Sfogatoio

Aperto da arkham, 29 Mar 2010, 12:07

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blancoceleste

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Citazione di: porgascogne il 23 Ago 2012, 12:43
:lol:

e infatti: una buona pace si basa su un'arsenale di tutto rispetto
si vis pacem para bellum, direbbe Lotito

:=))

esatto

Svennis

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Citazione di: Dissi il 23 Ago 2012, 12:35
quanto sei disposto a spendere ?  8)

una stretta di mano e un bacio sulla fronte :DD

Dissi

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Citazione di: Svennis il 23 Ago 2012, 12:50
una stretta di mano e un bacio sulla fronte :DD

peccato, non sai cosa ti perdi .... :DD

gigiazzo

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Citazione di: italicbold il 23 Ago 2012, 12:13
Co 10 euro te posso da la testa del lattarino fritto mozzicato che ha lasciato nel piatto dopo pranzo.

Ma chi? Quello che promette de magnasse er sorcio fritto???

:=))

(Si ruzza, eh!)

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porgascogne

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ho mangiato allo stesso tuo tavolo, giggia'
posso sopportà qualsiasi cosa
:=))

gigiazzo

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bombo

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Da sempre sono riuscito a controllare il mio corpo, le mie azioni con la mente, riuscivo ad avere un grande autocontrollo e, soprattutto, avevo, o forse ero convinto di avere, il controllo di quello che mi accadeva intorno, lo comprendevo, lo controllavo, lo gestivo e riuscivo ad avere grande tolleranza alle situazioni stressanti, da quando è morto mio padre tutto questo si è ribaltato. Le sicurezze che avevo, la sicurezza in me stesso si è improvvisamente sciolta al sole, colpa forse anche di tutti questi anticicloni dai nomi bizzarri e bislacchi, le emozioni non le controllo più, mi viene da piangere e non riesco a piangere, mi viene la nausea ma non riesco a vomitare, in alcuni momenti mi tremano le gambe o le braccia, impercettibilmente, ma se mi sdraio sul letto e rimango immobile riesco a scorgere un tremolio, un tremolio nervoso e allora mi rialzo e mi metto a fare qualcosa, almeno ritorno nell'inconsapevolezza del mio essere; spesso ho mal di pancia, mal di stomaco, sento come se avessi ingoiato il gran sasso e mi si fosse piantato sulla bocca dello stomaco, non ho fame e quel poco che mangio non lo digerisco bene; non dormo più, almeno non con continuità, dormo poche ore a notte, mi sveglio in continuazione e mentre dormo, lo faccio quasi in dormiveglia, la mattina mi sveglio con gli occhi gonfi, con la stanchezza come se avessi lavorato in cantiere per tutto il giorno e il peso psicologico di una giornata di lavoro da gestire, da organizzare, da far passare nel miglior modo possibile; già il lavoro, i primi giorni, le prime settimane dopo la morte di Papà, mi dava tanta forza, iniziavo a lavorare, dirigevo sul lavoro tutte le energie fisiche e mentale, positive e negative, mi distraeva, arrivavo alla fine della giornata con buone sensazione, adesso non più, non riesco a concentrarmi, non ho più l'entusiasmo di andare a lavoro o di fare altre cose, entro la mattina a lavoro e la mia fragile testolina inizia a vagare per i campi del Tennensee, inizia a pensare a quello che è stato e mai più sarà, alla forza che quell'Uomo mi dava, agli stimoli, a volte anche duri, freddi, che ricevevo, agli insegnamenti, a tutte le vittorie di cui sarò protagonista che non potrò festeggiare con lui e a tutte le sconfitte che mi vedranno cadere rovinosamente di cui non potrò parlare con il Dipa, perché così lo chiamavo, Dipa, a lui piaceva, piaceva sicuramente più di Babbo, probabilmente meno di Papà. In alcune circostanze, di difficoltà o di gioia, mi viene il pensiero di chiamarlo, di telefonargli, pensiero che dura una frazione di secondo, poi sulla mia faccia cala il buio perché no, non lo posso chiamare, non c'è nessuno da chiamare, nessuno di là che mi risponderebbe :"Dipaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa"...già perché anche io mi chiamo Dipa ed era un giochino carino 'sta cosa di chiamarci e di risponderci al telefono allo stesso modo; sapevo che avrei potuto chiedergli tutto, lui lo avrebbe fatto, sicuramente dopo aver bestemmiato, ma lo avrebbe fatto, come quando mi portò all'ospedale per mettermi i punti su un piede aperto in due per giocare a pallone in casa, scalzi, e si che pochi minuti prima dell'incidente di gioco, mi aveva avvisato che se mi fossi fatto male, non mi avrebbe portato assolutamente all'ospedale, invece mi ci portò, mettendo allo stesso tempo due nuovi record mondiali outdoor, coprimmo infatti la distanza di 7 chilometri urbani in circa 4 minuti, 4 minuti in cui furono emanate almeno cento, centocinquanta bestemmie, ha tirato giù mezzo calendario, poi, al ritorno, si mise a ridere, guascone come sempre. Ho l'ansia, o meglio, ci ho l'ansia, tutto mi sembra molto più grande di quello che è realmente, mi sento soffocare, non riesco a prendere fiato, a sedere non riesco a stare e allora mi alzo e faccio i chilometri percorrendo sempre i soliti tre, quattro metri, giro in torno come le mosche, non mi fermo altrimenti mi sento mancare nuovamente il fiato, ho un senso di angoscia terrificante, come se avessi la famosa spada di Damocle sulla testa, ma a un millimetro, la sento passare, mi sento graffiare leggermente, sento che sta per cadere giù e questo mi blocca, mi immobilizza.

Ho paura.

Ho paura di queste sensazioni che provo e che, fino a poco tempo fa, non conoscevo, ho paura di perdere le persone che mi sono vicino, mi sembra di essere al centro di una centrifuga umana, io al centro e le persone a me care che ruotano vorticosamente intorno allontanandosi sempre di più e ho l'impressione che ogni mio gesto per afferrarle le allontani ancora di più. Ieri sera, parlando con mia cognata, mi ha detto due cose molto significative, la prima, "è come se ti avessero (vi avessero in realtà in quanto c'è anche mio fratello in tutto questo) tagliato un braccio o una gamba" e in effetti la sensazione e questa, come se una parte di me, una parte importante di me non ci fosse più; la seconda, "per te (per me) è tutto amplificato dal fatto che ad aprile di quest'anno ti sei separato", a questa cosa non ci avevo pensato, anche la separazione in fondo è un lutto, un piccolo lutto, sono dodici anni di vita messi in discussione, interrotti, una persona, importante, che non c'è più; le due cose insieme mi stanno demolendo.
In tutto questo non riesco più a scorgere me stesso, quello che ero e al quale ero legato, una rivoluzione totale della mente, vorrei tornare a essere quello di prima, per questo ho deciso che dalla settimana prossima mi affiderò a uno psicoterapeuta, forse non risulterà utile, forse si, sicuramente non andrà peggio di così, inoltre tra pochi giorni nascerà Samuele, figlio di mio fratello, divento zio, mi dedicherò a lui, e lui, sono convinto, mi riporterà, ci riporterà l'entusiasmo di vivere.

blancoceleste

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Citazione di: Svennis il 23 Ago 2012, 12:50
una stretta di mano e un bacio sulla fronte :DD

mi sembra la giusta punizione per un millantatore :DD

Citazione di: Dissi il 23 Ago 2012, 13:08
peccato, non sai cosa ti perdi .... :DD

tu, di sicuro, il bacio di svennis
(che, ultimamente, non ti si concede facilmente  :twisted:)

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Svennis

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sbagli, dissi è sempre nei miei pensieri  :DD

Broccolino

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E si fa sentire di nuovo... e mi guasta la serata...

fanculo va

Neal

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Citazione di: bombo il 23 Ago 2012, 15:15
Da sempre sono riuscito a controllare il mio corpo, le mie azioni con la mente, riuscivo ad avere un grande autocontrollo e, soprattutto, avevo, o forse ero convinto di avere, il controllo di quello che mi accadeva intorno, lo comprendevo, lo controllavo, lo gestivo e riuscivo ad avere grande tolleranza alle situazioni stressanti, da quando è morto mio padre tutto questo si è ribaltato. Le sicurezze che avevo, la sicurezza in me stesso si è improvvisamente sciolta al sole, colpa forse anche di tutti questi anticicloni dai nomi bizzarri e bislacchi, le emozioni non le controllo più, mi viene da piangere e non riesco a piangere, mi viene la nausea ma non riesco a vomitare, in alcuni momenti mi tremano le gambe o le braccia, impercettibilmente, ma se mi sdraio sul letto e rimango immobile riesco a scorgere un tremolio, un tremolio nervoso e allora mi rialzo e mi metto a fare qualcosa, almeno ritorno nell'inconsapevolezza del mio essere; spesso ho mal di pancia, mal di stomaco, sento come se avessi ingoiato il gran sasso e mi si fosse piantato sulla bocca dello stomaco, non ho fame e quel poco che mangio non lo digerisco bene; non dormo più, almeno non con continuità, dormo poche ore a notte, mi sveglio in continuazione e mentre dormo, lo faccio quasi in dormiveglia, la mattina mi sveglio con gli occhi gonfi, con la stanchezza come se avessi lavorato in cantiere per tutto il giorno e il peso psicologico di una giornata di lavoro da gestire, da organizzare, da far passare nel miglior modo possibile; già il lavoro, i primi giorni, le prime settimane dopo la morte di Papà, mi dava tanta forza, iniziavo a lavorare, dirigevo sul lavoro tutte le energie fisiche e mentale, positive e negative, mi distraeva, arrivavo alla fine della giornata con buone sensazione, adesso non più, non riesco a concentrarmi, non ho più l'entusiasmo di andare a lavoro o di fare altre cose, entro la mattina a lavoro e la mia fragile testolina inizia a vagare per i campi del Tennensee, inizia a pensare a quello che è stato e mai più sarà, alla forza che quell'Uomo mi dava, agli stimoli, a volte anche duri, freddi, che ricevevo, agli insegnamenti, a tutte le vittorie di cui sarò protagonista che non potrò festeggiare con lui e a tutte le sconfitte che mi vedranno cadere rovinosamente di cui non potrò parlare con il Dipa, perché così lo chiamavo, Dipa, a lui piaceva, piaceva sicuramente più di Babbo, probabilmente meno di Papà. In alcune circostanze, di difficoltà o di gioia, mi viene il pensiero di chiamarlo, di telefonargli, pensiero che dura una frazione di secondo, poi sulla mia faccia cala il buio perché no, non lo posso chiamare, non c'è nessuno da chiamare, nessuno di là che mi risponderebbe :"Dipaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa"...già perché anche io mi chiamo Dipa ed era un giochino carino 'sta cosa di chiamarci e di risponderci al telefono allo stesso modo; sapevo che avrei potuto chiedergli tutto, lui lo avrebbe fatto, sicuramente dopo aver bestemmiato, ma lo avrebbe fatto, come quando mi portò all'ospedale per mettermi i punti su un piede aperto in due per giocare a pallone in casa, scalzi, e si che pochi minuti prima dell'incidente di gioco, mi aveva avvisato che se mi fossi fatto male, non mi avrebbe portato assolutamente all'ospedale, invece mi ci portò, mettendo allo stesso tempo due nuovi record mondiali outdoor, coprimmo infatti la distanza di 7 chilometri urbani in circa 4 minuti, 4 minuti in cui furono emanate almeno cento, centocinquanta bestemmie, ha tirato giù mezzo calendario, poi, al ritorno, si mise a ridere, guascone come sempre. Ho l'ansia, o meglio, ci ho l'ansia, tutto mi sembra molto più grande di quello che è realmente, mi sento soffocare, non riesco a prendere fiato, a sedere non riesco a stare e allora mi alzo e faccio i chilometri percorrendo sempre i soliti tre, quattro metri, giro in torno come le mosche, non mi fermo altrimenti mi sento mancare nuovamente il fiato, ho un senso di angoscia terrificante, come se avessi la famosa spada di Damocle sulla testa, ma a un millimetro, la sento passare, mi sento graffiare leggermente, sento che sta per cadere giù e questo mi blocca, mi immobilizza.

Ho paura.

Ho paura di queste sensazioni che provo e che, fino a poco tempo fa, non conoscevo, ho paura di perdere le persone che mi sono vicino, mi sembra di essere al centro di una centrifuga umana, io al centro e le persone a me care che ruotano vorticosamente intorno allontanandosi sempre di più e ho l'impressione che ogni mio gesto per afferrarle le allontani ancora di più. Ieri sera, parlando con mia cognata, mi ha detto due cose molto significative, la prima, "è come se ti avessero (vi avessero in realtà in quanto c'è anche mio fratello in tutto questo) tagliato un braccio o una gamba" e in effetti la sensazione e questa, come se una parte di me, una parte importante di me non ci fosse più; la seconda, "per te (per me) è tutto amplificato dal fatto che ad aprile di quest'anno ti sei separato", a questa cosa non ci avevo pensato, anche la separazione in fondo è un lutto, un piccolo lutto, sono dodici anni di vita messi in discussione, interrotti, una persona, importante, che non c'è più; le due cose insieme mi stanno demolendo.
In tutto questo non riesco più a scorgere me stesso, quello che ero e al quale ero legato, una rivoluzione totale della mente, vorrei tornare a essere quello di prima, per questo ho deciso che dalla settimana prossima mi affiderò a uno psicoterapeuta, forse non risulterà utile, forse si, sicuramente non andrà peggio di così, inoltre tra pochi giorni nascerà Samuele, figlio di mio fratello, divento zio, mi dedicherò a lui, e lui, sono convinto, mi riporterà, ci riporterà l'entusiasmo di vivere.

Bravo, dedicati al piccolino che verrà. È l'unica arma per sconfiggere il tempo, come in una scala mobile: guardare chi sale per rendere sopportabile la visione di chi scende. O forse solo per distogliere, almeno per qualche istante, lo sguardo su chi scende.

Coraggio.

emi-grato

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Citazione di: bombo il 23 Ago 2012, 15:15
....

vorrei esprimere un paio di pensieri personalissimi.
Condivido e incoraggio la scelta di incontrare uno psicoterapeuta. Non so se risolverá il tuo problema ma sicuramente ti aiuterá a capire meglio quello che ti sta succedendo. E se ti sembreranno interessanti le sue riflessioni (anzi, gli input che dará a te per le tue) vedrai che riuscirai da solo a trovare il tuo percorso.
Secondo pensiero: l'amore e l'ammirazione che mostri per tuo padre sono formidabili.
Non dimenticare mai che quella persona l'hai conosciuta, l'hai vissuta e le sei stato vicino. E giá questo è un bene.
E da quella persona discendi: sicuramente hai anche tu qualcosa di suo.

I tedeschi si salutano spesso con "Macht's gut!" che sarebbe qualcosa come "stammi bene, prenditi cura di te"
ti saluto cosí

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porgascogne

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bombo,
in genere sono logorroico però, stavolta, voglio usare le parole (belle) dei due che m'hanno preceduto

Citazione di: Neal il 24 Ago 2012, 00:37
Bravo, dedicati al piccolino che verrà. È l'unica arma per sconfiggere il tempo, come in una scala mobile: guardare chi sale per rendere sopportabile la visione di chi scende. O forse solo per distogliere, almeno per qualche istante, lo sguardo su chi scende.

Coraggio.

Citazione di: emi-grato il 24 Ago 2012, 01:55
Condivido e incoraggio la scelta di incontrare uno psicoterapeuta. Non so se risolverá il tuo problema ma sicuramente ti aiuterá a capire meglio quello che ti sta succedendo. E se ti sembreranno interessanti le sue riflessioni (anzi, gli input che dará a te per le tue) vedrai che riuscirai da solo a trovare il tuo percorso.
Secondo pensiero: l'amore e l'ammirazione che mostri per tuo padre sono formidabili.
Non dimenticare mai che quella persona l'hai conosciuta, l'hai vissuta e le sei stato vicino. E giá questo è un bene.
E da quella persona discendi: sicuramente hai anche tu qualcosa di suo.

daje bo', daje

bombo

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Citazione di: porgascogne il 24 Ago 2012, 08:18
bombo,
in genere sono logorroico però, stavolta, voglio usare le parole (belle) dei due che m'hanno preceduto

daje bo', daje
Citazione di: emi-grato il 24 Ago 2012, 01:55
vorrei esprimere un paio di pensieri personalissimi.
Condivido e incoraggio la scelta di incontrare uno psicoterapeuta. Non so se risolverá il tuo problema ma sicuramente ti aiuterá a capire meglio quello che ti sta succedendo. E se ti sembreranno interessanti le sue riflessioni (anzi, gli input che dará a te per le tue) vedrai che riuscirai da solo a trovare il tuo percorso.
Secondo pensiero: l'amore e l'ammirazione che mostri per tuo padre sono formidabili.
Non dimenticare mai che quella persona l'hai conosciuta, l'hai vissuta e le sei stato vicino. E giá questo è un bene.
E da quella persona discendi: sicuramente hai anche tu qualcosa di suo.

I tedeschi si salutano spesso con "Macht's gut!" che sarebbe qualcosa come "stammi bene, prenditi cura di te"
ti saluto cosí
Citazione di: Neal il 24 Ago 2012, 00:37
Bravo, dedicati al piccolino che verrà. È l'unica arma per sconfiggere il tempo, come in una scala mobile: guardare chi sale per rendere sopportabile la visione di chi scende. O forse solo per distogliere, almeno per qualche istante, lo sguardo su chi scende.

Coraggio.

Grazie!!! Grazie di cuore a tutti!!!

Svennis

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bombo scusa
non avevo letto il tuo lungo post
bisogna leggere cazzo
mi dispiace e ti capisco, anche se papà ancora non è morto ti capisco lo stesso perché per me papà è tutto.
e non oso immaginare quando accadrà, penso che avrò i tuoi stessi pensieri e le stesse conseguenze sul mio corpo.

condivido  la scelta di andare da uno psicoterapeuta, ti aiuterà molto vedrai.
e poi bravo, si, dedicati a samuele.
anche io ho un nipotino e mi sciolgo quando sto con lui.
abbiamo instaurato un rapporto bellissimo.
vedrai, ti farà bene.

ti abbraccio forte bombo, coraggio


Tarallo

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Bombo, a me della tua commovente esposizione ha colpito l'intelligenza e la chiarezza cristallina della tua analisi anche se non hai ancora soluzioni. Secondo me sei gia' a meta' strada, l'altra meta' te la daranno lo specialista, Samuele, ma anche la vita, che e' capace di spezzarci la schiena con colpi terribili e poco dopo presentarci un futuro felice con distaccata nonchalance. Un grande abbraccio, ti sono vicino proprio per come hai esposto il tuo nervo scoperto.

bombo

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Grazie Svennis!
Grazie Tarallo!

cuoredilazio

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Citazione di: bombo il 23 Ago 2012, 15:15
Da sempre sono riuscito a controllare il mio corpo, le mie azioni con la mente, riuscivo ad avere un grande autocontrollo e, soprattutto, avevo, o forse ero convinto di avere, il controllo di quello che mi accadeva intorno, lo comprendevo, lo controllavo, lo gestivo e riuscivo ad avere grande tolleranza alle situazioni stressanti, da quando è morto mio padre tutto questo si è ribaltato. Le sicurezze che avevo, la sicurezza in me stesso si è improvvisamente sciolta al sole, colpa forse anche di tutti questi anticicloni dai nomi bizzarri e bislacchi, le emozioni non le controllo più, mi viene da piangere e non riesco a piangere, mi viene la nausea ma non riesco a vomitare, in alcuni momenti mi tremano le gambe o le braccia, impercettibilmente, ma se mi sdraio sul letto e rimango immobile riesco a scorgere un tremolio, un tremolio nervoso e allora mi rialzo e mi metto a fare qualcosa, almeno ritorno nell'inconsapevolezza del mio essere; spesso ho mal di pancia, mal di stomaco, sento come se avessi ingoiato il gran sasso e mi si fosse piantato sulla bocca dello stomaco, non ho fame e quel poco che mangio non lo digerisco bene; non dormo più, almeno non con continuità, dormo poche ore a notte, mi sveglio in continuazione e mentre dormo, lo faccio quasi in dormiveglia, la mattina mi sveglio con gli occhi gonfi, con la stanchezza come se avessi lavorato in cantiere per tutto il giorno e il peso psicologico di una giornata di lavoro da gestire, da organizzare, da far passare nel miglior modo possibile; già il lavoro, i primi giorni, le prime settimane dopo la morte di Papà, mi dava tanta forza, iniziavo a lavorare, dirigevo sul lavoro tutte le energie fisiche e mentale, positive e negative, mi distraeva, arrivavo alla fine della giornata con buone sensazione, adesso non più, non riesco a concentrarmi, non ho più l'entusiasmo di andare a lavoro o di fare altre cose, entro la mattina a lavoro e la mia fragile testolina inizia a vagare per i campi del Tennensee, inizia a pensare a quello che è stato e mai più sarà, alla forza che quell'Uomo mi dava, agli stimoli, a volte anche duri, freddi, che ricevevo, agli insegnamenti, a tutte le vittorie di cui sarò protagonista che non potrò festeggiare con lui e a tutte le sconfitte che mi vedranno cadere rovinosamente di cui non potrò parlare con il Dipa, perché così lo chiamavo, Dipa, a lui piaceva, piaceva sicuramente più di Babbo, probabilmente meno di Papà. In alcune circostanze, di difficoltà o di gioia, mi viene il pensiero di chiamarlo, di telefonargli, pensiero che dura una frazione di secondo, poi sulla mia faccia cala il buio perché no, non lo posso chiamare, non c'è nessuno da chiamare, nessuno di là che mi risponderebbe :"Dipaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa"...già perché anche io mi chiamo Dipa ed era un giochino carino 'sta cosa di chiamarci e di risponderci al telefono allo stesso modo; sapevo che avrei potuto chiedergli tutto, lui lo avrebbe fatto, sicuramente dopo aver bestemmiato, ma lo avrebbe fatto, come quando mi portò all'ospedale per mettermi i punti su un piede aperto in due per giocare a pallone in casa, scalzi, e si che pochi minuti prima dell'incidente di gioco, mi aveva avvisato che se mi fossi fatto male, non mi avrebbe portato assolutamente all'ospedale, invece mi ci portò, mettendo allo stesso tempo due nuovi record mondiali outdoor, coprimmo infatti la distanza di 7 chilometri urbani in circa 4 minuti, 4 minuti in cui furono emanate almeno cento, centocinquanta bestemmie, ha tirato giù mezzo calendario, poi, al ritorno, si mise a ridere, guascone come sempre. Ho l'ansia, o meglio, ci ho l'ansia, tutto mi sembra molto più grande di quello che è realmente, mi sento soffocare, non riesco a prendere fiato, a sedere non riesco a stare e allora mi alzo e faccio i chilometri percorrendo sempre i soliti tre, quattro metri, giro in torno come le mosche, non mi fermo altrimenti mi sento mancare nuovamente il fiato, ho un senso di angoscia terrificante, come se avessi la famosa spada di Damocle sulla testa, ma a un millimetro, la sento passare, mi sento graffiare leggermente, sento che sta per cadere giù e questo mi blocca, mi immobilizza.

Ho paura.

Ho paura di queste sensazioni che provo e che, fino a poco tempo fa, non conoscevo, ho paura di perdere le persone che mi sono vicino, mi sembra di essere al centro di una centrifuga umana, io al centro e le persone a me care che ruotano vorticosamente intorno allontanandosi sempre di più e ho l'impressione che ogni mio gesto per afferrarle le allontani ancora di più. Ieri sera, parlando con mia cognata, mi ha detto due cose molto significative, la prima, "è come se ti avessero (vi avessero in realtà in quanto c'è anche mio fratello in tutto questo) tagliato un braccio o una gamba" e in effetti la sensazione e questa, come se una parte di me, una parte importante di me non ci fosse più; la seconda, "per te (per me) è tutto amplificato dal fatto che ad aprile di quest'anno ti sei separato", a questa cosa non ci avevo pensato, anche la separazione in fondo è un lutto, un piccolo lutto, sono dodici anni di vita messi in discussione, interrotti, una persona, importante, che non c'è più; le due cose insieme mi stanno demolendo.
In tutto questo non riesco più a scorgere me stesso, quello che ero e al quale ero legato, una rivoluzione totale della mente, vorrei tornare a essere quello di prima, per questo ho deciso che dalla settimana prossima mi affiderò a uno psicoterapeuta, forse non risulterà utile, forse si, sicuramente non andrà peggio di così, inoltre tra pochi giorni nascerà Samuele, figlio di mio fratello, divento zio, mi dedicherò a lui, e lui, sono convinto, mi riporterà, ci riporterà l'entusiasmo di vivere.
Ciao Bombo ho passato un momento simile, per altri motivi un pò di tempo fa. Cerca di scolpire ben chiaro nella tua mente un pensiero forte, per contrastare i tanti pensieri negativi che l'affollano in questi momenti. Lo so, non è facile, ricordati, non sei solo, tante persone hanno problemi simili, molte più di quanto tu possa immaginare. Ok per la psicoterapia non è una cosa brutta, anzi credo che servirebbe alla maggior parte delle persone. Se posso darti un consiglio, indirizzati verso la ret. Tra qualche anno ripenserai a questo momento sapendo di aver acquisito qualcosa che altre persone non avranno mai. Lo so che sembra strano, ma credimi questa situazione ti farà progredire, anche se adesso ti sembra l'opposto. Un abbraccio

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Svennis

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domani mattina io e sobolev alle 9 andiamo a prendere i porcini in una foresta sperduta

dite che mi devo preoccupare?

:DD

Tarallo

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Occhio alla sua personalissima Amanita Phalloide

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