Oltre il cuore
Comincio a battere le mani sulle spalle di chi mi sta davanti. Loro mi sorridono considerandolo un gesto di congratulazione: non sanno che cerco semplicemente di sostenermi per rimanere in piedi.
Guardo la persona vicino a me: vorrei chiedergli in prestito le gambe, perché le mie sono altrove. Lui mi guarda e penso stia per chiedermi la stessa cosa. Lasciamo stare.
Succede tutto velocemente: mi mettono del domopack addosso, lo fermano con un adesivo, mi mettono al collo la medaglia, scattano una foto, mi tolgono il chip dalla scarpa (io non riesco neanche a chinarmi) e mi mandano verso i furgoni per riprendere la sacca con gli indumenti consegnata prima della partenza.
Procedo piano in mezzo ad una folla di uomini stagnolati: sembro il protagonista di "Fuga di mezzanotte" nella cella comune poco prima della fuga (probabilmente intorno alle 11...). Fila disumana per prendere la sacca: ho freddo e lancio improperi in italiano. Il mio vicino, del New Jersey, mi chiede la traduzione. Gliela faccio e lui annuisce cameratescamente.
Prendo la sacca e mi danno anche una busta con cibo e bevande. Mangio un paio di mele, bevo acqua fresca, mi metto una felpa, comincio a non sentire più freddo e, miracolosamente, ritornano le gambe. Evito di uccidere il vitello grasso in loro onore, ma sono comunque contento.
Mi ritrovo da solo a camminare verso il pullman che mi riporterà in albergo.
Il sole filtra tra i magnifici colori autunnali del parco e illumina i grattaceli appena visibili attraverso i rami bassi degli alberi. Mi accorgo di nuovo della medaglia al collo e la stringo con forza.
Piango: adesso ho la forza per farlo.
Esco dal parco e mi mischio alla folla festante con ancora il domopack addosso. Il sole è caldo, la gente si ferma e mi dice "congratulations".
New York non è mai stata così bella.
Qualcuno ha detto che a quarant'anni un uomo si cerca un'amante o si compra uno spider. Io mi sono regalato una maratona.
New York, 5 novembre 2006. 42,195 km: 3h58m26s
End OT