Deliri, qua occorre valium a quintali.
STEFANO ROMITA
«Spero si possa fare. Si dovrà valutare se può costituire un elemento di turbativa... se dipendesse solo dai noi volerebbe, ma bisogna tener conto dell'ordine pubblico». Claudio Lotito ci sta pensando su e vorrebbe vedere l'aquila volare sul cielo del derby nel pomeriggio del 7 novembre. E lo confida candidamente ai suoi amici interisti della "Rosa". Leggo la notiziola, se così possiamo chiamare questa sciempiaggine, con le gambe sotto alla scrivania. Ho paura che l'adrenalina che la lettura mi ha trasmesso arrivi attraverso i pori della pelle giù giù, fino alle gambe. Il mio vero lupo, sdraiato sotto ai piedi, è già fin troppo inquieto. Non vorrei intuisse qualcosa.
L'ho ripreso dopo mesi di libertà per farle fare l'inverno a casa. Su in montagna aveva finito cinghiali e montoni. Ed era passato ai pochi falchi rimasti. Sfortunati e stanchi. Prede facili. Poi, finiti anche quelli. E infatti mi si è già dimagrito parecchio qui in città.
«Il mio nome è Zorda e sono un lupo. Figlio di una lupa purissima ma addomesticato dal mio padrone. Sono vecchissimo. Ho 32 anni a giugno. E faccio da settimane lo stesso sogno. Potete aiutarmi a interpretarlo? Posso solo darvi alcuni elementi. Quelli che mi sembrano di un certo interesse. Una notte ho sentito una voce. Ripeteva: "Forza dai, corriamo. C'è un altro curvone questa volta, ma è tutto in salita, ed è lungo, molto lungo. Pieno di bocconi prelibati. Si oltre il curvone, corriamo oltre il curvone, dov'è il branco? Azzannate!". Non posso dirvi altro. E' quasi indecifrabile seppure...mi ricorda qualche cosa di già sentito. E non molto tempo fa. Deve essere qualche cosa di collegato a quel posto meraviglioso dove mi portava il mio padrone da cucciolo, nascosto all'interno del giaccone di panno blu. Quando mi diceva: «Eccoci Zorda...qui noi stiamo bene...lupi tra lupi» e io tiravo fuori il muso e gli occhi e vedevo tutto quel bianco delle gole, tutto quel verde, tutto quel giallo e quel rosso ovunque. Penso proprio di si, penso proprio che ci sia qualche cosa nell'aria. Potrei divertirmi ancora come un tempo. Forse, vediamo. Per ora solo solo che c'è qualcosa su cui mi devo concentrare. Sento che il mio padrone mi nasconde un particolare. L'ho capito quando ha tirato fuori il guinzaglio a catena rinforzato col cuoio borchiato delle grandi imprese e delle enormi corse liberi. Mi sento inquieto e sono affamato. Sempre più affamato. Lui pensa che io non abbia capito e invece sento segnali di cibo svolazzare nell'aria. Aria di cacciagione».