Ero alle medie, avevo da poco scoperto le gioie del sesso, solitario ça va sans dire. Classica festa in casa, le sedie appoggiate al muro in salone, sul tavolo il solito armamentario di coca, fanta, vol-au-vent, rustici e pizzette rosse. Si spengono le luci, si accendono quelle stroboscopiche e parte un lento. Non ho idea di come sia potuto accadere, ma mi ritrovo a ballare con quella che era universalmente riconosciuta come la più bella della scuola. Stessa età, ma lei era già quasi una donna, io uno che pascolava ancora nell'adolescenza. Mentre la canzone sta per finire, ci guardiamo per un attimo e mi sembra di percepire un lampo nei suoi occhi, poi lei avvicina lentamente il suo viso al mio, dischiude leggermente le labbra e sempre lentamente le appoggia sulle mie. Poi l'impensabile, fa scivolare la sua lingua dentro la mia bocca e comincia a esplorare il mio cavo orale, la muove con un'abilità che mai avrei pensato possibile in un mammifero. Nel frattempo io resto immobile, non faccio assolutamente nulla per agevolarle il compito, anche perché non saprei come fare. Non so quanto è durato quel bacio, a me è sembrato un'eternità. Poi lei si gira e se ne va (questo l'ho ricostruito dopo), io invece rimango nella mio mondo interiore a elaborare quello che sta accadendo nel mio corpo, cerco di incamerare più informazioni possibili su quella che oggi so essere stata un'overdose da ormoni . Dopo un po' riemergo alla coscienza. Sono ancora al centro della stanza, le luci accese, intorno gli sguardi preoccupati dei miei compagni di classe, ho le loro mani addosso che mi scuotono. Mi chiedono se sto bene. Va tutto bene, rispondo, tutto bene.