Purtroppo ho seguito veramente poco questi mondiali.
Pensate che in pratica, a parte l'esordio contro l'Australia (e comunque distrattamente, da uno schermo in un ristorante...), era la prima che vedevo la Germania live.
La Spagna invece l'avevo già vista contro il Cile, fase a gironi, e Portogallo, ottavi.
La prima impressione che ho avuto è stata quella di una intersezione tra due parabole: una discendente (Germania) e una ascendente (Spagna).
Nel primo caso, quello dei tedechi, il meglio stava già alla spalle, in termini di preparazione fisica e concentrazione; due componenti cui va aggiunta una terza, tutta psicologica, risultato dell'appagamento (più o meno conscio): aver eliminato Inghilterra e Argentina, avendo rifilato loro 8 gol, non può non aver lasciato segni mentali, soprattutto su un gruppo così giovane e considerato già da tutti la vera rivelazione del torneo.
Al contrario, il secondo caso, quello degli spagnoli, mi è sembrato il classico esempio della donna bellissima che riesce a trovare il vestito migliore mai indossato proprio in occasione della serata più importante della sua vita. Calcisticamente parlando, la serata più importante della donna corrisponde alla settimana più importante della vita professionale degli spagnoli, la settimana delle semifinali-finale. Trovare il miglior gioco e la migliore condizione in occasione di questa settimana significa mettere le mani sul titolo; non dimentichiamo mai che il mondiale è un mini-campionato lungo un mese, con tutti i suoi relativi mini-cicli, atletici e mentali. La Spagna sta arrivando al top nel periodo... top. E questo è un mix di bravura (preparazione) e fortuna riservato solo ai predestinati.
La Germania ha corso poco, perché timida e bloccata dalla paura, e male, perché la Spagna non le ha concesso neanche di accendere i motori.
A proposito di timidezza e paura, mi ha colpito il numero di uno-due sbagliati dai tedeschi; palle a 4-5 metri, roba elementare, palle che si perdevano in fallo laterale, in spazi vuoti, tra i piedi degli spagnoli. E la cosa impressionante, e indicativa, era che l'errore non stava a monte, chi dava, ma a valle, chi riceveva; provate a rivedere il film e a notare quante volte una maglia bianca rimaneva piantata, ferma, incapace di capire il passaggio e/o di connettere le gambe.
Insomma, tolta fisicità e corsa alla Germania, il più per gli spagnoli era fatto.
Tic-toc orizzontali, tagli, verticalizzazioni improvvise, ribattute della difesa sui piedi dei centrocampisti spagnoli e via di nuovo, tic-toc orizzontali...
Se togli corsa agli avversari (o se la tolgono da soli), se occupi gli spazi in un certo modo, se la qualità di chi fa il tic-toc, ecc. è sublime, va da sé che alla fine triti anche il granito.
Una curiostà e una domanda.
Non vi sembrava particolarmente alta l'erba del campo? A me sembrava il classico tappetone tipico dei campi brasiliani, in cui i piedi affondano fino a scomparire e la palla scivola lenta, felpata, attutita. E' chiaro che in una situazione del genere gli spagnoli e il loro modo di giocare sono avvantaggiati contro chiunque.
Infine vorrei chiedere a chi ha visto il quarto Spagna-Paraguay cosa ha fatto il Paraguay in più rispetto alla Germania, per arrivare a sfiorare il colpaccio? Ho visto solo gli highlights è mi è sembrato un quarto equilibratissimo, se avessero vinto i sudamericani non avrebbero rubato nulla. O almeno così mi è parso.