Riforme per rilanciare calcio italiano.

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Offline gentlemen

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Riforme per rilanciare calcio italiano.
« il: 01 Apr 2022, 12:36 »
Ogni qualvolta c'è un fallimento calcistico della nostra nazionale si levano alte le solite voci strillanti che gridano alla fine del mondo, che urlano al vento come il calcio italiano sia alla rovina totale, come sia tutto da cambiare, tutto da buttare, si annunciano rivoluzioni e cambiamenti epocali....ecco tutte questi annunci di grandi cambiamenti portano soprattutto alla conseguenza che nulla poi cambierà, dalla serie ..."...tutto cambia affinché nulla cambi..."...
Si incominciano a sentire e leggere inviti a copiare altri modelli di organizzazione del calcio, si parte da quello spagnolo, poi il tedesco, per poi ritornare a quello spagnolo….insomma fuffa ed aria fritta pur di non correre il pericolo per prendere di petto le reali criticità da affrontare.
Bisogna essere chiari e semplici, il fallimento della Nazionale, la non qualificazione ai mondiali è dovuto ad un fallimento tecnico, con  partite giocate male, molta sfortuna, tanti errori di finalizzazione anche, ma soprattutto l'incapacità di finalizzare il controllo di gioco.
Si è ritenuto di continuare con Mancini C.T., maggiore responsabile di questa disfatta, ed allora così sia, ma almeno non si alzino polveroni inventati ed inutili.
Dopo i fallimenti del 1958, 1962 e la sconfitta contro la Corea del Nord nel 1966 la FIGC, per rilanciare la competitività della Nazionale, prese due provvedimenti decisi e netti, ovvero lo stop agli oriundi in Nazionale e soprattutto l'impossibilità dei club italiani all'acquisto di giocatori stranieri; il blocco degli stranieri durò fino al 1980, quando fu permesso l'ingaggio di un solo straniero per stagione, due dal 1982 per passare a 3 per squadra dal 1987.
Il blocco degli stranieri sarebbe una misura anacronistica, difficilmente attuabile verso i giocatori dell'UE, che però è l'unica che può portare ad un utilizzo certo di giocatori italiani provenienti dai settori giovanili, in tutti i campionati professionistici.
Avrà la Federazione la forza politica di imporre lo stop ai giocatori extra-UE ed una regolamentazione di quelli comunitari ?
Io penso di NO, pensiamo solo che fino agli anni '90 una partita rinviata si giocava quanto prima, per lo più il giorno dopo, oggi per interessi paralleli si arriva a disputare dei recuperi anche dopo 4 mesi, falsando le competizioni, figuriamoci se oggi si può davvero imporre al sistema calcio il divieto di ingaggio di giocatori stranieri, giovani e non, con tutto il seguito di business che ciò comporta.
Ma questa sarebbe la sola strada per ridare l’opportunità ai giovani giocatori italiani di poter esordire e giocare con regolarità nelle squadre professionistiche dei campionati.
Nessuno discute i campioni, ma oggi abbiamo squadre che hanno stranieri in ogni dove e ruolo, solo per convenienza economica, dilapidando i serbatoi dei vivai e delle squadre giovanili, dove anche ci sono molti ragazzi stranieri.
Se davvero si vuole riportare il calcio italiano nella sua dimensione storica e tradizionale allora bisogna avere il coraggio di sottolineare e seguire quelle che sono le caratteristiche proprie del calcio italiano, come sport e come fenomeno sociale, evidenziando le sue essenzialità che lo hanno reso parte viva della cultura sociale italiana.
In Inghilterra hanno ben coniugato modernità, affari e tradizioni, respingendo tutto quelle iniziative che potevano snaturare il senso di appartenenza “british” della Premier, dal Monday night alle FA Cup, Charity Shield, allo stile di gioco (al quale gli stranieri si sono adeguati), al boxing day; tutte caratteristiche che hanno valorizzato la tradizione e l’orgoglio di ciò che è sempre stato il calcio inglese.
Il Calcio in Italia ha avuto sempre caratteristiche molto peculiari, entrate di diritto nel costume della nostra società, e che lo rendevano unico, come uniche sono le caratteristiche di ogni Popolo e  la sua identità calcistica.
A cominciare dallo svolgimento dei campionati, delle date del mercato, del precampionato estivo, della pausa natalizia, e della chiusura a fine maggio; ma soprattutto basta al “calcio spezzatino”, che appiattisce e snatura la passione di atleti e tifosi, si torni a giocare la domenica, magari prevedendo il posticipo al sabato sera e domenica sera, ma riportando la sana usanza del calcio domenicale.
Queste per me le coraggiose riforme che potrebbero rilanciare l’essenza, l’identità, la tradizione del calcio italiano, e soprattutto il rilancio dei giovani italiani.
1.   Serie A  18 squadre, Serie B  22, Serie C/1 su due gironi da 20 squadre, Serie C/2 con 3 gironi da 20 squadre ( a garanzia della massima diffusione e rappresentatività delle realtà locali italiane).
2.   La Serie B e le altre serie minori giocano anche durante la sosta delle nazionali.
3.   La Serie C si gioca tra sabato e domenica, la Serie B in contemporanea con la Serie A.
4.   Squadre di serie A che hanno l’obbligo di schierare negli 11 di partenza titolare almeno 6 giocatori italiani, ed iscrivere nelle liste dei 25 almeno 15 italiani.
5.   Limite massimo di 5 giocatori extra-UE da ingaggiare per le squadre di A.
6.   Serie B e Serie C che devono schierare formazioni titolari composte per almeno 10/11 in campo di giocatori italiani, possibilità di tesserare un solo extra-UE. 
7.   Nei settori giovanili possibilità di tesserare solo 2 giocatori extra-UE, e di poterne schierare in campo al massimo 2.
8.   Per la Serie A anticipo di sabato sera alle 21 e posticipo, al medesimo orario, di domenica sera, il resto della giornata di campionato alle 16 di domenica.
9.   Serie B tutte le partite alle 16 del Sabato, tranne che durante la sosta della Nazionale, quando invece si giocherebbe di domenica alle 16, con la possibilità di posticipo serale .
10.   Calciomercato estivo dal 1 al 31 luglio, poi finestra breve di 7 giorni dal 20 al 27 agosto.
11.   Calciomercato invernale dal 20 dicembre alla ripresa del campionato a  gennaio, il 5 o 6 gennaio, con l’assoluta impossibilità di giocare partite a mercato aperto.
12.   Per la sola Serie B e Serie C possibilità di ingaggio e cessione  dei giocatori (non verso la Serie A, ma dalla Serie A sì), dal 1 luglio al 31 agosto.
13.   Inizio della Serie A la seconda domenica di settembre, mentre la Serie B e C possono iniziare la prima domenica di settembre; sosta natalizia dal 22 al 5 gennaio.
14.   Fine del campionato di A assolutamente entro la fine di maggio, mese di giugno per la Serie B e C.
15.   In caso di rinvio delle partite per maltempo o altre situazioni il recupero va svolto il giorno successivo, inderogabilmente.
16.   Coppa Italia da svolgersi con una prima fase a gironi da svolgersi nel mese di agosto, con 8 gironi di 6 squadre, squadre di A, B e C con fasce di merito per la composizione. Ottavi di finale da giocare in partita unica in casa della squadra di serie inferiore o quella con piazzamento peggiore nell'anno precedente, se della stesse serie. Semifinale in due partite, Finale unica.
17.   In Champions League vanno le prime 3 del campionato più la vincente della Coppa Italia, in Europa League la quinta e la sesta del campionato, in Conference League la settima in campionato.
Queste per me sarebbero le riforme per rilanciare il Calcio Italiano, ma soprattutto per rilanciarne il senso d’appartenenza e riaccendere la passione di tutti gli Italiani, consentendo, anche in una ottica di commercializzazione del prodotto Serie A all'estero, di riaffermare la forte tipizzazione ed unicità del Nostro Calcio.


Offline king

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #1 il: 01 Apr 2022, 14:11 »
Il primo punto di una qualunque riforma non può che essere la cancellazione della dinamo trigoria, il divieto della sua ricostituzione sotto altre spoglie, ed il 41bis, carcere duro, per chiunque ha collaborato con loro.

Fatto questo, si potrà poi discutere di calcio, etc...
Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #2 il: 01 Apr 2022, 23:01 »
Avrà la Federazione la forza politica di imporre lo stop ai giocatori extra-UE ed una regolamentazione di quelli comunitari ?

Addirittura lo stop ai calciatori extra comunitari? Mi sembra una misura un tantinello esagerata (oltreché decisamente anacronistica). Poi per carità, punti di vista e giustamente ognuno ha il suo e va rispettato.
Al momento (da qualche anno almeno) mi pare ci siano delle regole che limitano il tesseramento di calciatori extracomunitari (ogni squadra ne può tesserare un numero massimo) oltre che delle regole che stabiliscono il numero minimo di giocatori provenienti dal tuo settore giovanile e di formazione italiana che sei obbligato ad avere in rosa. Magari è troppo poco, magari no. Chissà. Bisognerebbe anche capire quali sono le regole degli altri campionati nazionali, giusto per farsi un'idea.
Ma ecco, in generale non mi sembra che in serie A ci sia un "liberi tutti" totale. Qualche regola c'è, se poi le società preferiscono investire su stranieri piuttosto che sugli italiani (e nelle minors, dalla B in giù, se ne trovano) allora penso si debba fare una riflessione ad ampio raggio (che non passa necessariamente dall'imporre certe regole).

Personalmente credo che anzitutto debba valere il concetto (magari banale) che gioca chi merita e chi si dimostra più bravo. E' giusto dare fiducia ai giovani italiani ma devono giocare se sono bravi e meritevoli, non perché una norma impone che debbano essere utilizzati per forza solo per via del loro passaporto o status. Creare una generazione di "panda" (intesa come specie protetta) non mi sembra sia una soluzione vincente (né nel breve né nel medio periodo). In tal senso, volendo, ci sarebbe anche l'esempio del basket.
Poi magari mi sbaglio eh, ovviamente è il mio modestissimo punto di vista.

Offline Goceano

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #3 il: 02 Apr 2022, 12:37 »

Online Pomata

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #4 il: 02 Apr 2022, 14:41 »
Ancora devo capire che vantaggio porta un campionato a 18 squadre. Non me parlate de competitività perche’ abbiamo dei campionati incerti fino alla fine. Anzi, se una squadra ha più probabilità di andare in serie B investe pure de meno

Offline zorba

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #5 il: 02 Apr 2022, 16:56 »
Il primo punto di una qualunque riforma non può che essere la cancellazione della dinamo trigoria, il divieto della sua ricostituzione sotto altre spoglie, ed il 41bis, carcere duro, per chiunque ha collaborato con loro.
Fatto questo, si potrà poi discutere di calcio, etc...

Motion approved!!!

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