E' da un po che penso di dover scrivere qualche riga su una parte del mio volontariato e su come trascorro parte del mio tempo libero.
So che ad alcuni potrà non interessare, ma fa lo stesso.
Non intendo trovare un modo per auto celebrarmi, non fa parte del mio stile anzi, piuttosto mi tengo tutto dentro per pudore.
E' da un po di tempo che in pvt qualcuno mi spinge a farlo, ed allora ho preso un po di coraggio ed inizio questa sorta di storia a puntate.
Ho scelto di scrivere qualcosa perché sento questo forum come un angolo della mia vita; ci passo un bel po di tempo e vivo questa community come una sorta di finestra, sulla quale molti di noi si affacciano, discutono, si animano, si insultano, si aiutano quando necessario.
Uniti però da una profonda passione che ci accomuna e che ci rende parte di una famiglia ... sentirmi familiare di Ralphmalph, Svennis, e AL non mi fa dormire sonno tranquillissimi.
Mi sembra di vivere un po quello che succedeva nei vecchi condomini, quelli dove tutti si conoscevano e dove in genere, si condivideva il poco o il tanto che si aveva, esclusivamente per il gusto di far partecipi tutti del nostro essere, di vivere quello che fondamentalmente siamo ... una comunità.
Non voglio dilungarmi con questi discorsi barbosi, passo al concreto, visto che è tra le cose che mi riescono meglio.
In alcuni precedenti post ho accennato al mio servizio di Clownterapia che da circa 2 anni svolgo con l'Associazione della quale sono fondatore insieme ad altri quindici pazzi; ci diamo da fare per far sorridere i bambini di alcune strutture socio-sanitarie della Toscana Nord Occidentale ... per ora.
Tutto è nato qualche anno fa, quando un mio amico mi girò una mail di un'Agenzia Formativa nella quale veniva presentato un Corso di Formazione di seicento ore (si avete letto bene seicento), al termine del quale, dopo un esame, veniva rilasciata la certificazione di " Tecnico qualificato nelle arti di clownerie nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie".
Nonostante i tanti impegni che mi oberavano le giornate (famiglia, lavoro, servizio negli Scout) non ci misi molto a presentare la domanda; decisiva fu la spinta che mia moglie ed i miei figli mi diedero (forse per levarmi dai piedi per quel poco tempo libero che miera rimasto e che rischiavo di trascorrere con loro).
Superata la prova di ingresso ed il colloquio successivo, ho avuto la possibilità di scoprire la distribuzione delle ore del corso e le relative materie trattate; sotto alcuni aspetti non fu una grande scoperta e non mi sembrò tutto così semplice come avevo creduto a priori: delle seicento ore di corso, trecentottanta erano di aula, duecento di tirocinio presso una struttura socio-sanitaria, e venti da svolgere nella Pediatria del nostro ospedale locale.
Ad un primo approccio ho temuto di non potercela fare, poi con l'aiuto di tutti quanti, la mia famiglia, l'azienda nella quale lavoro e con un bella programmazione del tempo sono riuscito a portare a termine l'intero corso ed a conseguire la qualifica con un discreto punteggio.
Dopo circa un anno di attesa, di riunioni e di incontri con gli altri del corso, abbiamo deciso di strutturarci e di dare vita ad una Associazione che attualmente conta circa una quarantina di iscritti, tra sostenitori ed operatori e che opera per il momento in tre unità ospedaliere, ed una struttura nella quale sono accolti bambini in attesa di affidamento o di adozione.
Ci stiamo strutturando anche per il 5x1000, quando saremo pronti passerò anche dalle vs coscienze per racimolare un po di denaro necessario all'acquisto del materiale in uso (palloncini, bolle di sapone, giochi vari, magie, etc.)
Il nostro servizio è in continua elaborazione ed utilizza un metodo ideato da uno dei ns fondatori; tale metodo ci consente di adattare le varie tecniche in nostro possesso, a seconda delle circostanze che ci troviamo di fronte, neonati, bambini, adolescenti, adulti, anziani.
Sostanzialmente, mentre nelle unità ospedaliere il servizio è più o meno lo stesso, e cioè di sostegno ai pazienti ed ai propri familiari sotto l'aspetto psicologico ed emotivo (e quindi clownerie, magie varie, gag, indovinelli, sculture con palloncini, etc.), nella struttura che accoglie i bambini in attesa di affidamento o di adozione, effettuiamo un così detto accompagnamento alla buona notte, usando tecniche di magia ed il teatro kamishibai con il quale, attraverso storie raccontate (nello stile vecchia maniera per intenderci) tentiamo di rilassare i bambini prima della nanna.
Mi piace rendervi partecipi di tantissime storie che ci capitani, ed è proprio di alcune di queste storie che vi comincerò a parlare.
Leggerete delle tante difficoltà che affrontiamo durante il nostro servizio, e della tante soddisfazioni e sorrisi che i pazienti ed i loro familiari ci donano gratuitamente.
Vi parlerò delle iniziative che organizziamo durante l'anno a sostegno della nostra Associazione e dei progetti futuri.
Ci saranno anche le nostre gaffe e le volte nelle quali ci ritiriamo dopo un rifiuto per un nostro intervento, rispettando il volere di chi ci sta di fronte, senza mai forzare la mano nel rispetto delle parti.
Per avere idea di quello che accade nelle nostre corsie vi farò dei racconti, poi via via che ne verranno fuori altri e che mi sento ispirato, vi aggiornerò sulla situazione lavori.
Sarà un po il mio blog su Lazionet.
Inizio la storia raccontandovi di una splendida bambina affetta dalla sindrome di down che ho conosciuto circa un anno fa.
Nella stanza adibita alla vestizione ed alla gestione del materiale in uso, utilizziamo come abitudine un brogliaccio nel quale registriamo tutte le attività che proponiamo ai pazienti giorno per giorno, così da non ripetere le stesse cose, e per tenerci informati sulla situazione psicofisica del paziente; spesso ricorriamo anche all'ausilio del personale medico e paramedico, ricevendo da loro informazioni sulla attenzioni da adottare per i casi particolari come isolamento, patologie, etc.
Come facciamo solitamente, l'ingresso nella stanza avviene sempre in maniera soft, questo per consentirci di capire la situazione (dolore, sofferenza, se c'è un post intervento, se ci sono situazioni di disagio, se ci sono troppe persone all'interno, etc.), e per permetterci piano piano di familiarizzare con i presenti, specie se siamo al nostro primo incontro.
Generalmente siamo sempre ben accetti, anche perché le nostre visite avvengono sempre in modo garbato e dolce, proprio per sondare la situazione; qualche volta però capita che ci sia un rifiuto nel caso , salutiamo in maniera educata, comunicando che siamo comunque a disposizione nel caso la situazione evolvesse in maniera positiva.
Torniamo alla nostra prima storia.
Così come faccio in genere, munito del mio camice multicolore e del mio carrello con tanti giochi, quel giorno entrai per conoscere la bambina.
La situazione non era proprio di quelle più congeniali, ero entrato nel bel mezzo di un cambio pannolone, nonostante la paziente fosse già di un'età alle soglie dell'adolescenza.
Lo stato di salute ed il recente intervento avevano richiesto l'ausilio dell'accessorio e quindi la cosa mi aveva fatto tentennare ed avevo accennato ad un'attesa in corridoio, ma l'insistenza dei genitori a farmi entrare mi aveva indotto a varcare la porta ed a presentarmi.
La bambina, nonostante lo stato sofferente e la fase di cambio, mi lanciava occhiate, incuriosita dal mio camice, fatto di tante tasche multicolori, con personaggi familiari al mondo dei piccoli.
Inoltre, vista la situazione che lo consentiva, con una sorta di fischietto accompagnavo i movimenti che la bimba faceva durante il cambio.
Il padre, impegnato nel cambio pannolone, mi aveva salutato subito cordialmente ed io, nel sentire la sua voce, avevo notato nell'accento una lieta familiarità.
Una volta presentatomi, notai che una delle pareti era tappezzata da numerosi disegni che ritraevano piatti di una cucina anch'essa a me molto familiare.
Iniziai quindi a stuzzicare la mia curiosità chiedendo chi fosse l'artista che aveva riprodotto fedelmente quelle prelibatezze: c'era l'amatriciana, la carbonara, cacio e pepe insomma scoprì con grande gioia che, nonostante ci trovassimo in un ospedale lontani dalla capitale, avevo trovato una bambina che come me veniva da Roma.
Il ghiaccio a quel punto si era rotto e in un attimo, iniziammo a chiacchierare; mi feci elencare qualche buona ricetta, aiutata da uno dei nostri personaggi mediatori, una simpatica scimmietta che calziamo nella mano, e con la quale dialoghiamo per affabulare i piccoli che ci stanno intorno.
Avevo inventato a tal proposito una storiella, coinvolgendo Samanta (così si chiama la scimmietta) curiosa di conoscere queste ricette; la bambina non esitò a spiegarci, seppur con difficoltà nel parlare, il dettaglio degli ingredienti, i tempi di cottura, etc.
Terminate le spiegazioni, per ringraziare la bambina del prezioso aiuto che ci aveva dato, io e Samanta iniziammo una serie di giochi e magie, fino a far comparire da una scatola magica una serie di palloncini di diverse misure.
Notai negli occhi della bambina un enorme sorpresa all'apparire dei pallonicini e la invitai a sceglierne qualcuno per poter poi fare una scultura, un cagnolino, un pesce, etc.
Con sorpresa la bambina ed il padre, mi indicarono di prendere i palloncini bianchi ed azzurri ... non vi dico la mia reazione, a quel punto tutto andava per il verso giusto, sembrava un copione scritto da chissà quale mano ispiratrice.
Decisi di lanciarmi nella creazione di un animale; l'intenzione sarebbe caduta su un Aquila, ma al momento attuale non è che ne fossi capace ( e non lo sono neanche ora) , quindi optai per una bella ape con i colori della ns amata Lazio.
Contenta del mio dono, la bambina mi salutò ed io ricambiai, ringraziandola della pazienza che aveva dimostrato nei miei confronti.
Non ho avuto più occasione di vederla, spero tanto che stia bene, lei ed i suoi splendidi genitori.