Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Omar65

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 29 Giu 2018, 17:05
Non perde occasione, la candida Virginia.....

«Se lo stadio si farà? Adesso vedremo, c'è un'attività di verifica: se tutto risponderà e sarà rispettato, immagino si andrà avanti». Lo dice la sindaca di Roma, Virginia Raggi, parlando del progetto dello stadio della Roma, al centro dell'inchiesta che ruota attorno a Luca Parnasi e alla sua società Eurnova. «Capite bene che - ha specificato Raggi, a margine dell'inaugurazione di un playground di basket, nel quartiere Talenti di Roma - alla luce delle notizie che escono, sarà fondamentale verificare bene ogni cosa».

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Parnasi: «Soldi irregolari a fondazioni di Pd e Lega» (Il Messaggero)
L'INTERROGATORIO

ROMA Finanziamenti «in chiaro» a quindici politici nella scorsa campagna elettorale, perché ai candidati «non si può dire di no se hai un affare grosso in ballo». E pagamenti più consistenti, con la consapevolezza di aver violato le leggi o aver deciso «senza neppure far votare il cda», a due fondazioni, Eyu e Più voci - rispettivamente in quota Pd e Lega - perché «mi torna utile avere questi amici negli ambienti giusti». A due giorni dal verbale fiume consegnato ai pm nel corso di due interrogatori tra mercoledì pomeriggio e giovedì mattina, si coglie meglio il senso delle dichiarazioni del costruttore Luca Parnasi, in carcere ormai da due settimane con l'accusa di essere a capo di un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e a una serie di reati contro la pubblica amministrazione.
I POLITICI
Ai magistrati, Parnasi ha consegnato la lista dei quindici candidati sostenuti alle ultime elezioni regionali e politiche con finanziamenti in chiaro ma rigorosamente sotto soglia, 4.500 euro a testa, in modo da non essere obbligato a metterli a bilancio: all'elenco di dieci nomi che risultavano dalle intercettazioni se ne aggiungono altri sui quali ora il Nucleo investigativo dei Carabinieri ha avviato accertamenti. I candidati, dice il costruttore, bussano alla porta di «tutti gli imprenditori». Tra i candidati sostenuti replica Luciano Ciocchetti di Direzione Italia: «Per quanto riguarda i contributi ricevuti, il mio mandatario elettorale ha provveduto a raccoglierli e a rendicontarli al collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte di appello di Roma. Tale rendiconto è a disposizione di chiunque voglia prenderne conoscenza. E si potrà così verificare la completa liceità di tutti i contributi raccolti».
LE FONDAZIONI
È sul tema «fondazioni» che Parnasi fa le dichiarazioni più importati. Il tema sono i finanziamenti arrivati ad organizzazioni vicine alla Lega anche nel corso dell'ultima campagna elettorale («cento e cento» dice ai suoi) , oltre ai 250mila nel 2015 e i 150mila euro dati ad Eyu, fondazione presieduta dal tesoriere Pd Francesco Bonifazi. Quei soldi, dice Parnasi, sono usciti dall'azienda evitando le procedure regolari. Un meccanismo indispensabile per accedere agli «ambienti giusti» e avere «amicizie» tra le persone che contano.
IL CONSULENTE
L'avvocato Luca Lanzalone, il consulente di punta del Campidoglio per il dossier «Stadio», è stato, ha messo a verbale Parnasi, quello che ha risolto la discussione con la nuova giunta in un passaggio fondamentale: quando le cubature per Tor di Valle sono scese e la sua azienda puntava a ridurre drasticamente le opere di urbanizzazione. Lanzalone è stato un ottimo tramite, dice Parnasi, che però non usa mai il termine «corruzione». Da quel rapporto così «positivo», la decisione di sostenere Lanzalone con consulenze sue e di altre aziende: «Mi aveva risolto lo stadio - avrebbe detto in sintesi il costruttore, che ieri ha fatto istanza di scarcerazione - e dicevo a tutti che era bravo. Alcuni l'hanno assunto perché l'avevo sponsorizzato io».
I DIPENDENTI
Sul ruolo dei collaboratori, accusati di far parte dell'associazione a delinquere di cui lui era il capo, Parnasi sceglie di negare nettamente l'impostazione della procura (che proprio su questo tema appunta l'accusa più consistente). Sostiene di avere preso lui tutte le decisioni e di avere dato indicazioni ai collaboratori, che si sarebbero limitati ad eseguire.
Michela Allegri
Sara Menafra

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Stadio, la Raggi avvia l'indagine interna al setaccio anche gli incarichi a Lanzalone (Il Messaggero)

Con la sordina azionata, in Campidoglio è partito l'ordine a tutti gli uffici: cercate atti e incarichi che riguardino Luca Lanzalone, il superconsulente del M5S finito ai domiciliari per l'inchiesta sul nuovo stadio. La lettera è stata spedita la settimana passata dal Segretariato generale del Comune, destinatari i dirigenti di tutti i dipartimenti chiave di Palazzo Senatorio, a cominciare dall'Urbanistica, l'ufficio che ha seguito passo passo l'operazione Tor di Valle e che ora si ritrova con un funzionario indagato per corruzione. La direttiva di fatto servirà a capire quali tracce abbia lasciato il mister Wolf dei 5 stelle nella macchina burocratica della Capitale, quanti dossier siano finiti sulla sua scrivania ufficialmente e quanti, invece, siano arrivati lì di sghembo.
In parallelo, pochi giorni fa, è partita l'altra ricognizione, la due diligence che i pentastellati hanno annunciato subito dopo la maxi-retata che ha portato Parnasi e sodali in carcere. Stavolta l'input è direttamente di Virginia Raggi. La sindaca ha preso carta e penna e ha scritto agli assessori per chiedere una verifica approfondita su tutti gli atti amministrativi del progetto stadio. Dell'indagine interna la grillina ha parlato di nuovo ieri: «Se lo stadio si farà? Adesso vedremo, c'è un'attività di verifica: se tutto risponderà e sarà rispettato, immagino si andrà avanti», ha risposto mentre inaugurava un campetto di pallacanestro a Talenti, nel III municipio di Roma, il distretto che il M5S si è appena visto soffiare dal centrosinistra alle elezioni di domenica scorsa. «Capite bene - ha aggiunto Raggi, molto prudente - che alla luce delle notizie che escono, sarà fondamentale verificare bene ogni cosa». Messaggio chiaro: calma e gesso, dopo gli arresti tocca muoversi coi piedi di piombo. Tutto avverrà «nel solco della legalità», assicura Raggi.
Ancora più cauti, per usare un eufemismo, sono i dirigenti comunali. «Fino a quando non sarà tutto chiarito, non firmiamo nulla», vanno dicendo dal 13 giugno, il giorno in cui l'inchiesta è deflagrata, i funzionari che materialmente dovrebbero mandare avanti, a colpi di timbri e sigle, questa controversa operazione immobiliare che appare ormai precipitata nel burrone delle accuse e delle tangenti.
PSICOSI TRA I CONSIGLIERI
A Palazzo Senatorio l'aria è tesa da giorni e le dichiarazioni di Parnasi ai pm rendono il clima più sinistro e cupo. «Ho pagato tutti i partiti», ha detto il costruttore che sognava l'affare Tor di Valle e questo rinvigorisce paure e sospetti, non solo tra i politici indagati. La truppa grillina, quella che in teoria, prima della retata, avrebbe dovuto votare proprio in questi giorni la maxi-variante urbanistica con migliaia di cubature in più per i privati, si attorciglia attorno al dibattito stadio-sì, stadio-no, stadio-forse, come nei giorni della trattativa con la Roma di inizio 2017, il momento in cui apparve in Campidoglio Lanzalone, l'avvocato risolvi-problemi dei Cinquestelle. La gran parte dei grillini ormai è convinta che non ci siano alternative: tocca restare col piede incollato sul freno. Iter congelato, aspettando gli esiti della due diligence di Raggi e soprattutto dell'inchiesta in Procura. C'è anche chi vorrebbe far ripartire tutto da capo, con una nuova delibera che riporti le lancette indietro al 2014, per valutare, di nuovo, se lo stadio col gigantesco «Ecomostro» di uffici, negozi e alberghi, possa davvero essere considerato di interesse pubblico oppure no.
Lorenzo De Cicco

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Stadio: tutto da rivedere la paura dopo gli arresti (La Repubblica ed. Roma)

In Campidoglio tecnici al lavoro sull'iter del progetto Verifiche sulle aree e sulle cubature

lorenzo d'albergo

Sul nuovo stadio della Roma, Virginia Raggi viaggia col freno a mano tirato. Smarrito l'entusiasmo e rimesso nel cassetto social l'hashtag # unostadiofattobene, la sindaca ora procede a tentoni: «Se l'impianto di Tor di Valle si farà? Adesso vedremo, c'è un'attività di verifica. Alla luce delle notizie che escono, sarà fondamentale controllare bene ogni cosa. Si andrà avanti solo se sarà tutto in ordine».
Gli assessorati coinvolti, quello all'Urbanistica in testa, hanno preso alla lettera le raccomandazioni della prima cittadina e ormai da giorni stanno vagliando ogni singolo passaggio dell'iter. Dalle modalità di acquisto delle aree a ridosso del Grande raccordo anulare da parte del costruttore Luca Parnasi alle cubature concesse ai proponenti, passando per il rapporto tra l'intervento autorizzato ai privati e il pacchetto di opere pubbliche da consegnare in cambio alla città, le verifiche sono soltanto alle battute iniziali. « Ci vorrà tempo per completare la verifica » , fanno sapere dal Campidoglio. Anche perché l'indagine interna partirà da lontano, dagli atti approvati dall'amministrazione Marino.
Così hanno preteso i consiglieri della maggioranza pentastellata. Da una parte — considerate le posizioni del loro consulente numero uno, Luca Lanzalone, e del capogruppo Paolo Ferrara — temono che l'inchiesta sullo stadio possa « diventare la Mafia Capitale del M5S » . Dall'altra vorrebbero portare l'operazione a dama, intestarsi politicamente l'approdo di un investimento da oltre un miliardo di euro nella capitale, negli ultimi mesi più e più volte snobbata dalle grandi aziende. «Ma solo se tutte le carte saranno in ordine», ribadiscono in coro gli eletti grillini. Anche perché i big del Movimento capitolino ( e non) temono che dagli omissis della prima fase dell'inchiesta possano saltare fuori altri nomi di peso nelle gerarchie capitoline.
Il doppio colpo infilato da Parnasi nel lungo interrogatorio davanti ai pm non lascia dormire sonni tranquilli. Prima il costruttore ha ammesso di aver «pagato tutti» sullo stadio « per superare gli intoppi burocratici » . Poi ha individuato in Lanzalone « l'uomo di riferimento in Campidoglio». Quello capace di aprire qualsiasi porta.
Adesso, però, l'aria è cambiata a palazzo Senatorio. Cautela massima, nessun salto in avanti. Si attende il cambio di guardia in Eurnova, la nomina di un amministratore da parte del tribunale. E magari pure la risposta alla mail inviata all'ex società di Parnasi subito dopo lo scoppio dell'inchiesta: « Nessuno ci ha risposto — sottolinea chi è al lavoro sul progetto — e in questo modo viene a mancare uno dei due privati interessati a realizzare l'impianto di Tor di Valle. La Roma potrebbe diventare il proponente unico? Per ora non si è mosso nulla. La mail era inviata per conoscenza anche al club giallorosso e per ora neanche da loro sono arrivati cenni concreti».
In attesa di un nuovo contatto — dalla visita del dg romanista Mauro Baldissoni alla sindaca Virginia Raggi in Comune sono passate più di due settimane — si andrà avanti con le verifiche. Se poi dovesse saltare l'operazione, il Pd, che pure vede l'ex assessore regionale Michele Civita tra gli indagati, sa già contro chi puntare il dito. « Il centro della presunta corruzione per lo Stadio della Roma era il M5S — attacca il deputato dem Michele Anzaldi — le attenzioni di Parnasi per Lanzalone derivano dal fatto che l'avvocato, su esplicita indicazione della sindaca Raggi, era il referente del Campidoglio sulla procedura. A decidere sullo Stadio era il Campidoglio a guida grillina, non altri partiti, ed è stata proprio la giunta 5S, insieme a Lanzalone, a stravolgere il progetto della giunta Marino, rispondendo alle richieste dell'imprenditore. Il risultato? Meno opere pubbliche per i cittadini, più consulenze per chi gestiva la partita a nome della giunta. È un fatto».


Quindici politici nella lista Parnasi Showdown e richiesta di scarcerazione (La Repubblica ed. Roma)

Dopo oltre due settimane dietro le sbarre, Luca Parnasi ha alzato bandiera bianca. Il costruttore, ex amministratore unico della Eurnova, dopo essersi lasciato andare a un interrogatorio-fiume sullo stadio della Roma a Rebibbia, vuole tornare a casa.
Attraverso i suoi avvocati ieri ha chiesto la scarcerazione. Il «dominus» dell'associazione a delinquere, come lo definisce il gip nell'ordinanza dell'operazione "Rinascimento", chiede di tornare in libertà. O, in seconda battuta, vorrebbe ottenere almeno gli arresti domiciliari.
Un premio per aver vuotato il sacco, per aver confermato le accuse della procura e il ruolo dell'ex presidente di Acea Luca Lanzalone, l'avvocato di Genova arrivato a Roma per commissariare la giunta Raggi sul dossier Tor di Valle e conquistarsi le simpatie del M5S. Non solo: Parnasi, nel corso del botta e risposta con i pm in cui ha spiegato di aver sempre «pagato tutti» i partiti, si è fermato a lungo su una lista di 15 nomi. Quindici politici locali: «Ho versato nei loro conti somme fino a 4.500 euro».
Quanto basta per evitare l'obbligo di rendicontazione. Poi il proprietario dei terreni su cui dovrebbe sorgere la nuova casa del club giallorosso ha messo le mano avanti: «Quei soldi servono soltanto a tenere buoni rapporti.
Non c'è nessuno scambio dietro».
Un giro di parole per evitare, almeno dove non si parla di stadio, l'accusa di corruzione.
Dell'elenco, oltre alle Onlus e alle fondazioni legate a Lega e Pd, farebbero parte alcuni dei volti già finiti nell'inchiesta: tra questi ci sono Riccardo Agostini (LeU), Luciano Ciocchetti (Noi con l'Italia), Renata Polverini (FI) e Claudio Mancini (Pd).
– maria elena vincenzi

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Parnasi: ecco i politici che pagavo Soldi alle fondazioni di Carroccio e Pd (Corriere della Sera)

Il costruttore ai pm: erano loro a cercarmi, li accontentavo perché poi tornavano utili

di Fulvio Fiano Fiorenza Sarzanini


Roma

Una lista di politici a «libro paga» e le indicazioni precise sui soldi versati ai partiti attraverso le fondazioni. C'è anche questo nel verbale di interrogatorio del costruttore Luca Parnasi, chiuso nel carcere di Rebibbia proprio con l'accusa di aver concluso affari — primo fra tutti il nuovo stadio della Roma — con finanziamenti illeciti e mazzette. Lui non lo nega, specificando che era proprio questo era il sistema per riuscire ad avere accesso «negli ambienti giusti».

«Mi chiamavano tutti incampagna elettorale»
«È vero, pagavo la politica, e l'ho sempre fatto. Quello delle fondazioni era un modo per finanziarla», ha raccontato nelle sue undici ore di interrogatorio l'immobiliarista arrestato a metà giugno e che ieri, tramite i suoi legali, ha depositato richiesta di scarcerazione. Poi è entrato nel dettaglio dei versamenti effettuati: nel 2015, da 250 mila euro, alla Lega attraverso la onlus Più Voci e nel 2018, da 123 mila euro, al Pd attraverso la fondazione Eyu di Francesco Bonifazi già emersi nell'inchiesta. «Erano soldi che mi servivano per arrivare ai partiti e in certi ambienti», ha ammesso Parnasi riconoscendo che i pagamenti sarebbero avvenuti senza una apposita delibera dei cda delle aziende del costruttore e dunque in maniera illecita.

Davanti al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pm Barbara Zuin, Parnasi oscilla tra confessione di pagamenti in nero e autodifesa per la loro finalità slegata da progetti concreti. Racconta, il 40enne costruttore, che quei versamenti in campagna elettorale erano per lui una prassi ma in un certo senso anche un obbligo: «Mi chiamavano in tanti per farsi sostenere economicamente», mette a verbale, assistito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, spiegando anche che le richieste in questo senso diventavano pressanti. E che lui «li accontentavo perché poi potevano tornare utili». Ricostruzione, questa, che ha un riscontro nell'interrogatorio reso come persona informata dei fatti dalla sua segretaria, nei giorni scorsi: «Parnasi mi sollecitò a provvedere il prima possibile, come se subisse pressioni dalle persone che dovevano ricevere i soldi», ha detto la donna, dipendente del gruppo dal 2011, a proposito dei pagamenti. Era lei stessa ad annotare le cifre dei bonifici e le società del gruppo utilizzate per i versamenti.

I quindici bonifici alle regionali 2018
Molti di questi pagamenti sono stati già ricostruiti dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo. Ma su richiesta dei magistrati Parnasi ha fornito le prove documentali dei versamenti effettuati a favore di quindici esponenti politici di tutti gli schieramenti, in gran parte candidati alle regionali del Lazio (marzo 2018), aggiungendo alla lista dei nomi già emersi altri finora inediti. Tutti pagamenti sotto la soglia di legge che ne impone la dichiarazione. Anche su questo torna utile rileggere il verbale della segretaria. «L'importo era sempre lo stesso, ossia 4.500 euro (...). Alcuni dei nomi, come Ciocchetti e la Polverini, hanno avuto bonifici di 4.500 euro da ciascuna delle società. Non so esattamente per quale motivo l'importo dovesse essere di 4.500 euro, se non ricordo male mi è stato detto che l'elargizione, in tale misura, avrebbe potuto non essere dichiarata». Su altri pagamenti «non confessabili» di importi ben maggiori, (nell'ordine di centinaia di migliaia di euro) le indagini ancora in corso potrebbero avere a breve sviluppi. In una conversazione intercettata Parnasi parla della Lega e poi fa riferimento «a 100 più cento» che per l'accusa potrebbero essere ulteriori 200 mila euro versati in tempi più recenti.

La difesa dei cinque collaboratori
Su un'altra contestazione dei pm il presunto capo della associazione a delinquere ipotizzata dalla procura è stato fermo, la difesa dei suoi collaboratori. E di fronte a intercettazioni, foto e circostanze che chiamano in causa cinque di loro (tanto da mandarli in carcere), l'immobiliarista ha assicurato: «Facevano solo quello che io ordinavo loro di fare». A vario titolo Luca Caporilli, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, Simone Contasta, Gianluca Talone si occupavano di bonifici, contatti, soluzioni in merito a quale società utilizzare per i versamenti e a che titolo giustificarli (le indagini hanno anche documentato i bonifici partiti da società intestate alla mamma di Parnasi). Il tribunale del Riesame si è già opposto alla loro scarcerazione.

«Luca Lanzalone lo presentavo a tutti»
Su tutta la vicenda aleggia poi la relazione speciale instaurata da Parnasi con Luca Lanzalone, fulcro dell'inchiesta e foriera di altri possibili sviluppi. I pm gli chiedono conto della frase intercettata in indagine «Questo mi ha risolto lo stadio!» e il costruttore conferma che l'avvocato grillino con pieni poteri sul dossier Tor di Valle è stato davvero l'artefice della ripartenza di un progetto che dopo il «no» iniziale di Virginia Raggi sembrava destinato a morire. Gli atti processuali mostrano l'elenco delle consulenze che Parnasi ha fatto avere a quello che ormai era diventato «un amico» e i favori elargiti, compreso un appartamento a Roma. Il prezzo, questa è l'accusa, dell'aiuto sull'appalto assegnato dal Campidoglio. E il costruttore dal carcere conferma: «Lo presentavo a tutti, dicevo che era bravo».

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E INDAGINI SULLO STADIO

Parla Parnasi e ora la politica ha paura (Corriere della Sera ed. Roma)

Inchiesta stadio, alta tensione in Comune e Regione dopo le ammissioni del costruttore

di Andrea Arzilli

Al netto delle responsabilità penali personali sull'affaire Stadio della Roma - che sta alla magistratura delineare -, le parole rilasciate da Luca Parnasi nella due giorni di interrogatorio davanti ai pm hanno scatenato il panico nei partiti per il contraccolpo politico dell'inchiesta (con sviluppi in vista). «Li ho pagati tutti», ha ammesso Parnasi ai pubblici ministeri.

L'ammissione di Parnasi, di fatto, ha aperto il dibattito nei partiti su come uscire politicamente puliti dall'ennesimo scandalo. L'ansia è trasversale, tra gli esponenti tracciati nelle carte c'è infatti un po' di tutto. Dal governo alla Regione con i casi di Civita (Pd) e Palozzi (FI) più la grillina Roberta Lombardi (non indagata) transitata sulle carte per un tentativo fallito di «aggancio» da parte di Parnasi, fino al Campidoglio. Dal Pd alla Lega, da FI al M5S - coinvolto con il capogruppo in Comune Paolo Ferrara (indagato) - sul quale rischia di pesare come un macigno la scelta di Luca Lanzalone, ex presidente di Acea - «per premio», spiegò Di Maio - e avvocato problem-solver introdotto in Campidoglio da Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia nonché ex tutor di Raggi, per sistemare la faccenda stadio della Roma. Un «facilitatore», come sta scritto nell'ordinanza, che a qualcuno, in Campidoglio, suggerisce un parallelo con Luca Odevaine in «Mafia Capitale»: anche lui, come Lanzalone, esterno all'amministrazione eppure grande manovratore dei principali dossier. Con la differenza (non banale) che Odevaine è stato condannato e l'altro no (è ai domiciliari).

Però «potrebbero rappresentarlo come Odevaine»: il timore che lo scandalo rischi di omologare mediaticamente il Movimento ai partiti di Mafia Capitale circola nelle chat dei consiglieri grillini, due settimane fa impegnati a rileggere gli WhatsApp scambiati con Lanzalone e adesso molto preoccupati per la ricaduta politica dell'inchiesta sul governo della città, anche in vista dell'eventuale coinvolgimento di altri pezzi da novanta dell'amministrazione. La sconfitta netta nei Municipi III e VIII segna una perdita di consenso di cui l'inchiesta potrebbe amplificare l'effetto, soprattutto se l'affare stadio si complicasse. «Adesso vedremo. Alla luce delle notizie che stanno uscendo è fondamentale verificare per bene ogni cosa. Se tutto è rispettato immagino si andrà avanti», ha detto ieri Raggi confermando il clima di incertezza su Tor di Valle. Gli uffici lavorano alla revisione del dossier (la sindaca ha scritto ai vari assessorati per accelerare le operazioni), tra i consiglieri c'è chi chiede di ripensare all'intero progetto. Lo stop sarà lungo. Il rischio è di dover ripartire daccapo anche al netto della correttezza formale degli atti.

UnDodicesimo

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 30 Giu 2018, 08:12
... (la sindaca ha scritto ai vari assessorati per accelerare le operazioni), ...

Immagino stavolta senza la parcella Parnasi.

#unostadiofattodecorsachesennoscappapallotta

WhiteBluesBrother

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Sonni Boi

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 30 Giu 2018, 10:00
Game over, merde.

Perchè mai? Cosa cambia rispetto a ieri?
La magistratura li ha tranquillizzati, gli atti sono tutti legittimi. Qualche mese per fare i controllini e si riparte.

BomberMax

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Citazione di: Sonni Boi il 30 Giu 2018, 11:23
Perchè mai? Cosa cambia rispetto a ieri?
La magistratura li ha tranquillizzati, gli atti sono tutti legittimi. Qualche mese per fare i controllini e si riparte.

non li ha tranquillizzati la magistratura ma i "giornalisti"  che parlano delle indagini e nn è la stessa cosa.


PARISsn

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Citazione di: BomberMax il 30 Giu 2018, 11:48
non li ha tranquillizzati la magistratura ma i "giornalisti"  che parlano delle indagini e nn è la stessa cosa.

bravo !! continuano a scrivere che  i magistrati rassicurano ...ma che devono rassicurare?? ci sono gia' le confessioni di aver corrotto funzionari pubblici...come possono tranquillizzare?? lo scrivono per non far demoralizzare  il maggico bobbolo che senno' non fa  l'abbonamento...le dichiarazioni della Raggi le leggete ?? siamo passati dal " sta tutto apposto l'iter procede " ( prima dei due  interrogatori in procura ) al " capite bene che dobbiamo verificare tutto " ( dopo i due passaggi in procura  8))....

novantatreesimo

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leggo da uno degli articoli riportati che:  i titolari dell'inchiesta hanno voluto rassicurare la dirigenza della Roma, sul fatto che nessun atto amministrativo fosse stato direttamente coinvolto dai tentativi corruttivi di Parnasi, almeno nelle sue ricostruzioni. Ed effettivamente non ce n'è evidenza nelle carte. Resta salda, insomma la convinzione della Procura di Roma che nessun atto del dossier Tor di Valle sia da considerarsi illegittimo

E' propaganda per il popolino? Spero di sì altrimenti divento matto pensando che i magistrati nel lavorare ad uno scandalo di proporzioni bibliche sentano l'urgenza di rassicurare i dirigenti della romamerda. Mi aspetterei piuttosto di vederli indagati, ma al di là di questo, cosa gli urge ai titolari dell'inchiesta di dover tranquillizzare pallotta e baldissoni? E' surreale.

Come continua ad essere assurdo che le opere di corruzione del parnasi per pilotare le approvazioni degli atti  dell'iter del merdodromo non inficiano la correttezza procedurale dei vari iter di approvazione del progetto. Me state a pià per culo?

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arturo

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Perché tutto questo risalto per le dichiarazioni di Parnasi?
Tutti a cadere dal pero per le mance elettorali del palazzinaro?
Se non ricordo male, fece elargizioni similari già nelle comunali del 2013, quelle di Marino, o no?

COLDILANA61

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La merda e' quotata in borsa .
Le banche sono quotate in borsa .
Secondo Voi la stampa di regime , quella che tutela i risparmiatori cosa dovrebbe dire ? Che lo stadio non si fa per la gioia degli azionisti coinvolti ?

E' coinvolta TUTTA la politica romana .

Roma (citta') si merita questo scempio .

Quando molti strilleranno per lo schifo , ricordatevi di dare merito a chi se lo merita. Segnatevi nomi , date , luoghi .

Il nostro Giorgione

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Magari affogano tutti in un oceano di merda liquida di gatto. Ivi inclusa la Candida simpatizzante del riomma 🖕🖕🖕

StylishKid

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Nel frattempo la cosa piano piano, lentamente, sparisce dai quotidiani.

Panta rei.

12.maggio.74

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Citazione di: StylishKid il 02 Lug 2018, 10:33
Nel frattempo la cosa piano piano, lentamente, sparisce dai quotidiani.

Panta rei.
E' abbstanza normale e non necessariamente un male, meno pressioni su chi deve prendere "certe" decisioni.

CityZen

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Ahimè no, non credo funzioni così anzi il contrario. Silenzio uguale nessun provvedimento.
Ad esempio: qualcuno ha più parlato dell'accoltellamento di Liverpool? La Uefa ha forse preso dei provvedimenti nei loro cfr? A me non risulta, a voi ? ... Se ci fosse stata una qualsiasi pressione mediatica invece si sarebbero dovuti inventare qualcosa, per salvare la faccia, almeno.
Il silenzio è consenso. E' un lasciar fare. O no?
A me che facciano il loro stadio non mi frega nulla, che lo facciano nel malaffare nell'insicurezza parecchio di più, come cittadina romana, e italiana aggiungo (siamo pur sempre la capitale di questo buffo e astuto paese) non come tifosa della Lazio.

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Stadio e tangenti I pm: "Per Parnasi ok ai domiciliari" (La Repubblica ed. Roma)

La procura, soddisfatta per l'interrogatorio fiume del costruttore, ha dato parere favorevole alla scarcerazione. Attesa la decisione del Gip

maria elena vincenzi

Alla fine il suo interrogatorio fiume, con tanto di ammissioni parziali (e tante precisazioni), è servito a qualcosa: la procura di Roma ha espresso parere favorevole alle scarcerazione di Luca Parnasi, il costruttore finito in carcere il 13 giugno scorso con l'accusa di essere l'ideatore di un sistema corruttivo che girava intorno al progetto dello stadio della Roma.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Barbara Zuin, con un parere che non è però vincolante, hanno dato il loro benestare ai domiciliari che rimangono, però, per loro l'unica misura possibile. La difesa dell'imprenditore, affidata agli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, aveva chiesto la libertà: i domiciliari erano solo un'alternativa subordinata. Ma per i magistrati è tutto quello che Parnasi può ottenere.
Ora, nelle prossime ore, il gip Maria Paola Tomaselli, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Parnasi e i suoi collaboratori, dovrà decidere: ha tempo fino a stasera.
Seppur non vincolante, il parere dei pubblici ministeri ha un peso importante. D'altronde era la carta che il costruttore del nuovo tempio del calcio giallorosso aveva deciso di giocarsi: parlare per tornare libero e provare a salvare le sue aziende. Ed è per questo che in circa undici ore di interrogatorio (sospeso a notte fonda e ricominciato la mattina seguente) ha spiegato il suo " metodo anni Ottanta", quello che gli faceva dire, intercettato dai carabinieri di via in Selci: «Io pago tutti, è un investimento ».
Oggetto di quell'atto istruttorio, in una saletta riservata del carcere di Rebibbia, innanzitutto il suo rapporto con Luca Lanzalone, ex presidente Acea e uomo legatissimo alla giunta Cinque Stelle. « Le consulenze erano un modo - ha detto Parnasi ai pm - per garantirmi buoni rapporti con lui » , spiegando come l'avvocato genovese avesse un certo peso in Campidoglio. « Mi è stato presentato come la figura di rifermento del Comune nell'affare dello stadio durante una riunione nel gennaio 2017 alla quale era presente anche la sindaca Virginia Raggi», ha messo a verbale l'indagato.
Non solo Lanzalone. Parnasi ha parlato anche dei soldi alla politica. Ammettendo di aver finanziato tanti personaggi e di diversi schieramenti, sempre per i « buoni rapporti » , ma di non aver mai ricevuto nulla in cambio. Una tesi che servirebbe ad allontanare da sé l'accusa di corruzione. Nel corso dell'interrogatorio, l'imprenditore si sarebbe soffermato anche su una lista di una quindicina di nomi di politici locali ai quali, in effetti, avrebbe versato denaro. «Ma quei contributi - avrebbe detto non hanno mai superato i 4.500 euro». Quanto basta per evitare l'obbligo di rendicontazione. Dell'elenco farebbero parte alcuni dei volti già finiti nell'inchiesta: tra questi ci sono Riccardo Agostini ( LeU), Luciano Ciocchetti ( Noi con l'Italia), Renata Polverini ( FI) e Claudio Mancini (Pd). E poi ci sono i soldi alle fondazioni, in particolare Eyu del Pd e Più Voci, vicina alla Lega.
Dettagli sui quali ora sono al lavoro i carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal generale Antonio De Vita.
Intanto, è attesa per dopodomani l'udienza del tribunale del Riesame che dovrà decidere del ricorso dell'ex assessore regionale all'Urbanistica Michele Civita (Pd) e dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi ( Fi), entrambi indagati.

Redazione Lazio.net

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Stadio, oggi la decisione sui domiciliari a Parnasi dopo i verbali sui politici (Il Messaggero)

La decisione del gip Maria Paola Tomaselli è attesa entro stamattina. Ma ieri, il parere favorevole della procura sul trasformare la permanenza in carcere di Luca Parnasi in arresti domiciliari ha confermato che l'inchiesta sul sistema stadio sta accelerando di nuovo. Anche se in valutazioni del genere pesano anche mosse come quella di dimettersi da tutte le cariche aziendali, che Parnasi ha fatto già la scorsa settimana, a modificare la linea del procuratore aggiunto Paolo Ielo e della pm Barbara Zuin, che venti giorni ne hanno chiesto la custodia in carcere, è stato l'interrogatorio fiume nel quale ha fornito importanti spunti di indagine sui quali lavora il Nucleo investigativo dei carabinieri.
I POLITICI
Nel lungo verbale, Parnasi avrebbe specificato i dettagli dei pagamenti fatti alla politica per sostenere il progetto «stadio della Roma», consegnando ai magistrati la lista dei finanziamenti ai candidati per le elezioni 2018. Quindici persone in tutto che hanno ricevuto ciascuna 4.500 euro: un pagamento «legale» ma tenuto volontariamente appena sotto il limite che obbliga a parlarne nel bilancio aziendale. E avrebbe ammesso di essere perfettamente cosciente che quando ha sostenuto fondazioni in quota Pd e Lega dal 2015 in avanti, l'ha fatto avendo in testa che quei soldi sarebbero arrivati ai partiti di riferimento: «Un modo per avere gli amici giusti negli ambienti che contano», ha detto in sostanza ai magistrati. Che giro abbiano fatto quei soldi è uno dei punti su cui si stanno concentrando gli accertamenti dei magistrati.
L'altro elemento centrale dell'indagine, su cui Parnasi ha dato conferme decisive, è il ruolo di Luca Lanzalone, plenipotenziario del comune di Roma nella gestione della trattativa che ha fatto diminuire le cubature complessive del progetto portando, parallelamente, a ridurre gli oneri di urbanizzazione a carico del costruttore. Nel racconto di Parnasi, fin dall'arrivo a Roma nel gennaio 2017, Lanzalone ha gestito ogni cosa parlando a nome del Comune, sebbene non avesse alcun incarico. Un ruolo «di fatto», fondamentale per l'impostazione della procura. Oggi, il gip farà sapere se è d'accordo con questa lettura.
Sa. Men.

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