I conti del club impongono un taglio robusto dei costi
LA ROMA HA FISSATO QUOTA 100 (Corriere dello Sport, 11 Maggio 2020)
Con Fienga e Petrachi è tornato anche Baldini: obiettivo fare cassa in estate. in tripla cifra
di Roberto Maida
ROMA
C'è anche Franco Baldini: la Roma torna un triumvirato. Con una missione principale fissata dal presidente Pallotta. Radunare liquidità, attraverso il mercato dei calciatori e il taglio di stipendi ma anche con l'intervento di investitori qualificati che possano erogare linfa per il bilancio. I danni degli ultimi due anni, creati un po' dal caso e un po' dagli errori di gestione, sono ancora incalcolabili a causa del Covid. Ma già la relazione semestrale, chiusa il 31 dicembre, dimostrava una sofferenza enorme dei conti (-87 milioni di perdite, 264 milioni di indebitamento) che era determinata dal fallimento tecnico della stagione precedente. Ora la situazione è complessa: se alla Roma di Fonseca non riesce di tornare in Champions League dopo un anno di assenza, il prossimo esercizio finanziario sarà ancora più doloroso, portandosi dietro due stagioni consecutive di affanno.
QUOTA 100. E così il Ceo, Guido Fienga, si è confrontato con il padrone per concordare il piano industriale. Essendo una società di calcio, non semplicemente un'azienda, la Roma dovrà continuare a investire denaro per ottenere dei risultati sportivi e quindi agevolare l'innalzamento dei ricavi, ma dalla prossima estate dovrà uscire con almeno un +100 milioni da iscrivere sul bilancio. Questa somma non sarà interamente generata dalle plusvalenze. E nemmeno dalle cessioni nette. E' una cifra che comprenderà anche il taglio degli stipendi che dovrà abbassare del 20 per cento il monte costi, sì da renderlo sostenibile per il futuro. E magari l'intervento di qualche finanziatore, obiettivo principale affidato a Baldini.
LA STRADA. L'idea rimane quella di difendere Zaniolo e Pellegrini, che rappresentano il serbatoio più rappresentativo delle ambizioni del club, per talento, senso di appartenza, età. Ma è chiaro che se il piano su cui stanno ragionando i dirigenti non dovesse andare in porto, anche i teorici incedibili cambierebbero icona trasformandosi in «cessioni necessarie». Non è quello che la Roma vuole. Non è quello che i giocatori vogliono. E' un'extrema ratio a cui Fienga, in qualità di amministratore delegato, spera di non doversi mai rivolgere.
IN VENDITA. Facciamo un po' di conti: se Petrachi vende Ünder e Kluivert per 25 milioni ciascuno, Florenzi intorno ai 10, il baby Riccardi a 5, e se Schick resta al Lipsia per 25, ha già incassato 90 milioni di cui circa 40 di plusvalenze. Se poi entrano in ballo i nomi di Cristante, che piace a Fonseca ma è un calciatore che la Roma considera sacrificabile, e uno tra Diawara e Mancini, il gruzzolo può arrivare intorno ai 130. Abbassando poi il monte stipendi del 20 per cento, con l'aiuto dei calciatori che si sono già dimostrati sensibili al problema, i costi scenderebbero di circa 30 milioni. A quel punto ci sarebbe denaro da spendere per sistemare la squadra con rinforzi mirati, con l'obiettivo di agganciare il quarto posto. Stavolta da outsider, a causa del ridimensionamento economico, nel rispetto del saldo +100 di cui si parlava.
FINANZA. Al resto penseranno Pallotta e Baldini. Al di là della trattativa con Friedkin, l'innesto di capitali freschi può servire a limitare la decrescita tecnica. Aspettando il passaggio di proprietà.