Turone D'Oro 2012-13 - Le Nomination

Aperto da Biafra, 23 Giu 2013, 16:59

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Biafra

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Entro il 30 giugno fate le vostre nomination citando autore e articolo. Nella prima settimana di Luglio partiranno le votazioni

Mai come quest'anno il dominio di Tonino sembra in pericolo, accanto ai soliti Fotia, Austini e Zucchelli altri temibili fenomeni come Maida Jr, Dotto, o Trani  a colpi di memorabili articoli mirano al Turone D'Oro.

Che la battaglia abbia inizio. Per una scelta consapevole rileggetevi con calma, birra e pop corn il topic:
http://www.lazio.net/forum/index.php/topic,12855.0.html


ALBO D'ORO:

Stagione 2011-12
1) TURONE D'ORO         - Tonino Cagnucci       38,8%
2) TURONE D'ARGENTO  - Carmine Fotia          27,3%
3) TURONE DI BRONZO  -  Chiara Zucchelli       12,1%

Stagione 2010-11
1) TURONE D'ORO         - Tonino Cagnucci       67,3%
2) TURONE D'ARGENTO  - Carmine Fotia          17,8%
3) TURONE DI BRONZO  -  Roberto Renga        14,0%
Per la scelta rileggetevi il topic di riferimento:
http://www.lazio.net/forum/index.php/topic,12855.0.html

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La mia nomination, senza dubbio alcuno, è per questo leggendario articolo del fenomenale Romita:

Roma, Roma, Roma         

Giovedì 18 Aprile 2013 08:28
STEFANO ROMITA


Il più grande concerto dal vivo degli ultimi anni è durato 4 minuti ed è stato un coro a cappella che ha stramaccionato via la svogliata e inchiodata al prato Roma del primo tempo. A cui perdono tutto il liquidame dei primi 45 minuti perché mi porta alla serata epica di una finale. Con il caldo del mese di maggio. Il profumo dei glicini e del gelsomino che arriva fin dentro le narici mentre in motorino me ne andrò all'Olimpico nella serata più erotica degli ultimi anni. Perché c'è da fare sesso con la Lazio. E godere. Perché sarà così. Perché non può che essere così. Perche Dio lo vuole.
E anche Satana è della stessa identica idea. E ho quaranta giorni ora per apparecchiare la tavola, scegliere la tovaglia adatta, le posate giuste, il grande e ghiacciato vino consono al banchetto che ho in mente. Perché io ho quella serata davanti agli occhi da settimane. Anche se non se ne sa ancora con esattezza la data perché quel giorno un filosofo dell'inutilità umana ha scelto di portarci tutti all'ennesima e fastidiosa chiamata alle urne. Indicheremo un sindaco, un'amministrazione, un nuovo primo cittadino a cui mandare gli improperi mentre rimbalziamo sulle buche della città come sassi negli stagni. Non c'era altra data possibile per la politica che quella già decisa da tempo e decretata come unica e benedetta per la finale di Coppa Italia? Ok, non importa. Ne tirasssero fuori un'altra. Ci dessero in fretta il fatidico numero da stampare nella mente ed evidenziare sul calendario in cucina.
Nulla potrà fermarci. Abbiamo il Papa dalla nostra parte che ha scelto un nome che è una garanzia per tutti noi. E abbiamo il calciatore in attività più forte del mondo degli ultimi venti anni di storia del calcio. Che altro abbiamo? Abbiamo mezza stella d'argento da sceriffi già cucita sul rosso della maglia. Chi ce la strappa? Lotito e i suoi pennuti boys? La mala sorte? Un arbitraggio maledetto? Nulla. Tranquilli. Nulla potrà toglierci quello che è giusto, stabilito e deciso. Me ne tornerò senza voce, senza casco, senza sonno e senza fame. E nel tragitto che mi riporterà a casa farò un bel giro largo e passerò a Trastevere, mi farò tutto il lungotevere in un senso e nell'altro, salirò al Gianicolo e poi al Pincio, traverserò piazza Navona e Fontana di Trevi, urlerò in Prati, davanti a Vanni, tutto il mio amore per la Roma. E me ne tornerò a casa sfinito, sporco e sudato. Farò una lunga doccia. E mi siederò a tavola, sorridente. E realmente soddisfatto di essere nato qui. E da lombi saggi.


tratto da: http://www.ilromanista.it/component/content/article/8-redazionale/4467-roma-roma-roma.html

Sonni Boi

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Purtroppo dall'archivio del trigoriere hanno cancellato l'articolo intitolato: "Roma, ecco lo sceicco: può comprare tutta la A". La firma è di Roberto Maida. Se qualcuno dovesse avercelo salvato, è pregato di pubblicarlo. Nel caso, sarebbe la mia nomination  8)

Biafra

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Citazione di: Mohammed Hussein il 23 Giu 2013, 17:09
Purtroppo dall'archivio del trigoriere hanno cancellato l'articolo intitolato: "Roma, ecco lo sceicco: può comprare tutta la A". Se qualcuno dovesse avercelo salvato, è pregato di pubblicarlo. Nel caso, sarebbe la mia nomination  8)

Era la mia seconda scelta  :beer:

Roma, ecco lo sceicco: può comprare tutta la A
E' diventato ricco con il petrolio e con le amicizie importanti: è a Roma da molti anni. Non l'aveva notato nessuno finora: «Ma in Italia ha vari interessi e vuole fare affari come questo»


ROMA - Lo hanno avvistato dappertutto ma lui non si è ancora esposto da nessuna parte. Da ieri abbiamo scoperto che è uno «Sceicco» con la esse maiuscola, come certifica il comunicato della Roma che dà il benvenuto al signor Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi, nome importante per uomo importante. Chiudete gli occhi e ripetetelo per esteso, se avete il coraggio: non basta mezz'ora per memorizzarlo.

I SOLDI - Ha il velo bianco in testa e un patrimonio quasi smisurato che viene da una sostanza nera: 2 miliardi di dollari, frutto del controllo del petrolio in vaste zone del Medio Oriente. Miliardi sì, cioè nove zeri, cioè uguale immensità. Se volesse, potrebbe comprarsi tutta la serie A. Adnan Adel (lo chiamiamo così?) è nato nell'attuale Cisgiordania, uno dei territori occupati dall'esercito israeliano durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, che all'epoca facevano parte della Giordania. Dunque ha anche qualcosa di palestinese nel suo passato, circostanza che rende ancora più suggestiva l'alleanza con una società statunitense (gli Usa sono da sempre vicini a Israele). Nel frattempo è rimasto legato ad Abd Allah II, re di Giordania, e ha rapporti anche con il Qatar, che ospiterà i Mondiali di calcio del 2022. Ne consegue che la partnership agevolerebbe non poco l'espansione del marchio Roma in tutto il mondo arabo, senza contare gli immediati riflessi sul bilancio e sulla liquidità disponibile sul mercato di Baldini e Sabatini.

INCROCI - D'altra parte, il nostro uomo aveva Roma nel destino essendo proveniente da Nablus, sessanta chilometri da Gerusalemme, una città fondata nell'anno 72 dopo Cristo proprio dai romani. E da molti lustri si è trasferito in Italia, facendo la spola tra la capitale e una sfarzosa residenza in Umbria senza che nessuno gli chiedesse mai come avesse fatto i soldi.

di Roberto Maida

tratto da: http://www.romaforever.it/news/leggi.php?idNews=26671

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Sabatini fa rotta su Madrid
IL ROMANISTA  - CHIARA (forse) ZUCCHELLI) -


In attesa di sciogliere il nodo allenatore, il mercato della Roma si concentra sull'asse Italia-Spagna. Oggi qualche emissario giallorosso - a meno che non vada lo stesso Sabatini - potrebbe assistere alla finale di Coppa del Re tra Barcellona e Bilbao dove di motivi interessanti per quanto riguarda la Roma ce ne sono parecchi. Il primo è Marcelo Bielsa, l'allenatore dei baschi che piace, e neanche poco, a Trigoria. Ma ce ne sono anche altri. Eccoli. Il primo riguarda Pablo Daniel Osvaldo. La Roma dice di voler puntare ancora sul giocatore. Undici gol quest'anno, tanta personalità, un infortunio muscolare ma anche, e soprattutto, troppe intemperanze caratteriali. Il procuratore dell'italo-argentino ha di recente avuto un colloquio con Sabatini e ha avuto rassicurazioni sul fatto che il calciatore non è sul mercato. Almeno per ora. Perché a fronte di un investimento di 18 milioni fatto appena un anno fa la Roma, se decidesse di cederlo, non può permettersi minusvalenze.

Davanti a una sostanziosa offerta ecco che però tutto potrebbe cambiare. E due sono i club della Liga interessati a lui: il ricco ma per ora poco prestigioso Malaga e il ricco e super prestigioso Real Madrid. Contatti tra la Roma e il club campione di Spagna sono all'ordine del giorno visto che le due società stanno trattando il riscatto di Gago. Lui, contratto in scadenza con le merengues nel 2013, si è detto pronto ad abbassarsi l'ingaggio pur di restare a Trigoria, Baldini vuole tenerlo e ha chiesto uno sconto al Real sui 6 milioni pattuiti ufficiosamente un anno fa. Il Real si è detto disposto a venire incontro alle richieste della Roma ma ha in mente anche un'altra idea: il cartellino di Gago più una decina di milioni per arrivare a Osvaldo. Il quale, pur avendo detto tramite l'agente di voler restare a Roma, difficilmente rifiuterebbe la chiamata di Mourinho. Sempre sull'asse Italia-Spagna è in bilico il futuro di Bojan e José Angel: per il terzino c'è un interesse reale del Valencia che però finora ha avuto solo un timido approccio con la Roma. Il giocatore, ovviamente, è tutt'altro che incedibile e si aspetta un'offerta scritta per iniziare la trattativa.

E un eventuale viaggio, oggi o la prossima settimana, di Sabatini in Spagna potrebbe facilitare tutto. «La Roma ha pensato di cedermi – ha ammesso il giocatore a una radio spagnola – Si è parlato di un interesse del Catania ma non accetterei questa soluzione. Se dovessi lasciare la Roma, la mia priorità è per il calcio spagnolo. Il Valencia? E' una grande squadra, a chiunque piacerebbe giocarci. Naturalmente spero di giocare la Champions League. Vediamo cosa succede da qui in avanti». Un viaggio di Sabatini in Spagna potrebbe anche facilitare i rapporti col Barcellona per capire il futuro di Bojan: la Roma sembra orientata a confermare un altro anno di prestito, il giocatore però vuole capire chi sarà il nuovo allenatore e quante possibilità avrà di giocare. A quel punto deciderà il suo futuro, tentato già adesso dalle sirene inglese e da quelle del Malaga che vorrebbe riportarlo in patria.

Da un attaccante a un altro: l'Inter smentisce l'interesse per Borini, il Parma pure e il procuratore del giocatore conferma che la Roma è la priorità. Considerando però che a Sabatini piace, e tanto, Destro (a metà tra Genoa e Siena e nelle mire sempre dei nerazzurri) non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere novità in questo senso. Magari trovando una soluzione che accontenti tutti. Infine notizie dalla Germania: la Roma sarebbe interessata a Andrè Schurrle, attaccante di ventidue anni del Bayer Leverkusen e della nazionale tedesca. Forte è forte. Giovane è giovane. Per prenderlo ci vogliono almeno una decina di milioni. Infine, ieri il ds della Juve Marotta ha parlato di Borriello: «Il riscatto costa 8 milioni, un pensiero lo faremo, dobbiamo valutare tante cose».

Di fronte ad una donna con cosi' poche certezze, credo sia giusto consegnarle almeno un Turonedoro.
Cagnucci resta imbattibile, pero'.


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Sonni Boi

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Domanda di servizio: quale sarebbe la data di riferimento da cui far partire la ricerca? 1 luglio 2012 o anche prima?

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Citazione di: Mohammed Hussein il 23 Giu 2013, 17:16
Domanda di servizio: quale sarebbe la data di riferimento da cui far partire la ricerca? 1 luglio 2012 o anche prima?

Io userei lo stesso criterio del "compleanno" de quellidella'.
Di loro si parla, e allora famo come ce pare.

:DD

Biafra

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Citazione di: Mohammed Hussein il 23 Giu 2013, 17:16
Domanda di servizio: quale sarebbe la data di riferimento da cui far partire la ricerca? 1 luglio 2012 o anche prima?

Dal fischio finale dell'ultima partita della stagione 2011-12.
A proposito, me so dimenticato di aprire il nuovo topic per la stagione 2013-14. Provvedo subito  :poof:

Sonni Boi

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Citazione di: Biafra il 23 Giu 2013, 17:19
Dal fischio finale dell'ultima partita della stagione 2011-12.

Allora questo rientra a pieno titolo


Diciamolo subito: è un'operazione ai confini della realtà. Perché l' orange ha uno stipendio simil De Rossi. Perché ha rinnovato da poche settimane il suo contratto che ora come scadenza dice trenta giugno 2015. Perché il Bayern Monaco dà una valutazione (iniziale) al cartellino non inferiore ai trenta milioni di euro. Perché, nel caso, si potrebbe scatenare una concorrenza da top player. Perché le casse giallorosse non fanno rima con emiro. [...]

TRATTATIVA - Un fatto è certo: la Roma ha chiesto più di un'informazione sul giocatore. Lo ha fatto direttamente con il Bayern Monaco (ci sono almeno un paio di operatori di mercato che lo certificano) che, nonostante il prolungamento contrattuale firmato dall'olandese non più tardi di qualche settimana fa, non ha chiuso la porta con il classico incedibile, anzi ha fatto intendere che potrebbe essere soltanto una questione di prezzo. Alto, comunque un prezzo che, almeno per il momento, non è alla portata del bilancio giallorosso.

La Roma, è chiaro, è consapevole delle enormi difficoltà che si possono incontrare in una trattativa di questo tipo, ma è comunque disposta a toccare con mano l'eventuale impossibilità di concludere l'affare. Partendo da un presupposto indiscutibile: c'è al mondo un giocatore più giusto, funzionale, adatto di Robben al tridente zemaniano? Non serve neppure uno sforzo di fantasia o ottimismo per dare una risposta negativa. Se poi al presupposto si aggiunge il fatto che a Trigoria da tempo hanno la convinzione che portare a Roma un grande nome vorrebbe dire riscatenare un entusiasmo zemaniano, allora si capisce bene come il nome dell' orange faccia parte di quella ristretta cerchia di giocatori che potrebbero fare al caso della causa giallorossa. Si dirà, però: dove mai la società giallorossa troverà i venti, venticinque, trenta milioni di euro che servono per assicurarsi il cartellino dell'esterno olandese? Dal mercato.

Come? E' sufficiente pensare a Osvaldo. L'attaccante italoargentino ufficialmente farà parte della nuova, prima Roma zemaniana, ma, garantiamo, se a Trigoria nei prossimi giorni o settimane, dovesse materializzarsi un'offerta per Osvaldo tra i dodici e i quindici milioni, rigarantiamo che al cipolla si dirà grazie e arrivederci. E a quel punto, con una quindicina di milioni imprevisti che entrano in cassa, la cifra che servirebbe per prendere Robben non sarebbe poi così impossibile da mettere insieme. Si dirà ancora: ok mettiamo che ci sono i soldi per il cartellino, ma poi lo stipendio all' orange come si garantisce? Ci sono due risposte esaustive: 1) se la Roma, come è possibile, riesce a cedere cartellini e ingaggi di Osvaldo e Borriello copre lo stipendio di Robben; 2) l'entusiasmo che scatenerebbe l'arrivo dell'olandese, vorrebbe dire, e siamo cauti, almeno altri cinquemila abbonamenti, senza contare quello che si potrebbe incassare con merchandising e prestigio (sponsor) internazionale.


Firma dell'immortale Pierino Torri

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Biafra

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Appello ai netters di buona volontà: ogni due pagine del topic fate un riepilogo delle nomination espresse da qui al 30 giugno semplicemnte citando e aggiornando questo post.

Inizio io:

TURONE D'ORO 2012-13 - Nomination al 23/06/2013

Stefano Romita - "Roma, Roma, Roma"
Roberto Maida - "Roma, ecco lo sceicco: può comprare tutta la A"
Chiara Zucchelli - "Sabatini fa rotta su Madrid"
Piero Torri - "La Roma insegue Robben"

mizio67

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Totti, l'uomo dei record fa festa con la Roma

04 marzo 2013 —   pagina 30   sezione: Sport Lunedi


"U n vecchio e un bambino si presero per mano", cantava Guccini.

Stavolta, due vecchietti come Totti e Perrotta, e il bambino Romagnoli, diciotto anni appena, hanno preso per mano la Roma sghemba di Andreazzoli. Regalando all'allenatore precario che sogna il posto fisso la terza vittoria di fila: magari non gli basterà per meritare una conferma, quantomeno però consente a lui, come alla sua squadra, di non perdere il passo per l'Europa, lontana ancora4 punti superando almeno il Catania al settimo posto.

Eppure il successo premia forse eccessivamente una squadra che, dall'addio di Zeman in poi, non era mai parsa così fiacca, troppo spesso alle corde contro un Genoa aggressivo nonostante l'organizzazione solo apparentemente conservatrice di Ballardini. In fondo, il curriculum rossoblù, otto punti nelle ultime quattro gare, due in più della squadra giallorossa, poteva lasciare immaginare un atteggiamento tutt'altro che arrendevole. Forse la settimana dello sceicco ha distratto qualcuno dei giallorossi facendo dimenticare quale sia il core business di una squadra di calcio: lo lascerebbe intendere il gioco timido di un centrocampo cui neanche il rientro di De Rossi sembra dare forza. O forse è il forfait di Marquinhos, sostituito da un debuttante come Alessio Romagnoli, maggiorenne da un mese, a consigliare prudenza. Ciò nonostante, la Roma passa potendo contare sulla gentile collaborazione dell'arbitro Gervasoni: un quarto d'ora appena per valutare da rigore un tuffetto di De Rossi in area rossoblù. L'occasione che aspettava Totti per fare i conti con la storia: gol, 1-0, soprattutto il centro numero 225 in serie A, utile a sedersi accanto a Nordahl al secondo posto tra i bomber di ogni epoca. Sarebbero addirittura 300 da professionista per il numero dieci: uno ogni 22 giorni, in pratica, dal 4 settembre '94, giorno in cui un Totti ancora bambino trovava il primissimo centro di una carriera lunga già 21 anni. Eppure, quasi per contrappasso, a rovinare la festa al giocatore simbolo della Roma ci pensa proprio l'attaccante che la Roma non voleva più: neanche mezz'ora e Marco Borriello, anche lui su rigore, manda di traverso cotillon e video celebrativi trasmessi sui megaschermi dello stadio a un Olimpico quasi incredulo. E già costretto a trattenere il fiato sulle iniziative dell'ex avvelenato su cui salva ripetutamente Stekelenburg. Un copione che si ripeterà sistematicamente ad inizio ripresa, quando davvero il Genoa meriterebbe il gol utile a salutare, forse definitivamente, lo spettro della retrocessione. Ma il portiere si oppone al solito Borriello - e pensare che la Roma gli paga ancora il settanta percento dello stipendio - passando da epurato zemaniano a fac-simile del vice campione del mondo acquistato due anni fa. Tutti aspettano il gol ospite, invece il lieto fine premia la serata romanista. E da corner sbuca la testolina del debuttante Romagnoli: gol, lacrimee vittoria.

Sigillata dal marchio di un altro ex epurato come Simone Perrotta: il primo centro di un consigliere federale - e di un grillino - in serie A.

Normale valesse tre punti.

- MATTEO PINCI

Anche questo non è male, ma secondo me il migliore e irraggiungibile è Stefano Romita.

Lativm88

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Benché l'articolo su robben sia davvero ai confini con la stupidità cosmica, quello di romita è imbattibile.. Hanno fatto sesso con la Lazio e gli è pure piaciuto!

Riassume in sè il parlarprimismo tipico degli accattoni.

Sarebbe da mandare via mail a romita e scriverci come commento una risata di titaniche proporzioni o magari un allegato con lo Spot della durex sui lubrificanti

Flaminio

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Mi dispiace per Cagnucci, sempre ai suoi livelli, ma quest'anno il premio dovrebbe andare a Romita.
Ribadisco un estratto, fior da fiore:

(...) Nulla potrà fermarci. Abbiamo il Papa dalla nostra parte che ha scelto un nome che è una garanzia per tutti noi. E abbiamo il calciatore in attività più forte del mondo degli ultimi venti anni di storia del calcio. Che altro abbiamo? Abbiamo mezza stella d'argento da sceriffi già cucita sul rosso della maglia. Chi ce la strappa? Lotito e i suoi pennuti boys? La mala sorte? Un arbitraggio maledetto? Nulla. Tranquilli. Nulla potrà toglierci quello che è giusto, stabilito e deciso. Me ne tornerò senza voce, senza casco, senza sonno e senza fame. E nel tragitto che mi riporterà a casa farò un bel giro largo e passerò a Trastevere, mi farò tutto il lungotevere in un senso e nell'altro, salirò al Gianicolo e poi al Pincio, traverserò piazza Navona e Fontana di Trevi, urlerò in Prati, davanti a Vanni, tutto il mio amore per la Roma. E me ne tornerò a casa sfinito, sporco e sudato. Farò una lunga doccia. E mi siederò a tavola, sorridente. E realmente soddisfatto di essere nato qui. E da lombi saggi.

A questo giro non c'è discussione, dai... Gli altri, pur meritevoli, avranno tutto il tempo per rifarsi.



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Davy_Jones

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sono d'accordo ma tocca decidere il secondo e il terzo posto. li' c'e' gara.

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In realta' ci sarebbe un articolo di Cagnucci che chiuderebbe definitivamente la contesa.
Ma non posso appropriarmi di due nominescions, vero ?

:DD

COLDILANA61

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Gli articoli sul caciomercato , ricicciano tutti gli anni . Cambiano solo i protagonisti . Probabilmente 70 anni FA scrissero qualcosa su Piola e sullo scipparci il piu' forte di tutti i tempi.

Non ci sono dubbi , la concomitanza EVENTO/RISULTATO/PREVISIONE , assegna il premio a romita .

Questo non e' l'oscar per la miglior interpretazione , questo e' l'oscar alla CARRIERA.

indimenticabile !

Baldrick

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Quella stella che non perderemo mai         
      
Mercoledì 29 Maggio 2013 23:01
TONINO CAGNUCCI

In queste notti di maggio qualcuno ha paragonato la sconfitta di domenica con quella in finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool il 30 maggio. Oggi è il 30 maggio. Non c'è niente di più lontano. Quella notte il cielo si oscurò con i colori di Roma veramente e quella sera è rimasta sulle nostre palpebre, la rivediamo ogni volta che le chiudiamo. Eccola. Sta sempre qui, abbandonata... Non c'entra niente il 30 maggio con questo 26 che fa rima con niente. Il 30 maggio è la nostra ferita per antonomasia e non sarà mai rimarginata, ma spurga orgoglio, dignità, storia. Non va tamponato il 30 maggio, perché tutto quello che ne fuoriesce sono ricordi, sorrisi, battiti, profumi, Roma. Esempi. E ancora e soprattutto: orgoglio, dignità, storia. Mai, mai, mai, mai la Roma è stata così Roma come quel giorno. Mai così grande. Mai così in alto. C'è un momento che la immortala, letteralmente purtroppo. Quando Ago salta dopo il suo rigore: in quel momento la Roma è in vantaggio sul Liverpool dopo la prima serie dei rigori. In quel momento è Roma Giallorosso 2-Liverpool Biancorosso 1 (c'era scritto così sui maxischermi). In quel momento la Roma è Campione d'Europa. Quel momento non è stato più raggiunto. Oggi è 30 maggio. Non c'è niente di più lontano da oggi.
Il 26 maggio del 2013 il cielo s'è oscurato e non nei colori di Roma. Il 30 maggio la Roma non ha perso la partita col Liverpool, ed era il Grande Liverpool, il 26 maggio la Roma ha perso contro la lazio, contro Biava, Konko, ma pure a scrivere Lulic si capisce il senso tombale della rovina (vero caro Pjanic?). Il 26 maggio è una vergogna, una macchia, un'onta. La sconfitta più umiliante della nostra storia proprio perché capitata contro quello che giustamente Totti ha definito come il niente calcistico. Per un romanista la lazio è un fastidio, un interrogativo (come fai a tifarci? come fanno a dirsi romani se insultano il nome di Roma?), un enorme esercizio antropologico di comprensione, una palestra di democrazia visto che capita di avere amici o parenti o - più difficilmente - amori così. Il silenzio di Roma di questi giorni, sotto il cielo oscurato, dà questo senso: che la Città è nostra, che la Città è triste. È una Città che non vota, è una città dove non arriva la Primavera. È una città che non sta soffrendo perché ha perso con la lazio (questa soddisfazione loro non ce l'avranno mai da nessun romanista che si dica tale, e forse dopo questa Coppa, forse, lo capiranno e sarà ancor più frustrante per loro: nessun successo potrà colmare mai la distanza che c'è fra una polisportiva, podistica, squadra di calcio che sia e un'idea, un sentimento, un nome che è Roma e il suo sangue, la sua gente, la sua passione); è una città che è sgomenta di aver visto questo niente. Noi tutti Rutger Hauer che siamo andati a largo dei Bastioni di Orione e abbiamo visto Oddileone segnare a Berlino, il terzo gol col Goteborg, la rimonta col Dundee, il dito di Nela, le file di quartiere per un biglietto con un Re di Coppa, lo stadio Olimpico degli ottantamila, ogni volta, ogni giorno, ogni sera. Noi adesso abbiamo perso contro Claudio Lotito una Coppa.
Il 30 maggio e il 26 maggio sono i nostri poli, i nostri limiti, dovrebbero rappresentare per un romanista il concetto della differenza. Oggi a Trigoria dovrebbero pensare a questo. Proprio oggi, come un minuto di silenzio lungo un giorno.
Oggi è il 30 maggio. Studiatelo. Oggi è il 30 maggio rispettatelo. E fatelo con la Storia della Roma. Sappiatelo il 30 maggio. Vivetelo il 30 maggio. Noi veniamo da lì, noi siamo ancora fermi lì: campioni d'Europa per un attimo e mai sconfitti, mai sconfitti nella partita più importante della nostra storia. Noi siamo la Roma. Noi non possiamo perdere con la lazio, noi la lazio non la contempliamo. Erano a giocare con la Cavese loro. E se ci pareggiavano 2-2 facevano festa. Quella notte ha scolpito i nostri confini, i nostri destini, i nostri e i vostri doveri. Tornare lì, andare lì, mirare lì da dove arriviamo, dove dobbiamo tornare, dove vogliamo, preghiamo, di riessere. Bagnarsi di tutto ciò che Roma. Che non è retorica, che non è poesia spicciola, ma per esempio è un logo da rispettare, è un sentimento: sapete quante iniziative ci trovate dentro un sentimento?
Nessuno si dimetta, troppo facile. Se qualcuno ha questa idea prima completi il lavoro che è chiamato a fare. Nemmeno assumersi tutte le responsabilità è una mossa che porta a chissà cosa, anzi non porta a niente: è qualcosa a metà tra un esercizio narcisistisco (testo consigliato "Donare il tempo" di Jacques Derrida) e un autolavaggio di coscienza. Eroi nel vento. Si ascoltino i tifosi per il logo, si tolga per la prossima stagione il nome dei giocatori dalle maglie per rendere visibile e manifesta a tutti che la Roma non può accettare quella sconfitta. Si ufficializzi prima di adesso non solo l'allenatore (stiamo aspettando le ferie di Berlusconi e sono passati tre giorni, e in tre giorni si fanno tante cose, si sa) ma al tecnico si affidino veramente le chiavi dello spogliatoio: per tattica e disciplina, per scelta dei giocatori. Si prenda un portiere forte e soprattutto in quel ruolo si decida che il numero uno sia soltanto uno, quello per forza (alla fine questa Coppa l'abbiamo persa anche per la questione irrisolta dai tempi di Tancredi del portiere); si comprino giocatori voluti dall'allenatore e che siano tutti di livello, ma si compri anche un nome, un campione, un trascinatore, un fuoriclasse coi piedi e con l'anima. Questo maggio è simile a quello del 2000 quando Franco Sensi finalmente rispose alla lazio comprando Gabriel Omar Batistuta: è in quel momento che abbiamo vinto lo scudetto. A fine maggio del 2000, non il 17 giugno del 2001. Non si nomini e non si pensi a nessun 17 giugno 2001, si guardi in videocassetta (non solo è vintage, ma implica più premura e attenzione nella visione) la sconfitta del 26 maggio per non dimenticare mai il punto più basso. La Roma di Spalletti dopo il 7-1 a Manchester venne in conferenza a chiedere scusa e tutti i suoi giocatori dissero una cosa: "Non dobbiamo dimenticare l'Old Trafford". Una sconfitta può essere un patrimonio se la trasformi in qualcos'altro. Se prendi il dolore e ci metti le mani dentro. Se immagini e senti le lacrime, anche quelle inghiottite dentro, dei tuoi tifosi. Se pensi ai ragazzini che sono andati a scuola con la sciarpetta prima della partita e, ancor di più, dopo quella partita. Se ascoltaste tutti i "Forza Roma" chiusi dentro alla gola, se capiste veramente che cos'è la Roma. Tutti si appendano la foto della Curva Sud davanti agli armadietti e negli uffici, sognando di diventare loro: i tifosi della Roma che hanno esposto domenica questo striscione: "Il cielo si oscurò con i colori di Roma". Un esercito di Shakespeare. Oggi è 30 maggio e il 30 maggio fra le sue tantissime altre cose - le cose della vita quelle che fanno piangere i poeti - ci ha insegnato che c'è sempre un'altra partita. C'è sempre anche quando non sembra. C'è stata anche dopo il 30 maggio. Era un 26 (di giugno) è stata l'ultima volta che Agostino Di Bartolomei ha giocato con la Roma. La sua maglia non aveva il suo nome, perché lui era quella maglia. L'ultima cosa che ha fatto è alzare al cielo la Coppa Italia. È l'ultima cosa che ha toccato Agostino, quella Coppa. Stella poi c'è diventato lui. E quella Stella noi non la perderemo mai. Forza Roma.

Sonni Boi

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Citazione di: Rivolazionario il 23 Giu 2013, 18:26
In realta' ci sarebbe un articolo di Cagnucci che chiuderebbe definitivamente la contesa.
Ma non posso appropriarmi di due nominescions, vero ?

:DD

come no! Io l'ho fatto (lo sceicco e Robben)!

Dai dai dai!

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io proporrei alla nomination anche Rinaldo Boccardelli (come fatto in precedenza). questo articolo è poetico nel suo essere trash

Tor di Valle, Roma: 27 settembre 2016

Martedì 27 settembre 2016, il tramonto a Roma Sud scatena infuocati giochi cromatici sulla linea dell'orizzonte. Il rosso che vira verso il viola e il giallo intenso abbracciano il blu e si tuffano nel mare di Ostia. L'estate è finita solo per il calendario e l'ottobrata romana non ha fretta di proporsi con i suoi languori preautunnali.


Martedì 27 settembre 2016, il tramonto a Roma Sud scatena infuocati giochi cromatici sulla linea dell'orizzonte. Il rosso che vira verso il viola e il giallo intenso abbracciano il blu e si tuffano nel mare di Ostia. L'estate è finita solo per il calendario e l'ottobrata romana non ha fretta di proporsi con i suoi languori preautunnali. Un flusso imponente di auto, moto, autobus, convogli della metro puntano verso lo stesso obiettivo. E' una serata speciale, un giorno importante. La Roma debutta in casa nel suo girone di Champions. La prima nel nuovo splendido impianto di Tor di Valle, là dove una volta c'era l'ippodromo di King, Soldatino e D'Artagnan. Del Pomata e di Mandrake, consacrati alla memoria collettiva. Sold out da giorni per un giorno atteso da tutta la città giallorossa. Pochi avrebbero scommesso su questo che si annuncia come l'evento dell'anno. Perché c'è una festa nella festa, un pieno di emozioni da vivere trattenendo il fiato e dando voce alla passione. Migliaia di cuori diretti verso l'avveniristica struttura per poter dire quel giorno c'ero anch'io e ho gridato forte perché una volta di più ne valeva la pena. L'attesa sale e l'atmosfera è da sogno mentre il tifo ribolle e l'inno di Britten, mutuato da Haendel, fa vibrare l'anima giallorossa di una città. La Sud è un muro d'amore quando le due squadre fanno l'ingresso in campo. Si scorge subito la sua sagoma, accolta per l'ennesima volta, ma stavolta di più, da un'immensa ovazione. C'è il Capitano davanti a tutti, ancora e sempre lui a guidare la magica. Proprio oggi che compie quarant'anni. Un sogno. Un sogno?

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Zeman unica via   
Scritto da Redazione   
Domenica 03 Giugno 2012 07:10

TONINO CAGNUCCI
Ancora deve cominciare e c'è già un ritornello: «Zeman l'hanno preso mica perché so' convinti ma perché così se tengono bona tutta la piazza». A Roma sono in molti a sostenere questa ipotesi, per cui Baldini e Sabatini come dei perfetti cretini avrebbero un tornaconto che è qualcosa a metà fra un autogol e un paradosso: passare per pavidi, per gente che rinuncia ai progetti, anzi al famoso progetto, come se improvvisamente avessero paura dell'impopolarità, loro che hanno portato Luis Enrique da Gijon a cercare di far giocare dieci giocatori nell'altra metà campo, loro, uno con un curriculum da Don Chisciotte e l'altro con una faccia e con la poesia feroce di Bukowski. Come se la piazza di Roma si possa rabbonire. Roma ha sperculato papi e imperatori, ha cestinato con nonchalance miti e allenatori; la piazza di Roma è piazza vera, quella che sta in fondo alla strada, da sampietrino e da sercio - sempre pronto per il primo Golia che passa – è una piazza sdraiata tra la bellezza e la storia che ha visto troppo malaffare banchettare sui marciapiedi: non la [...] così. «Che vai cercanno dotto'?» disse l'usciere di Cinecittà la prima volta che vide Fellini e Fellini ci girò "Roma".

Perché questa è Roma. Altro che Sparta. Un altro film. Altro che una scelta facile. Il vero paradosso è proprio questo: la scelta di Zeman sta passando per comoda, una pisciatina. In fondo in fondo anche questo è quasi un miracolo. Vuol dire che si dà per scontato che Baldini e Sabatini siano personaggi che con i Moggi di questo mondo ovviamente non hanno niente a che spartire. Come se fossero naturalmente in sintonia col sentire del Boemo, con le sue convinzioni feroci, poetiche, trasparenti, pure, pure e poi pure. Insomma nessuno s'è posto il dubbio: ma uno così va bene a due così? Perché la risposta è talmente sì, da non esserci domanda. Questo è bello. Ma è un Why e un Because(omaggio all'Albanese che l'ama tanto) che va dialettizzato, non dimenticato.
Quando Zeman fu cacciato da Roma Sensi fu quasi costretto a farlo, la pronunciò pure questa costrizione: «Con Capello siamo meno nemici del Palazzo». Adesso si dà talmente per scontato che la dirigenza della Roma sia altro da pratiche supine e schifose di corridoio che Zeman è persino diventata una scelta comoda. Come se prendere un allenatore che è stato esiliato, mobbizzato, calunniato, infamato da tutto un sistema per almeno un decennio (l'hanno mandato al Bosforo al confino tra due continenti per il sadico gusto di fargli provare la paura del precipizio) con zero trofei nell'Albo d'Oro della storiografia ufficiale, quella scritta dai cosiddetti vincitori (per lo più gente che s'è saputa vendere e piegare tanto da ricevere un premio o un bel posto di lavoro) sia addirittura una decisione a favore di vento. Come se Zeman fosse la maggioranza che sta, la convenienza, come se Zeman non fosse Roma. Eccola la bellezza di tutta questa storia, sta in un sillogismo: Roma è naturalmente zemaniana. Che lo siano anche Baldini e Sabatini è un'implicitazione che però non va banalizzata, ma celebrata, condivisa, capita, spiegata vele al vento. In controvento. Zeman è la Roma, quella di Baldini e Sabatini non è stata nemmeno una scelta, e Zeman non è stato nemmeno un ritorno. Qualcosa di più. Di diverso. Di romanista. Di zemaniano. Il ritorno semmai Zeman l'ha fatto a Foggia l'anno scorso. Il ritorno è un viaggio al punto di partenza. Una O. Da Zemanlandia a Zemanlandia. Il ritorno è un'andata e ritorno, è un qualcosa di economico, un dare e ricevere. E' il viaggio di Ulisse, la O di Odissea. Ma poi Ulisse una volta tornato a Itaca ha sentito la nostalgia di quello che poteva ancora vedere. Non ci si è fermato. Per Zeman la Roma è sempre stato un andare più in là, la O di Oltre semmai. Più che la tela di Penelope qualcosa a metà fra la ragnatela di Liedholm e quella di Spalletti che era punk. E' sempre stato così da quando quel maggio lì venne per la prima volta – la prima grandissima mossa di Franco Sensi che in un colpo cortocircuitò tutta quella lazialità antistorica che stava montando persino a Roma - e fece l'inchino ai tifosi della Roma facendo vedere persino il cuore oltre all'arte suprema del suo giocare.
Zeman è uno che andava a vedere la Roma quando non lo facevano allenare. Da tifoso fra tifosi, tutti in piedi sul banco per lui, Maestro dell'Attimo Fuggente che non è mai fuggito. Rieccolo qui perché non se n'è mai andato. Sull'Aventino casomai ce l'hanno spedito ma lui da lì s'è messo soltanto a vedere meglio Roma, che dà lì – se possibile – è ancora più bella. S'è innamorato e non l'ha dimenticato. Non è nemmeno un merito, ma una condizione. Se sei romanista lo sei per sempre. Non è stato un ritorno e non è stata una scelta, ma qualcosa di fisiologico, di dovuto – nella maniera meno scontata e più imprevista possibile – come un'attrazione magnetica («il calcio attrattivo» raccontato da Baldini), qualcosa che assomiglia alla marcia dei pinguini, che senza mappe, indicazioni, strade e vie, si ritrovano a distanza di anni nello stesso punto, allo stesso momento, tutti insieme. Zeman alla Roma è in Natura. Ed è Cultura. Sintesi hegeliana. Percorso da uomo. Quello di Zeman è iniziato in Italia proprio da Cinisi, il paese dei cento passi. Senza fare accostamenti esagerati, la mafia anche Zeman l'ha denunciata. Nel calcio. E l'ha pagata. La paga ancora. Forse la pagherà. Ma a Roma sarà qualcosa di sublime farlo insieme. Con questa Roma che ha come unica grande preoccupazione quella che dovrebbero avere tutti: la rivoluzione. Questo è il progetto che gli piace tanto. Ah sì, la cosa più bella di ieri, ieri che è già domani, è stata che l'uomo delle pause, dei grandi silenzi, delle smorfie eleganti, lo strutturalista della Scuola di Praga che svuota luoghi comuni e modi dire, è stato lui a dire: «Io credo al progetto». Mi sa che non l'ha fatto per rabbonire la piazza. O no? Io credo in Zdenek Zeman. La bandiera che puoi tirare fuori sempre.
Se sei romanista sei contro, sennò sei qualcos'altro, magari bello e bravo, ma non romanista. Se sei romanista tutto questo ti galvanizza. Se sei romanista non puoi esse' nient'altro che romanista. E' il tuo 4-3-3 dentro. E fuori. La tua posizione dentro e fuori dal campo. Davanti o dietro la panchina, dove si mise a Lecce quando capì che quello che si giocava non era pallone, ma calcio di Calciopoli. Se sei romanista lo sei sempre e comunque, non proprio contro chiunque ma sicuramente contro quello che è Palazzo, establishment, convenzioni, potere, pazienze diplomatiche, burocrazie colpevoli, leggine fatte ad hoc e a cazzo, furbizie fatte passare per esperienza o per costume. Così fan tutti ma non così fa Zeman. «Come faccio a essere felice nella vita?». Chiese una volta da ragazzino Vincenzo Cerami - uno de più grandi zemaniani viventi - a Pasolini che insegnava nella sua scuola di Ciampino. «Basta che non fai quello che fanno tutti», rispose Pasolini che zemaniano lo sarebbe sicuramente diventato.
Zeman ha fatto quello che non ha mai fatto nessuno: denunciato il sistema da dentro. La rivoluzione. E quando l'ha fatto stava alla Roma, era della Roma, aveva la maglia della Roma. Questo è quello che lo eterna romanista. Ciò che lo riporta a casa. Poi sono passati quattordici anni. E sono tanti, anche se adesso si può avere l'animo leggero e vederli come attimi. C'è un non so che di mastodontico, di geologico in questo ritorno senza ritorno che si somma a un altro, quello di Baldini pure lui esiliato da Roma e dall'Italia, dai poteri forti per lo stesso motivo. Come se la storia si fosse data appuntamento contro ogni senso, contro ogni storia, per raccontarne una mai vista, come un risarcimento, una giustizia più grande della legge.
Il miracolo è che in tutto questo tempo Zeman non ha vinto scudetti, trofei, oscar televisivi eppure continua a rappresentare la cattiva coscienza dei mafiosi e la speranza di chi ama il pallone, o forse semplicemente di chi ama. E' l'unico modo per far vincere la rivoluzione.


Questo e' uno dei migliori articoli che ho mai letto in tutta la mia vita.
Un viaggio che non mi ha fatto mai fare neanche The Dark Side of the Moon.
C'e' neologismo, speranza, lirismo, c'e' tutto Cagnucci.
Anche troppo.

Biafra

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Citazione di: Baldrick il 23 Giu 2013, 18:40
Quella stella che non perderemo mai         
      
Mercoledì 29 Maggio 2013 23:01
TONINO CAGNUCCI

Il colpo di reni del fuoriclasse che non ci sta a perdere.
Tonino,
simbolo romanista,
Tonino,
mai domo.
:hail:

Citazione di: Rivolazionario il 23 Giu 2013, 18:26
In realta' ci sarebbe un articolo di Cagnucci che chiuderebbe definitivamente la contesa.
Ma non posso appropriarmi di due nominescions, vero ?

:DD

Posta, posta...
come diceva l'omino del circo: "più gente entra, più bestie si vedono!"
:srm:


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