Ciao a tutti,scrivo poco,ma seguo tanto i vostri discorsi in ogni sezione di Lazionet, e ho deciso di chiedervi,proprio in virtù delle numerose esperienze di vita da voi qui riportate,un consiglio sul da farsi,su quello che è il mio percorso di vita.
Ho 20 anni,quasi 21, e sto frequentando la facoltà di giurisprudenza,con risultati tutt'altro che brillanti. Dopo un primo anno passato quasi a vuoto,alla fine del quale m'era passata per la mente l'idea di voler cambiare indirizzo di studi, in base ad una serie di vicissitudini personali che hanno segnato negativamente il mio ultimo periodo, ma che per "orgoglio" non ho abbandonato.
Orgoglio che m'ha riportato qui,a distanza di un anno,a pormi gli stessi identici interrogativi di un anno fa. Alla luce di un inizio di carriera universitaria con poche soddisfazioni,tanti stenti e,facendomi un esame di coscienza,forse anche con non il massimo della concentrazione e serietà nell'applicazione, non riesco a capire cosa effettivamente fare della mia vita.
Provo un senso di insoddisfazione che mi accompagna in ciò che faccio,non solo in ambito universitario,ma forse dovuto in gran parte alla mancanza di indipendenza che invece vorrei avere.
Fui attratto dal diritto ai tempi del liceo,ma la pertinenza della materia era prettamente nell'ambito del diritto pubblico,in quanto educazione civica introduceva a quelli che poi sarebbero stati argomenti di tale frangia del diritto; tuttavia,ora mi accorgo che forse è un qualcosa che è "troppo profondo" per me, nel senso che il metodo, la trattazione di alcuni rami del diritto non riesco a renderli miei.
Mollare, dopo un ulteriore anno retto sull'orgoglio,che però non ha riportato i risultati che avrei voluto, la vedrei come un'enorme sconfitta,agli occhi miei e credo della mia famiglia, un'ammissione di limiti insormontabili dentro di me.
Al tempo stesso, ogni tanto penso a ciò che poteva essere l'altra materia oggetto del mio interesse, data la mia estrema espansività, solarità nelle relazioni umane, dove anche in questi due anni un po' cupi, ho mostrato quello che era la mia vera essenza,bontà d'animo,pacatezza e rispetto per il prossimo e delle idee altrui: lo studio della comunicazione.
Perchè in prima battuta avevo l'intenzione,ma credo più la presunzione,di voler diventare avvocato,ma imparando a conoscermi,ho scoperto che possiedo una passione per ciò che riguarda "il divulgare un'idea,un'opinione,un fatto,un accaduto",cosa che mi riusciva tralaltro molto bene in ambito scolastico sia con le mie capacità di colloquiare con la gente, sia tramite l'uso della penna.
In sostanza, parlo del giornalismo, la cui più grande aspirazione sarebbe quella di poter vivere scrivendo,riportando e divulgando, notizie di ambiti sportivi (sembrerà puerile,ma vorrei poter parlare di Lazio anche in ciò che andrei a fare per mestiere,tanto è il legame che provo per questa società e per lo sport) ma anche politici.
L'unica cosa è che, arrivato ad oggi, ho un tale rimorso per quanto successo nel mio recente passato, che mi farebbe vedere questi due anni, come anni della mia vita persi, fondamentali invece per costruirmi il futuro. Per questo,a prescindere da una scelta che, in tempi brevi, dovrò effettuare, vorrei al tempo stesso crearmi uno spazio d'indipendenza, affiancando ad un possibile corso di studi un qualcosa che mi possa permettere di rendermi autonomo dalla mia famiglia,o quantomeno sgravarla dalle fatiche di mantenermi gli studi dopo 2 anni di delusioni.
Da una parte credo che con un percorso di studi come quello di Scienze della comunicazione, a differenza di giurisprudenza, questo doppio binario studio-lavoro probabilmente lo riuscirei a sopportare, non per differenza di importanza o tempo da dedicare agli studi, ma forse proprio in virtù del fatto che per apprendere il diritto mi richiede molto ma molto più tempo di quello che pensavo.