I risultati dell'Opa fallito il primo tentativo dei friedkin per il delisting
La Roma resta in Borsa. Per ora (Corriere dello Sport, 7 Novembre 2020)
ROMA - E' fallito per adesso il tentativo di Friedkin di togliere la Roma dalla Borsa. L'Opa obbligatoria, lanciata a 0,1165 euro ad azione, ha infatti raccolto l'adesione solo dell'1,674% del capitale. Per effettuare il delisting era necessario salire ad almeno il 90% del capitale. Serviva arrivare a circa il 3,4% delle azioni. Gli azionisti, probabilmente delusi dal prezzo offerto, non hanno dunque accolto l'appello del Ceo Guido Fienga, che nelle scorse settimane aveva provato a convincere i soci.
Friedkin ora potrebbe optare per un piano B, vale a dire imporre una fusione dell'AS Roma con un'altra società del suo gruppo non quotata, ma si troverebbe, con ogni probabilità, a pagare un prezzo più alto di quello offerto con l'Opa. I soci di minoranza, infatti, potrebbero esercitare il diritto di recesso, che prevede che le azioni vengano liquidate in base alla media aritmetica del valore di Borsa nei sei mesi antecedenti alla pubblicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea. Bisognerà aspettare l'aumento di capitale da 210 milioni di euro. In caso di inoptato sottoscritto dal gruppo Friedkin, potrebbe consentirgli di salire sopra il 90% e, in questo caso, imporre il delisting. La poca disponibilità dei piccoli azionisti a cedere le loro quote può anche offrire un'altra chiave di lettura: c'è apprezzamernto del suo piano industriale e la fiducia in questa società. Di sicuro Friedkin è venuto a Roma per starci a lungo. Dalle prossime mosse si capirà cosa vuole fare il presidente del club. In ogni caso le fusioni tra due società non sono mai facili.
si va avanti. E' stata una delusione per Friedkin, che è comunque intenzionato ad andare avanti nel piano di rilancio della Roma. Padre e figlio (e da qualche giorno è a Roma anche Danny, fratello di Ryan) hanno già dato la loro impronta alla società. Sono orientati a scegliere Campos come uomo mercato, il portoghese sarà affiancato da un collaboratore che avrà compiti di scouting e sarà fisso a Trigoria. Continua il dialogo con Vitek per lo stadio di Tor di Valle. Si va avanti. Padre e figlio sono continuamente operativi a Trigoria e nella sede dell'Eur, analizzano ogni singola posizione tra i dipendenti. Vogliono rendere la struttura societaria più snella, nei prossimi giorni usciranno molte persone. Sono attenti a tutto, anche ai dettagli, non trascurano l'immagine, anche se hanno scelto un profilo basso. Preferiscono lavorare nel centro sportivo. Con la squadra hanno instaurato un rapporto di rispetto, ma non nella quotidianità. I giocatori però sanno che per qualsiasi cosa loro ci sono. Esigono massima riservatezza nei loro movimenti, a 360 gradi. Fienga resta il punto di riferimento, ma deve fare l'amministratore delegato, non occuparsi in prima persona del mercato. Sono soddisfatti della squadra, che vedono crescere.
g.d'u.
La situazione in Borsa
L'Opa porta un +0,2%, niente delisting. Almeno per ora... (Gazzetta dello Sport, 7 Novembre 2020)
Chiusa l'offerta pubblica, la Roma è salita all'86,8% del capitale. Ma sono pronti 2 piani alternativi
di Andrea Pugliese
ROMA
Niente delisting, almeno per ora. L'Opa lanciata dalla Roma lo scorso 9 ottobre si è conclusa ieri alle ore 17.30, senza però raggiungere l'obiettivo che ci si era prefissati e fermandosi ad un'adesione complessiva dell'1,674% del 13,4% flottante (pari a 1.412.890 azioni, ognuna verrà pagata 0,1165 il 12 novembre). L'obiettivo della Romaera quello di raggiungere il 90% del capitale sociale e dipoter così procedere al sell-out, con conseguente delisting (in caso di 95% invece sarebbe scattato lo squeeze- out, con la stessa Borsa che avrebbe obbligato la Roma al delisting). Considerando che i Friedkin avevano in mano l'86,577%delle azioni, con questo ulteriore passaggio c'è stato un aumento dello 0,2% del capitale sociale, arrivando quindi a circa l'86,8%. Entro l'11 novembre, poi, ci sarà un'altra comunicazione ufficiale del club, che comunque punta lo stesso al delisting. Vediamo quali sono le due strade alternative.
Cosa può succedere
La Roma di recente ha deliberato un ulteriore aumento di capitale, portato da 150 a 210 milioni di euro (da completare entro il 31 dicembre 2021). Questo vuole dire che chi i piccoli azionisti che sono rimasti con le azioni giallorosse in mano (parliamo oggi quindi di un 13,2%) o si vedranno costretti a partecipare all'aumento stesso (con un esborso economico di 0,33 euro ad azione) o rischiano concretamente di veder diluito il valore della propria partecipazione (con un titolo assai meno liquido). Soprattutto se poi dovessero arrivare ulteriori aumenti di capitale, fattispecie non remota, considerando anche la situazione economica del club. La strada che potrebbero intraprendere i Friedkin è quindi quella di completare l'aumento di capitale (il che inevitabilmente porterebbe ad una partecipazione maggiore di Romulus and Remus Investment LLC, la controllante della Roma) per poi magari lanciare una seconda Opa nel tempo e chiudere definitivamente i giochi. L'altra soluzione, invece, potrebbe essere quella di prevedere la fusione con un'altra società non quotata del gruppo Friedkin, a patto che l'operazione non superi la spesa prevista per il delisting (che era stata quantificata in 9.834.205,95 euro, nel caso in cui i Friedkin fossero riusciti ad avere il 100% delle azioni). E poi c'è anche un'ulteriore possibilità, allo stato attuale remota. E cioè che possa essere la stessa Borsa italiana a sospendere e ritirare d'ufficio il titolo giallorosso (ieri a 0,1482 euro per azione, con una performance giornaliera di -0,54%) in quanto considerato troppo sottile e quindi difficile da scambiare. Ipotesi remota, appunto, ma non impossibile.