Oggi c'è oggettivamente troppa differenza tra serie A e serie B, innanzitutto a livello di budget disponibili e di necessario equilibrio tra entrate e uscite; ciò a causa dei diritti televisivi e delle regole contabili, più ancora che delle effettive forze economiche delle società.
Tra Cremonese, Verona, Lecce, Venezia e Palermo (per citarne alcune a caso) non vedo enormi differenze a livello di potenzialità societarie, però lo storia recente dimostra che è più facile mantenere la categoria per chi è già in A rispetto a chi invece l'ha appena conquistata.
Il discorso è abbastanza fisiologico, però per gli altri Paesi vale fino a un certo punto.
La situazione delle neopromosse quest'anno è la seguente:
Premier: Sunderland (12°) e Leeds (14°) tranquille, Burnley (19°) già retrocesso;
Liga: Elche (14°) quattro punti sopra la zona calda, Levante (19°) in bagarre per la salvezza, Real Oviedo ultimo staccato;
Bundesliga: Colonia e Amburgo appaiate al quartultimo posto, ma con cinque punti di vantaggio sulla zona playout a tre giornate dalla fine;
Ligue 1: Lorient (9°) e Paris FC (12°) ampiamente salve, Metz ultimo staccato e già retrocesso.
Eredivisie: Volendam, Excelsior e Telstar (14°, 15° e 16°), tutte in un punto: due si salveranno, la terza andrà agli spareggi con la qualificata dai playoff della Erste Divisie.
Insomma, con l'eccezione della Premier negli ultimi due anni, sembra una questione soprattutto italiana.