Ero indeciso se rispolverare un vecchio e famoso mio topic o se aprirne uno nuovo, ma ho optato per la seconda, visto che quello lo sento di un passato che non mi riguarda più.
Prima che i più si inoltrino a leggerne il contenuto, premetto che questo topic tratta riflessioni esistenziali senza filtro, qualcuno le troverà sicuramente di una certa crudità, però essendo questo un posto dove posso essere trasparente al 100% (perchè ammettiamolo nessuno di noi è completamente trasparente nella vita, e certe sensazioni o pensieri li tiene nascosti anche alle persone più strette) mi sono sentito libero di poterne parlare e di potermi liberare delle ancore rappresentate da ciò che è convenzionalmente visto come moralmente giusto.
Sono passati esattamente 3 mesi dalla parola "fine" del tempestoso capitolo dove il giovane e poco esperto mozzo di bordo Scialoja veniva prima sbalzato fuori dalla nave e poi inghiottito senza esitazioni dagli abissi di un mare in tempesta.
In questi 3 mesi (nonostante 90 giorni appaiano come un tempo particolarmente breve) il sottoscritto ha subito forse più cambiamenti caratteriali e comportamentali di quanti mai ne abbia avuti in tutta la sua vita. Badate bene, non è una delle tipiche affermazioni di rivincita auto-indotta, dove il disperato di turno si convince di essere diventato una persona migliore e di aver fatto grandi progressi. Nulla di tutto ciò. Ho la certezza di essere cambiato, quello si. Ma non so dirvi se in meglio o in peggio, da un punto di vista puramente egoistico potrei dire "si, ok, sto una crema, faccio tutto ciò che mi fa stare bene e che gioca a mio vantaggio, senza avere tutti quei rimorsi o sensi di colpa che avevo in precedenza quando provavo a farlo (senza riuscirci per di più)". Scrivendo senza esempi che mi supportino è per me difficile, pertanto per spiegarvi meglio la cosa partirò ricostruendo un qualche evento.
Dopo la conclusione di quella famosa vicenda mi sono buttato a capofitto nei miei interessi, come non avevo mai fatto in precedenza: palestra, lavoro, amici, arte, vestiti, ristoranti, fotografia, discoteche, musica, calcio... ho iniziato a spendere soldi PER ME, a guadagnare soldi PER ME, ho cominciato a perdere l'occhio di riguardo che ho sempre avuto per gli altri, a mettere 50 invece di 100 per fare regali, a dire di no senza sentire un peso morale nel farlo, e soprattutto non mi sono più messo nei panni dell'altra persona, che è una cosa che ho sempre fatto e che mi ha sempre portato a soffrire nelle scelte, condizionandole per andare incontro all'altra persona e mettendo in secondo piano la mia. Fin qui la cosa è anche abbastanza normale, penso sia giusto dare importanza a sè stessi, e non pensare sempre agli altri. Ma con l'andare avanti del tempo questa cosa ha preso piede in me, mettendo le radici, andando in profondità, rendendomi sempre più facile farlo.
Per tutta la vita mi sono posto problemi nell'andare a letto con un'altra persona se la vedevo presa, perchè temevo potesse rimanerci ferita non trovandomi disposto ad iniziare una relazione. PUFF atteggiamento sparito. Ho iniziato ad andare a letto con altre persone senza farmi il minimo problema, però attenzione l'ho fatto sempre mettendo subito in chiaro la cosa, del tipo durante la fase di conoscienza dicendo di non cercare nessuna relazione al momento. Ma non l'ho detto per non fare quello che si porta a letto le ragazze con l'inganno, ma perchè il dire "non cerco nessuna relazione" era ed è per me come dire "non me ne frega niente di te", e nel manifestarlo sento una sensazione di liberazione e benessere.
Durante le feste Natalizie, di preciso a Capodanno, ho avuto modo di conoscere un'altra ragazza (di 8 anni più grande di me e peraltro residente all'estero e venuta in Italia solo per le feste), con la quale sono andato a letto la sera stessa in cui l'ho conosciuta. Già da questi ovvi motivi avevo la tranquillità di pensare che anche per lei quella con me era stata solo un'avventura di una volta. E invece non era così. Sarò sincero nelle mie sensazioni, per quanto possano sembrare brutte: la mattina seguente al risveglio ero quasi infastidito dalla sua presenza nel mio stesso letto, tanto che mi sono alzato e ho cercato di evitarla per tutta la mattina, e il fatto che lei mi cercasse insistentemente per me già era un cattivo segnale. Al momento di tornare ognuno a casa propria ci siamo dovuti dividere per andare alle macchine. Lei mi abbracciò, e cercò di baciarmi, cominciando a imbastire piccoli discorsi e frasette tipiche dei fidanzati o degli innamorati. Io ero disgustato. Nella mia testa non vedevo l'ora che se ne andasse, mi faceva schifo il solo contatto fisico con lei, il suo odore, le sue frasi sdolcinate, volevo solo che se ne andasse e che non si facesse più viva.
I giorni dopo mi ha cercato, inizialmente con messaggi sul telefono (che qualche mio amico deve avergli dato) poi addirittura con telefonate a cui ahimè risposi, chiedendomi di rincontrarla prima della sua partenza. Acconsentiì, sbagliando lo so. Quando la incontrai ero preda di forti istinti sessuali, che nelle ultime settimane stavano facendo parte della metamorfosi in atto su di me, portandomi a pensare al sesso praticamente quasi tutto il giorno. Quando la incontrai si presentò con un pensierino, alla vista di quel pacchetto avevo voglia di prenderla a male parole. Lo accettai sforzandomi di fare un sorriso, ma poi subito dopo la rimproverai, perchè non andava bene ribadendole come per me non eravamo nulla, solo due persone che avevano scopato, con nessuna porta aperta per eventuali relazioni. Si mise a piangere. Dentro di me provai quasi rabbia, non sapevo che pensare "ci mancava solo sta rompi[...]i con questa scocciatura". Una volta finito di piangere mi disse che accettava comunque la cosa e che voleva godersi gli ultimi momenti con me prima di ripartire. Mi propose di andare a cena e poi a un cinema. Le risposi che non mi andava e che non avevo tanto tempo, quindi ci trasferimmo in macchina, accoppiandoci nella maniera meno romantica possibile. Una volta finito, il mio pensiero era solo di liberarmi di lei e di tornare a casa. Quindi la salutai e nel tornare alla mia macchina lei rimase fuori a guardarmi con gli occhi di un'innamorata mentre mi allontanavo per la via, con uno stato d'animo completamente opposto al suo.
Mi cercò via cellulare anche i giorni seguenti, ma le risposi dicendole che per me la cosa si concludeva lì. Lo so, è terribile ciò che ho fatto, a un me di 3 mesi fa non gli sarebbe passato nemmeno nell'anticamera del cervello. Il fatto è che il senso di colpa morale nell'essere così schietto, chiaro e crudo non ce l'ho più. Riesco a vedere solo corpi di carne e ossa, mi lego a un filone di correttezza secondo il quale poi posso permettermi di essere spietato e crudo, perchè comunque conforme alle regole dette all'inizio.
In tutto questo la donna protagonista dell'altro mio topic mi ha cercato. Si è fatta sentire i primi di Gennaio, con delle parole che grondavano autocommiserazione e tentativo di riavvicinamento palese. Dentro di me si è acceso come un fuoco ed è partito un filmino nella mia testa: ho goduto nell'immaginarmela a un angolo di strada, vestita di stracci, sporca, brutta, come una barbona, emanante un odore misto tra vino da due soldi e puzza di piscio. Ho goduto nell'immaginarla elemosinante, e di passarle davanti ignorandola, lasciandola nel pantano della sua vita. Una volta finito il filmino le ho risposto in maniera fredda, non dando abito alle sue speranze e chiudendo la conversazione lì.
Per tanti anni sono stato un tipo di persona, per tanti anni ho voluto cambiare il mio carattere che metteva in primo piano gli altri, senza però mai riuscirci, ho passato anni ad arrabbiarmi con me stesso per non riuscire mai a pensare per una volta a me. In pochi giorni sono diventato un'altra persona. Non cerco comprensioni o altro in questo topic, sto solo cercando di orientarmi in questa situazione...