Inizio parafrasando un libro di Perec il che non è male come inizio. :beer:
Questo è un topic di richiesta di aiuti e consigli.
Io ho 20 anni, sono alto 1.76 e peso 62-63 kg, di conseguenza ho un indice di massa corporea intorno al 20.
Ecco questo è quello che sono e quello che so.
Da circa 2 mesi ho iniziato a correre regolarmente 4-5 giorni a settimana, con o senza pioggia.
Ho iniziato con 2 minuti di cammino e 3 di corsa alternati con uscite di 30 minuti prima e poi sono arrivato adesso a 1.30 h di corsa con 2-3 interruzioni di qualche minuto (camminando) un giorno e un giorno dopo 1 h piu tranquilla. Si finisce con qualche esercizio di stretching.
Spesso esco con un mio amico a correre, abbiamo iniziato assieme e piu o meno siamo dello stesso livello.
Le cose da chiedere sono, c'è qualcosa da evitare di fare? Cosa si consiglia fare come allenamento? Che tipo di scarpe e abbigliamento è meglio comprare?
Sono in zona sali e scendi, poco piano.
A voi. :D
Comprati runnersworld o leggi qui per un allenamento stagionale:
http://www.runnersworld.it/training
Consiglio mio: buon riscaldamento e un po' di stretching all'inizio,
tanto stretching alla fine, calzature molto ammortizzanti (c'è un topic su questo).
io di solito faccio un po' di stretching all'inizio, poi i primi 5/10 minuti li uso per "rompere il fiato" ed andare progressivamente in sforzo aerobico, dopodiché reggo abbastanza bene anche un'ora, ora e un quarto a meno di 5 a km.
la tua tabella di marcia dipende anche dai tuoi obiettivi personali. te ne sei dato uno?
no, perché, al di là dei primi tempi, in cui vai sulle ali dell'entusiasmo, la corsa può finire per annoiarti, soprattutto se magari compi sempre lo stesso percorso... mentre se ti poni un qualsiasi obiettivo, non importa quale (es. partecipare a una gara, coprire una certa distanza in un determinato lasso temporale entro un periodo più o meno ragionevole, ecc. ecc.), allora ti diverti proprio e l'attività podistica non la abbandoni più.
scarpe A4, soprattutto se fai percorsi con terreno misto (asfalto/sterrato), tipici della città.
Per 20 anni ho fatto velocità. Poi, rotto il ginocchio per la millesima volta, ho provato con il triathlon. Quindi il mio obiettivo nella corsa erano i 10km. Quando ho iniziato facevo fatica a fare 5km a 6'. Dopo meno di 7 mesi ho corso il 10mila a 39'. Quindi l'allenamento seguito non era del tutto sbagliato.
se riesci a correre 4 o 5 volte a settimana uno o due allenamenti di interval-training te li consiglio. Un giorno fai anche ripetute brevi (8 volte i 500 con 1' piuttosto che 5 volte i 1000 con 1'30"). Sei giovane, cura molto l'allungamento muscolare e la mobilità articolare. Non è indispensabile ad inizio seduta. Lo è, e fatta bene, a fine seduta. Stretching non è allungare bicipite o quadricipite. In rete trovi spiegazioni valide.
Sali e scendi in salita vogliono scarpe protettive, soprattutto sullo sterrato. Andare al campo (sei di Roma?) può esserti utile, soprattutto nelle ripetute brevi.
Potenziamento (non solo con la corsa i discesa o in salita).
E cura l'alimentazione.
Al polso un gps ti fà compagnia ed un o stimolo in più.
Se vuoi veramente approfondire le tematiche relative alla corsa ti consiglio di visitare la sezione dedicata al seguente indirizzo www.albanesi.it (http://www.albanesi.it). Albanesi è abbastanza integralista ma, rapportato anche agli altri che si dilettano sull'argomento e che scrivono su internet, conosce molto l'argomento ed è molto coerente nelle sue argomentazioni. I migliori risultati li ho ottuenuti seguendo le sue tabelle di allenamento.
Per quanto riguarda consigli di carattere generale, come giustamente dice Gesulio,, definisci prima con te stesso quali sono gli obiettivi che vuoi raggiungere. Qualunque sia il tuo obiettivo devi comunque costruire una buona base cercando di essere graduale nell'abituare tendini, cartilagini e strutture articolari al gesto atletico. Il fiato ci mette molto meno per adeguarsi e quindi si può cadere nell'errore di esagerare procurandosi fastidiosi infortuni.
Concordo con anto70 sulla necessità di variare gli allenamenti una volta acquisita una buona base.
Lo streaching fallo solamente se lo riesci a fare in modo corretto e sai come farlo: numerosi studi hanno affermato che se fatto male invece di prevenire gli infortuni può facilitarli....
E comunque 20 anni sono una benedizione per la corsa: le tue capacità di recupero io me le sogno ormai :-)
(stiso, ma eri tu che scrivesti quel magnifico topic sulla maratona di new york?)
ma fino a quale eta' e' indicato correre ?
io ne ho quasi 46 , corricchio lentamente, sto' sui 9 km / h , e sono magrolino.
pero' comincio a farmi qualche scrupolo.
eta' e tempi di recupero da dolori vari mi fanno pensare.
..dite......
jesus. quello ha aperto il topic (grazie, ti copierò da domani) per correre sotto casa e subito vi si impenna fino a new york.
ricordo che incontrare dal vivo stiso era diventato un colpo da 100 nelle conversazioni che furono con chirizzi.
(si, fui io...)
Lo stiso che fu....
:oops:
Pantarei, se riesci a mantenere una buona forma fisica non ci sono limiti di età. Abbiamo una persona in società che a 80 anni corre ancora i 10km sotto l'ora...
Inanzi tutto grazie a tutti per le risposte e gli aiuti.
Per adesso non mi sono ancora posto un obbiettivo preciso anche se a lungo termine mi piacerebbe concludere una maratona.
C'è qualche app facile da usare e funzionale per Iphone, con GPS e magari con velocità media, statistiche o cose del genere?
Provvederò a comprarmi delle scarpe in ordine al piu presto possibile (i prezzi quali possono essere? Se chiedo una scarpa "A4" mi capiscono in negozio?).
Sempre per l'obiettivo il motivo per cui non me lo sono ancora imposto è che preferirei prima avere una idea di base degli allenamenti e delle mie prestazioni.
PS: abito in Svizzera, non sono di Roma ;)
se trovi un negozio specializzato per il running ti capiscono sicuramente. Qui a roma c'e cat sport che ha anche un attrezzo per determinare il tipo di corsa e la scarpa più adatta. Altrimenti vai da decathlon, qui a roma il reparto running è ben organizzato e fornito, prezzi contenuti e soprattutto scarpe suddivise per categoria, A1 A2 A3 e A4
da esperienza personale, dovresti comprarti come prima cosa un cardiofrequenzimentro, dopo di che calcolare quale sia la tua soglia aerobica e mantenerti costantemento sotto tale soglia, in modo da evitare problemi cardiaci, o cmq di acido lattico e dolori che non ti fanno muovere per giorni
Citazione di: Stiso il 12 Mag 2012, 00:43
(si, fui io...)
Lo stiso che fu....
e ce l'hai ancora quell'opera d'arte?
ripubblicala
:beer:
Citazione di: sorazio il 12 Mag 2012, 09:27
da esperienza personale, dovresti comprarti come prima cosa un cardiofrequenzimentro, dopo di che calcolare quale sia la tua soglia aerobica e mantenerti costantemento sotto tale soglia, in modo da evitare problemi cardiaci, o cmq di acido lattico e dolori che non ti fanno muovere per giorni
Quello ce l'ho dai tempi in cui andavo in bici :)
Lo metterò allora anche quando corro?
Una domanda, i interval-training e le ripetute brevi devo andare "a tutta", come se dovessi fare solo quei famosi 500 metri o come? Sul sito di albanesi lo danno per scontato il ritmo ma tenere, ma per me è tutto una prima :D
Ancora grazie a tutti :)
ma sei magro, ma nun corre, ma chi te lo fa fa' :beer:
Ma chi sei, Furio (la macchietta di Verdone)? :?
Citazione di: PrioritàLazio il 12 Mag 2012, 16:22
Una domanda, i interval-training e le ripetute brevi devo andare "a tutta", come se dovessi fare solo quei famosi 500 metri o come? Sul sito di albanesi lo danno per scontato il ritmo ma tenere, ma per me è tutto una prima :D
Il ritmo da tenere è variabile a seconda del tuo stato di preparazione e dal tipo di ripetuta che effettui. Essendo tu agli inizi del percorso ti consiglio di leggere questo articolo:
http://www.albanesi.it/Arearossa/Articoli/principiante_runner.htm (http://www.albanesi.it/Arearossa/Articoli/principiante_runner.htm)
Assimila prima questi concetti e poi passa a forme di ripetute più strutturate.
In bocca al lupo!
OT (a seguito di esplicita richiesta :) )
REGALO DI COMPLEANNO
Le gambe
Riesco a sentire l'inno nazionale solamente alla fine, quando una solitaria folata di vento spinge nella mia direzione il suono degli altoparlanti. Sono così lontano dalla linea di partenza che impiegherò più di cinque minuti per raggiungerla e superarla; da dove sono ora neanche la vedo.
Una decina di elicotteri volteggiano rapaci sulle nostre teste a caccia di suggestive immagini, mentre un gigantesco e solitario bielica vira stretto verso l'oceano a pochi metri da terra, facendoci sobbalzare e beccandosi poliglotti improperi. Torniamo alla nostra concentrazione e mi meraviglio di quanto silenziosa possa essere una folla di questo tipo.
Altri due serpentoni simili a quello nel quale sono io si snodano a pochi metri di distanza: 39.000 persone in silenzio e concentrate in attesa che il cannone spari. Joe è lì vicino: dovrà dare il giusto ritmo a me e ad altre 5.000 persone. La vedo dura; per lui e per noi. La temperatura è bassa ma non sento freddo, nonostante l'abbigliamento decisamente fuori stagione.
Lo sparo arriva stentoreo e rimane nell'aria per alcuni secondi, liberando le urla e le energie a fatica contenute che aspettavano da mesi, se non da anni, questo momento. Si urla e ci si muove lentamente. Giro intorno alla fila di pullman che fino a ad ora mi ha impedito la visuale ed eccolo che emerge, con i suoi svettanti piloni e la sua sinuosa gobba: il "Da Verrazano (una sola z) narrows bridge".
Le note di "Born to Run" di Bruce Springsteen, sparate a tutto volume, riempiono l'aria di elettricità ed il corpo di adrenalina. Click! Il rituale scatto del cronometro accompagna il passaggio sotto la starting line, ricordandomi che da ora si fa sul serio.
Il ponte vibra sinistramente sotto il passo cadenzato dell'enorme massa di persone; la struttura ondeggia talmente tanto che ogni tanto mi ritrovo contro tempo con l'appoggio del piede. File di fotografi appollaiati sullo spartitraffico cercano di catturare il momento scattando foto come forsennati. Oscar e Franco, conosciuti alla partenza, sono qualche metro avanti: cercheremo di correre insieme, per quanto ci sarà possibile.
Calpesto roba soffice: le migliaia di indumenti lanciati in aria alla partenza giacciono ora a terra, vittime della ricerca di tepore nelle tre ore di stazionamento nei corrals di partenza. Migliaia di dollari (vedo a terra capi tecnici firmati e anche molto costosi) giacciono in attesa di essere recuperati dai volontari e dati in beneficenza.
E' un tripudio di Frank, Steve, Hubert, Klaus, Sergio, Inga, Sara e di chiunque abbia avuto l'accortezza di mettere il suo nome sulla maglietta. Improbabili faccioni di mogli grassocce adornano le maglie di aitanti e meno aitanti concorrenti. Più avanti supererò un uomo con un'ecografia prenatale appuntata sulla schiena. Moltissimi hanno un adesivo con su scritto "I run for..." ed hanno di seguito indicato tutte le categorie di persone immaginabili (figli, madri, padri, suoceri, vicini, ecc...). Alla mia sinistra una minuta biondina urla dalla sua maglietta "Impeach Bush": le sorrido in modo complice. Un pompiere in assetto operativo, con tanto di bombola per l'ossigeno sulla schiena, ed un soldato in mimetica, anfibi e zaino a tracolla, arrancano sulla rampa in nome di chissà quale voto o promessa. Ci sono anche i Blues Brothers, tutti neri, in giacca, cravatta, cappello e occhiali. Incontrerò gente con gambe artificiali di varia foggia, portatori di handicap più o meno gravi, ottantenni che rifiuteranno sdegnati l'aiuto dei volontari dell'associazione Achille's (che dà supporto a tutte queste categorie di persone lungo il percorso); tutta gente che, in un modo o nell'altro, la gara l'ha già vinta.
Alla fine del ponte compaiono le prime case ed i primi spettatori. Che lo spettacolo abbia inizio.
Migliaia di individui festanti costeggiano il percorso cantando, urlando il tuo nome scritto sulla maglietta, dandoti da mangiare, da bere, da asciugare, battendo le mani, sventolando bandiere e cartelli; file di bambini e adulti tendono le mani invitandoti a battere il cinque; complessi suonano il jazz, il blues, il rock 'n roll, l'heavy metal: manca solo Mozart, ma non escludo la sua presenza solamente per il fatto di non averlo sentito personalmente.
Per mantenere un ritmo costante mi ero ripromesso di rimanere concentrato sin dall'inizio, ma non ci riesco: è troppo il calore che questa gente sprigiona. Mando in malora i buoni propositi e comincio a gigioneggiare battendo il cinque con chiunque (persino con un austero policeman), ringraziando tutti quelli che urlano "go-Claudio-go", abbassandomi per salutare bambini che conteggiano metodicamente quanti "high five" riescono a battere; agito il pollice in direzione di chi mi incita, scarto a destra e sinistra per rimanere con Oscar e Franco, spreco energie. Joe, come sospettavo, è stato inghiottito dalla bolgia e di lui non resta traccia.
Centinaia di tricolori sventolanti accendono ancora di più il mio entusiasmo; mi accorgo dopo un po' che sono messicani, ma poco importa: urlo "gracias" invece di "grazie". Siamo solamente all'ottavo chilometro ed io sono già ubriaco di questo fantastico clima.
Continuo spedito; le gambe girano che è un piacere ed il ritmo sembra essere solamente un po' più veloce di quello pianificato.
L'inesperienza mi fa stare tranquillo: capirò più tardi l'errore.
Improvvisamente la folla scompare e si corre nel silenzio. Mi guardo intorno con aria interrogativa e vedo solamente gente vestita di nero che cammina spedita con delle borse di plastica nelle mani: sono palesemente ebrei ortodossi. Il mio vicino capisce la mia perplessità e sentenzia: "Quartiere ebraico" senza aggiungere altro.
Diciottesimo, diciannovesimo, ventesimo chilometro. Arriva la mezza: Pulaski Bridge. E qui cominciano i cazzi (scusa Maureen).
La rampa del ponte che porta da Brooklyn al Queens non è ripida, ma è pur sempre salita; da qui il percorso si fa meno lineare, più nervoso, con meno gente ai lati della strada e con bruschi cambi di direzione. Siamo ancora intruppati come una mandria e correre non è agevole.
Improvvisamente arriva lui, l'incubo di tutti noi, lo spauracchio che si è agitato davanti ai miei occhi durante quasi tutti gli allenamenti degli ultimi mesi: il Queensboro Bridge. Sulle sue infide rampe si sono spenti gli ardori di migliaia di podisti, ed anche oggi reclama la sua giusta dose di vittime. Oscar e Franco li ho persi da un pezzo: mi tocca affrontare il Minotauro in solitudine. Abbasso la testa, accorcio il passo e salgo. E' buio. In alcuni tratti non riesco neanche a vedere chi ho davanti e procedo con il braccio teso in avanti per evitare tamponamenti. I metri sembrano non passare mai e molte persone sono ferme ai lati con le mani nei fianchi; altre camminano lentamente sorseggiando miracolosi intrugli. Finalmente scartiamo a sinistra e cominciamo la discesa: abbasso le braccia lungo il corpo, tiro il fiato e mi lascio andare.
Manhattan è a due passi e la sua gente comincia a farsi sentire. Monta il boato di migliaia di persone assiepate dietro le balle di paglia (come fossimo delle formula uno...) lungo la curva di ingresso alla First Avenue. Esco alla luce del sole agitando le braccia verso l'alto in segno di incitamento, e la folla risponde strillando "go 'Laudio', go!". Strana pronuncia del mio nome. Abbasso gli occhi e mi accorgo che la "C" è rimasta sul ponte: meglio quella dei polmoni.
La Prima Avenue si stende implacabile davanti ai miei occhi: più di sei chilometri di saliscendi impietosi che, al pari del Queensboro, hanno stroncato più di un'ambizione. Improvvisamente mi rendo conto che le gambe non girano più come prima: in un modo o nell'altro il ponte dal nome del menga ha riscosso il suo tributo anche da me. Mi arrabbio; ce l'ho con le mie gambe. Ma come, dico io, vi ho allenato come due gambe da keniano e voi mi trattate così? E' vero, vi ho fatto uscire di casa alle cinque del mattino, vi ho trascinato fuori anche a temperature ignobili, vi ho ammorbato con il pallosissimo anello di due chilometri vicino casa; ma vi ho anche fatto calpestare le strade di mezzo mondo: il Golden Gate, il quartiere francese, il Magnificent Mile, le sponde della Senna e tanti altri posti che sarebbe troppo lungo elencare. E voi mi mollate ora, proprio quando ho più bisogno di voi? Ingrate, ingrate e ingrate! Non ne vale la pena. Con voi farò i conti dopo: ora è meglio passare il testimone.
Continua
La testa
In un suo brano, Morrissey si chiede se è il corpo che governa la mente o se è la mente a governare il corpo. La risposta lui non la dà, ma io adesso la devo cercare in fretta, e deve essere per forza la seconda che ha detto: è la mente che deve governare quelle due disgraziate là sotto, altrimenti sono cazzi (scusa Maureen).
Aumento la concentrazione. La gente continua ad incitarmi, ma io rispondo sempre meno.
A metà della First non rispondo proprio.
Mi muovo cercando di risparmiare energie e limitando al massimo i movimenti.
File di volontari in tunica arancione si sono prodigati sin dal primo chilometro, nei punti di ristoro ufficiali, per alleviare la sete dei concorrenti; solo ora però li cerco continuamente con gli occhi per non fallire un rifornimento.
Cominciano a presentarsi per l'incasso i facili entusiasmi di Brooklyn.
Tengo duro e, un passo via l'altro, supero centinaia di persone che procedono rantolando, finché, senza rendermene conto, finisce il saliscendi. Una donna agita un cartello con su scritto "welcome to the Bronx". Parto all'attacco del penultimo ponte calpestando improvvisamente di nuovo qualcosa di morbido: questa volta è uno strato di moquette steso sul ponte per evitare il passaggio sulla griglia di metallo. Ed io che pensavo che il Bronx fosse un quartiere malfamato!
Continuo rimanendo concentrato come un detersivo sgrassante; la testa obbliga le gambe al movimento e loro fanno una fiera resistenza.
Ed è a questo punto che una incongruenza toponomastica rischia di mandare tutto a puttane (scusa Maureen): se la First direzione nord era tendenzialmente in salita, la Quinta direzione sud, ad essa parallela, dovrebbe essere tendenzialmente in discesa: manco per il cazzo (Maureen ormai non ci fa più caso)! Una salita si staglia beffarda davanti a me e anche la testa vacilla. Cerco di non pensarci e continuo a correre. Arrivo in cima, giro a destra meccanicamente e mi ritrovo dentro Central Park. La folla è gigantesca, ma è come se non la vedessi. Tante altre persone sono nella mia stessa condizione: forse è proprio per questo che una figlia premurosa ha scelto questo luogo per innalzare un cartello "dad, don't puke". Spero che "dad" non sia questo tizio paonazzo di fianco a me...
Corro in modo disarticolato e comincio a scendere lungo i viali del parco, ma non c'è niente da fare: è lì, vicino alle famose papere che non si sa di preciso dove vadano d'inverno quando il lago è gelato, che la testa segue le gambe nel limbo dell'ingratitudine. Mancano meno di tre chilometri. Mi fermo.
Continua
Il cuore
Mani sui fianchi, sputo fatica e tossisco sudore. Cammino lentamente lungo il bordo del percorso e centinaia di persone cominciano a superarmi.
Rialzo la testa e improvvisamente rivedo il pubblico: le persone sono di nuovo quelle di Brooklyn e urlano forte il mio nome. Mentono spudoratamente gridandomi "looking good"; mi incitano con calorosi e violenti "almost done". E' quell'"almost" che mi sta uccidendo, dannazione!
Riparto. Le gambe ormai non le sento più, ma non importa: se insieme alla loro degna compare della testa hanno deciso di abbandonarmi, non rimane che affidarsi a chi non tradisce mai: il cuore. Ma la testa ha un sussulto: lei che dovrebbe incitarmi, mi invita di nuovo a fermarmi. I grattaceli di Central Park South sono ancora lontani e lei mi dice che non li raggiungerò mai.
Mi fermo di nuovo: mancano meno di due chilometri.
Faccio pochi passi e, faticando come un bufalo, riparto verso i grattacieli. Li raggiungo sfanculando la testa, ma uscendo da Central Park mi si para di fronte la salita verso Columbus Circle.
Schianto e mi fermo per la terza volta: manca un chilometro e non ce la faccio più.
Capisco ora come devono sentirsi quelle povere automobili che terminano il carburante e si fermano al lato della strada nonostante le nostre imprecazioni. Ho finito la benzina, non c'è niente da fare.
"Claudio, coraggio, non ora! Non ora!". La frase in italiano arriva dalla mia destra; volto stancamente la testa e lo vedo: giovane con famiglia al seguito, assiepato con altre migliaia di persone di fronte al Plaza, continua a parlare incitandomi. Dall'espressione della sua faccia deduco l'aspetto della mia. Lo guardo negli occhi e improvvisamente il cuore comincia a battere forte: prende il controllo delle operazioni, impartisce ordini, distribuisce compiti. Le gambe si rimettono in moto, la testa si risveglia.
E' come se questa persona avesse scosso la macchina mandando in circolo le ultime gocce di carburante.
Riparto. Senza neanche ringraziarlo (e penso che non ne avrò più la possibilità).
La statua di Cristoforo Colombo è sempre là, ma non fa più paura. La raggiungo di slancio e giro secco verso destra.
Seicento metri. Musica assordante proviene da un palco alla mia sinistra; la gente urla e batte le mani.
Di nuovo dentro Central Park.
Quattrocento metri. Non sento più nulla, se non il suono dei miei lamenti.
Trecento metri. Comincia l'ultima salita prima del traguardo. Bestemmio. Sapevo che era lì, ma speravo che qualcuno l'avesse spianata nella notte.
La linea di arrivo appare all'improvviso di fronte a me. Gente bizzarra vestita di arancione batte ritmicamente le mani dettando il ritmo; quasi ci sbatto contro. Cerco - con gesti scomposti - il tasto per fermare il cronometro; lo trovo e lo spingo; credo di alzare le braccia (ho ancora le braccia?).
Beep beep. E' il suono del chip: ho passato il traguardo.
E' finita.
Ho finito la mia prima maratona.
Continua
Oltre il cuore
Comincio a battere le mani sulle spalle di chi mi sta davanti. Loro mi sorridono considerandolo un gesto di congratulazione: non sanno che cerco semplicemente di sostenermi per rimanere in piedi.
Guardo la persona vicino a me: vorrei chiedergli in prestito le gambe, perché le mie sono altrove. Lui mi guarda e penso stia per chiedermi la stessa cosa. Lasciamo stare.
Succede tutto velocemente: mi mettono del domopack addosso, lo fermano con un adesivo, mi mettono al collo la medaglia, scattano una foto, mi tolgono il chip dalla scarpa (io non riesco neanche a chinarmi) e mi mandano verso i furgoni per riprendere la sacca con gli indumenti consegnata prima della partenza.
Procedo piano in mezzo ad una folla di uomini stagnolati: sembro il protagonista di "Fuga di mezzanotte" nella cella comune poco prima della fuga (probabilmente intorno alle 11...). Fila disumana per prendere la sacca: ho freddo e lancio improperi in italiano. Il mio vicino, del New Jersey, mi chiede la traduzione. Gliela faccio e lui annuisce cameratescamente.
Prendo la sacca e mi danno anche una busta con cibo e bevande. Mangio un paio di mele, bevo acqua fresca, mi metto una felpa, comincio a non sentire più freddo e, miracolosamente, ritornano le gambe. Evito di uccidere il vitello grasso in loro onore, ma sono comunque contento.
Mi ritrovo da solo a camminare verso il pullman che mi riporterà in albergo.
Il sole filtra tra i magnifici colori autunnali del parco e illumina i grattaceli appena visibili attraverso i rami bassi degli alberi. Mi accorgo di nuovo della medaglia al collo e la stringo con forza.
Piango: adesso ho la forza per farlo.
Esco dal parco e mi mischio alla folla festante con ancora il domopack addosso. Il sole è caldo, la gente si ferma e mi dice "congratulations".
New York non è mai stata così bella.
Qualcuno ha detto che a quarant'anni un uomo si cerca un'amante o si compra uno spider. Io mi sono regalato una maratona.
New York, 5 novembre 2006. 42,195 km: 3h58m26s
End OT
Scusami PrioritàLazio, non è mia intenzione mandarti a ramengo il topic. Postare nuovamente il racconto mi ha permesso di riflettere su quello che quella prima esperienza ha rappresentato per me. Oggi, a distanza di sei anni, ancora corro ed ho notevolmente migliorato quei risultati. Ho corso altre quattro maratone per poi smettere per dedicarmi a distanze più brevi ed ho capito che in realtà correre i 10km sotto i 40 minuti richiede uno sforzo ed una dedizione, almeno per il mio livello, nettamente maggiore rispetto a quello necessario per correre una maratona sotto le quattro ore.
Qualunque sia il risultato la grande soddisfazione che la corsa riesce a dare è quella di sentire che si da' il massimo e che la vera sfida è quella con sè stessi e non con gli altri.
La corsa è un incredibile viaggio interiore
grandissimo stiso, grandissimo
:beer:
è sempre un piacere leggere 'sto racconto
mo' me lo salvo
:p
Citazione di: gesulio il 12 Mag 2012, 08:15
se trovi un negozio specializzato per il running ti capiscono sicuramente. Qui a roma c'e cat sport che ha anche un attrezzo per determinare il tipo di corsa e la scarpa più adatta. Altrimenti vai da decathlon, qui a roma il reparto running è ben organizzato e fornito, prezzi contenuti e soprattutto scarpe suddivise per categoria, A1 A2 A3 e A4
anche qui >> http://www.lbmsport.it/ (http://www.lbmsport.it/) sono molto preparati e testano il modo di correre, sicuramente sapranno consigliarti le scarpe migliori per le tue esigenze, hanno anche una squadra che partecipa praticamente a tutte le gare, romane ed extra
Stiso ho letto tutto d'un fiato e ho il fiato corto e le gambe indolenzite
applausi per te
Dio buono Stiso, l' ho letto tutto in un fiato..... a te Hemingway se fosse ancora vivo ti allaccerebbe le scarpe con devozione :hail:!!
:DD
Sta cosa è pura qualità...... :clap: :clap:
Grave errore farmi i complimenti....... Ora peggio per voi!!!! :) (anche se in effetti il livello emozionale della prima volta difficilmente si supera....)
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=236 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=236)
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=3140 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=3140)
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=32 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=32)
Puro resoconto:
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=2887 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=2887)
Grandissimo!
Citazione di: Stiso il 14 Mag 2012, 18:52
Grave errore farmi i complimenti....... Ora peggio per voi!!!! :) (anche se in effetti il livello emozionale della prima volta difficilmente si supera....)
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=236 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=236)
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=3140 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=3140)
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=32 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=32)
Puro resoconto:
http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=2887 (http://www.laziorunners.it/it/news.asp?id_news=2887)
ebbravo stiso, alla prossima miguel o mezza che faccio, sicuramente ti contatto così ci vediamo.
(1h28m alla mezza di stoccolma, :o complimenti... per quanto mi riguarda, sui 21km il mio record è 1h42m alla mezza di roma, giugno 2010, mentre alla miguel ho un 43 e mezzo nel 2009...)
Appuntamento alla Race for the Cure, allora :-)
grandissimo Stiso.
Citazione di: porgascogne il 14 Mag 2012, 15:25
grandissimo stiso, grandissimo
:beer:
è stato un piacere leggere 'sto racconto
mo' me lo salvo
:p