Di questi episodi ce ne sono a bizzeffe, credo, nella vita di tutti noi...
Il mio piu' grande amico di gioventu' era riomista di Belluno.
Di Belluno...
Tifava per le merde...
Cerchi di capire il perche' e il per come.
Il padre (abruzzese de L'Aquila) ha lavorato per anni a Roma ed e' diventato riomista per la consueta omologazione.
Infatti nemmeno conosceva i giocatori della sua squadra del cuore.
Trasferitosi a Belluno (sempre per lavoro) ha trasmesso al figlio la passione "pee a maggggica", ma la distanza e il suo essere fortemente appassionato di rugby (che ha anche giocato) lo ha aiutato a non diventare un becero tifoso de quelli della', ma e' solo un'eccezione.
Credo di avervi gia' raccontato che da allenatore di pallavolo ho girato la provincia per andare nelle palestre e nei paesi piu' disparati e sono conosciuto come persona tranquilla e sportiva.
Ma sentirmi dare del "Laziale burino" a Velletri da un "velletrano" (nell'accezione dispregiativa del termine) con un'accento "velletrano" (come sopra) che piu' velletrano non si puo' con una frase che a scriverla non rende ma piu' o meno suonava cosi'
"Deh! Ma chessi' daaaa lazzie? Ssi daveru deaaa lazzzie? Dehlafregna, siii popo nu burinu"
Immaginatevi il suono uscito da quella bocca, con gli sillabe finali che si alzavano di volume, che (musicalmente) andavano un tono sopra il resto delle parole (in dialetto tipicamento paesano).
Immaginatevi una faccia da contadinozzo illetterato dalle cui pupille filtrano le tenebre della piu' completa votaggine mentale.
Beh, ecco, immaginate tutto questo e immaginate come possa aver reagito.
Sono persona notoriamente tranquilla ma quel giorno non mi sono proprio trattenuto.
L'hanno portato via che ancora me insultava mentre io ridevo pure perche' non lo capivo