Roma: resta la tensione finanziaria - Il Sole 24 Ore

Aperto da Redazione Lazio.net, 22 Mag 2018, 07:12

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Dissi

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Citazione di: CodyAnderson il 11 Giu 2020, 17:09
Io mi riporterei a casa anche monchi, ha fatto un ottimo lavoro.  :=))

Monchi laziale ad honorem :DD

Gulp

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Citazione di: Davy_Jones il 11 Giu 2020, 15:27
la formula con cui le merde l'hanno preso dalla samp e' roba da droga party

Qualcuno potrebbe riepilogarla per favore?

eagle s supporters

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Caicedo è costato 1,5 milioni ed è stato più utile lui quest'anno che Shick (pagato 27 volte più di lui) in tutta la sua carriera....
Non ho altro da aggiungere, vostro onore.....

BalkanLaziale

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Citazione di: CodyAnderson il 11 Giu 2020, 17:09
Io mi riporterei a casa anche monchi, ha fatto un ottimo lavoro.  :=))

Trio delle meraviglie


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myth

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Citazione di: Gulp il 11 Giu 2020, 17:21
Qualcuno potrebbe riepilogarla per favore?

Non è semplice per me (e mi emoziona un po') descrivere il genio di Monchi relativo all'operazione Schick con la Sampdoria, ma ci provo.
L'affare, definito nel 2017, ruotava intorno ad una cifra di circa 40 mln, con un articolato schema contrattuale degno del genio di Siviglia (non a caso sul D.S. spagnolo hanno scritto libri). Questo schema era grosso modo così strutturato:
- prestito iniziale, con corrispettivo fissato in 5 mln di Euro;
- successivo acquisto a titolo definitivo (concretizzato nel 2018) con una prima tranche del corrispettivo fissata in 9 mln di Euro;
- clausole bonus fino ad un importo di 8 mln di Euro per incentivi relativi al raggiungimento di determinati obiettivi del calciatore e della squadra (temo che i bonus non siano scattati);
- clausole relative al saldo (entro il 2020): in particolare, è stato pattuito l'obbligo di versare alla Sampdoria il 50% del prezzo della eventuale cessione del calciatore, fatto salvo (perché il Viperetta non è un fessacchiotto e voleva comunque ampiamente garantirsi) il "minimo garantito di 20 milioni di euro, che sarà dovuto anche nel caso in cui il Calciatore risulti ancora tesserato per la Roma alla data del 1 febbraio 2020".

m.m.

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Citazione di: LeastSquares il 10 Giu 2020, 20:10
Supponiamo però che tramite un ridimensionamento drastico e un po' di fortuna riescano a racimolare tutta la liquidità che gli serve e a tirare avanti come una novella Udinese. Questa novella Udinese non la vedremmo in Europa, specie in quella più proficua :pp

Quindi, il ridimensionamento si porterebbe appresso un ulteriore calo dei ricavi.  :s Come se non bastasse, poi, non tutti i costi sono comprimibili. Mi riferisco, in particolare, ai 20 milioni annui che dovranno pagare solo con riferimento alla loro emissione obbligazionaria. Probabilmente quindi ci sarebbe ancora da stringere la cinghia. :s

E mentre loro si avviluppano in questo circolo vizioso, che solo l'immissione di capitali freschi potrebbe spezzare, arriverebbe il fatidico agosto 2024, in cui essi dovranno presentarsi al mercato e chiedere di rifinanziare il debito per, diciamo, almeno 300 milioni di euro.

Oggi all'Udinese glieli darebbero? Ne dubito :pp Ma supponiamo che glieli diano e continuiamo la storia. Col rating che si ritroverebbero, nel migliore dei casi il rifinanziamento del debito gli costerebbe solo di interessi almeno 25 milioni annui (oggi di interessi ne pagano quasi 15). All'avvio dei rimborsi parziali, dopo 1 anno e mezzo, il costo annuo che arriverebbe a superare i 30 milioni...  :s


Least osserva che, per superare la crisi di liquidità, l'immediata adozione del modello Udinese non potrebbe non essere sostenuta da una boderosa iniezione di capitale fresco, e ricorda agli astanti che a passetto incombe il famigerato JJB (B+), contemplante un periodico salasso per interessi con un finale colpo in canna. Di grazia.

Infatti, ammesso che, stringendo la cinghia, sostengano la cedola annuale, a scadenza il bond sarebbe enorme considerando il loro attuale valore.

Se il determinismo fosse una legge della natura, non avrebbero scampo: lo sceicco scemo, o la liquidazione, al più tardi nel 2024, preceduta da anni di lagrime e sangue.

Messa giù così sarebbe un sogno, e la prosa di Least è tanto convincente da aver procurato nel forum una silenziosa orgia di arcobaleni, tra cui il mio.

Tuttavia, assumiamo, per gioco, che siano in crisi (cosa che non risulta affatto) d'impresa, la prima domanda da porsi è se la crisi sia reversibile o meno.

Se al primo bivio la si giudicasse irreversibile, non vi sarebbe altra strada che il fallimento.

In realtà, adottate le misure anzidette (Udinese), la crisi sarebbe del tutto reversibile, perché la aesse ha ancora un discreto giro d'affari, pur in costante e significativo ridimensionamento, ma spende troppo e male.

Rimanendo su un piano accademico, potremmo ipotizzare il ricorso ad una inflazionata (mala tempora) via di fuga: abbattere il debito, proponendo ai creditori un piano di ristrutturazione, con rimborso parziale e differito.
Questa soluzione, prevista dalla legge, garantirebbe la continuità nella gestione dell'azienda, ancorché commissariata.
Decisione complicata da assumere ma che, al dunque, potrebbe rivelarsi l'unica soluzione per non far saltare il banco alla scadenza del bond.

Tenendo in disparte ogni questione relativa allo stigma del concordato (asfalliti) e alle conseguenze nei rapporti con il sistema bancario, primo falcidiato, ci sarebbe, comunque, da affrontare la questione dei titoli (?) sportivi.
In altre parole, che fine farebbero il bonsai e la (antesignana) coppa delle città di fiera?

Se le NOIF non sono cambiate, all'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza segue la revoca.
Scopriremmo se, per la FIGC, il concordato in continuità costituisce dichiarazione d'insolvenza, ancorchè parziale.
Se tale fosse ritenuta, con la revoca del titolo sportivo la continuità verrebbe meno e il fallimento sarebbe automatico.
Se non lo fosse, la società terrebbe il bonsai, ma tutto l'attivo sarebbe destinato a ripagare, in pochi anni, il debito concordatario, sebbene falcidiato.

Tradotto: o il fallimento, o (dal modello Udinese al) modello Spal, commissariato dal tribunale.

Un ulteriore problema derivante dall'accesso alla procedura concorsuale, deriverebbe nell'immediato dalla osservanza dei requisiti economico-finanziari per l'iscrizione al campionato, che, se non erro, impongono, oltre all'indicatore di liquidità recentemente innalzato, anche l'assenza di inadempimento nei confronti di altri tesserati, società e calciatori, difficilmente compatibile con una ristrutturazione del debito, a meno di voler creare classi ad hoc di creditori inquadrati in una sorta di prededuzione legata alla continuità aziendale, strettamente connessa alla permanenza del titolo sportivo.

Ma quale tra i molti creditori così pluri-surclassati voterebbe a favore di un siffatto piano concordatario?

Ecco perché, finora, per le società sportive professionistiche il concordato non ha mai portato grandi frutti.
https://www.ilsole24ore.com/art/la-vecchia-societa-palermo-calcio-e-definitivamente-fallita-ACOaUAt

Esistono diverse varianti di questo schema, ma l'esito a cui conducono è pressoché il medesimo.

Però non v'illudete; nonostante il cerino si consumi più rapidamente del previsto, la pace e la concordia regnano a Trigoria.


Citazione di: Redazione Lazio.net il 11 Giu 2020, 08:08
La transizione societaria provoca una ruvida dialettica interna. Le parole di Petrachi hanno  esasperato un clima molto teso

LOTTA PER LA ROMA TUTTI CONTRO TUTTI (Corriere dello Sport, 11 Giugno 2020)

Fienga è al comando ma non condivide le ultime scelte di Pallotta, Baldissoni prova a riprendere
il potere, il direttore sportivo è sempre più in bilico.
di Roberto Maida 
ROMA 

Il presidente Pallotta segue una strada che l'amministratore delegato da lui scelto, Guido Fienga, non condivide, come si evince chiaramente dalla recente relazione indirizzata agli azionisti.

Il nostro Giorgione

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Citazione di: Gulp il 11 Giu 2020, 17:21
Qualcuno potrebbe riepilogarla per favore?

Guarda, qui è spiegato bene dal punto di vista dei numeri. Hanno fatto un'operazione folle, nel senso che l'hanno pagato all'inizio 20, ma si sono impegnati comunque a riconoscerne altri 20 alla Samp. Un delirio.


https://www.calcioefinanza.it/2020/05/18/quanto-vale-schick-plusvalenza-roma-lipsia/


LeastSquares

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Citazione di: myth il 11 Giu 2020, 18:07
Non è semplice per me (e mi emoziona un po') descrivere il genio di Monchi relativo all'operazione Schick con la Sampdoria, ma ci provo.
L'affare, definito nel 2017, ruotava intorno ad una cifra di circa 40 mln, con un articolato schema contrattuale degno del genio di Siviglia (non a caso sul D.S. spagnolo hanno scritto libri). Questo schema era grosso modo così strutturato:
- prestito iniziale, con corrispettivo fissato in 5 mln di Euro;
- successivo acquisto a titolo definitivo (concretizzato nel 2018) con una prima tranche del corrispettivo fissata in 9 mln di Euro;
- clausole bonus fino ad un importo di 8 mln di Euro per incentivi relativi al raggiungimento di determinati obiettivi del calciatore e della squadra (temo che i bonus non siano scattati);
- clausole relative al saldo (entro il 2020): in particolare, è stato pattuito l'obbligo di versare alla Sampdoria il 50% del prezzo della eventuale cessione del calciatore, fatto salvo (perché il Viperetta non è un fessacchiotto e voleva comunque ampiamente garantirsi) il "minimo garantito di 20 milioni di euro, che sarà dovuto anche nel caso in cui il Calciatore risulti ancora tesserato per la Roma alla data del 1 febbraio 2020".

In effetti è emozionante, ti ringrazio myth  :=))

Permettimi di aggiungere altri due numerelli :pp che provengono nientemeno che dal bilancio della US Sampdoria, pubblicato pochi giorni fa e con dati al 31 dicembre 2019. Ciò dovrebbe fare chiarezza su una domanda ricorrente: dalle parti di Viale Tolstoj :pp quanto devono ancora corrispondere a er Vipera per la geniale operazione condotta da Monchi?

Nel bilancio della US Sampdoria leggiamo, alla voce: crediti verso società calcistiche derivanti dalla vendita dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori, sia a titolo temporaneo che definitivo:

sq: as trigoria | calc.: shick p. | m. euro entro 12 mesi: 15,5 | m. euro oltre 12 mesi: 8,0

Quindi, in totale 23,5 milioncini ancora da sganciare :pp

Citazione di: m.m. il 11 Giu 2020, 18:16

Least osserva che, per superare la crisi di liquidità, l'immediata adozione del modello Udinese non potrebbe non essere sostenuta da una boderosa iniezione di capitale fresco, e ricorda agli astanti che a passetto incombe il famigerato JJB (B+), contemplante un periodico salasso per interessi con un finale colpo in canna. Di grazia.

Infatti, ammesso che, stringendo la cinghia, sostengano la cedola annuale, a scadenza il bond sarebbe enorme considerando il loro attuale valore.

Se il determinismo fosse una legge della natura, non avrebbero scampo: lo sceicco scemo, o la liquidazione, al più tardi nel 2024, preceduta da anni di lagrime e sangue.

Messa giù così sarebbe un sogno, e la prosa di Least è tanto convincente da aver procurato nel forum una silenziosa orgia di arcobaleni, tra cui il mio.

Tuttavia, assumiamo, per gioco, che siano in crisi (cosa che non risulta affatto) d'impresa, la prima domanda da porsi è se la crisi sia reversibile o meno.
[...]

:=))

Non posso che essere d'accordo con te, m.m. La prima domanda da porsi è proprio questa.

Oggi è stato pubblicato da Deloitte (guarda caso la soc. di revisione del trigoria... stanno sul pezzo :pp) il rapporto Annual review of football finance in cui emergono vari fattori di criticità del "settore", in larga parte comuni alle principali leghe europee.

Rispetto a Premier, Bundesliga e Liga la Serie A presenta una fragilità molto maggiore, a cui secondo loro si accompagna una gestione abbastanza miope (chi l'avrebbe detto  :pp). In particolare, la Serie A è l'unica lega in cui nell'ultima stagione considerata (2018/19), l'incremento dei ricavi da diritti tv è stato più che compensato dai maggiori stipendi corrisposti ai calciatori.

Comunque, a parte questi dettagli, i redattori del rapporto sembrano abbastanza ottimisti sul fatto che nella prossima stagione possa esserci un rimbalzo dei ricavi. A me ciò sembra eccessivamente ottimistico. Mi sembra troppo presto infatti per fare previsioni attendibili in assenza di un vaccino funzionante e disponibile worldwide...

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AquiladiMare

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Citazione di: LeastSquares il 11 Giu 2020, 19:02
In effetti è emozionante, ti ringrazio myth  :=))

Permettimi di aggiungere altri due numerelli :pp che provengono nientemeno che dal bilancio della US Sampdoria, pubblicato pochi giorni fa e con dati al 31 dicembre 2019. Ciò dovrebbe fare chiarezza su una domanda ricorrente: dalle parti di Viale Tolstoj :pp quanto devono ancora corrispondere a er Vipera per la geniale operazione condotta da Monchi?

Nel bilancio della US Sampdoria leggiamo, alla voce: crediti verso società calcistiche derivanti dalla vendita dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori, sia a titolo temporaneo che definitivo:

sq: as trigoria | calc.: shick p. | m. euro entro 12 mesi: 15,5 | m. euro oltre 12 mesi: 8,0

Quindi, in totale 23,5 milioncini ancora da sganciare :pp

:=))

Non posso che essere d'accordo con te, m.m. La prima domanda da porsi è proprio questa.

Oggi è stato pubblicato da Deloitte (guarda caso la soc. di revisione del trigoria... stanno sul pezzo :pp) il rapporto Annual review of football finance in cui emergono vari fattori di criticità del "settore", in larga parte comuni alle principali leghe europee.

Rispetto a Premier, Bundesliga e Liga la Serie A presenta una fragilità molto maggiore, a cui secondo loro si accompagna una gestione abbastanza miope (chi l'avrebbe detto  :pp). In particolare, la Serie A è l'unica lega in cui nell'ultima stagione considerata (2018/19), l'incremento dei ricavi da diritti tv è stato più che compensato dai maggiori stipendi corrisposti ai calciatori.

Comunque, a parte questi dettagli, i redattori del rapporto sembrano abbastanza ottimisti sul fatto che nella prossima stagione possa esserci un rimbalzo dei ricavi. A me ciò sembra eccessivamente ottimistico. Mi sembra troppo presto infatti per fare previsioni attendibili in assenza di un vaccino funzionante e disponibile worldwide...


Quindi se falliscono i trigorioti se giocamo anche la Samp?

CodyAnderson

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"Quello che Fienga vuole invece è un investitore qualificato che possa sostenere una società che perde quasi 15 milioni al mese (-126 dopo i primi tre trimestri d'esercizio) e ha scavallato quota 280 con l'indebitamento complessivo."

A memoria, mi sembra la definizione di supercojione sul dizionario o ricordo male?

edge24

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Citazione di: m.m. il 11 Giu 2020, 18:16

Least osserva che, per superare la crisi di liquidità, l'immediata adozione del modello Udinese non potrebbe non essere sostenuta da una boderosa iniezione di capitale fresco, e ricorda agli astanti che a passetto incombe il famigerato JJB (B+), contemplante un periodico salasso per interessi con un finale colpo in canna. Di grazia.

Infatti, ammesso che, stringendo la cinghia, sostengano la cedola annuale, a scadenza il bond sarebbe enorme considerando il loro attuale valore.

Se il determinismo fosse una legge della natura, non avrebbero scampo: lo sceicco scemo, o la liquidazione, al più tardi nel 2024, preceduta da anni di lagrime e sangue.

Messa giù così sarebbe un sogno, e la prosa di Least è tanto convincente da aver procurato nel forum una silenziosa orgia di arcobaleni, tra cui il mio.

Tuttavia, assumiamo, per gioco, che siano in crisi (cosa che non risulta affatto) d'impresa, la prima domanda da porsi è se la crisi sia reversibile o meno.

Se al primo bivio la si giudicasse irreversibile, non vi sarebbe altra strada che il fallimento.

In realtà, adottate le misure anzidette (Udinese), la crisi sarebbe del tutto reversibile, perché la aesse ha ancora un discreto giro d'affari, pur in costante e significativo ridimensionamento, ma spende troppo e male.

Rimanendo su un piano accademico, potremmo ipotizzare il ricorso ad una inflazionata (mala tempora) via di fuga: abbattere il debito, proponendo ai creditori un piano di ristrutturazione, con rimborso parziale e differito.
Questa soluzione, prevista dalla legge, garantirebbe la continuità nella gestione dell'azienda, ancorché commissariata.
Decisione complicata da assumere ma che, al dunque, potrebbe rivelarsi l'unica soluzione per non far saltare il banco alla scadenza del bond.

Tenendo in disparte ogni questione relativa allo stigma del concordato (asfalliti) e alle conseguenze nei rapporti con il sistema bancario, primo falcidiato, ci sarebbe, comunque, da affrontare la questione dei titoli (?) sportivi.
In altre parole, che fine farebbero il bonsai e la (antesignana) coppa delle città di fiera?

Se le NOIF non sono cambiate, all'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza segue la revoca.
Scopriremmo se, per la FIGC, il concordato in continuità costituisce dichiarazione d'insolvenza, ancorchè parziale.
Se tale fosse ritenuta, con la revoca del titolo sportivo la continuità verrebbe meno e il fallimento sarebbe automatico.
Se non lo fosse, la società terrebbe il bonsai, ma tutto l'attivo sarebbe destinato a ripagare, in pochi anni, il debito concordatario, sebbene falcidiato.

Tradotto: o il fallimento, o (dal modello Udinese al) modello Spal, commissariato dal tribunale.

Un ulteriore problema derivante dall'accesso alla procedura concorsuale, deriverebbe nell'immediato dalla osservanza dei requisiti economico-finanziari per l'iscrizione al campionato, che, se non erro, impongono, oltre all'indicatore di liquidità recentemente innalzato, anche l'assenza di inadempimento nei confronti di altri tesserati, società e calciatori, difficilmente compatibile con una ristrutturazione del debito, a meno di voler creare classi ad hoc di creditori inquadrati in una sorta di prededuzione legata alla continuità aziendale, strettamente connessa alla permanenza del titolo sportivo.

Ma quale tra i molti creditori così pluri-surclassati voterebbe a favore di un siffatto piano concordatario?

Ecco perché, finora, per le società sportive professionistiche il concordato non ha mai portato grandi frutti.
https://www.ilsole24ore.com/art/la-vecchia-societa-palermo-calcio-e-definitivamente-fallita-ACOaUAt

Esistono diverse varianti di questo schema, ma l'esito a cui conducono è pressoché il medesimo.

Però non v'illudete; nonostante il cerino si consumi più rapidamente del previsto, la pace e la concordia regnano a Trigoria.

scusa m.m. ma un concordato del genera sarebbe un concordato preventivo, il quale non presuppone uno stato di insolvenza, ma "solo" uno stato di crisi, e che permette di evitare la procedura concorsuale regina se non approvato o omologato. detto questo cadrebbe tutto il tuo ragionamento, o sbaglio?

volerevolare

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Citazione di: edge24 il 11 Giu 2020, 23:24
scusa m.m. ma un concordato del genera sarebbe un concordato preventivo, il quale non presuppone uno stato di insolvenza, ma "solo" uno stato di crisi, e che permette di evitare la procedura concorsuale regina se non approvato o omologato. detto questo cadrebbe tutto il tuo ragionamento, o sbaglio?
no. l'esimio m.m. stava pensando ad un concordato in continuità ex art 161 3 c. l.f. che, prevedendo una falcidia importante per i chirografi, presuppone lo stato d'insolvenza. Per lo stato di crisi il diritto fallimentare prevede due istituti: piano di risanamento (art. 67) e piano di ristrutturazione (182 bis). Il primo ha natura sostanzialmente privatistica, non prevede di norma stralci ma solo riscadenzamenti e necessità solo dell'accordo tra le parti (debitore e creditori) e dell'asseverazione di un perito iscritto all'albo presso i tribunali; il secondo invece è sotto l'egida del giudice fallimentare e prevede adunanza dei creditori, voto ed l'omologa del tribunale.

Comunque concordo con il mio amico m.m.: nessuna procedura fallimentare è adatta alle squadre di calcio se non forse quella ex art. 67 che tuttavia può realizzarsi anche tramite un semplice piano industriale di risanamento.

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edge24

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Citazione di: volerevolare il 11 Giu 2020, 23:53
no. l'esimio m.m. stava pensando ad un concordato in continuità ex art 161 3 c. l.f. che, prevedendo una falcidia importante per i chirografi, presuppone lo stato d'insolvenza. Per lo stato di crisi il diritto fallimentare prevede due istituti: piano di risanamento (art. 67) e piano di ristrutturazione (182 bis). Il primo ha natura sostanzialmente privatistica, non prevede di norma stralci ma solo riscadenzamenti e necessità solo dell'accordo tra le parti (debitore e creditori) e dell'asseverazione di un perito iscritto all'albo presso i tribunali; il secondo invece è sotto l'egida del giudice fallimentare e prevede adunanza dei creditori, voto ed l'omologa del tribunale.

Comunque concordo con il mio amico m.m.: nessuna procedura fallimentare è adatta alle squadre di calcio se non forse quella ex art. 67 che tuttavia può realizzarsi anche tramite un semplice piano industriale di risanamento.

si vede che ho preso solo 20/30 ieri :=))

Il nostro Giorgione

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Citazione di: volerevolare il 11 Giu 2020, 23:53
no. l'esimio m.m. stava pensando ad un concordato in continuità ex art 161 3 c. l.f. che, prevedendo una falcidia importante per i chirografi, presuppone lo stato d'insolvenza. Per lo stato di crisi il diritto fallimentare prevede due istituti: piano di risanamento (art. 67) e piano di ristrutturazione (182 bis). Il primo ha natura sostanzialmente privatistica, non prevede di norma stralci ma solo riscadenzamenti e necessità solo dell'accordo tra le parti (debitore e creditori) e dell'asseverazione di un perito iscritto all'albo presso i tribunali; il secondo invece è sotto l'egida del giudice fallimentare e prevede adunanza dei creditori, voto ed l'omologa del tribunale.

Comunque concordo con il mio amico m.m.: nessuna procedura fallimentare è adatta alle squadre di calcio se non forse quella ex art. 67 che tuttavia può realizzarsi anche tramite un semplice piano industriale di risanamento.

Non vorrei contraddirti, ma lo stato di crisi è un più, che non si identifica ma può contenere lo stato di insolvenza.
Ed è, per questo, la condizione richiesta per l'accesso al concordato preventivo,  che sia liquidatorio o in continuità.
Ma il punto non è tanto il presupposto richiesto per accedere al c.p, quanto il fatto che - attualmente - solo un concordato in continuità può autorizzare una falcidia non garantita e di misura variabile, mentre il concordato liquidatorio deve assicurare una percentuale minima fissa, e attestata dall'asseveratore indipendente, pari almeno  al 20% dei debiti esistenti.
Gli spurghi potrebbero in teoria proprio seguire la prima strada, accroccando un concordato in continuità con classi.
Ma c'è il piccolo problema che in questo modo il cetriolo più grosso lo metterebbero nelle mani dei bondholders, e voglio proprio vedere come andrebbe finire la trattativa per farsi votare il concordato, che mai potrebbe prescindere dal voto favorevole dei bondholders.
Dopodiché, sono totalmente d'accordo con te sul fatto che, in concreto, la gestione interinale di un'azienda calcistica di serie A risulterebbe incompatibile col sistema dei controlli e delle autorizzazioni degli della Procedura previsto dalla legge. Sarebbe impossibile gestire una squadra di A insieme col Commissario Giudiziale  e il Giudice  Delegato. Ah ah, ci sarebbero dei numeri da circo.
La strada per non fallire, costellata di grosse cacche di cane piuttosto scivolose, è sempre e solo quella evidenziata dal prof. Least.
Vendersi pure le mutande, tappare come possibile il ... buco del bond, tagliare i costi dell'80%, resettare il "modello di business" e fare la vita dell'Udinese per alcuni anni.
Se non si sbrigano e non percorrono questa via con decisione e determinazione assolute, faranno il botto.
Altrimenti, dovrebbero trovare un pazzo che venisse a buttare nel cesso 300 milioni, per poi provare a ricostruire la cloaca dalle fondamenta.

COLDILANA61

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Fra modello udinese e modello florentia viola , quale sarebbe il più rapido per tornare a competere a certi livelli ?

Da un punto di vista dei tifosi ?

Meglio un calcio sui Colleoni o una crocca  sui denti ?

:pp

m.m.

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 12 Giu 2020, 00:46
tappare come possibile il ... buco del bond

Questo era il punto in discussione.
È dura estinguerlo, anche per un nuovo proprietario: o lo rinnovano, o lo ristrutturano.

Se lo rinnovano, pagheranno una cedola che dilaterà l'agonia di qualche anno.

Se lo ristrutturano, come.
E se 'come' è compatibile con l'iscrizione al campionato.

Non vedo una cruna.
Se fosse presidente Megaló, non mi stupirebbe una leggina ad hoc.

eagle s supporters

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Citazione di: edge24 il 12 Giu 2020, 00:31
si vede che ho preso solo 20/30 ieri :=))
....e io, nonostante le rassicurazioni di robylele, continuo A NON RICORDARMI UNA MAZZA!!!!!  :D

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La società - Mese decisivo per il futuro giallorosso

Trigoria, l'invito a Pallotta: «Esponga il programma» (Corriere dello Sport, 12 Giugno 2020)

Presto il presidente dovrebbe intervenire sui canali ufficiali

di Guido D'Ubaldo 
ROMA 


Giugno è il mese della Roma. La semestrale a fine mese, i problemi di liquidità, l'enigma dello stadio, che divide i possibilisti e gli scettici. I dirigenti hanno opinioni divergenti anche su questo tema, sostenuto da Pallotta da nove anni. Alcuni sono in disaccordo con il presidente per non aver accettato l'ultima offerta di Friedkin e considerano ormai chiusa la trattativa con il texano. Altri suggeriscono a Jim di non lasciare, provando a immaginare un piano B, ora che lo stadio sembra vicino alla svolta. Si può andare avanti con le cessioni, con l'abbattimento dei costi, con un piano di inevitabile ridimensionamento.   

SCOLLEGAMENTO. I luoghi nevralgici della società sono distanti, i pochi chilometri che separano il centro sportivo di Trigoria da viale Tolstoj sembrano interminabili. L'organizzazione inevitabilmente ne risente. Così può capitare che le recenti dichiarazioni di Petrachi non fossero state condivise con l'establishment e che abbiano creato qualche malumore in società e tra i giocatori. Intanto la tifoseria continua a contestare Pallotta, con striscioni sempre più pesanti. La situazione è monitorata dalle forze dell'ordine. Il presidente nei prossimi giorni potrebbe esporre i suoi programmi con la Roma. 
La stagione sta per ricominciare e Fonseca ha rivolto un saluto affettuoso ai tifosi: «Restiamo uniti», sembra più un messaggio rivolto all'interno che all'esterno. Pallotta spera che si presentino nuovi acquirenti. Prima che scoppiasse la pandemia, sembrava veramente a un passo il passaggio di proprietà da James Pallotta a Dan Friedkin. Poi l'emergenza sanitaria ha bloccato tutto e quando il magnate texano, quasi un mese fa, è tornato alla carica, Pallotta ha detto no all'offerta al ribasso di 575 milioni. Nuovi investitori non ci sono all'orizzonte, neanche la cordata che fa capo a Richard D'Amore, attuale socio di Pallotta, sembra avere grandi possibilità. Qualcuno spera ancora in Friedkin, che avrebbe garantito, anche con la seconda offerta, la competitività della squadra, a cominciare dalle conferme di Zaniolo e Pellegrini.

DE SANCTIS. Il malumore che serpeggia alla Roma è testimoniato anche dal fatto che alcuni dirigenti prendono in considerazione l'ipotesi di andare via. Nei giorni scorsi Morgan De Sanctis, accompagnato da un procuratore, ha incontrato il presidente dell'Ascoli, Massimo Pulcinelli, che ha progetti ambizioni per rilanciare il club marchigiano. De Sanctis, che ha preso il patentino di direttore sportivo, ambiva a crescere nella Roma, ma è rimasto a metà strada tra il settore giovanile e il ruolo di vice diesse. Nel club giallorosso guadagna 160.000 euro netti ancora per tre stagioni. Pare che nel corso del colloquio siata stata avanzata la candidatura di Bifulco, attuale collaboratore tecnico della Roma. 

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Roma tappezzata di manifesti contro la gestione Pallotta: «Svendita totale per rinnovo assortimento»
IlMessaggero.it
Non si ferma la protesta degli ultras della Roma contro la gestione del club del presidente James Pallotta. Dopo gli striscioni esposti nei pressi della sede dell'Eur, la Capitale è stata tappezzata di manifesti che ironizzano sull'attuale situazione societaria: «Svendita totale dal 1 settembre 2020 per rinnovo assortimento», si legge sul volantino che riporta anche le foto di Zaniolo «sconto 30%», Pellegrini «sconto 40%», Diawara «sconto 25%», Under «sconto 35%» e Kluivert «sconto 50%» e al lato la scritta «36 rate tasso zero». La contestazione nasce delle continue cessioni estive che hanno caratterizzato la gestione Pallotta e che anche nella prossima finestra di mercato non mancheranno. I volantini sono stati affissi in quasi tutti i quartieri della Capitale: da Cinecittà alla Ponte Milvio, passando per l'Eur, Tuscolana, Primavalle, Aurelia, sono comparsi davanti tutti i Roma Store, sui cancelli del centro sportivo di Trigoria e sulle porte della nuova sede i viale Tolstoj.



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Bel clima! E il bello è che lo faranno ...

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