Pur'io ce provo a torna' in topic.
Suonare è veramente bellissimo, suonare con altra gente che parla la musica insieme a te poi è il massimo. La musica è un respiro, un modo di comunicare, una lingua in tutto il significato che questa parola esprime.
Citazione di: piscedda69 il 20 Giu 2013, 11:30
.......
Dieci anni fa babbo natale mi ha portato un sax alto
................
A nove anni i miei mi iscrivono ad una scuola di musica, dopo un anno di solo solfeggio (cheddupalle!!

) scelgo lo strumento: sassofono. Ci sono arrivato per caso perché volevo imparare la fisarmonica che però non c'era e i corsi di pianoforte erano già pieni. La tromba, mia seconda scelta, mi fu sconsigliata dall'insegnante per via delle mie labbra grosse (e allora i neri???) e allora ripiego sul sax. Faccio un po' di anni di studi con l'alto, inizio a suonare in banda e con complessini per lo più di liscio, girando per balere del centro Italia e cominciando anche a guadagnarmi qualche liretta.
La musica mi fa girare per un po' di posti, conoscere persone, condividere sensazioni ed emozioni che non avrei potuto vivere in altri contesti. Comincio a studiarmi un po' di sassofonisti "moderni" e vado in fissa con Sanborn e quando dico
in fissa significa che ascoltavo i dischi e mi spostavo sempre il braccio del piatto per riascoltarmi un fraseggio fino all'ossessione e rifarlo col sax. Un pomeriggio, tanto per dire, ero a casa ad impararmi un pezzo, dopo tre ore che rimettevo il disco sempre sullo stesso punto per suonarci sopra, vado in cucina a bermi un bicchiere d'acqua tutto soddisfatto. In cucina c'era mia madre impegnata a cucire che - indovinate un pò - canticchiava il solo che mi ero appena imparato: se l'era imparato pure lei!!!

Un giorno il mondo mi si apre quando un mio amico mi dice: "Io vado a Umbriajazz a sentire Brecker, vieni anche tu?"
"
Brecker? Ma chi è?"
Lì inizia il mio innamoramento per il sax tenore (dopo qualche anno mi compro lo strumento della vita: un Selmer Mark VI argentato del 1957, praticamente mio figlio

, anche se comunque non ho abbandonato l'alto, ho un Selmer superaction II serie laccato nero), inizio a studiare jazz eeeee.....ancora nn'ho finito......de studia' intendo

Il mio rammarico è di non essermi iscritto al conservatorio, questo credo che avrebbe significato una vita lavorativa diversa da quella che vivo oggi perché la musica sarebbe stato il mio lavoro, mentre oggi è
solo il mio hobby, anche se definirlo così lo trovo mooooooolto riduttivo....
Fatto sta che oggi, in maniera più o meno continuativa e senza più rammarichi (anche se
avrei sicuramente vinto almeno tre oscar e un paio di grammy – cit.), suono con una streetband di Greve in chianti dove abito (ATTTRAROBA streetband) e con un gruppo funky-soul di Spoleto (TNT sound machine) che è un riassunto della mia infanzia/adolescenza: amici che conosco da quando ero piccolo e con i quali ho condiviso la mia gioventù.
La musica diventa parte di chi la accoglie, quando suoni entri in un mondo personale tutto tuo nel quale ti muovi a tuo agio, un mondo che ti arricchisce di consapevolezze e di sensibilità, un mondo che a volte ti fa anche pensare di avere un qualcosa in più rispetto a chi non ne fa parte. E' una lingua appunto, un modo di essere, di esprimersi, di comunicare agli altri il tuo io anche se non conosci nessuno di quelli con cui stai suonando e mi spiego raccontandovi quest'ultima esperienza:
verso la fine del millennio scorso 
mia sorella si era trasferita a Parigi e io non mi faccio scappare l'occasione di andarla a trovare. Logicamente
mio figlio era con me e io passeggiavo lungo le rive della Senna suonando mentre sento della musica provenire da un barcone ormeggiato lì vicino. Smonto il sax e lo metto nella custodia, mi avvicino al barcone ed entro. Mi siedo ad un tavolino, prendo una birra e butto l'occhio sulla locandina con il programma del locale per la settimana: quella sera era dedicata alle
jam session. Prendo e rimonto subito il sax e il tastierista mi fa cenno di avvicinarmi, vado e iniziamo a suonare e lo facciamo come se ci conoscessimo da sempre: io lascio spazio a loro e loro a me: tema, assoli, break vari e tema finale. Dopo la mia mezz'ora di gloria saluto, me ne torno al mio tavolo e dopo un po' vado via, ma quell'euforia la sento ancora oggi.
Un passaporto, anzi: un lasciapassare verso mondi nuovi, ecco cos'è la musica per me.
Grazie a voi per avermi fatto rivivere ancora una volta queste emozioni raccontandovele, solo della Lazio potevamo esse'........