Agosto di un pomeriggio assolato. Periferia orientale della città eterna. Interno, supermercato, ore 18.
Mentre alla cassa Fish mark, al secolo Marco Pesce (codice fiscale MRCPSC74E150WC), ripone la sua spesa giornaliera (due litri di latte, una confezione di lattura già pronta, due etti di prosciutto San Daniele e del Pane di Lariano nero) nell'apposito shopper di carta, opportunamente riciclabile, un uomo anziano si avvicina alla cassiera e gli sottopone un inquietante interrogativo: "Signora, mi scusi, dove sono i Grand Soleil?".
Il gelo si diffonde all'improvviso tra le casse, ma non deve essere colpa del banco frigorifero, perché l'attività generale si ferma e tutti si girano verso la cassiera: dal personale dell'ortofrutta, ad una signora con un pacco di sale grosso in mano, fino al personale di vigilanza, tutti aspettano una risposta o almeno una speranza.
La cassiera del supermercato, evidentemente impreparata, schiacciata dall'improvvisa e pesante responsabilità, farfuglia qualcosa di impronunciabile, dove l'unica cosa che si riesce a capire è un "non saprei" alternato a "l'hanno levati ...".
A quel punto il mio sguardo smarrito va a cercare quello dell'anziano signore, letteralmente derelitto di fronte all'abisso che si sta aprendo di fronte a sè e anche alla cittadinanza, vista l'inspiegabile privazione del sorbetto gelato, al limone o al caffè, ma anche al mandarino, giusto chiusura finale della imminente cena. Non serve a nulla il mio gesto di vicinanza, le pacche sulle spalle della signora con il sale grosso in mano, le rassicurazioni del direttore del supermercato.
La domanda resta sullo sfondo e non ha ancora trovato una risposta: CHE FINE HA FATTO IL GRAND SOLEIL?