Stadio, più treni e meno ponti per convincere i tecnici di Torino (Corriere della Sera)
Settimana decisiva. Ecco le contromisure della sindaca dopo che il Politecnico ha bocciato il piano traffico
La volontà politica c'è, espressa a tutti i livelli del Movimento e ritwittata centinaia di volte sui profili grillini con l'hashtag #unostadiofattobene. Ma anche il nodo mobilità c'è, e la settimana è decisiva perché arriverà il giudizio finale del Politecnico di Torino. Nella bozza di relazione su Tor di Valle il professor Bruno Della Chiara aveva definito «catastrofica » l'analisi dei flussi evidenziando i problemi legati alla rete stradale intorno allo stadio giallorosso, insufficiente in assenza di un ulteriore ponte (di Traiano) sul Tevere oltre a quello dei Congressi. E questo ha indotto il Campidoglio a studiare le contromisure per strappare, anche da Torino, il nullaosta a procedere verso la posa del «primo mattone entro il 2019» attraverso la variante urbanistica, per un'opera «strategica» per la sindaca Virginia Raggi e il M5S. Anche il premier Conte e il ministro Toninelli hanno ribadito che, sì, «se il ponte di Traiano serve, il governo farà la sua parte». Un segnale. L'obiettivo del Comune, però, è quello di farsi «benedire » il progetto dal Politecnico e tranquillizzare i consiglieri ancora terrorizzati dall'eventualità di mettere il voto su un'opera che ha sbandato dopo l'arresto del costruttore Luca Parnasi e del «facilitatore» di Raggi, Luca Lanzalone. Ed evitare, comunque, di ridisegnare le planimetrie re-inserendo il ponte di Traiano, infrastruttura che era stata cassata dalle carte insieme alle torri di Libeskind quando era finanziata da privati e che quindi, per non rischiare l'autogol politico, non può tornare nel progetto con spesa di fondi pubblici. A Torino è stato quindi spedito il Pums — Piano urbano mobilità sostenibile, la «cura del ferro» da protocollo tra Comune e Fs— e, dall'Urbanistica, una relazione sul «cambio di direttrice » della città: l'asse che usa la giunta Raggi non è più quello «su ruota» con Fiumicino, ma quello «su rotaia» con la stazione Tiburtina, polo ferroviario logisticamente più importante di Roma. Ergo, per Tor di Valle — area dove «lo stadio non si può fare», dice Italia Nostra che dà le «alternative: Torre Spaccata, Pietralata, Anagnina e Tor Vergata» — servono più treni e meno ponti. Un cambio di prospettiva che il Comune teorizza per ribaltare il «catastrofico» della bozza mettendo a sistema il ponte dei Congressi, il rifacimento completo di via del Mare/ Ostiense, la funivia Magliana e, soprattutto, il potenziamento della Roma-Lido — linea su cui però il Comune (gestore) deve mettersi d'accordo con la Regione (proprietaria) —. La riposta dei tecnici di Torino dirà se tutto ciò, stavolta, sarà sufficiente.
Andrea Arzilli