Cuba / Peru a fine Agosto

Aperto da skizzo87, 06 Mag 2015, 16:07

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irisheagle

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A Cuba non ci sono stato ma il Peru' te lo straconsiglio.Salta Lima , due tre giorni per acclimatarti a Cusco poi parti per l' Inka trail.L'esperienza piu'bella della mia vita.
Il resto e' contorno.Titikaka Arequipa o qualche giorno nella foresta pluviale.
Bellissimo viaggio

PolGaz

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Oltre ad avere tanti amici cubani sono stato li un po' di volte, sia per lavoro che per vacanza.
Il Perù non lo conosco pero a prescindere ti consiglierei Cuba..!!!
Di posti da vedere ce ne sono tantissimi però devi prendere in considerazione una cosa; non ci sono i trasporti o meglio ci sono però non sono dei migliori.
Negli ultimi anni ViaAzul (compagnia di bus) ha sviluppato una buona rete e raggiunge più o meno tutte le città più grandi.
La Habana la conosco come le mie tasche, ti dò un po' di consigli:

Da evitare all'Habana:
1) El barrio cayo Hueso che fa parte de Centro Habana
2) Calle 10 de Octubre
3) La piazza dietro il Capitolio
4) tarda sera/notte evita i vicoletti della Habana Vieja.

Assolutamente da fare:
Oltre alla Bodegita del medio e la Floridita, di giorno ti fai una bella camminata all'habana Vieja e ti vedi Plaza de la Catedral, calle obispo, museo della cioccolata, museo del rum, la casa di Jose Marti e di Hugo.
Poi ti consiglio di visitare qualche fabbrica di sigari, al Vedado c'è una su calle 23, altrimenti ce ne sono altre due vicino La Habana vieja. Le riconosci perché sono edifici bellissimi (anni '50), pitturati color pastello e tenuti molto bene. Meritano svariate foto.
Di fronte El Capitolio, fuori Hotel Inglaterra, ci sono i coco taxi che con 7/10 CUC ti fanno il giro del perimetro dell'Habana Vieja, è da fare!
Si fermano ovunque e ti fanno fare foto dove vuoi e in più se prendi quello preparato ti racconta un bel po' di storia, ti fanno vedere svariati posti, tipo dov'era la casa del Che (da lontano), El Cristo de la Habana etc etc..
Se ti va fatti una capatina all'hotel Nacional, una bella camminata sul Malecon e il cañon del moro, è da vedere!
Altre cose da vedere sono la Plaza de La rivolucion e il Mercado de Los artesanos, sta all'inizio dell'habana vieja. Io li ci spendo sempre un capitale..
Dovresti pure vedere le statue del caballero de Paris (personaggio storico della Habana) e quella di Don Quijote, quest'ultima dovrebbe essere all'inizio dell'Habana Vieja, vicino il museo dei treni. Però non me ricordo esattamente dove sono.
All'Habana non comprare sigari per strada!
1) te se bevono e 2) te solano.
I sigari o li conpri a Viñales, se vai, o in qualsiasi negozio di Habanos.
Stando all'Habana, se ce la fai dovresti andare a Marina Hemingway, sta un po lontana però a me piace, uno dei pochi posti al mondo che mi rilassa.

La sera c'hai il caffè cantante, El gato tuerto e la casa de la musica e se proprio vuoi vedere un spettacolo coi controcazzi vai al cabaret tropicana (un po' caro però vale la pena).
Per muoverti in taxi da più o meno qualsiasi posto per andare al centro non gli devi dare più di 5 CUC, mettitici d'accordo prima.
Come detto prima migliori trasporti sono i pullman ViaAzul, ti conviene sempre comprare il biglietto il giorno prima, capace che vai la mattina e i posti sono finiti. Cmq fuori l'ufficio del ViaAzul, al Nuevo vedado di fronte il zoologico ci sono i taxi che ti propongono di venirti a prendere a casa e ti portano a Varadero. Sono affidabili e a volte conviene rispetto al prezzo del pullman, però sto discorso lo puoi fare solo dall'Habana a Varadero per il resto te lo sconsiglio. Chiaro devi sempre vedere prima con che macchina ti porta, sennò capace che te vengono a prendere col 126, detto anche supositorio, del '74 e se rompe a metà strada.
E comunque La Habana va vissuta, cammina tanto e scoprirai posti bellissimi.

Per quanto riguarda Varadaro.
Ti consiglio vivamente un all inclusive, almeno un paio di giorni fallo. Non c'è posto al mondo come Varadero!!
Se vai solo ti diverti.. ;-)
I Meliá sono una garanzia come i Riu e altre catene internazionali.

Altre città da vedere:
Cienfuegos, Villa Clara (la tomba del Che), Viñales, Trinidad, Pinal Del Río, La spiaggia di Maria la Gorda, Los Cayos e ovviamente la città più bella di tutte: Santiago.
Ti consiglierei, se vai tre settimane, di farti oltre all'Habana e Varadero altri 3/4 posti. Se riesci ad andare pure a Santiago fai veramente un bel viaggio. Ti sconsiglio il bus per Santiago, protesti vedere quanto costa con l'aereo. Non penso costi più di 100CUC

Per il resto cuba è bellissima. Delinquenza non c'è però è sempre meglio evitare alcuni posti.. Non te fidare troppo dei bianchi troppo simpatici e amichevoli! Sono proprio quelli che te solano.

Divertiti!

PolGaz

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Dimenticavo.. American Express ovviamente niente, con MasterCard ci puoi pagare solamente in albergo, la più accettata è VISA. Cmq sia vale il discorso: cash is king. Il mio consiglio è di portarti un 200/300 € che cambi all'aeroporto per i primi giorni e poi prelievi con VISA.
Portate mal para que la pases bien!

giorgione

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Recupero il diario del mio viaggio in Sudamerica, dal quale estrapolo la parte del Perù. Era il lontanissimo 2003 e le cose saranno sicuramente cambiate, spero però possa esserti utile. Manca tutta la descrizione delle Linee di Nazca, di Arequipa, di Cuzco e Macchu Picchu e del Lago Titicaca, la parte più interessante del viaggio...
Io se fossi in te mi andrei a fare un giro 3/4 gg. sulla costa a nord di Lima, poi 3/4 gg. nella Cordillera Blanca, poi Nazca, Arequipa e Cuzco + Macchu Picchu. Non so se le indicazioni che ti posso dare possano essere ancora valide. Quasi certamente no, visto il tempo passato... e comunque buon viaggio, qualunque sia la tua scelta sarà fantastico!


Estratto da "Viaggio in Sudamerica"

martedì 14 ottobre 2003, ore 23:15
Il viaggio da Loja a Piura non è stato poi così pesante. Svolti i soliti rituali burocratici per il passaporto, eccomi in Perù. La città di Piura non offre un granché. Con i suoi 300000 abitanti, Piura è la quinta città del Perù in ordine di grandezza ed è il capoluogo del suo dipartimento. Appena arrivato, sono stato assalito dai tassisti che mi offrivano alberghi di amici vari, suppongo. Non ho ceduto e mi sono fatto portare nell'hostal indicato dalla mia guida. Semplice e pulito, quello che mi serve. Nel pomeriggio, dopo aver fatto amicizia con i padroni dell'ostello, sono andato a fare un giro a vedere se trovavo qualcosa di interessante. Niente di che, a parte tanta gnocca e uno stormo de avvoltoi che smembravano una carcassa di cane sulla riva del fiume. Sono andato all'università, sia per vedere un po' l'ambiente, sia perché la guida diceva che era possibile effettuare una connessione internet gratuita... Alla fine internet non c'era ma ho assistito ad una mostra di quadri bellissimi. Mi sono innamorato di un quadro, un'esplosione di colori, una cosa decisamente astratta che non si capiva cosa fosse, ma non sono riuscito né a sapere il prezzo, né potevo, comunque, portarlo con me. Era enorme. Ho controllato la posta in un internet point e con piacere ho notato di aver ricevuto molte risposte dalle voci amiche.
Ho appreso la notizia che in Bolivia è scoppiata una sorta di guerra civile. Pare che il governo voglia costruire un gasdotto da far passare in Cile per vendere gas agli U.S.A. e la gente è scesa in piazza. Risultato: 60 morti accertati e un numero indefinito di "dispersi". Mi dispiacerebbe dover deviare il mio percorso ma se necessario...
Domattina viaggerò in direzione di Chiclayo dove credo di fermarmi per un paio di giorni.

mercoledì 15 ottobre 2003, ore 23:45
Il viaggio prosegue senza sosta, con un orecchio sempre proteso verso le preoccupanti notizie che arrivano dalla Bolivia. Il numero dei morti è ormai arrivato a 72, più molti dispersi... Ieri notte, proprio un istante prima di addormentarmi, mi sono accorto che mi mancava un pezzo. Fra la confusione dei tassisti che mi volevano caricare quando sono sceso dall'autobus a Piura e la mia concentrazione sugli zaini, mi sono scordato un amaca-sedia comprata ad Otavalo sul pullman. Che idiota! Niente di grave, figuriamoci. L'ho pagata 8 $... è che me piaceva un casino. E poi ancora dovevo decidere il suo destino. Comunque ho chiamato la compagnia dei trasporti che m'ha messo in contatto con uno dei conducenti. Meno male che avevo stretto amicizia. È stato gentile e, una volta tornato a Loja, se n'è accorto e me l'ha messa da parte. Poi ho parlato col padrone dell'autobus che m'ha assicurato che me la caricava su un autobus diretto a Quito così Monica la va a prendere e se la tiene lei (nel frattempo, mentre trascrivo il diario, l'amaca è arrivata a destinazione). Comunque... Stamane sveglia alle 6:00, bus alle 6:45 direzione Chiclayo. Speravo di dormire, come tutto il bus ha fatto, e invece sono capitato al lato dell'unico rompipalle che m'ha attaccato un super-pippone sul calcio italiano, europeo e peruviano. Poi sulle donne. Poi sugli Stati Uniti, anche se qui s'è azzittito appena ha visto che m'accaloravo sull'argomento. Eh, se devo partecipare, tanto vale farlo per bene... Poi dopo ho scoperto che si chiama Benito e pensa che Mussolini sia stato un grande uomo. Quanto ha ragione, poraccio. Fondamentalmente un idiota, però che fai? Sta di fatto che mi sono fatto tre ore praticamente sveglio. Arrivo a Chiclayo, lo saluto con le lacrime agli occhi, ma perché mi stavano bruciando a morte, e il tassista mi porta alla pensione dove mi trovo ora. Manco il tempo di sciacquarmi che esco alla volta di Lambayeque, 11 km. a nord di Chiclayo, dove c'è il museo Bruning. Il museo prese il nome da un collezionista e uomo d'affari della città e venne aperto negli anni 60. l'edificio custodisce una pregevole collezione di manufatti risalenti al periodo delle culture Chimu, Moche, Chavín e Vicus, oltre che una serie di reperti provenienti dalla Tomba del Signore di Sipán. Molto interessante. Dopo la visita al museo ho preso una "busta" fino a Túcume. Si tratta di un sito archeologico composto da 28 piramidi, osservabili da uno splendido mirador. Io mi sono spinto oltre e ho continuato a scalare la montagna per godere di una migliore vista. Bello spettacolo davvero. E trovarsi da solo sulla montagna è stato molto rilassante. Le piramidi non sono eccezionali. Sono le dimensioni del sito che stupiscono. Esso si estende infatti per circa 200 ettari. Al ritorno mi sono fermato a mangiare in un boschetto con dei signori anziani, anch'essi provenienti dalla visita alle piramidi. Una simpatica chiacchierata. Una volta tornato a Chiclayo ho controllato la posta, ho fatto un giro, ed eccomi qua pronto per andare a nanna. La gente mi sembra abbastanza tranquilla e cordiale. La gnocca non era una prerogativa di Piura. Ci sta pure qua, e sembra apprezzare. Mi manca quella spalla che farebbe la fortuna di tutt'e due... Ah, continuo a perdermi! Non so perché, ma fra Piura e Chiclayo, sono due giorni che mi perdo per strada. Oggi poi... Qui le strade sono tutti incroci ad angolo retto per cui mi manca il senso d'orientamento. Faccio fatica col nord e il sud... Però mi perdo e finisco nei mejo posti. Oggi sono finito al "mercato modelo", un mercato enorme all'aperto dove c'è di tutto. Ci sono persino dei curanderos che vendono piante curative ed aromatiche essiccate, oltre che animali, vivi e morti. Oggi due indigeni vendevano: teste di caiamano, testuggini, bradipi, iguane, e tutti i loro sangue e succhi mischiati. Nun se sa che puzza!!! Serpenti vivi, feti de lama... delle cose tremende! Però la gente stava tutta intorno interessata a sentire l'animata e pittoresca spiegazione del curandero. Parlava di un olio estratto da non so quali e quanti animali che pare avesse delle proprietà contro i dolori mestruali tanto da far venire voglia alla donna di fare l'amore col proprio marito... vabbè! Dopo un po' me ne sono andato. Poveri animali. Un'altra caratteristica in Sudamerica è il venditore ambulante che sale sull'autobus e pubblicizza ad alta voce il prodotto che sta per vendere, oppure narra la sua storia, quanto è povero, quanti figli ha da sfamare e poi ti propone un qualcosa da comprare, caramelle, gomme, pastiglie, ecc... Quello più strano di tutti è stato un tipo che vendeva un libricino che spiegava come curarsi bevendo la propria urina. Pare sia un metodo curativo in uso in varie parti del mondo. Io non lo conoscevo e sono rimasto un po' colpito dalla cosa. L'urinoterapia... Certo rimango scettico sul fatto che possa curare addirittura i tumori, le polmoniti, la leucemia...
Ultime informazioni su Chiclayo: i peruviani la chiamano la "capitale dell'amicizia" ed in effetti la gente è stata molto gentile, come del resto durante tutto il mio viaggio. Chiclayo è la quarta città del Perù con i suoi 625.000 abitanti. Non offre molto dal punto di vista storico, come quasi tutte le città della costa che ho visitato fino ad ora. L'ultima visita nei pressi di Chiclayo l'ho effettuata alla Tomba del Signore di Sipán. Questo sito, noto anche col nome di Huaca Rayada, è stato scoperto da alcuni tombaroli del vicino villaggio. Un archeologo locale si accorse che sul mercato nero stava affluendo una grande quantità di oggetti di bella fattura  e capì che nella zona di Chiclayo era in corso il saccheggio di qualche meraviglioso sito funerario. Le indagini condussero alla Tomba del Signore di Sipán. Sembrano delle colline di terra con dei fori. Per arrivarci bisogna prendere una "buseta" da Chiclayo ed in circa mezz'ora si arriva. Sulla buseta ho fatto amicizia con quattro cortadores di caña, gente che lavora nei campi di canna da zucchero. Delle bestie, enormi, rozzi, ma ci siamo divertiti a prendere in giro uno di loro che si stava addormentando sul bus perché non ce la faceva più... Tutte allusioni sulla sua resistenza dal punto di vista sessuale... Il fatto che riesca a comunicare tranquillamente in spagnolo, anche usando dei termini gergali, più popolari, mi aiuta molto a stringere contatti con la gente e ad accaparrarmi delle amicizie. Poi qui basta vestire una maglietta di una squadra di calcio e te li sei fatti tutti amici... Ho fatto un giro dentro il sito archeologico. La tomba è molto interessante, così come i manufatti ritrovati nei dintorni. Pare che negli scontri fra tombaroli e poliziotti ci siano stati diversi morti. Adesso il tutto è in mano al Governo e di fronte al sito ci sono 3/4 baracchette che fanno da mangiare a prezzi contenuti. Dopo un lauto pranzo ho fatto ritorno a Chiclayo.

martedì 21 ottobre 2003, ore 23:45
Il giorno seguente sono andato a Trujillo, ed il giorno dopo ancora mi sono recato a visitare il museo di Chan Chan, l'enorme capitale dell'Impero Chimu, e le rovine adiacenti. Spettacolo! Al museo ho incontrato una scolaresca di terza elementare in gita e siccome avevano la guida, mi sono accollato fra le risa delle maestre e delle madri presenti, e lo stupore dei bambini. Chan Chan, l'enorme capitale dell'Impero Chimu costruita intorno al 1300 d.C., è la più grande città precolombiana delle Americhe e la più estesa città di fango del mondo; occupa circa 28 kmq. Si ritiene che al culmine dell'impero avesse circa 60.000 abitanti e possedesse grandi quantità d'oro, argento e ceramica. Dopo la conquista degli Incas, questi tesori rimasero pressoché inviolati, perché ciò che interessava agli Incas era espandere l'impero, non accumulare ricchezze. Tuttavia, appena giunsero gli Spagnoli, ebbero inizio i saccheggi. La capitale dei Chimu era formata da nove grandi unità residenziali, ognuna costruita da uno dei re avvicendatisi sul trono; motivo per il quale le nove zone vengono spesso chiamate "recinti reali". L'unico recinto che è possibile visitare  è il recinto Tschudi, e comunque è talmente vasto che si possono passare delle ore a visitarlo. Alla fine mi sono divertito con i bimbi e sono andato a pranzo con la scolaresca, visto che le mamme hanno insistito per offrirmi il pranzo. Siamo andati a mangiare il pesce a Huanchaco, dodici chilometri a nord-ovest di Trujillo, sul litorale. Uno spettacolo. Al ristorante ho conosciuto Ugo, un tipo che aveva una bancarella di cianfrusaglie sul lungomare, e abbiamo fumato insieme. Grande Ugo. Troppo simpatico, dall'animo buono. È incredibile come si riesca a legare con la gente quando si è in uno stato mentale scevro da preoccupazioni. Basta pensare una cosa ed ecco che si materializza davanti ai tuoi occhi. A Huanchaco c'è una bella spiaggetta dove regna la tranquillità. Mi sono fatto una piacevole pennichella dopo pranzo. L'attrazione del posto sono i pescatori e i costruttori dei caballitos, barche di totora, una specie di paglia. Ah, dimenticavo. A Trujillo sono ospite dell'hostal Roma, dal quale ho avuto un notevole sconto perché sono di Roma. In più m'ha dato la stanza con il letto matrimoniale, bagno e TV perché sono troppo alto e nel letto singolo non c'entro... Poverino! Allo stesso prezzo di una singola, ovviamente. Mi pareva mia madre, la signora. Tutta preoccupata, tutta interessata. Bella pe' lei. Dopo l'acquisto al mare sono tornato in albergo dove ho conosciuto una coppia di francesi. Lui rasta, lei molto carina. Dobbiamo fare lo stesso giro ma ci siamo già separati. Sono un po' figli di papà, hanno il biglietto aperto per un anno e vagano senza meta. Lettore minidisc, casse, carta di credito del papi... Diciamo che se la prendono comoda... Beati loro. Io devo correre come un fijo de 'na mignotta, e sono contento così. E poi 'sti viaggi devono da esse' selvaggi!!!
La notte sono andato a dormire presto perché la mattina seguente sono andato a visitare la Huaca Arco Iris ("Tempio dell'arcobaleno"), che è praticamente una tomba (Huaca significa "Tempio", da cui Huaqueros, o "Tombaroli", che hanno saccheggiato gran parte degli scavi presenti in zona...), e poi le due Huacas, del Sol e de la Luna. È stato molto interessante e il mio rammarico per come è andata la storia cresce ogni volta di più, ma che cosa ci posso fare? Alla Huaca de la Luna ho conosciuto Carlos, un trentatreenne Limense (di Lima) professore di chitarra e di ballo. Di primo acchitto mi sembrava gaio. Poi s'è rivelato un tipo simpatico. Forse un po' frocio. La sera siamo usciti io, i francesi, Carlos ed una sua amica, un mezzo cofanetto sperlari, e siamo andati a ballare in una peña. C'erano dei gruppi dal vivo che suonavano salsa. C'era un cantante vestito tipo "Elvis The Pelvis" che faceva pure il ballerino, e si muoveva in maniera decisamente strana. Sembrava che si fosse pippato il Perù intero. Stava tutto elettrico. Mi sono ammazzato dalle risate, ci siamo ubriacati di brutto e ho peggiorato il tutto col miccione della buona notte in camera dei francesi, che invece di mettermi a letto m'ha tenuto sveglio in quel sottile baratro fra il letto e la tazza del cesso. Mi girava tutto. La mattina seguente, domenica, il fluido gufante non ha funzionato e la riomma s'è imposta 2 a 0 sul Parma. Ma non si può dire che abbia gufato. La partita era alle 08:00 di mattina... L'ho vista con un occhio chiuso e l'altro pure. Poi alle 13:30 il mio fegato si è ulteriormente avvelenato con la diretta di Milan-Lazio. Che scandalo! Preferirei sorvolare. Mi sono allontanato dal calcio ed entrarci in questo modo non ha fatto altro che farmi allontanare ulteriormente. Purtroppo al cuor non si comanda e quando scendono in campo non resisto... Sono tornato a pranzo a Huanchaco per salutare Ugo e vedere se riuscivo a beccare una cameriera con la quale c'era stato uno scambio di sguardi quando mi trovavo là. Trovata! Mi sembrava un po' giovincella in effetti, ma cristo dio! 16 anni nun se po' fa'!!! La serata l'ho trascorsa tranquillamente e la mattina seguente ho preso il bus delle 06:00 per Chimbote. Da lì, mi aspettava, dopo due ore, il tremendo viaggio attraverso il Cañon del Pato, una sorta di gola stretta e profondissima formata dall'avvicinamento dei due lati della Cordillera, la Blanca e la Negra, della quale non ho fatto neanche una foto, forse una ma poco significativa, per colpa della polvere che alzava l'autobus sulla strada sterrata e che entrava dai finestrini, impossibili da chiudere, e degli sballottamenti che rendevano impossibile una posa ferma. Dopo uno stop a pranzo in un posto sperduto in mezzo ai monti a prezzi super contenuti, eccomi a Huaraz, nella Cordillera Central. È un posto incantevole, fra i due lati della Cordillera. La Negra non supera i 4500 metri mentre la Blanca è detta così per via delle cime nevose e comprende giganti di 6500 metri e più. Purtroppo tutte le città e i paesini che si incontrano su questa strada sono stati distrutti da un tremendo terremoto (7.7 della scala Richter) che ha fatto più di settantamila morti. Caraz, Yungay, Carhuaz, Huaraz, Recuay, Catac, tutte distrutte. Era il 31 Maggio 1970. Una volta Huaraz era una città caratteristica, con le sue chiese in stile coloniale, le casette bianche coi tetti spioventi, le strette stradine. Conservava insomma quella atmosfera di paesino di montagna tipico anche delle nostre Alpi. Per questo veniva chiamata la Svizzera dell'America Meridionale. Dopo il terremoto la città non è stata ricostruita sulle orme di quella vecchia ed urbanisticamente parlando è piuttosto brutta. È vero che c'è stato un incremento del turismo, il quale ha portato bei soldi, ma la città sembra sterile, se non fosse per la splendida cornice che la circonda. È il capoluogo del dipartimento di Ancash con i suoi 80.000 abitanti che vivono a 3091 metri d'altitudine. Le case hanno tutte il tetto piatto; le strade sono state ingrandite per permettere agli autobus pieni di turisti di arrivare fino in centro; la conseguenza è un livello di inquinamento atmosferico e acustico che sinceramente è fastidioso. Comunque questi monti sono di un'imponenza spaventosa. Il più alto è lo Huascarán, 6768 metri. È quasi una settimana che sono qui e ne sono successe di cose belle. Questa notte, forse l'ultima che passo qui, l'ho trascorsa insonne. Mi sono svegliato alle 02:00 per colpa di un autobus che è passato sotto la finestra, ha iniziato a tremare tutto e non mi sono più riaddormentato, fino alle 05:00. "Oddio il terremoto!!!", ho pensato! Il proprietario della pensione dove mi trovo mi ha fatto vedere un documentario sul terremoto del '70, nel pomeriggio, e appena ha iniziato a tremare la stanza, stanotte, mi sono un po' impaurito. Forse è stata colpa del "soroche", il mal di altitudine. Ma sono già stato ad altezze anche più elevate, quindi il fisico dovrebbe essere abituato.



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giorgione

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Lazionetter
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mercoledì 22 ottobre 2003, ore 01:30
Grazie montagne! È bellissimo quello che mi avete dato. Giornate intense, ricche di emozioni e di ricordi. Incantevoli paesaggi che con il loro sublime splendore hanno illuminato il mio cammino. È la forza della quale ho bisogno per andare avanti. Perciò voglio che questa atmosfera mi prenda per mano e mi accompagni a destinazione. E spero di coglierne ogni piccola sfumatura per comprendere il vero senso di questa esperienza. Ogni giorno che passa ho l'impressione che il cerchio si chiuda, d'improvviso, schiarendo così i miei orizzonti.


domenica 26 ottobre 2003, ore 23:45
Il giorno dopo il mio arrivo a Huaraz sono andato in giro e mi sono informato del costo dei vari autobus per raggiungere tutti i luoghi caratteristici ed interessanti e che vale la pena visitare. Poi mi sono recato in varie agenzie e, come diceva anche la guida, prendere un tour o andare da soli costa praticamente uguale. Il fatto è che da solo puoi fare come ti pare, anche se a volte i tempi si allungano, mentre con il tour sei legato ad altra gente, ma c'è comunque una guida che spiega, oltre ad essere più comodo viaggiare coi mezzi loro. Insomma, alla fine ho deciso di fare un tour, tre visite guidate, una al giorno, con una delle agenzie. Ovviamente meno turisti stranieri c'erano, meglio sarebbe stato per me. Il primo giorno siamo andati a visitare la Laguna Llanganuco. Una strada sterrata a est di Yungay conduce a due fantastici laghi dai quali è possibile vedere i monti Huascarán (6768), Chopicalqui (6354), Chacraraju (6112), Huandoy (6395) e altri. Sono capitato con un gruppo di professoresse peruviane in pensione che si sono subito innamorate de me. La guida, simpaticissima, raccontava simpatici aneddoti, uno dei quali l'ho raccontato nelle e-mail spedite ai vari amici. Si tratta della storia fra Huasca e Huandy. Alla Laguna Llanganuco ho avuto la pessima idea di preparare uno spinellino... Dio mio che botta! Posso almeno dire di aver fumato a 5000 metri di altitudine e consigliare a tutti di non farlo... Il giorno seguente ho apprezzato, anche se non mi hanno entusiasmato più di tanto, le rovine di Chavín de Huántar, appartenenti ad una delle più antiche civiltà peruviane. Fiorì all'incirca fra il 1300 e il 400 a.C., ovvero circa 2000 anni prima degli Incas. Questo popolo non conquistò le altre civiltà con la forza, ma semplicemente influenzò lo sviluppo artistico e culturale di tutto il Perù settentrionale. È la famosa espansione culturale chiamata "Antico Orizzonte". La divinità principale venerata dalle genti di questa civiltà aveva sembianze feline, simili a quelle di un giaguaro o di un puma, ed esistevano anche divinità di secondaria importanza raffigurate con fattezze di condor, di serpente ed esseri umani. Ciò che rende interessante questo sito archeologico è il periodo in cui esso venne realizzato, secoli prima della civiltà Inca. Superficialmente il sito non presenta particolari interessanti. È sottoterra che queste rovine offrono il meglio. C'è un'enorme piazza centrale lievemente infossata con un sistema di canali di drenaggio intricato ma molto funzionale. Dalla piazza, una scalinata conduce al Castillo, l'edificio più grande e importante, di circa 75 mq., alto 13 m. e disposto su tre piani. I tunnel presentano una unica entrata. Nonostante ciò sono molto ventilati e l'aria non è mai stantia. Nella parte centrale del complesso sotterraneo c'è una roccia scolpita, chiamata Lanzón de Chavín; sembra un pugnale conficcato nel terreno all'incrocio di quattro corridoi sotto il Castillo. Dopo la visita ci siamo fermati in un ristorantino. Era un po' caro (un pasto completo sarà costato 4 euro...) e lì ho capito che le guide prendevano la stecca dal ristoratore. Al che ho declinato e me ne sono da un'altra parte. Nessuno mi obbliga a mangiare con loro. Ed infatti ho mangiato meglio e alla metà del prezzo. Pure i Peruviani che stavano con me hanno detto che avevo fatto bene e che se se ne fossero accorti sarebbero venuti con me. Tutti si stupiscono su come riesca ad ottenere sconti e a contrattare sulle cose meglio di loro. Il terzo giorno, infine, ho condiviso dei piacevoli momenti e ho scambiato una interessante chiacchierata con Juan José, un'altra guida, il quale ci ha accompagnati alla visita della Puya Raimondii, una bellissima pianta, la più grande delle bromeliacee, costituita da uno stelo centrale che possiede, al momento della fioritura, circa 20.000 fiori. Lo stelo raggiunge i due metri di diametro e la pianta può raggiungere i dieci metri di altezza. Una volta in fiore, la pianta rimane in vita per altri tre mesi durante i quali viene impollinata dai colibrì, e poi muore una volta per tutte, dopo sessant'anni di vita. È uno spettacolo unico. Si può considerare un fossile vivente. Sapere che questa pianta vive sessanta anni, fiorisce una volta sola e poi muore ti fa apprezzare la fragilità e la delicatezza del sistema della natura che troppo spesso viene violato dall'uomo. La conferma di ciò l'ho avuta poco dopo. Dopo aver scattato un po' di foto ad un paio di laghi a 5000 metri di altitudine, siamo andati a visitare ciò che rimane, ancora per poco, del ghiacciaio Pastoruri (5240). È un peccato vedere come tutt'ora non si faccia niente per preservare un importante elemento dell'ecosistema. Questa noncuranza mi rende assolutamente intollerante verso atteggiamenti irrispettosi nei confronti della natura. E qui le cose non sono per niente positive. A parte poche persone come Juan José, la gente se ne infischia. Sul ghiacciaio ci saranno state centinaia di persone, la maggior parte ragazzi in gita, che buttavano buste di plastica, carte delle caramelle, mozziconi di sigarette, con una mancanza di rispetto e di senso civico terribile. Incazzarsi è inutile. Non lo capiranno mai, forse. Non ho la presunzione di cambiare la mentalità della gente ma almeno, cazzo, uno sfogo me lo permetto! Così mi passa il rodimento. Oggi, per esempio, sono andato a visitare una bellissima spiaggia che si trova nel Parco Nazionale di Paracas, un'area protetta circa 15 km. a sud di Pisco. Il mio soggiorno sulla Cordillera Blanca è infatti terminato e, dopo aver effettuato un viaggio notturno fino a Lima e dopo essermi reso conto che mezz'ora in questa città è più che sufficiente, ho deciso di passare due o tre giorni sulla costa. All'entrata del Parco Nazionale, che fra l'altro è una bellissima zona desertica, c'è una serie di cartelli che suggeriscono di non sporcare e di rispettare l'ambiente che ci circonda. A Paracas ci sono colonie di leoni marini, fenicotteri ed altre specie di uccelli interessantissimi. Lo scenario all'interno è emozionante! Non c'è nulla se non dune di sabbie e, per fortuna, pochissima sporcizia. Se non che, dopo aver trascorso un paio d'ore al sole sulla spiaggia di Lagunillas e mangiato con una coppia di peruviani di Lima, Javier e Marcela, sulla via del ritorno, due teenager in carne buttano fuori dal finestrino della buseta una busta di plastica nera nel pieno del deserto del Parco Nazionale!!! Viuuuuulenza!!! Me le so' magnate! Mi ha dovuto chiedere scusa l'autista che non si era fermato a raccogliere la busta... Era mezz'ora che giocava con 'sta busta fuori dal finestrino. "guarda mo', eh!?!", ho pensato. E infatti... Forse ho pure un po' esagerato, ma almeno spero che la prossima volta ci pensi. Il fatto è che nessuno le dice mai niente, quindi per lei è una cosa normale buttare l'immondizia per strada. Questo mondo, a causa dell'indifferenza della gente, sta diventando sempre più una schifezza. Ma non c'è più tempo, ormai. Il processo è irreversibile. Sul ghiacciaio Pastoruri, ad esempio, c'erano delle bellissime grotte di ghiaccio che con il sole diventavano azzurre, rosse, a seconda della quantità di luce che vi entrava. Ora queste grotte non ci sono più perché il ghiaccio si sta ritirando di una cinquantina di metri l'anno. La guida mi ha raccontato che in estate, nei fine settimana, i turisti arrivano ad essere addirittura 5-6 mila al giorno! Pensa che caos! Risultato: fra 10 anni il Pastoruri non ci sarà più e si passerà a mostrare le meraviglie del ghiacciaio affianco. E non è giusto. Posso ritenermi fortunato per aver visto cose che qualcuno non potrà mai più vedere, ma mi sento allo stesso triste per essere il custode di una fortuna e di un'esperienza che forse non potrò mai condividere con la gente che amo.


sabato 8 novembre 2003, ore 02:10
Ne sono passate di cose dall'ultima volta che ci siamo visti, caro diario. Il fatto è che sei finito in fondo alla borsa e lì ti ho dimenticato. Il continuo invio di e-mail ai vari amici ha senza dubbio placato la mia sete di raccontare, condividere e imprimere quei ricordi che mi hanno dolcemente accompagnato fino qua. Sono passato attraverso le due città più belle del Perù, Arequipa e Cuzco, delle quali ho assaporato i profumi, i colori e le intense esperienze; ho solcato gli stessi cammini, passo passo, di coloro che hanno dato una forma, un'essenza, una storia a questo paese, e di coloro che di questa storia si sono appropriati, distorcendone la forma e trasformandone l'essenza. Fino ad arrivare fin qua, dove il tempo sembra essersi fermato ad un istante remoto, scandito dal lento passare delle giornate illuminate da quegli stessi elementi un tempo considerati divini. Tutto ciò, e molto di più, mi hanno saputo offrire Machu Picchu, Pisac, il Lago Titicaca e tutti coloro che, volontariamente o meno, hanno condiviso questo percorso con me. In un modo o nell'altro hanno influito sul mio tragitto, sulle mie decisioni, sul mio essere, trasmettendomi impulsi, idee, forza e volontà. Forse è questa tanto citata "condizione del viaggiatore" la causa che permette che tutto ciò prenda forma. Ma non vorrei essere così riduttivo. È un insieme di elementi che andrebbe ricercato sempre, in qualunque condizione ci si trovi. Si tratta di saper affrontare la vita per quello che ti offre, per le barriere che ti pone nel cammino. Il Brasile da un lato mi attrae, dall'altro un po' mi spaventa. È un mondo completamente diverso, con le stesse contraddizioni dei luoghi che ho visitato, amplificate ma meno evidenti. Nello stesso istante è stimolante per il senso che questo viaggio dovrà avere per me. È veramente l'anello mancante, l'elemento che finalmente chiude il cerchio. Dalla mia permanenza in Brasile vale il destino della mia vita nel prossimo futuro e dovrò giocarmela bene, senza schemi, ma con la  chiara coscienza del raggiungimento di quell'obiettivo che chiarificherà la mia esistenza. È qualcosa di molto importante. Sarà la chiave che aprirà in sequenza le porte della mia vita. E non voglio privarmi del piacere che ho finalmente ritrovato nel vivere le cose semplici come le più importanti, vere, significative. Ecco qual è la chiave che apre tutte le porte. La spontaneità, o semplicemente l'essere sé stessi. 

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