Non e' propriamente un appuntamento.
Avevo 19 anni.
In vacanza in Sardegna, con amici.
Una delle ragazze che c'era nel villaggio, mi piaceva parecchio.
Giulia, 17 anni, mi pare.
Essendo abbastanza vessata dai genitori, la sera ci rifugiavamo in un angolo nascosto del villaggio a fumare.
Una sera, siccome diciamo cosi', ella sommuoveva abbastanza l'ormone, provo a comunicarglielo, in maniera alquanto cavalleresca.
"Giulia, tu mi piaci".
Ora, la sua espressione facciale improvvisamente, muta, passa in pochi secondi da "L'Urlo" di Much, a "Guernica", di Picasso.
Fosse stato solo per quello, avrei anche potuto reggere lo smacco.
La sua risposta fu abbastanza lancinante:
"Andrea, sono sconvolta!".
Ora, va detto che non ero proprio malissimo.
Avevo addirittura i capelli, allora.
La presi bene.
Abbozzai fino alla notte prima della partenza, quando decidemmo, con un altro amico, di lasciare dei bigliettini nascosti sotto un sasso, per alcune ragazze, tra cui appunto questa Giulia.
Ci andai giu' abbastanza pesante.
Utilizzai la strofa di Luigi Tenco, "Mi sono innamorato di te\ perche' non avevo niente di meglio da fare" e l'ultima di "Verranno a chiederti del nostro amore" "Andrai a vivere con Alice che si fa il wiskey distillando fiori\ o con un Casanova che ti promette\ di presentarti ai genitori\ o resterai piu' semplicemente\ dove un attimo vale un altro\ senza chiederti come mai\ continuerai a farti scegliere\ o finalmente sceglierai ?"
Tutto sommato sortii un certo effetto.
Dal giorno dopo il mio ritorno a Roma, comincio' a tempestarmi di telefonate che duravano ore.
Recitando continuamente dei penitentiagite.