Riprendo il topic sulla telefonata, per scriverne uno personale.
Lo volevo fare da giorni, ma non sapevo proprio come cominciarlo.
Il topic succitato mi ha dato l'ispirazione.
Estate passata.
Sono in vacanza a Pinzolo, dove, data la mia proverbialissima agilità, sto passando una settimana di relax condita da passeggiate in montagna.
Dopo cena, esco a fare una passeggiata per Pinzolo, quindi giusto quei sei sette minuti.
Lascio il telefonino in camera in ricarica.
Tornato in camera, guardo se ho ricevuto delle telefonate.
Trovo il display intasato da 9 telefonate.
Tutte di mio padre.
Notoriamente, mio padre non è un telefonatore ossessivocompulsivo, quindi mi balenano in testa tutte le cose peggiori che possano essere capitate, per spingere mio padre a telefonarmi il 23 agosto per ben nove volte.
Dopo delle primarie mentali modello Pd, ma senza Veltroni, arrivano al ballottaggio le due ipotesi
1 Dipartita Nonna 42,2 per cento
2 Rigorepaaroma 35,8
Senza voto disgiunto avrebbe vinto la seconda, dicono gli exit pool.
Premo il tasto verde utile per far partire le chiamate e faccio si che il telefonino componga il numero di mio padre.
Quando dall'altra parte sento la sua voce flemmatica ma tranquilla, capisco che l'ipotesi 1 del ballottaggio è fortunatamente scongiurata, e quindi mia nonna potrà continuare a regalarmi pantaloni di dubbio gusto, ma questa è un'altra storia.
Parliamo quei 23\24 secondi che servono per rompere il ghiaccio, e poi mi dice:
"Senti, il 6 settembre, partiamo con una fiction di 17 settimane, visto che lo hai fatto come volontario 6 anni fa, ti va di essere il videoassist ufficiale ?"
Per un attimo mi sento quasi inebetito. Comincio a pensare velocemente, cose del tipo :"Oddio non sono in grado, oddio mi cacciano prima di subito."
Poi, tutto d'un tratto, il ragionamento abbassa le pretese, e la mia autostima riprende vigore.
Rispondo subito:
"Si, certo".
Mi stupisco della sicurezza che metto in quella risposta.
Ma sento che dall'altra parte del telefono, c'e' un uomo felice. Mio padre.
E anche dalla mia parte, ce ne è uno. Io.
"Bene, allora ho già parlato con il regista, lui è d'accordo, ci vediamo il ventotto e cominciamo i provini".
La conversazione, a quel punto cambia direzione e va dritta al calciomercato e precisamente su Hernanes.
Cinque minuti e chiudo.
Poso il telefono sul comodino e mi siedo sul letto.
Poi mi sdraio, e mi accendo una sigaretta.
Comincio a pensare di aver fatto una c.azz.ata.
Dopo il terzo tiro, però sono sicuro di me stesso.
Esco dalla stanza, respiro l'aria di Pinzolo, e voglio dare la notizia a mia madre, che come al solito, non trovo.
Da quella sera 23 Agosto 2010, sono passati 9 mesi.
E ora posso dirlo con (quasi) certezza.
Non solo, non ho fatto una ca.zz.a.ta, ma oltre ad un lavoro, ho trovato veramente una persona speciale, MIO PADRE.
Ora che facciamo lo stesso lavoro, capisco i suoi silenzi, di quando ero bambino.
E l'Andrea bambino avrebbe voluto qualche minuto in più con suo padre.
Ora siamo due uomini un quasi sessantunenne ed un quasi 31enne, che si tolgono la stessa soddisfazione.
Quella di fare un lavoro che amano.
Entrambi.
Ci sono frasi e momenti, con un genitore, che non si scordano mai.
Quello che io non scorderò mai, è l'abbraccio con mio padre a fine riprese.
Sotto casa.
Mi ha stretto e mi ha detto " Tutto avrei pensato nella vita, tranne che un giorno, mio figlio avrebbe montato la mia macchina da presa e la mia testata".
E mentre lo diceva, sorrideva, e piageva di commozione.
Ridevamo e piangevamo di commozione entrambi, a dire il vero.
Le lacrime di gioia di un padre e di un figlio, che attraverso una passione, diventata lavoro, recuperano i loro silenzi passati, e si specchiano veramente uno nell'altro.
Grazie Papà.
Ti voglio bene.