso palla, sotto ritmo, rende la Roma prevedibile. E fragile. Niente occasioni da rete e troppi rischi. Decide un rigore di Calaiò, provocato da un'ingenuità di Kjaer. Lamela non basta. L'argentino recita da solo fuori dal coro, nella circostanza stonato e lento. Quasi svogliato. Il gruppo deve crescere. Nella personalità e tatticamente. E Luis Enrique deve cambiare, quando serve, spartito. Per l'efficacia e il risultato.
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Dal nostro inviato a Siena Mimmo Ferretti
Il migliore LAMELA
Comincia in maniera pirotecnica, mettendo da solo in crisi la difesa del Siena. Punta la porta avversaria, fa a sportellate con tutti, impegna severamente Pegolo su calcio di punizione. Dopo la rete del Siena e i cambi di Luis cambia più volte ruolo, fa il trequartista e poi anche l'intermedio, non molla fino all'ultimo secondo.
Il peggiore KJAER
Entra in campo in avvio di ripresa al posto di Juan e dopo pochi minuti commette in maniera puerile il fallo da rigore su Destro, episodio che deciderà la partita. Non è un giocatore da Roma, e lo dimostra ogni volta che viene chiamato in causa. Domanda: ma perchè viene chiamato in caussa? Non ne indovina una. Dannoso.