Dal corriere della sera di roma di oggi, articolo di gianluca piacentini (che, per la cronaca, è opinionista nel programma di max leggeri su manà manà sport):
«Vi racconto al Qaddumi Così ingannò Acqua Marcia»
«Quello che mi sfugge è il motivo delle sue azioni, nella migliore delle ipotesi siamo di fronte a un mitomane...». A parlare in questo modo di Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi, il presunto sceicco che ha siglato un accordo preliminare con la Roma per entrare nella società giallorossa, è un ex dirigente della società Acqua Marcia, che preferisce rimanere anonimo. A tradire Qaddumi è stata la foto, finita sui giornali e su tutti i siti internet, che lo ritrae in tribuna allo stadio Olimpico. «Appena l'ho visto, l'ho subito riconosciuto. È la stessa persona con la quale anche noi di Acqua Marcia avevamo siglato un accordo preliminare per la cessione della società, ma poi al momento di concludere i soldi non sono mai arrivati». Anche in quel caso, come in quello della tentata acquisizione dell'Hotel Eden, lo sceicco aveva adoperato più o meno lo stesso modus operandi: si era fatto presentare da un intermediario e poi aveva usato il nome di un socio, all'oscuro di tutto, per accreditarsi agli occhi degli interlocutori. Quella volta toccò a Sean Deson, a capo di una società di investimenti che lavora a livello mondiale, lo stesso che presentò un'offerta - reputata irricevibile da UniCredit - per l'acquisto della Roma. «A presentarci il fantomatico sceicco fu un piccolo imprenditore romano che conosceva un dirigente interno alla nostra società. Deson era all'oscuro di tutto. Fu fatto venire a Roma per circa due settimane in cui gli furono fatti spendere un bel po' di soldi: costituì un fondo di investimenti per l'acquisizione di Acqua Marcia e firmammo il preliminare di accordo, ma i capitali che avrebbe dovuto mettere lo sceicco non arrivarono mai». Secondo Al Qaddumi i soldi erano stati bloccati dal Credit Suisse, ma nessuno all'interno dell'istituto di credito aveva mai sentito parlare di lui. A dare la notizia ai dirigenti di Acqua Marcia fu lo stesso Deson, che se ne tornò in patria arrabbiato e sconsolato per il raggiro. «Noi avevamo fatto fare delle indagini sul conto dello sceicco ed avevamo scoperto delle abitudini quantomeno bizzarre per uno che diceva di avere quel tipo di disponibilità economica. Avevamo visto dove viveva e che posti frequentava». Posti dove non sono abituati ad incontrare sceicchi e dove la sua presenza non sarebbe passata inosservata. Al bar di fronte alla casa in cui abitava - all'inizio di via della Borghesiana, estrema periferia della capitale - nessuno ha mai avuto la percezione che a pochi metri potesse abitare un personaggio di quel calibro. Stesso discorso per la gelateria di via Casilina e per il bar di via delle Capannelle. «Possibile che sia passato - i commenti dei frequentatori abituali - ma qui c'è un gran viavai di gente. La Porsche? Sapesse quante ne vediamo tutti i giorni». A commento della vicenda, sulla quale ha aperto un'indagine la Procura, sono arrivate le parole del consigliere d'amministrazione (in quota Uni-Credit), Pippo Marra. «Il progetto futuro è ancora sconosciuto. Non si comprende chi intende scendere e chi restare a bordo e in che misura si voglia investire per puntare a traguardi che sono nel dna della società giallorossa". La Roma ha deciso di non replicare.