Su Il Riformista di oggi un bellissimo articolo su una antica squadra di Amburgo, il Santi Pauli.
La società è in mano ai tifosi, sulla base dei principi dell'azionariato popolare.
Seguiranno stralci di questo articolo.
ahahaha, ce li vedo proprio certi soggetti con la capoccia rasata e la mano a paletta che frequentano la nord prendere esempio dal glorioso St Pauli...
Squadra per cui simpatizzo molto blandamente (tipo chi non segue il calcio per la juve) da quando me ne ha spiegato la filosofia un tedesco vicino di casa qualche anno fa :beer:
non conosco la storia del St. Pauli, ma a pelle credo si tratti di qualcosa di affascinante.
noi abbiamo già una presidenza e una dirigenza all'altezza, però é un'esperienza che potrebbe tornare utile al Bologna, alla Sampdoria e, nel caso non si concretizzino gli arabi, i russi i russi gli americaani, anche alla roma.
un'esperienza esaltante, da provare.
Una squadra mitica, quando ho saputo della promozione in bundes ho brindato alla loro con una birra
E' un articolo che racconta di questa società che ha 100 anni di storia, guidata con l'azionariato popolare, che ha fatto non moltissime apparizioni in Bundesliga, che parte di un quartiere di operai e di bordelli del porto di Amburgo e la cui tifoseria si è da sempre contraddistinta per posizioni apertamente anti naziste con iniziative in campo sociale (nell'articolo si parla di azioni verso Cuba).
Una storia curiosa, che parla di tifosi che sono anche azionisti della società e ne decidono le sorti.
Da qui a tentare di seguirne l'esempio per la nostra lazio ce ne corre.
resta il fatto che
un'altra LAZIO è (sempre) possibile.
Più tardi gli stralci
St. Pauli became the first team in Germany to officially ban right-wing nationalist activities and displays in its stadium in an era when fascist-inspired football hooliganism threatened the game across Europe
St. Pauli enjoys a certain fame for the left-leaning character of its supporters: most of the team's fans regard themselves as anti-racist, anti-fascist and anti-sexist, and this has on occasion brought them into conflict with neo-Nazis and hooligans at away games. The organisation has adopted an outspoken stance against racism, fascism, sexism, and homophobia and has embodied this position in its constitution.
The club prides itself on having the largest number of female fans in all of German football. In 2002, advertisements for the men's magazine Maxim were removed from the team's stadium, in response to fans' protests over the adverts' allegedly sexist depictions of women.
Citazione di: hankmoody il 30 Gen 2011, 16:56
ahahaha, ce li vedo proprio certi soggetti con la capoccia rasata e la mano a paletta che frequentano la nord prendere esempio dal glorioso St Pauli...
Qui
http://www.mylazionet.net/forum/index.php/topic,3602.msg408186.html#msg408186
è spiegato qualcosa sil Sankt Pauli da qualcuno che se ne intende ;))
Un mio carissimo amico (tifoso del bayern) mi ha detto: in Germania il cuore di chiunque sia vagamente di sinistra batte in segreto anche per il Sankt Pauli, al di là della squadra per cui fa il tifo.
È il motivo per cui proprio la scorsa settimana, a Colonia, mi sono comprato una maglietta dei tifosi del St. Pauli!
:beer:
:beer: (per emi.grato)
In primavera prendo il coraggio a du' mano e ci vado allo stadio
:=))
al di là delle battute di stampo politico portate solo per svilire chi tentava di fare un discorso serio che dire..
caro fish, quello di cui parli te è il sogno dei sogni, il desiderio dei desideri .
Il sogno che io stesso avrei se fossi il presidente e tifoso di questa squadra ovvero consegnare la gestione della società a coloro che ne forniscono gli introiti (tifosi) eliminando per sempre la possibilità per chiunque di rilevare la lazio per un proprio interesse personale, di qualunque tipo.
I laziali non sono i fascistelli come qualcuno vorrebbe dipingere, e mi rammarico che si faccia anche qui dentro, i laziali sono le centinaia di migliaia di tifosi onesti, normali, brava gente che amano questa squadra, niente più.
Come lo siamo noi, come lo sono stati i nostri padri.
Quest'impostazione avrebbe senso sopratutto in un periodo dove si dice non esistono più facoltosi disposti ad investire sulla squadra del cuore ma esistono solo presidenti amministratori che ne gestiscono i soldi.
E' un bellissimo sogno, io te l'appoggerei a prescindere , socio numero 1.
Credo però sia più facile, al limite, trovare qualche altro presidente.
Un progetto del genere sarebbe possibile solo con la volontà di un grande socio fondatore, magari proprio il presidente che se ne faccia promotore e lo metta al centro dei proprio obiettivi.
Ma dubito fortemente, che un simile progetto , possa essere nei suoi obiettivi.
(http://www.hamburg-web.de/fotos/original/12523-FC-St-Pauli-Heimtrikot-Auswaertstrikot-2010.jpg)
(http://2.bp.blogspot.com/_4Mrvbtq3z1E/TBFcStpEH5I/AAAAAAAAAAU/sHFBMRIJvfE/s1600/St.+Pauli.jpg)
(http://www.bundesliga.de/media/images/00_vereinsbilder/st__pauli/st_pauli_fans_468x345.jpg)
Un gol nel derby contro il HSV Hamburg
Bella storia, grazie Fish.
Da notare, secondo Wikipedia, come la svolta per il club passa attraverso il nuovo stadio.
Stadio non realizzato in culonia, ma nel cuore pulsante del quartiere; scelta coerente per un club consapevole dei propri limiti finanziari e che quindi, giocoforza, sceglie decisamente la via di una forte identificazione con il territorio del proprio bacino d'utenza.
Questo tipo di scelta, romanticamente molto bella, mi lascia però sempre l'atroce dubbio di una forma di auto-ghettizzazione che sembra precludere a priori un eventuale cambiamento in senso "moderno".
Per essere più chiaro, in una società del genere così orgogliosamente "autarchica", sembrerebbe impossibile l'arrivo di un presidente alla Cragnotti (con tutto quel che ne consegue vittore e rischio botto incluso).
Citazione di: GiPoda il 30 Gen 2011, 23:55
Bella storia, grazie Fish.
Da notare, secondo Wikipedia, come la svolta per il club passa attraverso il nuovo stadio.
Stadio non realizzato in culonia, ma nel cuore pulsante del quartiere; scelta coerente per un club consapevole dei propri limiti finanziari e che quindi, giocoforza, sceglie decisamente la via di una forte identificazione con il territorio del proprio bacino d'utenza.
Questo tipo di scelta, romanticamente molto bella, mi lascia però sempre l'atroce dubbio di una forma di auto-ghettizzazione che sembra precludere a priori un eventuale cambiamento in senso "moderno".
Per essere più chiaro, in una società del genere così orgogliosamente "autarchica", sembrerebbe impossibile l'arrivo di un presidente alla Cragnotti (con tutto quel che ne consegue vittore e rischio botto incluso).
penso che questo sia l'ultima delle loro preoccupazioni :P
Sankt Pauli è anche un grande quartiere a luci rosse d'Europa, il quartiere notturno più attivo in citta, luogo di torbidi commerci e di artigiani che producevano le corde per le navi da cui Reeperbahn (la via dei cordai), la principale strada del quartiere. Insomma, è.
Anche se molto è cambiato, il quartiere mantiene quel carattere anarchico senza essersi snaturato troppo.
Allo stesso modo la squadra di calcio e i suoi tifosi. I tifosi, proprietari del club da sempre secondo la formula dell'azionariato popolare, vantano una lunga militanza politica antifascista. Punto forte della società e il merchandising, con cento punti vendita nel territorio tedesco e referenti n tutto il mondo, dall'Australia fino all'Italia.
Altro punto di forza i tifosi che anche economicamente sostengono il club.
Tutto questo non ha impedito ai tifosi di rifiutare di concedere il nome dello stadio a una sponsorizzazione privata, giudicata un'operazione commerciale non in linea con lo spirito dei pirati.
Lo stadio è il Millerntor Stadion, capace di 23 mila posti. Intitolato per quasi trent'anni al presidente Wilhelm Koch, che aveva guidato la squadra per i trent'anni precedenti, nel 1998 un'assemblea dei soci decise di tornare al vecchio nome sotto pressione dei tifosi che imputavano allo storico presidente trascorsi, seppur marginali al partito nazionalsocialista.
Fuori dallo stadio un cartello ricorda chi ha combattuto il nazifascismo con il pallone
Zum Gedenken an die Mitglieder und Fans des FC ST. Pauli, die wahrend der Jahre 1933 bis 1945 durch die Nazi-diktatur verfolgt oder ermodet wurden (in memoria dei soci e tifosi di FC. Pauli, che sono stati negli anni 1933-1945 perseguitati dalla dittatura nazista – mia traduzione con google; si chiede anticipatamente scusa ai netter che sanno il tedesco).
Fino al 1977 non salì in Bundesliga, mentre negli anni ottanta comincia la sua ascesa fino a diventare un fenomeno culturale amato in città e fuori. In questo periodo decuplicano le presenze allo stadio e viene adottato il simbolo non ufficiale del Jolly Roger (bandiera piratesca raffigurante due tibie incrociate sotto a un teschio).
I problemi iniziano nel nuovo millennio. Dopo la breve apparizione in Bundesliga (2001-02) il club rischia ancora una volta la bancarotta. A quel punto i supporter intervengono nel 2003 con la Retteraktion (raccolta fondi per salvare l società).
Furono organizzati concerti, stampate e vendute nel giro di sei settimane, più di 140 mila magliette con lo stemma del Sankt Pauli e la scritta Retter (soccorritore) raccogliendo 900 mila euro.
Altri fondi furono raccolti sulla Reeperbahn e al mercato ittico, vi furono poi 200 mila euro di donazioni libere e la mobilitazione della birreria Astra (sponsor del Sankt Pauli) con una campanga "Astra Trinken – St. Pauli retten" per cui per ogni cassa venduta un euro andava al salvataggio della società, furono raccolti più di 120 mila euro che si aggiungevano ai 20 mila raccolti dai pub del quartiere che avevano promosso la campagna Saufen fun Sankt Pauli (sbevazza per il Sankt Pauli).
Si mobilità anche il Bayern Monaco per una partita amichevole per la raccolta fondi con la quale furono raccolti 270 mila euro.
La maggior parte degli introtiti vennero dalla vendita al Comune di Amburgo del Jugenlestingszentrum am Brummerskamp (cnetor ricreativo giovanile) per la cifra di 720 mila euro.
Dopo la retteraktion si cominciò a pensare gli altri
2005 Viva con agua de Sankt Pauli per l'aprpovigionamento d'acqua in cento scuole de L'Avana a Cuba.
Lo stadio del Sankt Pauli ospita il campionato per rifugiati politici e nel 2006 il mondiale per naizoni non riconosciute (da nonconfondoere con la VIVA World Cup vinta nel 2008 dalla Padania) che ha visto trionfare il Cipro Nord di fronte a Groenlandia, Zanzibar, Gibileterra, Repubblica di Sankt Pauli e Tiber (a cui la FIFA chiese di non giocare sotto pressione cinese).
Ancora sull'impegno sociale dei tifosi
Lotta al razzismo
i tifosi del St. Pauli tra i primi a condannare atti di razzismo nei confronti di giocatori di colore
Lotta al sessismo
I tifosi si impongono contro lo sponsor della rivista maschile Maxim considerato sessista e misogino.
Altro episodio riguarda il proprietario del Susis Show Bar (noto locale di lapdancer della citta) che in un box dello stadio aveva organizzato degli spettacolini d'intrattenimento con ballerine al palo che si esibivano durante le partite. Il presidente Stefan Orth, pressato dai tifosi ha dovuto imporre lo svolgimento di questi spettacoli nel box dedicato, solo prima e dopo la partita, mentre durante la gara le ragazze sono costrette a rimanere vestite e se dovessero ballare anche solo una volta senza veli saranno costrette a lasciare lo stadio.
Citazione di: gigiazzo il 30 Gen 2011, 22:54
È il motivo per cui proprio la scorsa settimana, a Colonia, mi sono comprato una maglietta dei tifosi del St. Pauli!
:beer:
:beer: (per emi.grato)
In primavera prendo il coraggio a du' mano e ci vado allo stadio
:=))
Un :beer: anche per te!
E voglio vedé se me chiami per annacce insieme...
Tra l'altro Amburgo merita in assoluto.
A parte questo vorrei ricordare un'altra originale iniziativa della societá St.Pauli, segnalata dalla puntuale e preparatissima Regina in un altro topic. Forse per primi, come club di calcio, hanno organizzato all'interno dello stadio un asilo in modo tale che anche chi ha bambini piccoli possa seguire la squadra del cuore. Mi sembra una cosa intelligente.....
Citazione di: fish_mark il 31 Gen 2011, 00:57
Fuori dallo stadio un cartello ricorda chi ha combattuto il nazifascismo con il pallone
Zum Gedenken an die Mitglieder und Fans des FC ST. Pauli, die wahrend der Jahre 1933 bis 1945 durch die Nazi-diktatur verfolgt oder ermodet wurden (in memoria dei soci e tifosi di FC. Pauli, che sono stati negli anni 1933-1945 perseguitati dalla dittatura nazista – mia traduzione con google; si chiede anticipatamente scusa ai netter che sanno il tedesco).
Non sono un fenomeno ma direi che stavolta Google ha fatto un lavoro corretto.
E anche te, che ti curi di darci questi spunti.
:beer:
Facciamo un po' di rassegna stampa sul tema. Io con i miei discreti mezzi ho trovato qualcosa di interessante sui quotidiani degli ultimi 5 anni. Sono certo che molti di voi sapranno fare di meglio.
Quanto vi riporto è semplicemente il contenuto degli articoli e non sempre rappresenta la mia personale opinione sulla faccenda. Anche questo è un contributo all'approfondimento e alla discussione.
Buona lettura.
La rivoluzione del calcio inglese. Il Governo vuole i tifosi nei Cda (Il Riformista del 30 marzo 2010)
Sul calcio inglese era stato presentato dal governo un progetto di risanamento, un piano innovativo che il precedente premier Gordon Brown aveva in animo di introdurre nel programma dell'esecutivo, se avesse vinto le elezioni. Vediamo punto per punto le proposte:
il 25% del capitale di OGNI squadra rimanga nelle mani dei tifosi, per rappresentare il legame tra ogni club e il suo territorio;
in caso di vendita della società i sostenitori possono sfruttare una finestra temporale prioritaria per organizzare una cordata e fare un'offerta (un diritto di prelazione).
Nel progetto di Brown si pensava anche di rinnovare i vertici del calcio inglese.
si fissava un termine entro il quale la Federcalcio britannica dovesse risolvere ogni conflitto di interessi;
l'attribuzione alla FA della competenza sul controllo dell'asseto societario e finanziario dei club.
Inoltre, riguardo alla pesante situazione debitoria del calcio britannico si citano i casi del Portsmouth con 70 milioni di euro di debiti, del Manchhester United pronto a emettere bond e del Liverpool che pensa di vendere lo stadio di Anfield Road.
Il modello estero: tifosi nell'azionariato (Il Sole 24 ore del 14 maggio 2006)
Nell'articolo si cita una precedente intervista pubblicata sempre sul Sole24ore del professor Vitale economista d'impresa che fa le sue proposte per ristrutturare il mondo del calcio:
superamento del vecchio modello di Spa a fini di lucro e aumento del livello di corporate governante di queste ultime;
Aprire le porte dei consigli anche ai sindaci delle città;
Data l'incapacità dei club di autoriformarsi, c'è bisogno di una legge dello Stato per rifondare l'intero sistema;
forma legale dei club con l'adozione del modello dualistico alla tedesca che rafforza il ruolo degli indipendenti.
Inoltre si fa riferimento ai Supporters trust
Si cita il caso delle squadre tedesche - come riferisce Baroncelli docente di economia e gestione delle imprese all'Università Cattolica del Sacro cuore a Milano – dove la legge prevede che la quota di controllo delle società calcistiche (51%) sia detenuta da club di tifosi e associazioni sportive che hanno a cuore proprio sul piano emotivo oltre che economico il destino della squadra.
In tal senso si propone un modello italiano del supporters trust come gruppo selezionato di tifosi che diventano azionisti di maggioranza della squadra formula a metà tra la public company e il modello padronale italiano, già adottata in Spagna da squadre come Barcellona. Al riguardo si fa presente l'esperienza francese dove i comuni possono entrae nell'azionariato delle squadre (Olimpique Marseille).
Sul supporters trust nell'articolo si avverte sul rischio di evitare che formazioni di ultras, mascherate da club rispettabili, entrino nell'azionariato.
In un lavoro dal titolo The State of the Game, pubblicato dalla Birbeck University of London sul tema del governo societario dei club, si parla della battaglia per il controllo del MANU, del collasso finanziario del Borussia Dortmund fino allo scandalo del presidente del Chersterfield Darren Brown che nel 2001 fu condannato a quattro anni di reclusione per aver svuotato le casse della società per 800 mila sterline.
Stadi privati e aperti il calcio entri sul mercato (La Stampa 30 gennaio 2007)
Intervista a Giovanna Melandri (allora ministro dello sport e delle politiche giovanili) che parla di
Stadi privati non per le legge anche se la direzione è quella. Laddove non ce la facessero economicamente i club potrebbero farsi affiancare da altri privati. Perché lo stadio diventi un polo di intrattenimento e attività commerciali – per esempio ristoranti, palestre – è necessario che viva sette giorni su sette.
Si dice disposta a mettere a disposizione "una rete di "project financing" anche perché non esistono alternative a questo modello".
Oltre a stadi e diritti TV si parla anche di riforma del diritto societario con l'insediamento della commissione che nel successivo marzo avrebbe elaborato una proposta normativa. Fa presente che se "non sia ipotizzabile un ritorno tout-court alla natura non lucrativa delle società ma bisogna introdurre dei correttivi. Penso ai soggetti collettivi del campionato inglese, alla figura del "supporter director", penso ovviamente all'azionariato popolare. Funzione sociale e stabilità economica".
Infine qualche interessante nota su certe caratteristiche della fruizione del calcio in Italia.
La corsa al decoder svuota le gradinate (Il Sole 24 ore del 21 agosto 2009)
La poltrona di casa è divenuta ormai la prima opzione. Con il rischio però di penalizzare lo spettacolo e soprattutto i futuri ricavi: "Il pubblico è essenziale. Soprattutto per la televisione", diceva il patron della Formula 1 Bernie Ecclestone (uno che ha una qualche esperienza sul tema). E aveva ragione afferma Palazzi (di Stage Up): senza il tifo lo sport in TV sembra nudo e perde appeal. Praticamente come il teatro senza pubblico.
La sottoscrizione di un abbonamento annuale sembra essere diventata una forma di azionariato popolare riservata ai pochi che la loro squadra non la lascerebbero mai. Oggi un abbonato non ha grandi vantaggi. Risparmia qualcosa, ma poi si trova in uno stadio vecchio, senza servizi. Di certo non all'altezza dello spettacolo. La TV invece offre particolari, dettagli. Oggi non c'è confronto.
Dalla comparsa delle pay tv in Italia nel 1991 le partite in diretta sono aumentate fino alla trasmissione integrale del campionato, a partire dal 1999, con la conseguenza di allontanare i tifosi dallo stadio. In Inghilterra vanno in onda non più del 50% dei match, il tasso di occupazione degli stadi è più alto e il divario dei ricavi da botteghino con l'Italia supera i 600 milioni di euro.
La Lazio stava per finire nelle mani dei tifosi (alcuni tifosi) nel 2006.
Grazie a Dio non se ne fece niente.
Se invece si allude a tutti gli altri tifosi, beh, noi non siamo granchè meglio, visto che per Domenica ci sono 2.000 biglietti venduti.
Bundesliga: St.Pauli, accuse corruzione
22 Gennaio 2011 18:14 SPORT
(ANSA) - BERLINO - Il St.Pauli e' nei guai dopo le rivelazioni di un'organizzatore di scommesse che ha accusato cinque giocatori della squadra di Amburgo di Bundesliga di essersi fatti comprare per influenzare nel 2008 tre partite del campionato di serie B. Lo rivela il settimanale tedesco Der Spiegel. Secondo documenti della polizia in possesso del periodico, i cinque avrebbero ricevuto delle somme di denaro per non impegnarsi troppo in quei tre incontri, giocati fra maggio e novembre del 2008.
La storia dell'azionariato popolare è un bellissimo sogno, ma secondo me inattuabile in Italia.
Temo che non ci si riuscirebbe a tenere una squadra in lega pro qui da noi.
Sul Sankt Pauli mah... in se e per se sarebbe pure un club affascinante, ma non mi stanno simpatiche le squadre eccessivamente politicizzate né da una parte né dall'altra.
Che poi, appunto perché alla fine è più una cosa politica che sportiva, si trova ad essere una delle squadre più tifate del paese.
Riuppo questo topic soltanto per dare allargare il discorso e dare nuovi contributi che ho tratto dal libro "Il calcio ai tempi dello spread" di Teotino e Uva, recentemente pubblicato e consiglio a tutti gli amanti del genere.
Regel 50+1. In Germania le società affiliate devono essere composte per almeno il 50%+1 del capitale da associazioni sportive e in ogni caso il 50%+1 dei diritti di voto nelle Assemblee sociali deve rimanere all'associazione sportiva di riferimento.
Unica eccezione per il Woflsburg e il Bayer Leverkusen, due club interamente di proprietà di Volkswagen e Bayer.
Sono state poi consentite a partire dal 1998 anche altre tipologie societarie: non più solo associazioni sportive pure, ma gruppi con facoltà di creare società controllare, sotto forma di srl o spa, purché sia rispettato il criterio del 50+1.
In questo contesto il potere dei tifosi non è più assoluto come prima, ma il loro ruolo resta determinante nelle decisioni strategiche e anche dove non fanno più parte dei Consigli di gestione, il loro parere è maggioritario nelle assemblee e la loro presenza determinante nei Consigli di sorveglianza.
E' possibile affermare che il modello di rappresentanza degli interessi degli appassionati porta all'applicazione di criteri di gestione che consentono il massimo equilibrio economico-finanziario pressoché sconosciuto nel resto d'Europa.
Se si pensa che questi modelli di "azionariato popolare" siano appannaggio di club di piccolo calibro, si deve sapere che anche il Bayern Monaco ha la governance basata sulla Regel 50+1, vale a dire dell'azionariato popolare, visto che il capitale sociale ha la seguente composizione:
l'81,8% di proprietà dall'Associazione sportiva FC Bayern Munchen e V. (oltre 185.000 soci nel 2012),
il 9,1 dell'Adidas (che ha acquistato le sue quote nel 2012 per la modica cifra di 77 milioni di euro)
il 9,1% dell'Audi (che acquistò nel 2009 le sue quote per appena 90 milioni di euro).
Questa iniezione di capitali privati, peraltro, è stata fondamentale per il finanziamento dell'Allianz Arena, l'impianto inaugurato nel 2005 costato 340 milioni (procedura referendum popolare).
Ma vediamo un'altra esperienza di "piccolo cabotaggio", quella dell'Hamburger SV dove ci sono 70.000 soci che pagano una quota annua di 48 euro che gli consente di entrare nel programma di membership del club acquisendo anche tutta una serie di diritti che li rendono protagonisti assoluti, per cui non sono solo tifosi ma anche dirigenti.
Si tratta di soci dell'HSV Supporters Club, associazione dei tifosi dell'Amburgo, la squadra più antica della Bundesliga fondata nel 1887. Non si tratta di un semplice centro di coordinamento tra i vari club locali di sostenitori, ma di uno degli elementi centrali della struttura organizzativa e della governance della società.
Il Supporters club ha sede ad Amburgo ma delegati che lo rappresentano in tutte le città della Germania. In pratica è una sorta di organi del club che si incontra regolarmente con il Board of Directors dell'Hamburger SV, che fra l'altro è una polisportiva (... proprio come la SSLazio1900), per discutere di quanto accade dentro e intorno alla società.
Non solo chiacchiere futili, ma tutte le decisioni che coinvolgono direttamente i tifosi (p.e. i prezzi dei biglietti) non possono essere prese senza un consultazione ufficiale e un parere espresso dal Supporters club. Addirittura, quando alla fine degli anni novanta su proposto il progetto per il nuovo stadio, si arrivò a una sua modifica per l'insistenza dei tifosi di mantenere qualche spazio per posti in piedi, in modo da avere almeno una categoria di biglietti a bassissimo costo.
Ogni membro del Supporters club ha diritto di voto nell'assemblea generale della società (che non è né una spa, né una srl, ma una associazione) e il suo status gli consente di essere eletto o nominato nello stesso Board of directors (conisglio di gestione) e nel Supervisory board (Consiglio di sorveglianza).
Il supporters club, oltre ad avere un ruolo importante nella gestione della società svolte anche altre attività più direttamente operative. Qualche esempio.
- vende direttamente i biglietti per le partite in trasferta offrendo anche pacchetti viaggio per i tifosi
- è stato parte attiva nel progetto del museo della società
- gestisce e commercializza il proprio merchandising ufficiale
- pubblica una rivista bimestrale
- possiede una tv tematica
- intrattiene rapporti con la polizia e le istituzioni locali.
Ad esempio con il comune di Amburgo si è stretto un accordo di collaborazione chiamato "la Via Amburgo" con cui sono state attivate una serie di iniziative sociali proposte direttamente ai cittadini.
Tornei sportivi con il coinvolgimento di oltre 800 bambini nel parco comunale e la partecipazione diretta, in qualità di organizzatori o arbitri, dei dirigenti della società e dei giocatori della prima squadra, con una quota di partecipazione devoluta a finanziare le attività sportive di un'associazione che riunisce bambini e ragazzi di famiglie a basso reddito
Torneo di calcio under 19 dove sono stati coinvolti, sempre con la partecipazione dei giocatori della prima squadra, anche ragazzi con problemi di handicap.
Si ricorda però che i vari sistemi di governance sono soprattutto il frutto di differenti concezioni sulla natura e la finalità delle società calcistiche. Secondo il centro studi della FEDERCALCIO italiana ci sono due macro modelli di governance:
il modello chiuso, tipico dell'esperienza inglese e italiana, con organi di governo totalmente appannaggio degli azionisti di controllo (spesso uno solo) e con tutto il potere nelle mani dei soggetti che apportano il capitale di rischio; la finalità perseguita è l'appagamento personale (dell'azionista di controllo) o il ritorno economico diretto o indiretto.
Il modello aperto, tipico del calcio tedesco e spagnolo (comunemente denominato "azionariato popolare") dove negli organi di governo sono coinvolti anche soggetti di versi dall'azionista di maggioranza, perché non si prevede un azionista individuale di controllo o perché negli organismi direttivi partecipano anche soggetti diversi dai soci. Le motivazioni che guidano le varie scelte non sono qui di natura strettamente economica, ma rimandano alla rappresentazione di interessi collettivi di tipo sportivo o anche socio-culturale.
Provando un adattamento alla nostra Lazio, si potrebbe pensare a una regel 50+1 con Lotito in maggioranza assoluta e il resto dell'azionariato rappresentato da alcuni tifosi eletti democraticamente dai piccoli azionisti, che propongono i loro (ossia i nostri) cahiers de doleances.
In ogni caso, è necessario tornare alla realtà, quella italiana, da sempre afflitta da uno dei peggiori istituti giuridici della storia dell'uomo, il condominio, luogo dove ognuno di noi trova e da il peggio di sé.
Ve le immaginate Immaginabili le riunioni nel sottoscala con le ciabatte e la giacca da camera, la mazzetta di giornali sotto il braccio (Messaggero, Repubblica, CdS, LazioStyle, Gazzetta, Men e lazialità), nelle fredde serate invernali a parlare di Lazio, piani per lo sviluppo del merchandising e ritrovarci a litigare per l'aumento del riscaldamento dell'Olimpico.
No, non è cosa, avete forse ragione voi. Certe cose possono funzionare soltanto in società molto più evolute e democratiche della nostra, come quella tedesca da sempre attratta da noi con divertito fascino fin dai tempi di Goethe, ma dove ci si guarda bene dall'imitarci.
La regel+1 può funzionare solo in un paese dove già esiste il Mitbestimmung, mentre da noi il "grande" Marchionne, molto bravo nel trading di azioni, quando parla di piani industriali chiede uditori silenti e applausi a scena aperta nell'attesa di un numero che deve ancora cominciare.
Tanto per parlare di come funzionano i club e le istituzioni di altri paesi si ricorda che Monaco di Baviera e l'Allianz arena sono anche un esempio per la realizzazione del nuovo stadio visto che fu il Consiglio comunale a deliberare di approfondire la questione, fissando dei criteri e aprendo un vasto dibattito in città che portò ad un referendum tra i cittadini, con un concorso di architettura per valutare il progetto.
Infatti, nel 1997 il Consiglio di amministrazione della FC Bayern Monaco decise di realizzare un nuovo stadio. Dalla proposta si aprì una discussione politica sulla necessità di realizzare un nuovo stadio dedicato al calcio nella città. Il Consiglio comunale delibera di approfondire la questione, fissando dei criteri. Nel frattempo le due società di calcio di Monaco (FC Bayern e TSV 1860) si consorziarono per la costruzione e gestione del nuovo stadio. Nel 2001 tra le cinque aree individuate come più adatte viene scelta l'area di Frottmaning, come la più adatta per l'accessibilità su ferro e l'immediata vicinanza all'autostrada.
A quel punto, viene indetto un referendum tra i cittadini di Monaco dove prevalse con il 65% dei voti una maggioranza favorevole alla realizzazione.
Per la scelta del progetto Fu quindi indetto un concorso di architettura che vede vincere lo studio svizzero Herzog and DeMeuron. Nel 2002 termina la fase di adeguamento della pianificazione urbanistica comunale e regionale e iniziano i lavori che termineranno nel 2005.
Finiamola qui, anche perché questo topic non è dedicato al tema degllo stadio ma ad altro.
Quest'ultimo contributo è tratto dal dossier di Legambiente "STADI ROMA-LAZIO: IL DERBY DELLA SPECULAZIONE EDILIZIA."
Buon weekend a tutti, palazzinari compresi.
La squadra in mano ai tifosi nel Calcio non funziona, per il semplice motivo che il Calcio è fatto di passione e i tifosi spesso non ragionano. Un conto è votare un referendum per eleggere il presidente della società, ma in tal caso il presidente è uno che per farsi votare ti compra Cristiano Ronaldo, un conto è darlo in mano a gente accecata dalla sua passione: abbiamo avuto chi al posto di Tare avrebbe voluto Leonardi, Perinetti, Signori... chi al posto di Petkovic avrebbe voluto Colantuono, Pioli, ZEMAN, e persino Novellino! C'è chi avrebbe preferito Pulzetti e Meggiorini a Gonzalez, chi avrebbe preferito Ziegler a Lulic, chi diceva che Klose è vecchio, che Biava è 'na pippa, che Dias è uscito dal Brasile troppo tardi per essere forte, ecc... lasciamo perdere gli ultras e i pecoroni poi... ci ritrovavamo con Morabito direttore sportivo (quindi con Obodo, Zoboli, Taiwo, Alou Diarra, Cisse preferito a Klose...), Di Canio allenatore e Firmani capitano.
Bella storia quella del St. Pauli, ma ci sarà un motivo se è un club che raramente ha giocato in Bundesliga...
Citazione di: Il Mitico™ il 19 Gen 2013, 14:06
La squadra in mano ai tifosi nel Calcio non funziona, per il semplice motivo che il Calcio è fatto di passione e i tifosi spesso non ragionano. Un conto è votare un referendum per eleggere il presidente della società, ma in tal caso il presidente è uno che per farsi votare ti compra Cristiano Ronaldo, un conto è darlo in mano a gente accecata dalla sua passione: abbiamo avuto chi al posto di Tare avrebbe voluto Leonardi, Perinetti, Signori... chi al posto di Petkovic avrebbe voluto Colantuono, Pioli, ZEMAN, e persino Novellino! C'è chi avrebbe preferito Pulzetti e Meggiorini a Gonzalez, chi avrebbe preferito Ziegler a Lulic, chi diceva che Klose è vecchio, che Biava è 'na pippa, che Dias è uscito dal Brasile troppo tardi per essere forte, ecc... lasciamo perdere gli ultras e i pecoroni poi... ci ritrovavamo con Morabito direttore sportivo (quindi con Obodo, Zoboli, Taiwo, Alou Diarra, Cisse preferito a Klose...), Di Canio allenatore e Firmani capitano.
Bella storia quella del St. Pauli, ma ci sarà un motivo se è un club che raramente ha giocato in Bundesliga...
quoto tutto.
F_M, diventa tifoso del St. Pauli e in un batter d'occhio avrai coronato il tuo Sogno.
Plastino lo ha fatto col Napoli ed ora si ritrova secondo in A e con un attaccante da 70 milioni.
comunque per chi volesse approfondire la storia del st pauli c'è un documentario interessante sull'argomento...
lo trovate qui, diviso in vari capitoli http://www.shootv.com/docufilm/st-pauli/
l'unico cruccio è che probabilmente è opera di "giallorosichi", almeno questa è l'impressione che ho avuto io dal risalto dato alla rioma nei sottotitoli rispetto al parlato originale
errore
Ecco una delle più recenti coreografie contro l'omofobia: campeggiano i colori dell'arcobaleno e la scritta Network Alerta, movimento antifascista sostenuto dai tifosi:
C'è anche uno splendido striscione ("It's ok to be gay"):
(http://s10.postimg.org/q6xahg27d/BG3_OMSa_CQAAO7i_W_jpg_large.jpg) (http://postimage.org/)
url immagine (http://postimage.org/index.php?lang=italian)
Infine, una delle ultime imprese leggendarie della squadra: sotto per 2-1 contro il Paderborn, il St. Pauli pareggia con una rete del proprio portiere Philipp Tschauner, accorso per l'ultimo disperato calcio d'angolo:
Prendete una squadra di calcio. Di quelle che non vincono mai. Prendete l'impegno sociale, una bandiera dei pirati, la lotta all'omofobia e al razzismo. Prendete il comunismo, il punk anni '80, la prostituzione libera, l'anarchia sociale e l'aria umida di un porto tedesco. Mettete tutto nel peggior quartiere della Germania. A quel punto avrete il St. Pauli Football Club, la squadra più a sinistra del mondo. Nel giorno in cui ricomincia la caccia ai campioni del Bayern, la Bundesliga ritrova anche quegli anarchici incalliti del St. Pauli, secondo club di Amburgo. L'ultima apparizione fu un disastro: nel 2002 solo 4 vittorie e una retrocessione. Poi ha vivacchiato, per lo più in III Divisione, fino a quando è passato nelle mani dell'impresario teatrale Corry Littmann, il primo presidente dichiaratamente omosessuale nella storia del calcio tedesco. Appena arrivato, Littmann ha capito che il St. Pauli non era una società come le altre. Qui contano i principi, bisogna essere fedeli alla linea. Tutto ciò che è business ed establishment viene apprezzato quanto un astemio in un pub amburghese. Bilancio e classifica sono dettagli. Una filosofia di vita stampata nello stemma: "Non established since 1910″. Liberamente tradotto: rifiutiamo tutto ciò che è "sistema".Per trovare la sede sociale del St. Pauli bisogna infilarsi nel quartiere più malfamato di Amburgo, segnalato in tutte le guide europee come il posto da non visitare mai: il distretto a luci rosse Reeperbahn, vicino al porto. Nascondiglio per prostitute, ruffiani, spacciatori e criminali. Tutti tifosi del St. Pauli, naturalmente. La bandiera della squadra è il vessillo dei pirati, adottato dal club quando un gruppo di squatter lo portò per scherzo ai giocatori vent´anni fa. Da allora i tifosi si sono ribattezzati "i bucanieri". La leggenda del St. Pauli, squadra dai risultati sportivi irrilevanti senza fenomeni in campo, con in panchina il suo ex giocatore Holgar Stanislawski, nasce negli anni '80. Punk, artisti, prostitute, studenti e banditi bazzicavano tutti le vie di Reeperbahn. Risse, criminalità e guerre tra bande erano pane quotidiano. Poi la domenica occupavano i 35mila posti del Millerntor Stadium. In mano la bandiera dei pirati, o quella di Che Guevara. Addosso magliette contro il razzismo e il neo-nazismo. Ieri se n'è occupata la Cnn. È stata la prima società di calcio a promuovere campagne sociali. Ha ospitato il mondiale per nazioni non riconosciute, ha giocato contro Cuba per solidarietà a Castro, ha messo in piedi un torneo per rifugiati politici. Quanto basta per raccogliere – secondo Ufa Sports – 11 milioni di fan. Tifosi che decidono le politiche della società: di recente hanno impedito la vendita dei diritti del nome dello stadio, mossa che avrebbe portato nelle casse svariati milioni, ma giudicata commerciale. Così il St. Pauli ha solo due obiettivi: battere i cugini ricchi dell'Amburgo e rimanere fedeli alla linea.tratto da La Repubblica del 20 agosto 2010
In realtà, gran parte del fascino del Sankti Pauli deriva non soltanto dalla forma di Governo assembleare alla guida della società ma in tante particolarità della sua attività che sono veramente accattivante.
Ad esempio, all'interno dello stadio – non più grande del nostro Flaminio - vi sono dei lussuosi box che i vari nightclub di Amburgo possono noleggiare per fare esibire le loro strip-girl. Tutto questo rende questo club una delle squadre più conosciute anche a livello mondiale, con cinque fan club sparsi nei vari continenti e questo avrebbe sicure ricadute sul nostro merchandising.
Del resto, il club di Amburgo è espressione del primo connubio tra sport ed erotismo e di uno stile di vita unico nel suo genere: perché non seguire il loro esempio?
D'altronde, la gente si reca allo stadio non soltanto per guardare le partite, ma anche per vedere le esibizioni delle ragazze che ballano e si spogliano. Tutto questo ha anche ricadute economiche visto che la società ha dichiarato pubblicamente che l'affitto di uno dei box per l'intera stagione viene infatti a costare ben 65.000 euro agli imprenditori del settore, bisognosi di nuovi spazi di azione in un mercato asfittico come quello romano.
Purtroppo, di recente, qualcosa è cambiato anche all'interno di quella società, e il club diventato culto di un intera nazione sta per tornare ad essere una squadra di calcio tradizionale. Il presidente Stephan Orth ha infatti dichiarato di aver ricevuto proteste da parte di alcuni tifosi infuriati per la commercializzazione eccessiva e spregiudicata che la squadra sta esprimendo e di avere deciso, per questo motivo, di interrompere gli strip show durante le partite. Come vedete, anche da quelle parti ci sono frizioni tra tifoseria e società, tanto è vero che sui muri del quartiere del Reperbahn sono comparse scritte minacciose come "Orth gehen!" (Orth vattene).
Si è deciso quindi che gli apprezzabili spettacoli potranno riprendere soltanto dopo i match. Tuttavia, questa decisione ha spaccato in due la tifoseria del St. Pauli, tra chi è soddisfatto per la decisione presa dalla società e chi invece vorrebbe un ritorno al passato e all'immagine libertina che ha caratterizzato il loro club per due decenni. Non farete fatica a immaginare per quale fazione si possa schierare lo scrivente, come alcuna fatica a immaginare che anche su questo versante il sostegno di Aquila lidense non mancherà.