i sogni al tempo del coronavirus

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Offline mdfn

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i sogni al tempo del coronavirus
« il: Ieri alle 21:36 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia. Tutto è organizzato, pianificato. Dodici scale, l'ascensore si paga a consumo, quando me lo spiegano porgendomi una specie di tariffario, mi casca giù la mascherina dallo stupore. È pieno di bambini e adolescenti, meglio perché anch'io devo avere suppergiù tredici anni. Tutti nel cortile, che è comune. Scorazziamo o bighelloniamo o sostiamo su un mattonato, recintato da ringhiere rosse agilmente scavalcabili. Colore dominante grigio chiaro, con qua e là spruzzate di rosso. Grigio cemento, grigio il cielo, rosse le ringhiere e i corrimano, vasi sanguigni artificiali in un corpo morto. E oltre le ringhiere, garage, avvallamenti e poi prati spelacchiati, colline oltre le quali non si riesce a scorgere la città. È uno spazio nostro, non viene nessuno da fuori a visitarci, o a evangelizzarci. Non esistono adulti o se esistono non si vedono, come nel film It follows. Per certi versi sembra un'utopia riuscita.
M'innamoro di una ragazzina dai capelli lisci, io sono un piccolo animale che si arrampica sulle inferriate, non sto mai fermo e come quasi tutti gioco sempre con il pallone.
Ci siamo organizzati per dividerci in coppie, perché i giochi di gruppo contravvengono alle regole del distanziamento tra le persone e sarebbe troppo rischioso incorrere in un contatto proibito, fortuito ma del quale ormai abbiamo persino paura, così il pallone ce lo lanciamo da montarozzi o da burroni, a decine di metri di distanza l'uno dall'altro, coi piedi, con delle racchette da neve, con qualsiasi cosa, basta vederlo muoversi nell'aria, assumere traiettorie immaginifiche, volare sopra le barriere architettoniche e le automobili, rimbalzare a terra e poi schizzare via, oppure fermarsi lì, morto, stoppato con l'esterno del piede.
Lei invece è una bambina seria, ci promettiamo amore eterno comunicando cogli occhi, la vedo crescere, farsi ragazza, tagliare i capelli che prima erano lunghi, mettere gli occhiali, partire per studiare in un paese lontano. È appassionata di cinema.
Tutto avviene molto rapidamente, io rimango selvatico, quando lei se ne va è sempre cogli occhi che me lo viene a dire, parto, non capisco se sia un addio o un per sempre insieme, o entrambe le cose, del tipo ovunque lei sia sarà con me, anche a distanza. A distanza già lo eravamo, a distanza maggiore intendo, oltre il visibile.
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.


Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #1 il: Ieri alle 22:11 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia. Tutto è organizzato, pianificato. Dodici scale, l'ascensore si paga a consumo, quando me lo spiegano porgendomi una specie di tariffario, mi casca giù la mascherina dallo stupore. È pieno di bambini e adolescenti, meglio perché anch'io devo avere suppergiù tredici anni. Tutti nel cortile, che è comune. Scorazziamo o bighelloniamo o sostiamo su un mattonato, recintato da ringhiere rosse agilmente scavalcabili. Colore dominante grigio chiaro, con qua e là spruzzate di rosso. Grigio cemento, grigio il cielo, rosse le ringhiere e i corrimano, vasi sanguigni artificiali in un corpo morto. E oltre le ringhiere, garage, avvallamenti e poi prati spelacchiati, colline oltre le quali non si riesce a scorgere la città. È uno spazio nostro, non viene nessuno da fuori a visitarci, o a evangelizzarci. Non esistono adulti o se esistono non si vedono, come nel film It follows. Per certi versi sembra un'utopia riuscita.
M'innamoro di una ragazzina dai capelli lisci, io sono un piccolo animale che si arrampica sulle inferriate, non sto mai fermo e come quasi tutti gioco sempre con il pallone.
Ci siamo organizzati per dividerci in coppie, perché i giochi di gruppo contravvengono alle regole del distanziamento tra le persone e sarebbe troppo rischioso incorrere in un contatto proibito, fortuito ma del quale ormai abbiamo persino paura, così il pallone ce lo lanciamo da montarozzi o da burroni, a decine di metri di distanza l'uno dall'altro, coi piedi, con delle racchette da neve, con qualsiasi cosa, basta vederlo muoversi nell'aria, assumere traiettorie immaginifiche, volare sopra le barriere architettoniche e le automobili, rimbalzare a terra e poi schizzare via, oppure fermarsi lì, morto, stoppato con l'esterno del piede.
Lei invece è una bambina seria, ci promettiamo amore eterno comunicando cogli occhi, la vedo crescere, farsi ragazza, tagliare i capelli che prima erano lunghi, mettere gli occhiali, partire per studiare in un paese lontano. È appassionata di cinema.
Tutto avviene molto rapidamente, io rimango selvatico, quando lei se ne va è sempre cogli occhi che me lo viene a dire, parto, non capisco se sia un addio o un per sempre insieme, o entrambe le cose, del tipo ovunque lei sia sarà con me, anche a distanza. A distanza già lo eravamo, a distanza maggiore intendo, oltre il visibile.
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.
consiglio professionista  :beer:

Online Gulp

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Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #2 il: Ieri alle 23:31 »
Meglio che non dico i sogni che ho fatto io sennò arrivano l'analista, lo psichiatra e la polizia tutti insieme

Offline sharp

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Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #3 il: Ieri alle 23:43 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia.
..................
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.


amico mio,
io sogno poco (diciamo meglio non ricordo un tubo, va beh che pure da sveglio...),
a me ste cose arzigogolate, me capitano quando mangio pesante (praticamente sempre)  :pp e
tralascio di farmi un bel torbato (quasi mai :=)) ), consiglio uno tra Laphroaig, Caol Ila, Lagavullin o Ardberg,
ma anche un Talisker 10 years,mi raccomando il 10years non lo Sky , ma se proprio mancano gli altri
va bene anche quello (pure L'Oban tiè,anche se qui la torba sfuma un po' troppo)


Famme sape' (male che va apprezzerai comunque i sapori)  :beer:
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #4 il: Oggi alle 00:43 »
comunque tranquillamente sono entrate nei sogni le mascherine e il disagio e la paura degli assembramenti

Offline mdfn

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1553
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #5 il: Oggi alle 01:47 »
Non ho paura dei sogni, anzi, quando me ne ricordo uno, o quando me lo raccontano, io mi sento più ricco.
Sharp, non ci capisco di whisky, ma grazie del consiglio, lo sottoporrò al mio amico uiscaro, che è meno povero di me e magari quando la smette di avere paura mi offre da bere.
A me piacciono i sogni strani, questo mi è venuta voglia di raccontarlo per due motivi: la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!), e mascherine e distanziamenti quali elementi scenografici. Il senso era di invitarvi a raccontare i vostri.
La presenza di un'epidemia interagisce coi nostri sogni? Sì, no, superficialmente? Siamo cambiati, siamo gli stessi di prima?
Ma più che farne uno studio potrebbe essere un'occasione per raccontare delle storie.

Online riccio72

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1818
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #6 il: Oggi alle 07:30 »
Sto sogno è un incrocio tra 1984, un beautiful e come un gatto in tangenziale. Ma quanti gironi hai dormito?

Offline olympia

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Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #7 il: Oggi alle 08:06 »
Vado a vivere in un posto tipo condominio di Ballard o il serpentone, dove abita il mio amico Francesco, in Norvegia. Tutto è organizzato, pianificato. Dodici scale, l'ascensore si paga a consumo, quando me lo spiegano porgendomi una specie di tariffario, mi casca giù la mascherina dallo stupore. È pieno di bambini e adolescenti, meglio perché anch'io devo avere suppergiù tredici anni. Tutti nel cortile, che è comune. Scorazziamo o bighelloniamo o sostiamo su un mattonato, recintato da ringhiere rosse agilmente scavalcabili. Colore dominante grigio chiaro, con qua e là spruzzate di rosso. Grigio cemento, grigio il cielo, rosse le ringhiere e i corrimano, vasi sanguigni artificiali in un corpo morto. E oltre le ringhiere, garage, avvallamenti e poi prati spelacchiati, colline oltre le quali non si riesce a scorgere la città. È uno spazio nostro, non viene nessuno da fuori a visitarci, o a evangelizzarci. Non esistono adulti o se esistono non si vedono, come nel film It follows. Per certi versi sembra un'utopia riuscita.
M'innamoro di una ragazzina dai capelli lisci, io sono un piccolo animale che si arrampica sulle inferriate, non sto mai fermo e come quasi tutti gioco sempre con il pallone.
Ci siamo organizzati per dividerci in coppie, perché i giochi di gruppo contravvengono alle regole del distanziamento tra le persone e sarebbe troppo rischioso incorrere in un contatto proibito, fortuito ma del quale ormai abbiamo persino paura, così il pallone ce lo lanciamo da montarozzi o da burroni, a decine di metri di distanza l'uno dall'altro, coi piedi, con delle racchette da neve, con qualsiasi cosa, basta vederlo muoversi nell'aria, assumere traiettorie immaginifiche, volare sopra le barriere architettoniche e le automobili, rimbalzare a terra e poi schizzare via, oppure fermarsi lì, morto, stoppato con l'esterno del piede.
Lei invece è una bambina seria, ci promettiamo amore eterno comunicando cogli occhi, la vedo crescere, farsi ragazza, tagliare i capelli che prima erano lunghi, mettere gli occhiali, partire per studiare in un paese lontano. È appassionata di cinema.
Tutto avviene molto rapidamente, io rimango selvatico, quando lei se ne va è sempre cogli occhi che me lo viene a dire, parto, non capisco se sia un addio o un per sempre insieme, o entrambe le cose, del tipo ovunque lei sia sarà con me, anche a distanza. A distanza già lo eravamo, a distanza maggiore intendo, oltre il visibile.
Mi si muove un dente, un incisivo superiore, non so dire se si tratti di un dente da latte, intanto me lo stuzzico con la lingua, giocherellando con la possibilità che mi ricresca quello nuovo o mi rimanga il buco.
Ma che meraviglia, questo non è  un sogno, ma un film!
Come fai a ricordarlo così bene, lo hai scritto appena sveglio?

Offline ES

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16003
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #8 il: Oggi alle 13:10 »
Non ho paura dei sogni, anzi, quando me ne ricordo uno, o quando me lo raccontano, io mi sento più ricco.
Sharp, non ci capisco di whisky, ma grazie del consiglio, lo sottoporrò al mio amico uiscaro, che è meno povero di me e magari quando la smette di avere paura mi offre da bere.
A me piacciono i sogni strani, questo mi è venuta voglia di raccontarlo per due motivi: la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!), e mascherine e distanziamenti quali elementi scenografici. Il senso era di invitarvi a raccontare i vostri.
La presenza di un'epidemia interagisce coi nostri sogni? Sì, no, superficialmente? Siamo cambiati, siamo gli stessi di prima?
Ma più che farne uno studio potrebbe essere un'occasione per raccontare delle storie.

Bravissimo.
Spesso sfugge che la ricchezza di una comunità è data dai contenuti di chi la frequenta.
Al di là delle opinioni, delle divergenze o anche dei forti contrasti, il darsi è fondamentale.
Come ho tempo butterò dentro un mio sogno.
Preparatevi.
Musica dello squalo 😊
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #9 il: Oggi alle 13:45 »
Meglio che non dico i sogni che ho fatto io sennò arrivano l'analista, lo psichiatra e la polizia tutti insieme

Sono convinto che alle volte ti appare in sogno Shomurodov  :beer:
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #10 il: Oggi alle 15:31 »
Io i sogni se non me li scrivo entro massimo 5 minuti dal momento in cui la veglia li interrompe mi scivolano via dalla memoria, sensazione stranissima.
Comunque non mi pare di aver ancora subito intrusioni da parte di elementi di questo presente pandemico nei sogni.
O forse non me li sono segnati in tempo.

Offline mdfn

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1553
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #11 il: Oggi alle 16:37 »
Non ho dormito molto, ieri pomeriggio mi sono appoggiato un attimo e sono crollato.
Sì, l'ho scritto appena sveglio.
Forza ES, che da quando hanno chiuso le biblioteche mi manca da leggere.
Re:i sogni al tempo del coronavirus
« Risposta #12 il: Oggi alle 17:56 »
Non ho paura dei sogni, anzi, quando me ne ricordo uno, o quando me lo raccontano, io mi sento più ricco.
Sharp, non ci capisco di whisky, ma grazie del consiglio, lo sottoporrò al mio amico uiscaro, che è meno povero di me e magari quando la smette di avere paura mi offre da bere.
A me piacciono i sogni strani, questo mi è venuta voglia di raccontarlo per due motivi: la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!), e mascherine e distanziamenti quali elementi scenografici. Il senso era di invitarvi a raccontare i vostri.
La presenza di un'epidemia interagisce coi nostri sogni? Sì, no, superficialmente? Siamo cambiati, siamo gli stessi di prima?
Ma più che farne uno studio potrebbe essere un'occasione per raccontare delle storie.

Ciao amico, bel topic da alimentare e gustare.
Non so se riuscirò a dare un contributo, ricordo poco i pochi sogni che ultimamente faccio, sicuramente punto a nutrirmene.

Un abbraccio




PS: "la gioia di toccare un pallone seppure in sogno (quanto mi manca giocare a pallone!)", mamma mia quanta! Una delle mie paure è se riuscirò a riprendere, a una certa età il rischio dopo una interruzioni lunga è grosso. Un'altra è quella che non si faranno più i Mondiali Antirazzisti e non poterli più condividere con voi
 

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