Citazione di: Slasher89 il Ieri alle 12:57La fidejussione falsa per l'iscrizione al campionato 2003/2004 è stato uno dei più grossi scandali della storia del calcio.
Per rinfrescare la memoria ai più giovani (riassunto fatto da Gemini). Notare la parte che ho evidenziato in rosso quando vi dicono che loro sono sempre stati puliti. La verità è che l'hanno sempre fatta franca grazie ai loro appoggi, non al fatto che non avessero fatto nulla...
Quello del
2003 è stato uno dei passaggi più drammatici e surreali della storia del calcio italiano recente. È l'estate del cosiddetto
"Scandalo delle fideiussioni false" (o "caso fideiussioni"), una vicenda che fece tremare la Roma, il Napoli e diversi altri club, portando il calcio italiano a un passo dal caos istituzionale.
Ecco come andarono le cose, tra colpi di scena, broker misteriosi e salvataggi dell'ultimo minuto.
Il contesto: La crisi del calcio italiano
All'inizio degli anni 2000, il calcio italiano viveva al di sopra dei propri mezzi. Dopo gli anni d'oro delle "Sette Sorelle", i nodi stavano venendo al pettine. Per iscriversi al campionato di Serie A e B 2003/2004, la CoViSoC (l'organo di controllo finanziario della FIGC) impose regole rigidissime: i club dovevano presentare delle
fideiussioni bancarie o assicurative a garanzia dei propri debiti e degli stipendi.
La Roma di Franco Sensi, pur avendo vinto lo scudetto solo due anni prima, si trovava in gravi difficoltà di liquidità e doveva garantire una cifra enorme per l'epoca:
circa 34 milioni di euro.
Il "pasticcio" della Sbc
Per ottenere la garanzia richiesta, la Roma (così come il Napoli in Serie B e altre squadre minori come SPAL e L'Aquila) si affidò a dei mediatori finanziari. Questi presentarono alla Covisoc delle polizze fideiussorie emesse da una società chiamata
Sbc (Società bancaria commerciale) con sede a Roma.
A fine luglio 2003, la bomba esplose:
- La scoperta: Durante i controlli, ci si rese conto che la Sbc non era un istituto bancario abilitato a rilasciare quel tipo di garanzie ed era già stata segnalata dall'Ufficio Italiano Cambi.
- Il falso: I documenti presentati erano, a tutti gli effetti, privi di valore legale. Fideiussioni false.
- Il panico: La Covisoc bocciò l'iscrizione della Roma e del Napoli. Il rischio concreto era l'esclusione immediata dal campionato e il fallimento.
La difesa della Roma: "Siamo vittime"
Il presidente della Roma, Franco Sensi, e la figlia Rosella reagirono immediatamente proclamando la totale
buona fede della società. La linea difensiva fu chiara fin da subito: la Roma non voleva truffare nessuno, era stata a sua volta truffata da broker senza scrupoli che avevano intascato i soldi del premio assicurativo (circa un paio di milioni di euro) consegnando in cambio carta straccia.
Le indagini della Procura di Roma diedero poi ragione a questa versione: la Roma era
parte lesa in un giro di truffe orchestrato da faccendieri che avevano raggirato i club sfruttando la loro disperata fretta di trovare coperture finanziarie prima della scadenza dei termini.
Il salvataggio in extremis
Il calcio italiano non poteva permettersi di perdere la Roma (e il Napoli) a poche settimane dall'inizio del campionato. Ne sarebbe scaturito un terremoto economico e televisivo devastante.
La FIGC concesse una proroga tecnica di pochi giorni per permettere ai club coinvolti di sostituire le garanzie false con fideiussioni valide.
- La corsa contro il tempo: Franco Sensi mise sul piatto il proprio patrimonio personale.
- La risoluzione: Grazie all'intervento di Capitalia (la banca di Cesare Geronzi, storicamente legata alle vicende giallorosse), la Roma riuscì a ottenere in extremis una fideiussione reale e legalmente ineccepibile, versando la cifra richiesta.
- Il verdetto: Il 6 agosto 2003, il Consiglio Federale della FIGC accolse il ricorso della Roma, decretando la regolare iscrizione al campionato di Serie A.
Le conseguenze
Se dal punto di vista sportivo la Roma si salvò (subendo solo una multa e nessuna penalizzazione in classifica, proprio perché riconosciuta vittima della truffa), lo scandalo lasciò strascichi pesanti:
- Il Napoli non fu altrettanto fortunato: Riuscì a iscriversi a stento a quella Serie B (che poi divenne a 24 squadre dopo il caso Catania), ma i problemi strutturali rimasero, portando al fallimento della gestione Naldi nell'estate successiva (2004) e alla ripartenza dalla Serie C con Aurelio De Laurentiis.
- Il processo penale: Negli anni successivi, i broker e i finti intermediari finanziari che avevano orchestrato il giro delle polizze false vennero rinviati a giudizio e condannati per truffa.
- Il cambio di rotta societario: Quello spavento accelerò il ridimensionamento economico della Roma di Sensi, che negli anni successivi dovette attuare una politica di forte austerity, culminata poi con l'ingresso della banca Unicredit nella gestione del club e la successiva vendita agli americani nel 2011.