ROMA . La citta' . Amici vicini e lontani .

Aperto da COLDILANA61, 04 Ott 2011, 11:41

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Giorgio 1971

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Si mi riferivo più al quadrilatero di case popolari tra via ignazio persico e via adorno.
Li si viveva quello che ha descritto porga nel suo post.
Però concordo che alla fine c'era sicuramente di peggio.

Ulissechina

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Citazione di: porgascogne il 14 Lug 2014, 11:47
Uli', eddaje, ai tempi tuoi il massimo del dilinquente era il gobbo del quarticciolo, su
:=))
era 'na crema ai tempi tuoi Roma, su

Ai miei tempi, come hai detto tu  :), alla Garbatella c'erano solo ladri di polli (così li chiamerebbero oggi), c'era il Morina, er Palandra, er Cecio, (quelli più conosciuti).
I primi due sempre acchittati e impomatati, abitavano dalle parti del vecchio mercato all'aperto, più o meno di fronte alla scuola elementare dei cesaroni, er Cecio era uno che trafficava tra il monte di pietà e quelli che gli riportavano qualcosa che avevano rubato in qualche appartamento, roba da poveracci, lenzuola, coperte, scarpe, qualche orologio.
Il posto che citato da Giorgio71, via Ignazio Persico è venuto dopo, prima c'erano soltanto prati, poi a metà degli anni 50 vennero costruiti alcuni palazzi dall'istituto case popolari, (gli ultimi costruiti alla Garbatella), ci alloggiavano gli ex abitati di Shangai e delle rapide, baracche e abitazioni(?) che si trovavano dopo la Cristoforo Colombo, vicino al campo di calcio dell'OMI e al palazzo dell'ACI, gente  che nulla aveva a che spartire con i vecchi abitanti della Garbatella nata negli anni 20. :)

porgascogne

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si chiamavano rapide perché venivano tirate su in una nottata

se lo facevi prima che arrivava er pizzardone, eri condonato automaticamente
interi quartieri (in realtà, borgate) so' venuti su così

era prassi riconosciuta dal comune per un diritto all'abitazione

Ulissechina

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Caro Porga questa volta hai sbagliato. :o
Le case rapide, case a due piani, furono fatte nel periodo del fascismo, erano  chiamate case rapide, perché furono edificate in poco tempo (e qui hai ragione) dal regime fascista per dare alloggio agli sfollati di alcune regioni bombardate, le pareti esterne ed interne erano formate da un assemblaggio di calce, paglia e altro materiale, ricordo che, quando dalla Garbatella ci avventuravamo in quella zona, (Tormarancia), si vedeva chiaramente la paglia impastata con altro materiale nei grossi buchi fatti dai ragazzini del posto nei muri esterni di quelle pseudo palazzine.  :)

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stefy40

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Lazionetter
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Ripensavo a qualche post di questo  topic, che ho letto qualche giorno fa (tra l'altro ho capito dopo che le prime pagine erano di 3 anni fa, e che è stato ripreso ora da V. e Tarallo) : mi ha stupito il considerare praticamente come condizione di partenza del problema, da parte di chi a Roma non ci abita, il fatto che non ci si possa proprio vivere: il che, voglio dire, per certi aspetti potrebbe essere pure tautologico, quando parlano gli expatriate: se se ne sò andati, vuol dire che in qualche modo qui proprio bene-bene non ci stavano...

Però appunto, mi sorprende vedere come ribadita un'oggettività, cioè a Roma si vive male e basta; per tutti i motivi che sappiamo... per cui certo è bella, la più bella di tutte, forse; ma invivibile, punto.

Per cui alla fine mi sono domandato: ma io che invece a Roma ci sto soltanto bene, forse c'ho un problema? magari troppo pelo sullo stomaco, ho il mio orticello che funziona e me ne frego di tutto il resto? oppure sono uno che s'accontenta, mi sembra di stare bene qua ma magari altrove starei molto meglio?

Questa seconda la escluderei: alla fine io cinque anni fuori c'ho vissuto; e vabbè, era Milano, non Toronto oppure Stoccolma, per cui insomma, magari non così assolutamente diverso come quadro; e anche a Milano stavo bene, finché ci sono stato... certo, alcune cose funzionavano meglio, il traffico, gli uffici pubblici, la sanità; già lì, che comunque è Italia. Però, alla fine, a casa ci sono voluto tornare: senza proprio un'urgenza, però ad un certo punto mi sono detto: è quache voglio stare, alla fine. Il tutto riportato nel quadro concreto, ossia ad esempio il fatto che mia moglie non è di Roma, per cui perché io c'avrei diritto di stare là dove sono le mie radici e lei no? Forse la spinta più forte ce l'ha data l'idea di volere dei figli, abbiamo pensato: finché siamo solo noi ok, ma i figli, facciamoli nascere e crescere in un posto di "radici" di uno di noi... che è un'idea come un'altra, voglio dire, non un concetto buono per tutti: uno può pure avere la voglia, una famiglia, quindi una  cosa nuova, di farla nascere in un posto anche quello nuovo, semplicemente a noi è venuto spontaneo l'altro modo...

Che poi appunto, lì va il discorso: io c'ho tre figli tutti abbastanza piccoli, per cui non è che faccio (io, e per estensione la mia famiglia) una vita così "protetta" che non mi rendo conto delle cose che non vanno a Roma: siamo sballottati pure noi di qua e di là, abbiamo a che fare con le scuole, coi mezzi pubblici... certo, abitiamo in centro, e quello per certi aspetti è una bella salvata, in certi momenti hai proprio la sensazione che il casino è tutto in un cerchio più esterno, rispetto a dove sei tu, e quello stesso casino che blocca chi è più fuori, a te ti protegge, in qualche modo. Però alla fine, appunto, anch'io ci vado a lavorare, la mattina, prendo la macchina e mi butto sulla tangenziale, e poi sul raccordo; e poi, visto che ce so' annato, a casa devo pure tornare... non lo so, non mi sembra però un ritmo così poco condivisibile da diventare alienante, anzi: i momenti vuoti se vuoi li sfrutti, te senti una musica, ti leggi un libro... o se vuoi ti lasci un po' cullare da un breve non pensare a niente, guardarsi intorno così, tanto per, che pure di quello c'è bisogno...

Mah, sarà pure che io non ho i ritmi "tipici" del Romano (che poi sò davvero tipici, oppure è un luogo comune pure quello?), la mattina mi alzo presto, e spesso vado a correre, e alle sette la città è tutta per me, il lungotevere, l'arietta ancora frizzante, prima dell'afa della giornata... se devo andare il sabato al mare riesco –con tutto che devo buttà giù dal letto i figli- a partire ad un'ora umana, quindi non mi faccio le ore di fila sulla Colombo soltanto per arrivare... forse l'essere un po' contro ritmo, per certi aspetti, rispetto alla maggioranza (anche il fatto di abitare più "dentro" di dove lavoro rispetto al viceversa,  che è più comune) un aiuto me lo dà, ma secondo me non è quello, alla fine... ossia, io ce n'ho tanti di momenti, nella giornata, in cui fruisco, brutta parola ma mi sembra quella la chiave, della bellezza, grande bellezza, o assoluta piacevolezza, come la volete chiamà... io in qualche modo lo definirei una specie di sogno ad occhi aperti, passeggi per questa città, che per inciso è pure la tua (e quello pure conta, in qualche modo), e naturalmente ti trovi negli angoletti nascosti, senza averlo manco deciso, cioè sei lì, vivi quei momenti, pure con la parte reale delle cose che stai facendo (ossia non è che uno fa una vita artificiale, passeggia soltanto guardandosi intorno e beandosi di tutto ciò), e quindi questo, voglio dire, è qualità della vita, ma anche, e soprattutto della vita vera: alcuni di voi, era come se dicessero, si a Roma tutto bello, ok, se ad un certo punto esci dalla vita reale e in qualche modo fai per cinque minuti il turista a casa tua, ti puoi illudere per un momento che sia così, ma non è la vita vera: ecco, io contesto –per quella che è la mia esperienza, ovviamente- proprio 'sta cosa qua: sarà intrisa di sogno, come ho detto prima, ma è la vita vera, invece.

Mi interessa pure confrontarmi, ovviamente: perché voialtri avete invece la sensazione che non sia così? è solo un problema di condizioni al contorno, oppure c'è una questione più generale che magari a me sfugge? Certo, potrebbe esserci anche il discorso generico che in Italia ormai non si può più vivere per una questione di opportunità, non c'è lavoro, non c'è crescita... ma intanto qui si parlava di Roma, e quindi questo aspetto l'ho un po' tenuto da parte; e poi comunque, anche fosse questo il problema, siamo sicuri che il resto del mondo civile e globalizzato sia così meglio, in termini etici, diciamo? a me non sembra, alla fine, forse c'è solo una maggior pulizia (apparente) del quadro generale, a fronte di un po' meno "grande bellezza".

E quindi non mi sento poi tanto in colpa, e manco tanto scemo, se alla fine mi piace stare qua.

(la cagna in mezzo ai maiali: a me nun me toccate de Gregori, ma la cagna più che Roma città sarà la squadra per cui tifa lui; che non sta in mezzo ai maiali, ma ad una altra cosa che inizia con la emme...)

PS - sulla Garbatella, visto che se ne sta parlando: io non posso dire né di esserci nato, né cresciuto, né di averla vissuta più che come visitatore, appunto; ma sempre, ossia da tanti anni a 'sta parte (ora ce l'ho più vicina), mi è capitato di partire da zone molto diverse di Roma solo per farci una passeggiata, mi ricordo che ci portavo le ragazze, mi pareva che potesse giocare a favore, muoversi tra quei fiori e quei cortiletti...

E ancora ieri, che sono sbucato a piazza Brin -ero andato a vedermi un film all'arena- mi sono trovato in uno di quei tanti punti magici, quell'arco che passandoci sotto senti un po' di puzza di piscio ma poca, che anzi, te sembra che ci stia quasi bene; la piazza come fosse un paesello staccato da tutto, il fiume che sta a due passi ma non lo vedi, anche se ti sforzi di cercare uno spiraglio, e la metropolitana che fa rumore in lontananza, nel suo tratto all'aperto... e andando via ho incontrato pure i due amichetti de 'na volta di Ulissechina, due ragazzetti un po' smagriti che risalivano una stradina e uno che diceva all'altro che j'erano venuti quelli dei servizi sociali a casa, però a lui non ce l'avevano trovato... e d'altra parte quello mica poteva stà fermo tutta 'a giornata a casa ad aspettalli, no!?

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