Quello che sta tentando Friedkin con la roma è un esperimento sociale molto interessante, cioè trasformare lo sport in una Fiera dell'intrattenimento, come avviene già negli Stati Uniti.
Basti pensare a quello che succede nel football americano, dove l'evento sportivo sta diventando sempre più secondario rispetto allo spettacolo pop per attirare gli sponsor, con coreografie di cheerleaders, scenette di mascotte e concerti musicali (recentemente qualcuno ha detto: "
Carino che abbiano organizzato una partita di football americano come contorno al concerto di Rihanna").
In questo senso va anche interpretata la presentazione di Lukaku ieri sera allo stadio Olimpico, con fuochi pirotecnici, coreografie in Tribuna Tevere, giochi di luce e musiche eroiche. Ma pure lo stesso sbarco di Lukaku a Ciampino, su un aereo guidato da Friedkin, va nella stessa direzione. Il finanziere americano ci è apparso come una sintesi tra Italo Balbo (il trasvolatore oceanico di epoca fascista) e Alberto Sordi (il romano che scimmiotta gli usi americani, e che perciò diventa la barzelletta del suo quartiere).
Quello che Friedkin non ha capito -e non potrà mai capire- è che in Italia il calcio non potrà essere mai un puro spettacolo di intrattenimento, ma è soprattutto una guerra. Da noi il calcio è la continuazione di contese sanguinose che risalgono al medioevo, all'epoca dei Comuni. Da noi, insomma, lo spettacolo frega il giusto, l'importante è vincere, distruggere il nemico che vive a pochi chilometri da noi, o addirittura nella nostra stessa città (questa cosa l'aveva capita pure Churchill, quando disse: "
Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio"). In Italia -Paese carico di storia e quindi cinico- le sceneggiate hollywoodiane diventano un boomerang, se non si accompagnano alle vittorie.
P.S.
Anche Pallotta, all'inizio, cercò di "americanizzare" il nostro calcio. E' indelebile il ricordo della visita della roma a Disneyland, con le grottesche immagini di Totti e Zeman che stringono le mani a Topolino. Pallotta si inventò addirittura una biglietteria volante su Apecar in via del Corso a Roma, con un gruppo di ballerine che tentavano di attirare l'attenzione dei passanti. Questi esperimenti "amerigani" fallirono, e l'imprenditore italo-americano (deluso per la questione dello stadio ed in guerra con i "fottuti idioti" della curva sud che avevano insultato la memoria del tifoso napoletano Ciro Esposito), qualche tempo dopo mollò tutto. Vediamo adesso cosa succede ai Friedkin.