Ammettiamolo: è in giornate come queste che ci manca "Il riommista", un giornale che sapeva regalarci pezzi e analisi di alto livello. Così ho provato a sopperire. Secondo me, se non fosse scomparso, dopo roma-Bayern sul riommista sarebbe uscito un editoriale come questo:

non vi dico a chi mi sono ispirato perché mi sembra chiaro
Settanta volte settePerdona settanta volte sette. C'è scritto sul libro dei libri. E noi che abbiamo la fede giallorossa siamo capaci di perdonare all'infinito la nostra Roma. Poi, in una sera d'ottobre, alzi lo sguardo al cielo e vedi quel numero, sette, stampato sul tabellone dell'Olimpico. E capisci che qualcosa non va in quella partita maledetta. Perché l'Olimpico pieno come un uovo merita altro. Perché questa squadra ha un lignaggio nobile e proprio non ci sta che sia trattata così. Perché sette è il numero più romano che ci sia: i sette re, i sette colli. Cosa nostra. Noi che abbiamo alfabetizzato i barbari migliaia di anni fa, ora li vediamo saccheggiare casa nostra come se niente fosse. Neanche fossimo tornati indietro ai secoli bui, gli anni della fine dell'impero. No. C'è qualcosa che non va. Cesare, non Romolo Augustolo, è il nostro condottiero. E allora ti convinci sempre di più che questa serata è bugiarda.
Con la difesa in bambola, con un portiere che si è preso un giorno libero, e un unico legionario, Gervinho, che lotta da solo contro le coorti germaniche. Ultimo eroe dell'Impero, lui che viene dai suoi lontani confini, l'unico che non si arrende. Sì, perché anche colui che indossa la fascia e porta in alto il nostro Labaro per una sera ha deciso di non combattere. Dopo tante battaglie, anche i veterani possono farlo per una sera. Il nostro amore per loro non cambia. Hanno vinto e combattuto tante guerre e per una volta possono essere stanchi. Sono uomini anche loro.
Poi vedi i teutonici che si accaniscono senza pietà, per portare via tutto quello che possono. Fa male, perché eravamo settantamila e forse più. Con l'entusiasmo e le speranze di un bambino che va alla sua prima partita. I guerrieri del Bayern non si fermano. Si salvi chi può. Ma è proprio quando l'assalto ha fine che ti accorgi quello che non sono riusciti a rubare. Ti giri verso la tua curva e vedi che i tuoi tifosi sono ancora tutti là. Aspettano la squadra, coi colori del loro cuore. E come per magia cominciano a cantare. Inneggiano al tricolore. Incredibile, ma vero. Come solo qui a Roma può capitare. Maestosa, eterna, mai doma. Caput mundi. Allora ti rendi conto che è solo una serata storta, maledettamente storta. Niente di più. Forza Roma.
P.