Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Davy_Jones

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Fermi tutti...  sti cazzi dello stadio. Claudia Koll avuto una crisi mistica?? E nessuno mi ha detto niente?? Ma li morte

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Stadio della Roma, è svolta Parnasi rompe il silenzio e risponde ai pm per 6 ore (La Repubblica)
MARIA ELENA VINCENZI,
ROMA
Ha scelto di parlare il costruttore Luca Parnasi, arrestato il 13 giugno scorso con l'accusa di essere il capo di un'associazione a delinquere che finanziava i politici in cambio di " benevolenza" per il progetto dello stadio della Roma. E ieri, intorno alle 16, i magistrati sono andati a Rebibbia per sentire ciò che il costruttore aveva da dire. L'atto istruttorio, durato quasi sei ore, si è concluso in serata per riprendere questa mattina.
Un cambio di strategia che arriva dopo due settimane dietro le sbarre: durante l'interrogatorio di garanzia, davanti al gip, l'imprenditore aveva infatti preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma da qualche giorno, la linea difensiva è cambiata.
Provato dalla detenzione e, soprattutto, in pena per la situazione economica delle sue aziende ( nei giorni scorsi si era dimesso da ogni ruolo), Parnasi ha affidato ai suoi avvocati, Emilio Ricci e Giorgio Tamburrino, il messaggio da recapitare al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pubblico ministero Barbara Zuin che hanno coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma: « Voglio essere sentito, voglio parlare».
Gli episodi che gli inquirenti gli contestano sono moltissimi, probabilmente per questo l'interrogatorio è durato ore ( e non sarà l'unico). Finanziamenti ai politici di ogni partito e non solo: tra gli indagati dell'inchiesta, accusati di avere ricevuto utilità da Parnasi, ci sono nomi illustri. Dall'ex presidente Acea, Luca Lanzalone, al capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, passando per l'ex assessore alla Mobilità della Regione Lazio, Michele Civita e per il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi. Non sono i soli: Parnasi e i suoi collaboratori avevano contatti con la politica ad ogni livello, agli atti risultano anche finanziamenti a una fondazione riconducibile alla Lega. D'altronde era lui stesso a dire: «Pago tutti».

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Parnasi adesso collabora: quasi 6 ore dai pm romani per l'inchiesta sullo stadio (Corriere della Sera)
di Fulvio Fiano
Il costruttore e i rapporti con i politici, oggi riparte l'interrogatorio


Roma I rapporti con i politici e i finanziamenti più o meno dichiarati ad associazioni e partiti di tutti gli schieramenti, su base locale e nazionale. Per quasi sei ore Luca Parnasi compare davanti ai magistrati per salvare il salvabile nella sua galassia imprenditoriale, messa a rischio dalle presunte mazzette svelate nell'inchiesta sullo stadio della Roma. Quando mancano pochi minuti alle 22 l'interrogatorio viene sospeso. Riprenderà oggi in mattinata.

L'immobiliarista, trasferito da San Vittore (dove era detenuto dal 12 giugno) a Rebibbia, risponde alle domande del pm Barbara Zuin e del procuratore aggiunto Paolo Ielo, assistito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini. Un cambio di strategia difensiva evidente per il 40enne ritenuto dalla procura capitolina il capo di una associazione a delinquere. Dopo il silenzio davanti al gip («Non ho mai commesso reati. Abbiamo lavorato per anni, 24 ore al giorno, solo per realizzare un progetto») ha chiesto e ottenuto l'interrogatorio di ieri sul presupposto di fornire agli inquirenti la sua collaborazione a completare alcuni aspetti dell'indagine che sembra già fissare le sue responsabilità. E di chiarire quelle che, a suo dire, sono letture sbagliate di intercettazioni e ricostruzioni errate di rapporti con altri soggetti indagati.

Il costruttore romano, che aveva trovato nell'avvocato di estrazione grillina Luca Lanzalone un potente alleato in Campidoglio per chiudere con successo il dossier stadio e sponsorizzare altri progetti, ha così provato a scongiurare un coinvolgimento delle sue aziende nei guai giudiziari personali. Evitare, cioè, che a una eventuale condanna per corruzione si aggiunga un ancora possibile sequestro delle stesse, con la casa madre Eurnova in testa, e una contestazione di bancarotta.

Corruzione, traffico di influenze, frodi fiscali, finanziamenti illeciti sono i i reati iscritti, a vario titolo, in capo alle nove persone arrestate dai carabinieri del Nucleo investigativo. Da una parte Parnasi e i collaboratori portavano avanti «il metodo anni 80» (definizione di uno degli arrestati) di pagare tutti i politici e funzionari utili alla causa, preventivamente. Dall'altra, amministratori e persone in grado di influire positivamente sulle iniziative imprenditoriali del costruttore intascavano — sostengono i pm — promesse, favori, assunzioni, bonifici.

Nelle domande degli inquirenti ha avuto una attenzione centrale la definizione del ruolo di Luca Lanzalone nella sua veste di «funzionario di fatto» con delega allo stadio su mandato della sindaca Virginia Raggi e poi, quando già era diventato presidente Acea, consulente tenuto in gran conto riguardo a nomine e scelte amministrative. Sulla sua veste di pubblico ufficiale si tiene una delle architravi dell'inchiesta ma sulla stessa si concentrano anche i possibili affondi delle difese. Aveva cioè Lanzalone, senza un contratto di incarico ufficiale, un reale potere di aiutare Parnasi? Configurano quindi una corruzione gli incarichi di consulenza che ha avuto dall'immobiliarista tramite la copertura del suo studio legale? Il giudice che ne ha respinto la richiesta di lasciare i domiciliari ha ritenuto ancora forte il rischio che Lanzalone influenzi la politica e ha definito «inverosimili» le sue tesi difensive.

Su altri pagamenti di Parnasi, non tutti illeciti, la pubblica accusa ha già acquisito le prove. I bonifici al Pd tramite la fondazione Eyu, ad esempio. E quelli alla Lega con la onlus «Più voci» e Radio Padania. Di tutto questo si tornerà a parlare anche oggi.

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Stadio, le ammissioni di Parnasi sui politici (Il Messaggero)

Quando i giudici l'hanno interrogato a San Vittore dopo la prima notte di carcere, il costruttore Luca Parnasi aveva annunciato la sua strategia: «Parlerò, ma con i pm». Ieri pomeriggio, all'indomani del deposito della decisione del Riesame, che ha confermato l'esistenza di un'associazione a delinquere di cui sarebbe il capo, ha chiesto ai pm Paolo Ielo e Barbara Zuin di interrogarlo. E dalle 16, assistito dall'avvocato Emilio Ricci, ha cominciato a raccontare la sua galassia di relazioni e affari, retribuita con finanziamenti alla politica leciti e illeciti e pagamenti ai consulenti giusti. La prima puntata è cominciata ieri pomeriggio ed è finita a tarda sera, ma stamane si riprende alle 9.30 e non si sa fino a quando.
GLI AFFARI
Un colloquio fiume, nel corso del quale Parnasi sta raccontando la corsa verso la costruzione del nuovo stadio della Roma e con l'obiettivo di mettere a segno anche altre opere: un palazzetto per il basket e quello del rugby sempre nella Capitale, lo stadio del Milan, altri progetti immobiliari nel Lazio. Per la procura di Roma, il quadro è già chiaro: la sua azienda, Eurnova, avendo siglato l'accordo con As Roma per la costruzione di un nuovo stadio a Tor di Valle, a pochi metri dal Tevere, avrebbe prima spinto per convincere la giunta comunale pentastellata a passare dal no al sì all'opera, costruendo un legame ben remunerato con l'avvocato e consulente plenipotenziario del Campidoglio, Luca Lanzalone. E quindi, con tecniche più o meno simili, avrebbe aggirato altri ostacoli che separavano la Eurnova dalla realizzazione dello stadio: intoppi burocratici, vincoli architettonici, limiti ambientali, evitati grazie a contatti e contratti, ben remunerati, con tecnici o politici, a seconda della necessità. L'obiettivo, a veder bene, non era neppure costruire davvero lo stadio ma, una volta approntata ogni cosa, vendere terreno e progetto e andare all'incasso.
I RAPPORTI CON LANZALONE
Le domande dei pm per la prima parte dell'interrogatorio sembrano essersi concentrate soprattutto sul legame col consulente di fiducia dei Cinquestelle e, da gennaio 2017 del Comune di Roma, Luca Lanzalone, oramai ex presidente di Acea. Che per il momento aveva ricevuto da Parnasi poco più di 12mila euro, ma era d'accordo per ottenere incarichi del valore di circa 150mila euro.
LA POLITICA
È stato il civilista di Bogliasco a guidare Parnasi e i suoi nei rapporti con il Campidoglio e i Cinquestelle. Molto, Parnasi, sta spiegando anche sui soldi dati alla politica, dalle relazioni consolidate con il Pd, ultimo dei quali il finanziamento a Eyu, fino alle sponsorizzazioni a Radio Padania, passando per un elenco di contributi costanti, ad ogni scadenza elettorale, «Da anni 80» dicevano i suoi collaboratori intercettati. Di certo, l'imprenditore ha di che essere preoccupato e non solo per l'arresto. Il suo fido in banca è sotto di 13 milioni, l'azienda di famiglia, Parsitalia, è in liquidazione da dieci mesi e le banche l'hanno messa da tempo sotto osservazione perché, su un totale accordato di 114,8 milioni, Parsitalia si è spinta a spenderne 123. Il creditore principale è sempre Unicredit, che ha ereditato i rapporti di Banco di Roma con Sergio Parnasi, il padre, scomparso nel 2016. Da quel che si legge nelle intercettazioni, il costruttore puntava ad incassare qualche decina di milioni di euro per dare ossigeno al gruppo. Ma l'affare rischia di sfumare rapidamente, specie se il costruttore resterà in carcere a lungo.
Sara Menafra

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MisterFaro

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Titoli fuorvianti o sbaglio?

"ammissioni"
"risponde"
"collabora"

Per ora, da quanto ne sappiamo ha solo accettato di farsi fare domande. Probabilmente consigliato dagli avvocati che gli avranno anche consigliato cosa dire e cosa no. E potrebbe essere l'occasione per mandare qualche avvertimento a chi non si sta dando abbastanza da fare per salvarlo.

Ovviamente spero che i titoli si avverino, ma ad oggi restano appunto una speranza

Sonni Boi

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Ogni giorno che passa questi atti sembrano sempre più legittimi  :sisisi:

Pomata

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 28 Giu 2018, 08:06
Stadio della Roma, è svolta Parnasi rompe il silenzio e risponde ai pm per 6 ore (La Repubblica)
MARIA ELENA VINCENZI,
ROMA
Ha scelto di parlare il costruttore Luca Parnasi, arrestato il 13 giugno scorso con l'accusa di essere il capo di un'associazione a delinquere che finanziava i politici in cambio di " benevolenza" per il progetto dello stadio della Roma. E ieri, intorno alle 16, i magistrati sono andati a Rebibbia per sentire ciò che il costruttore aveva da dire. L'atto istruttorio, durato quasi sei ore, si è concluso in serata per riprendere questa mattina.
Un cambio di strategia che arriva dopo due settimane dietro le sbarre: durante l'interrogatorio di garanzia, davanti al gip, l'imprenditore aveva infatti preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma da qualche giorno, la linea difensiva è cambiata.
Provato dalla detenzione e, soprattutto, in pena per la situazione economica delle sue aziende ( nei giorni scorsi si era dimesso da ogni ruolo), Parnasi ha affidato ai suoi avvocati, Emilio Ricci e Giorgio Tamburrino, il messaggio da recapitare al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pubblico ministero Barbara Zuin che hanno coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma: « Voglio essere sentito, voglio parlare».
Gli episodi che gli inquirenti gli contestano sono moltissimi, probabilmente per questo l'interrogatorio è durato ore ( e non sarà l'unico). Finanziamenti ai politici di ogni partito e non solo: tra gli indagati dell'inchiesta, accusati di avere ricevuto utilità da Parnasi, ci sono nomi illustri. Dall'ex presidente Acea, Luca Lanzalone, al capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, passando per l'ex assessore alla Mobilità della Regione Lazio, Michele Civita e per il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi. Non sono i soli: Parnasi e i suoi collaboratori avevano contatti con la politica ad ogni livello, agli atti risultano anche finanziamenti a una fondazione riconducibile alla Lega. D'altronde era lui stesso a dire: «Pago tutti».

ma buttate la chiave

Alex_k

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E comunque riomma parte lesa, altroché

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TheVoice

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Fossi in lui, starei attento al caffè...

Bonnerone

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Inchiesta stadio Roma, terminato l'interrogatorio di Parnasi: "Ho pagato tutti i partiti"
L'imprenditore aveva chiesto di essere ascoltato dai pm. Al centro del confronto fiume di mercoledì sera, il ruolo di Luca Lanzalone



Inchiesta stadio Roma, terminato l'interrogatorio di Parnasi: "Ho pagato tutti i partiti"
Luca Parnasi (ansa)
È terminato l'interrogatorio, durato complessivamente 11 ore, di Luca Parnasi, figura chiave dell'indagine della Procura capitolina sul nuovo stadio della Roma, ex amministratore unico dell'Eurnova arrestato quindici giorni fa nell'ambito dell'inchiesta della Procura sul nuovo stadio della Roma. Dopo la prima tranche di ieri, interrogatorio fiume che si è protratto fino alle 22, oggi nuovo confronto tra il costruttore e i pm di piazzale Clodio durato circa sei ore. L'atto istruttorio si è svolto nel carcere di Rebibbia dove Parnasi si trova detenuto dopo il trasferimento dal San Vittore di Milano.

Luca Parnasi ha ammesso tutto: quello che era contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare, quello che emergeva chiaramente dalle intercettazioni telefoniche e ambientali e forse anche di più.  "Ho pagato tutti i partiti", è quanto avrebbe sostanzialmente confermato davanti agli inquirenti. Nel corso dell'atto istruttorio, l'indagato avrebbe ammesso, in tema di finanziamenti alla politica, di avere elargito denaro, dazioni fatte per un tornaconto personale, per accreditarsi, per avere rapporti con tutti i partiti, avrebbe ribadito a chi indaga così come emerge dalle carte dell'inchiesta. "Ho pagato tutti", ha raccontato, in sintesi, il costruttore ai magistrati. Come sospettavano i pm e i carabinieri del nucleo investigativo che per mesi hanno monitorato ogni sua mossa, il costruttore, interessato a non conoscere ostacoli di alcun tipo nella realizzazione del nuovo stadio della Roma, non aveva scrupoli nè imbarazzi a elargire denaro e altre utilità a chiunque, a esponenti politici, movimenti, fondazioni o partiti, che fossero di maggioranza o no.

Somme in chiaro, tracciate, di cui sono stati spiegati significato e scopo, più altri contributi su cui dovranno essere fatti approfondimenti investigativi per capire se di natura lecita o illecita. Parnasi pagava per risultare simpatico, per aggirare possibili intoppi di natura burocratica e incassare autorizzazioni e 'via libera' di tipo tecnico, per velocizzare l'iter amministrativo di determinate procedure, per mantenere rapporti cordiali con chiunque, o anche solo per accreditarsi negli ambienti che contano in vista di futuri progetti imprenditoriali da intraprendere non solo a Roma.

Lo dicono le carte istruttorie, e di fatto lo avrebbe confermato lo stesso Parnasi nel 'faccia a faccia' con i pm. "Io pago tutti", aveva detto in una delle tante intercettazioni contenute nel provvedimento restrittivo del gip Maria Paola Tomaselli. "Sulle elezioni spenderò qualche soldo - aveva aggiunto a un suo collaboratore in un'altra conversazione captata dagli investigatori - è un investimento che devo fare... molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te le racconto però la sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono...".

Tra i chiarimenti forniti agli inquirenti da Parnasi molti hanno riguardato la figura dell'ex presidente di Acea, Luca Lanzalone (consulente di fatto del Comune di Roma) per l'abbattimento delle cubature nel progetto della struttura di Tor di Valle. Il costruttore, che coltiva la speranza di ottenere in brevissimo tempo gli arresti domiciliari, dovrebbe affrontare il delicato argomento che riguarda l'attività di finanziamento alla politica che i magistrati hanno già ribattezzato "sistema Parnasi".

NEMICOn.1

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Strano che pagava i partiti era tutto cosi limpido e legale .

meanwhile

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voglio la testa dei mandanti perdio
a questo qua gli facevano fare lo stadio sta speculazione  solo per chiudere la voragine di buffi che due banche gli avevano lasciato fare
due banche che sappiamo tutti bene quali sono
ma restiamo pure alle bustarelle e ai biglietti omaggio, sai la paura....

Citazione di: Davy_Jones il 28 Giu 2018, 07:18
Fermi tutti...  sti cazzi dello stadio. Claudia Koll avuto una crisi mistica?? E nessuno mi ha detto niente?? Ma li morte

a chi lo dici, fu un colpo durissimo, ma il tempo ha piano piano cancellato il dolore
e restano, comunque, immagini indelebili impresse nella memoria, e nella rete.

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turco

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Parnasi pagava solo "per aggirare possibili intoppi di natura burocratica e incassare autorizzazioni e 'via libera' di tipo tecnico, per velocizzare l'iter amministrativo di determinate procedure"...

Lo stadio è salvo.

UnDodicesimo

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A presto verrà istituita la parcella 'Parnasi'.

Ti serve un certificato? Un permesso? O hai da dirimere un condono o una delibera?

Recati al giusto ufficio con la bustarella con su scritto 'Parnasi'.

Se hai inserito il quantitativo giusto, ti verrà subito consegnato il certificato, il permesso, il condono o la delibera.

E nei giorni seguenti le elezioni nazionali, ti verrà a far visita il nominato a scegliere il governo ed i suoi alleati per discutere a cena da te.

Il nostro Giorgione

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Si, va tutto bene, ok. Ma la procura doveva chiedere le intendittive a carico della Eurnova e i sequestri. Ma che cazzo aspettano? Qualcosa non quadra.

Sledgehammer

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Citazione di: turco il 28 Giu 2018, 20:56
Parnasi pagava solo "per aggirare possibili intoppi di natura burocratica e incassare autorizzazioni e 'via libera' di tipo tecnico, per velocizzare l'iter amministrativo di determinate procedure"...

Lo stadio è salvo.
se ha ammesso questo non riesco ad immaginare cosa ci possa essere dietro

paolo71

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Citazione di: Sledgehammer il 28 Giu 2018, 21:21
se ha ammesso questo non riesco ad immaginare cosa ci possa essere dietro

Dietro c'è la sopravvivenza della cloaca maxima.

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Undici ore di dichiarazioni, una frase choc: bufera politica

«SOLDI AI PARTITI» (Corriere dello Sport)

L'interrogatorio di Parnasi è una svolta nelle indagini. E la Roma aspetta di conoscere il destino dello stadio

di Roberto Maida

ROMA

Una svolta clamorosa. Così informalmente gli inquirenti definiscono l'interrogatorio di Luca Parnasi, che per undici ore divisi in due gionate ha parlato ai magistrati nel carcere di Rebibbia nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma. Dai rapporti con l'ex presidente dell'Acea Lanzalone alle altre relazioni borderline, c'è tanto materiale su cui lavorare. La frase choc, che ha sollevato già una bufera politica e uno scaricabarile generale, è questa: «Ho pagato tutti i partiti». E' un'ammissione che potrebbe aprire qualunque scenario, ad ogni livello. Con risvolti al momento imprevedibili anche sull'iter di Tor di Valle.

IL SISTEMA. Parnasi, costruttore coinvolto a pieno titolo nella questione in qualità di proprietario del terreno su cui è stato progettato il complesso, ha risposto a tutte le contestazioni che ne avevano determinato l'arresto: le intercettazioni erano già abbastanza chiare (aveva fatto «un investimento molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto pero' la sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono...»). Parnasi avrebbe finanziato alcuni esponenti dei partiti per ottenere dei favori, per accreditarsi come interlocutore o per garantirsi dei permessi. E' proprio questo il punto cruciale che interessa James Pallotta e la Roma. Se venisse accertato che alcune autorizzazioni a costruire sono state concesse attraverso meccanismi non legali, e quindi con responsabilità penali dei soggetti indagati, il dossier Tor di Valle rischierebbe seriamente di essere cancellato. Si dovrebbe partire da zero, con altri interlocutori e altri terreni. La Roma però si augura che le manovre di Parnasi siano servite soltanto ad accelerare i tempi, per scavalcare la burocrazia e non per violare la legge. In questo secondo caso, il progetto stadio potrebbe sopravvivere al ciclone giudiziario.

L'UMORE. Nei prossimi giorni Pallotta tornerà in Italia per una vacanza in Puglia, sul versante Adriatico, e spera di ricevere dai suoi collaboratori notizie incoraggianti. Nelle ore degli arresti, trovandosi per caso a Roma, aveva manifestato l'intenzione di vendere il club davanti all'interruzione dell'iter per lo stadio, l'affare principale del suo piano industriale. «Mi sono divertito in questi anni qui» aveva detto a caldo a chi gli stava vicino, anticipando in pratica l'idea di lasciare la società. Tutto però è in sospeso adesso, in attesa degli sviluppi delle indagini. Di sicuro lo stadio della Roma dovrà aspettare ancora un po', più del previsto: l'ipotesi di aprire il cantiere entro il 2018 sembra ormai fuori dalla realtà.

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Parnasi cede: «Ho pagato tutti»
Ma sullo stadio la Roma fa muro (Gazzetta dello Sport)


In 11 ore di interrogatorio il costruttore ammette versamenti per ottenere facilitazioni. La Procura rassicura il club sugli atti per Tor di Valle.MailComuneora deve accelerare

Alessandro Catapano
ROMA

Quelle tre parole – «Ho pagato tutti» – che sintetizzano le undici ore di interrogatorio che Luca Parnasi ha sostenuto davanti ai magistrati nel carcere di Rebibbia, potrebbero contenere la prima virata dell'inchiesta «Rinascimento », già ribattezzata «Stadio Capitale», almeno per il suo potenziale: da ieri più politico, forse, che penale. Un aspetto che, come vedremo, finirà inevitabilmente per coinvolgere il dossier Tor di Valle.

VENDERE PRESTO Ma intanto, il costruttore canta, come si dice in gergo, e racconta di essere stato munifico con tutti, partiti emovimenti, di maggioranza e opposizione. Descrive finanziamenti ammessi dalla legge e altri contributi su cui, invece, dovranno essere fatti approfondimenti investigativi. Soltanto equivoci? Illeciti? Vedremo. Ammette di averlo fatto per accreditare se stesso e i suoi progetti, confidando in questo modo di ottenere facilitazioni e/o accelerazioni di natura burocratica. Non risparmia particolari, Parnasi, vuole uscire dal carcere e, probabilmente, evitare che la Procura impedisca all'Eurnova, la capofila del suo gruppo da cui si è dovuto dimettere (la prossima settimana saranno nominati i nuovi vertici), di cedere al miglior offerente il terreno di Tor di Valle con tutte le autorizzazioni per lo stadio. Operazione cui si è ripreso a lavorare da qualche giorno, con i buoni uffici della Roma e di James Pallotta. Passaggio indispensabile a riavviare la macchina burocratica del dossier.

ATTI LEGITTIMI Non sono le elargizioni di Parnasi in sé, infatti, a complicare ulteriormente il cammino che il progetto- stadio stava per completare. In questo senso, anche ieri, dopo l'interrogatorio fiume del costruttore, i titolari dell'inchiesta hanno voluto rassicurare la dirigenza della Roma, sul fatto che nessun atto amministrativo fosse stato direttamente coinvolto dai tentativi corruttivi di Parnasi, almeno nelle sue ricostruzioni. Ed effettivamente non ce n'è evidenza nelle carte. Resta salda, insomma la convinzione della Procura di Roma che nessun atto del dossier Tor di Valle sia da considerarsi illegittimo. Sotto questo aspetto, sembrerebbe perfino che presto gli inquirenti potrebbero archiviare la posizione del Sovrintendente Prosperetti, minimizzando in questo modo la vicenda del vincolo architettonico, che aveva effettivamente destato più di qualche perplessità e allungato un'ombra sul progetto. Motivo in più, dicono da Trigoria, per spingere sull'acceleratore ed aumentare il pressing sull'amministrazione Raggi perché completi l'iter, chiuda il pacchetto e lo mandi alla Regione per l'ultimo visto.

PROBLEMA POLITICO Il vero intoppo per lo stadio della Roma può sorgere qui. Parnasi potrebbe aver fatto nomi, chiamato in causa responsabilità di alcuni membri di spicco dell'amministrazione Raggi. Non il solo Lanzalone, per intenderci. Sedotti dalle offerte del costruttore, anche, anzi forse soprattutto al di là di come e quanto avrebbero potuto aiutarlo a portare in porto il nuovo stadio. Se i nomi messi sul tavolo fossero effettivamente di un certo peso, se la macchia d'olio si allargasse sulla Giunta o il Consiglio, ipotesi che circola in queste ore, indipendentemente dal destino di questa amministrazione diventerebbe difficile immaginare i consiglieri votare a cuor leggero la variante al piano regolatore e la convenzione urbanistica, gli atti che mancano al progetto. Col rischio, a quel punto, che lo stadio, immune da atti corruttivi, diventi vittima delle responsabilità politiche dei soggetti coinvolti nell'inchiesta.

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«Soldi a tutti i partiti Per gli affari Lanzalone era il mio riferimento» (Corriere della Sera)

Le ammissioni di Parnasi, per altre 5 ore davanti ai pm: ho sempre pagato chi mi serviva tenere dalla mia parte

Fulvio Fiano

roma Altre cinque ore di interrogatorio, undici in totale contando quelle di mercoledì sera, in cui Luca Parnasi ricalca di fatto il quadro accusatorio della procura di Roma e fornisce ai pm nuovi possibili spunti investigativi. «È vero, il mio metodo d'impresa consisteva nel finanziare politici e fondazioni. Ho pagato tutti i partiti e non solo per lo stadio della Roma. Sul progetto di Tor di Valle ho sempre avuto Luca Lanzalone come riferimento in Campidoglio».

Conferme e ammissioni, dunque. A partire proprio dal ruolo dell'avvocato grillino, mandato dai vertici M5S nella Capitale per sbrogliare il dossier della nuova casa giallorossa. «Lanzalone l'ho conosciuto a una riunione ufficiale sullo stadio a cui partecipava anche Virginia Raggi, nel gennaio 2017, e mi fu indicato come il referente del Comune sulla vicenda. Mi sono sempre relazionato a lui, poi siamo rimasti in contatto per altri affari che avevo in piedi». Materiale, questo messo a verbale dall'immobiliarista, che incardina due punti chiave per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Barbara Zuin. Il primo: Lanzalone aveva piena legittimità come pubblico ufficiale, dunque la qualifica di corruzione per le sue condotte è giuridicamente corretta. Il secondo: Lanzalone aveva ampio e crescente credito nella giunta capitolina. Tanto che Parnasi aggiunge: «Le consulenze che gli ho fatto avere tramite il suo studio legale da persone a me vicine servivano a suggellare i nostri buoni rapporti».

Le prove raccolte dai carabinieri del Nucleo Investigativo hanno già focalizzato di che progetti si parlasse, dal recupero dei Mercati generali, a quello per la ex Fiera di Roma, dove far sorgere una struttura polifunzionale per basket e concerti. Poi un centro commerciale e altro.

Esaurito il capitolo Lanzalone, che ha portato via oltre metà del tempo, Parnasi ha poi esposto la sostanza del suo «metodo anni 80» già fotografato in un'intercettazione agli atti. «Ho sempre fatto così, pagavo tutti quelli che mi serviva mantenere dalla mia parte o con i quali avere buone relazioni». Il costruttore elenca fondazioni, onlus, partiti, singoli esponenti di tutti gli schieramenti, ma su questo passaggio, assistito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrino, sostiene con convinzione la sua difesa. Ossia che non si può parlare di corruzione perché quasi sempre si è trattato di finanziamenti (in alcuni casi leciti anche secondo la procura) svincolati da promesse o da un ritorno di utilità immediata. La procura chiede risposte su Eyu (fondazione Pd) e Più Voci (onlus della Lega), capitoli ancora aperti nell'indagine sui finanziamenti, compreso quello al sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E poi gli indagati Michele Civita, ex assessore regionale nella giunta Zingaretti, Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, Adriano Palozzi, capogruppo in Regione per Forza Italia. Per ognuno vengono ripercorsi i ruoli dei collaboratori di Eurnova arrestati con Parnasi e spiegato l'utilizzo delle diverse società della sua galassia. Dalla immobiliare Pentapigna, da cui sono partiti i pagamenti anche per la pubblicità su Radio Padania, alle società Sogepa e Fingepa, intestate alla madre e usate — dice Parnasi intercettato con il suo commercialista — per pagare «quei dieci tavoli» che si ritiene siano elettorali.

Una breve pausa pranzo al bar di Rebibbia, poi altre due ore di confronto. Infine il verbale viene chiuso. A breve la difesa potrebbe chiedere la scarcerazione.

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