Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Bonifici e incontri riservati Per il socio e Parnasi era «l'amico potente» (Corriere della Sera)

Q uali fossero i rapporti tra il presidente del consiglio comunale di Roma e gli imprenditori ben si comprende ascoltando le parole del costruttore Luca Parnasi, che a un amico rivela: «Ho ritenuto di affidare un incarico allo studio Mezzacapo per non scontentare Marcello De Vito ». Eccola la «messa a disposizione della funzione pubblica » che ha convinto il giudice a ordinare l'arresto del politico pentastellato. Il resto lo fanno i soldi che De Vito e il suo socio Camillo Mezzacapo (con l'aiuto della «sua persona di fiducia» Virginia Vecchiarelli) avrebbero fatto arrivare su conti della Mdl srl, che condividevano e gestivano, trovati grazie alle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo. Ma anche quelle conversazioni durante le quali pensano al futuro: «Allora voglio dire, mettiamoci il cappelletto da pesca, io conosco un paio di fiumetti qua ci mettiamo là... ci mettiamo tranquilli con una sigarettella, un sigarozzo, con la canna e ci raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso...».

«L'amico potente»
De Vito e Mezzacapo erano soci di studio e da quando il primo è entrato in politica, l'altro sembra essersi ritagliato un ruolo di mediatore tra lui e gli imprenditori. E così, quando emergono problemi, Mezzacapo rassicura Parnasi «che per superare le difficoltà abbiamo chiamato il nostro amico per farlo intervenire con forza» ed è stato lo stesso costruttore «nel corso dell'interrogatorio del 3 ottobre 2018 a confermare che si trattasse proprio di De Vito», più volte in altri colloqui definito «l'amico potente».

I bonifici incrociati
Lo schema messo in piedi era semplice. E avrebbe consentito a De Vito di ottenere 260 mila euro, più una promessa per altri 140 mila. Scrive il giudice: «Dall'esame dei conti bancari intestati agli avvocati VecchiarellieMezzacapo sono emersi i pagamenti ricevuti per la consulenza (a Parnasi, ndr) e la destinazione finale di tale provvista. Sul conto intestato a Vecchiarelli è stato individuato un primo bonifico in ingresso in data 10 agosto 2017 da Capital Holding spa di 24.582 euro con causale Saldo preavviso parcella. La relativa provvista risulta essere stata impiegata il 14 agosto 2017 in un bonifico da 19.665 euro in favore di Mezzacapo. Altri due bonifici da 35.270 euro ciascuno arrivano a Vecchiarelli il 13 e il 16 aprile 2018. Il giorno dopo vengono ordinati due bonifici in favore di Mezzacapo: uno da 21.376 euro, uno da 18.300 euro». De Vito, questo dice il giudice, è il terminale di una parte del denaro. Su un suo conto personale Mezzacapo accredita 8.550 euro il 6 settembre 2017 e 4.275 il 12 marzo 2018. Non è finita. Perché, questa è una delle accuse «sul conto corrente intestato a De Vito si registrano alcuni picchi di prelevamento contanti riferibili ai mesi di giugno 2017 per 1.700 euro, di settembre 2017 per 3.500 euro e ad ottobre per 1.500 euro». «Parla con Frongia» Per far approvare le delibere, De Vito evidentemente sa che non può contare solo su sé stesso. Il giudice lo dice in maniera chiara lasciando intendere che le indagini non sono affatto concluse e potrebbero presto portare ad altri clamorosi sviluppi: «La funzione pubblica esercitata da De Vito è oggetto di mercimonio, stabilmente asservita agli interessi dei privati... Nel promettere per il tramite di Mezzacapo il suo intervento lo modula a seconda delle necessità. Quando non può farlo direttamente si rivolge agli assessori competenti per materia, ovvero ai consiglieri comunali, ovvero ancora si avvale di tutta la sua rete di relazioni in modo da poter comunque sollecitare l'intervento di altri pubblici ufficiali che operano all'interno dell'amministrazione capitolina ». Il 31 maggio De Vito parla al telefono con Parnasi «sulla possibilità di influenzare le scelte di consiglieri e altre cariche capitoline». Parnasi: «Gli dico, parlo con Daniele (Frongia ndr)». De Vito: «rinvialo questo passaggio senza...no? Dell'Eurobasket ». Parnasi:«Glielo sfumo, glielo sfumo! Siccome Daniele è uno che è una volpe, ha una velocità in testa che...! Io con Daniele ho un buon rapporto lui onestamente è un po' è un po' come si dice a Roma "rintorcinato" termine giusto, mi sbaglio?». De Vito: «Ha la modalità del giocatore di scacchi russo ». La giudice sottolinea come De Vito e Mezzacapo «sono sempre a caccia di un modo per ampliare il loro "portafoglio clienti"». E tra le conversazioni che lo dimostrano ne cita una del 31 maggio scorso, quando si affronta il problema dello stadio. De Vito appare preoccupato, vuole sapere «noi come ci entriamo?». E Parnasi non si scompone: «Usiamo il solito schema». Vale a dire «fatture emesse da Vecchiarelli con una duplice finalità: giustificare formalmente la percezione del prezzo della corruzione e consentire alle società del gruppo Parnasi l'evasione delle imposte ».

«Non ti vede nessuno»
De Vito e Mezzacapo cercano di eludere i controlli e la loro cautela aumenta dopo l'arresto di Luca Parnasi a giugno 2018. In una circostanza escogitano, telefonicamente, un appuntamento da un concessionario di Jaguar per simulare la sce l t a di una Range Rover. Gli investigatori «osservavano nel parcheggio dell'autosalone le auto di Mezzacapo e De Vito e dopo c i rca un'ora li vedevano uscire dalla concessionaria insieme a una terza persona e allontanarsi». In qualche caso si pongono il problema di non essere visti assieme, il politico si preoccupa. Così De Vito obietta la scelta di un pranzo al Matriciano di via dei Gracchi perché è molto frequentato e c'è la possibilità che qualcuno li avvisti ma Mezzacapo lo rassicura: «Entriamo dal coso, c'è l'ascensoretto che ti porta su adesso lo vedi c'è la saletta, non ti vede nessuno siamo noi quattro, noi quattro e il cameriere.... ».

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Bufera sul M5S Arrestato De Vito Pallotta sicuro: «Andiamo avanti» (Gazzetta dello Sport)

In carcere il presidente del consiglio comunale: «Ruolo asservito a Parnasi» I pm: «Ma il club non c'entra nulla»

Alessandro Catapano
Valerio Piccioni
Ci risiamo. Altri arresti, altre manette, altro terremoto politico per colpa dell'incolpevole, perdonateci il gioco di parole, progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. All'alba di ieri, i carabinieri arrestano Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale di Roma, pentastellato della primissima ora, subito «cancellato» – è proprio l'espressione usata – dal capo politico del Movimento, il vicepremier Luigi Di Maio. Finisce in carcere alla stessa ora il suo sodale, l'avvocato Camillo Mezzacapo. Secondo l'ordinanza della gip Maria Paola Tomaselli, che ha risposto alle richieste della Procura della repubblica di Roma, il sistema era basato sull'«asservimento » della funzione pubblica di De Vito agli «interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi ». Lo stadio, però, è solo un piccolo pezzo di un format corruttivo, che s'allarga come una macchia verso il centro della città e tocca l'area della stazione Trastevere e dell'ex Fiera di Roma. E qui incrocia anche il basket, con il progetto mai nato, ma immaginato secondo gli inquirenti a suon di promesse di tangenti, di un polo cestistico e musicale. E per i progetti su un'altra area, quella degli ex Mercati Generali, finiscono indagati anche Pier Luigi e Claudio Toti, quest'ultimo presidente della Virtus Roma di basket: i due sono stati ascoltati dal gip che ha emesso nei loro confronti un provvedimento di interdizione.
L'INCHIESTA
Si tratta della seconda puntata dell'Operazione Rinascimento. Anche se l'inchiesta ha un altro nome, «Congiunzione Astrale», dall'espressione usata da uno degli arrestati, Mezzacapo appunto, per descrivere il momento di grazia irripetibile per De Vito – M5S al Governo a Roma e in Italia e lui al secondo e ultimo mandato – e le possibilità di raccogliere più risultati, cioè tangenti, con il suo ruolo all'interno del Campidoglio. Se nella precedente inchiesta era stato «il punto di vista privato» a prendere il sopravvento, stavolta – dice il procuratore aggiunto Paolo Ielo – è quello pubblico. Un sistema che lo stesso Parnasi ha svelato nei suoi interrogatori. Ripercorrendo tutto il suo lungo giro di Roma corruttivo. Il ruolo del proprietario di Eurnova, travolto dall'inchiesta di giugno, è ancora centrale. I colloqui registrati mostrano un desiderio di continuare a colpire. Tanto che quando De Vito dice a Mezzacapo «beh, ora distribuiamoci questi», il suo interlocutore gli consiglia di non toccare niente «perché mancano ancora due anni» (fine legislatura capitolina). Il passaggio che porta i pm a chiedere al Gip i provvedimenti restrittivi sulle due ipotesi di reato, quella di corruzione e di «traffico di influenze ». Per spezzare la catena illecita: io ti metto «a disposizione » il mio ruolo, tu imprenditore coinvolto mi ripaghi a suon di consulenze per 400mila euro con incarichi sostanzialmente fasulli. Agli arresti domiciliari sono finiti anche Fortunato Pititto, vicino al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e Gianluca Bardelli, proprietario della concessionaria dell'incontro segreto tra De Vito e Mezzacapo.
LA REAZIONE
Ma lo stadio della Roma cosa c'entra, quanto c'entra, dove c'entra? La risposta di James Pallotta da Boston è categorica: «Niente, questa storia non ha nulla a che fare con la Roma. Non sono né arrabbiato né preoccupato da quanto è successo. Mi auguro che i tempi di realizzazione del progetto non si allunghino». Mauro Baldissoni, il vicepresidente, intervistato da Sky, chiarisce che «non si parla di aspettative, ma del diritto a veder realizzato lo stadio nei tempi più rapidi possibili. L'approvazione della Conferenza dei servizi risale a 15 mesi fa, sullo stadio della Roma non ci possono e non ci debbono essere dubbi, è un diritto acquisito della Roma».
IL RISCHIO
Il procuratore Ielo conferma un'altra volta che la «Roma non c'entra niente». Ma che cosa associa allora i reati contestati a De Vito e lo stadio? Il problema resta quello della «funzione pubblica mercificata e messa al servizio del privato al fine di realizzare il proprio arricchimento personale». Cioè: De Vito ha votato sì allo stadio perché ne aveva un interesse. Il che, spiega ancora Ielo, è una circostanza che prescinde dalla bontà del progetto e dalla sua legittimità e dalla correttezza dei vari passaggi amministrativi. Dunque, l'iter amministrativo non è sporcato dall'inchiesta a meno che non sopraggiungano altre circostanze e altri soggetti chiamati a indagare. Il vero effetto però di «congiunzione astrale» rischia di essere politico. Fino a ieri all'alba, l'ipotesi di votare prima delle Europee in Consiglio comunale la variante al piano regolatore e la convenzione urbanistica, le ultime tappe prima che il progetto torni in Regione per il via libera a costruire, era data quasi per certa. Ora c'è naturalmente più prudenza. E la stessa Raggi ieri ha rivelato di aver «chiesto ulteriori accertamenti e due diligence su tutti i procedimenti interessati dalla Procura», operazione che probabilmente ci porterà fino all'estate.

PREOCCUPAZIONI
L'arresto di De Vito e Mezzacapo scatena politicamente tutto e il suo contrario. Il premier Conte parla «di illeciti contestati molto gravi», ma aggiunge che «il M5S Stelle dimostra di avere anticorpi efficaci per reagire a cose del genere». I ministri dei 5 Stelle applaudono all'unisono Di Maio. Il Pd chiede le dimissioni della Raggi: «La città è stremata da inettitudine e inchieste ». Quanto al sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti, si «augura che il processo per la costruzione non si interrompa», e nota perplesso: «Facciamo fatica a dare certezze a chi vuole investire, sugli stadi e non solo». Giovanni Malagò si dice «garantista » e pure lui auspica che non si rallenti. Ma stadio o non stadio, se le accuse dovessero essere confermate, resta una grande tristezza di fondo. A distanza di quasi 30 anni da Tangentopoli, l'Italia non riesce proprio a guarire.

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Il via nel 2012. E sono già stati spesi 75 milioni (Gazzetta dello Sport)

Pronto un miliardo d'investimenti per migliaia di posti di lavoro. Se arrivasse lo stop, il club può far causa al Comune

Massimo Cecchini
ROMA
Sono passati 2.606 giorni da quando la speranza è lievitata davvero. Era il 29 gennaio 2012 quando, cominciando l'esame di circa 80 aree, la Roma ha cominciato a lavorare per dotarsi di uno stadio di proprietà, materializzando quello che era stato il sogno prima di Dino Viola (1987: zona Magliana) e poi della famiglia Sensi (2009: zona Massimina). Con Pallotta mai tutto è parso così vicino. D'altronde la Tor di Valle Spa, la «newco» creata per portare avanti l'opera, solo per la fase progettuale ha speso circa 75 milioni, senza contare che lo stesso Pallotta ha rilevato dalla Eurnova di Parnasi i terreni su cui sorgeranno le strutture per circa 100 milioni, anche se una clausola gli consentirebbe di uscire dall'accordo qualora l'affare dovesse saltare. E non può consolare neppure che il club, incassato l'o.k. della Conferenza dei Servizi, possa potenzialmente fare causa al Comune per un miliardo, costringendolo a mettere a riserva (pur pluriennale) almeno 300 milioni. Quanto basta per disastrare il bilancio.
SVILUPPO
Tra l'altro, prima che la giunta Raggi modificasse il primo progetto (con relativi ritardi), la benedizione al nuovo Colosseo, che potrà ospitare 52.500 spettatori, viene da ancora più lontano, cioè dagli ex sindaci Alemanno e (soprattutto) Marino, che nel dicembre 2014 fece approvare la «pubblica utilità» dell'opera. E il motivo è chiaro: un miliardo di euro d'investimenti, con un impiego di 3500 persone per la realizzazione e circa 5.000 a regime. Comprensibile, perciò, che la Roma voglia accelerare, anche perché da tempo sta cercando di vendere i «naming rights» dell'impianto, senza contare che – oltre al botteghino – anche una parte consistente degli introiti collaterali (ristoranti, shop) andranno nelle casse del club. Il punto debole, ovvio, è la tempistica. Marino predisse l'inaugurazione nel 2017, mentre Pallotta l'anno successivo disse: «Se non apre entro il 2021 mi sparo». Morale: ora il club sarebbe felice di giocarvi nel 2023. A Roma evidentemente, quando si costruisce, il tempo corre più che altrove.

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La nuova bufera giudiziaria dopo l'inchiesta Rinascimento scuote
il Campidoglio e la giunta della Raggi Misure cautelari per quattro persone


stadio della roma un'altra picconata (Corriere dello SPort)

In carcere De Vito, presidente dell'Assemblea Capitolina: avrebbe ricevuto mazzette dal costruttore Parnasi. Il pm Ielo: «Club estraneo». Ma il progetto rischia lo stop

di Guido D'Ubaldo

ROMA

Un nuovo terremoto giudiziario si abbatte sul Campidoglio e crea smottamenti nel Movimento 5 Stelle romano. Marcello De Vito, presidente dell'assemblea capitolina, è stato arrestato all'alba con l'accusa di corruzione: è in carcere a Regina Coeli. I carabinieri di Via In Selci hanno perquisito il suo appartamento e alcuni uffici in Campidoglio. Perquisizioni anche all'Acea. Al suo posto subentra Enrico Stefàno, attuale presidente della commissione Mobilità del comune.

Secondo l'accusa dei pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, l'esponente grillino, si legge dall'ordinanza, si sarebbe «messo a disposizione nella sua pubblica funzione di presidente dell'assemblea capitolina, per assecondare... il progetto relativo al nuovo stadio della Roma» e avrebbe incassato direttamente o indirettamente delle elargizioni dal costruttore Luca Parnasi. De Vito, in cambio, avrebbe promesso - all'interno dell'amministrazione pentastellata guidata dalla sindaca Virginia Raggi - di favorire il progetto collegato allo stadio della Roma.

ALTRI ARRESTI. Dopo l'operazione Rinascimento del giugno scorso un altro duro colpo all'amministrazione capitolina che rischia come minimo di allungare ancora i tempi del via libera definitivo per lo stadio di Tor di Valle. La misura cautelare emessa dal gip del tribunale di Roma riguarda in tutto quattro persone (per due indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per gli altri i domiciliari). Una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale riguarda invece due imprenditori.
L'indagine denominata "Congiunzione astrale" si concentra sulle condotte corruttive e il traffico di influenze illecite nell'iter per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, la costruzione di un albergo presso l'ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. L'inchiesta ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate dagli imprenditori attraverso l'intermediazione di un avvocato e di un uomo d'affari, che secondo l'accusa avrebbero interagito con De Vito al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari. Nello specifico De Vito e Mezzacapo si fecero promettere oltre 110.000 euro dagli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti e ne avevano incassati già 48.000. Il dettaglio emerge dall'ordinanza che ha portato in carcere per corruzione il presidente dell'assemblea capitolina e lo stesso avvocato. 

ANCHE TOTI. Tra gli indagati, con l'accusa di traffico di influenze illecite figurano anche Claudio Toti, attuale presidente della Virtus Roma di basket, e Pierluigi Toti. Secondo la procura De Vito sfruttando le relazioni che aveva in Campidoglio si era fatto promettere dai due imprenditori 110.000 euro in cambio del suo interessamento con il pubblico ufficiale incaricato di approvare il progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali di Ostiense.
De Vito, che come si evince anche da recenti interviste è stato sempre favorevole allo stadio di Tor di Valle, è finito in carcere con l'avvocato Camillo Mezzacapo, persona vicina al presidente dell'assemblea capitolina. Oltre ai due sono finiti ai domiciliari l'architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli, mentre risultano indagati a piede libero gli imprenditori Toti, l'avvocato Virginia Vecchiarelli, Sara Scarpari amministratore della società Mdl srl (riconducibile a De Vito e Mezzacapo) e l'immobiliarista Giuseppe Statuto, a capo dell'omonimo gruppo imprenditoriale. In questa nuova tranche dell'inchiesta sullo stadio è sempre presente Luca Parnasi. De Vito è stato espulso immediatamente dal M5S. Oggi è previsto l'interrogatorio di garanzia.
Il pm Paolo Ielo, nella conferenza stampa che ha tenuto ieri, ha spiegato: «Non c'è alcun impedimento che parte dalla Procura all'iter del progetto stadio della Roma, la società non è coinvolta. Per ora non ci sono atti amministrativi cui si ravvisano alterazioni. La Procura non chiederà di bloccare l'iter». Adesso infatti il problema è politico. Un mese fa nel consiglio comunale straordinario, al momento delle votazioni agli emendamenti della minoranza (tutti respinti), erano assenti alcuni consiglieri della maggioranza. L'assemblea per la votazione della variante e della convenzione urbanistica era prevista entro l'estate, ma questa nuova indagine rischia di allungare ulteriormente i tempi.

LA POLITICA. Le reazioni del mondo politico non si sono fatte attendere. Di Maio è stato durissimo: «De Vito è fuori dal M5S. E' una questione di responsabilità politica e morale». La sindaca Raggi si è allineata: «Nessuno sconto». In serata la sindaca è intervenuta a Porta a Porta: «La Procura ha detto che il procedimento non è toccato dall'inchiesta. Lo stadio se si fa deve essere fatto bene. Stiamo facendo accertamenti per capire se ci sono state anomalie procedurali». Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha espresso la linea del governo: «Non entro nel merito delle indagini ma ho apprezzato la reazione immediata ed efficace adottata da Di Maio perché le accuse, se confermate, rimandano a illeciti gravi».


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Giorni d'ansia Una storia di illusioni e delusioni

Sette anni, tre sindaci, due progetti e ora i tifosi si sentono abbandonati (Corriere dello Sport)

di Marco Evangelisti

ROMA
 
Vanno via tutti, uno dopo l'altro, in questa mezzanotte di fuoco. Lasciano soli i tifosi, lasciano sola la squadra. Lasciano sola la Roma. Sola e al buio. Sembra ieri che il futuro somigliava a un albero di Natale, per quante luci aveva addosso. A pensarci meglio, no. Non sembra ieri, il 16 aprile sono otto anni ed è una scheggia di storia e un buon pezzo di vita. Quest'ultimo attacco al cuore dello stadio ti fa sentire come nel pomeriggio dell'Epifania, quando togli la spina dalla parete e le luci dell'albero si spengono tutte insieme.

Gli americani sono arrivati otto anni fa, parlando di una principessa che sarebbe diventata regina. Probabilmente, ci credevano davvero. Conoscevano le favole, meno la storia, e non conoscevano le paludi romane, tantomeno i tifosi. Il resto hanno imparato a conoscerlo, i tifosi a quanto sembra restano un popolo misterioso dalle usanze vagamente oscure. Il che è strano. Sappiamo di centinaia di persone che non sono nate romaniste eppure lo sono diventate alla vista di una curva imbandierata, al soffio di un fumogeno colorato.
Ma questa volta, ammettiamolo: non è colpa loro, non del tutto. E' più di un lustro che James Pallotta vuole tirar su lo stadio nuovo. E' venuto apposta e ha capito benissimo che non dovrebbe essere un traguardo. E' il punto di partenza, la pietra angolare. Ha visto la Juventus appoggiarsi al suo di stadio, e darsi l'abbrivio. L'ha invidiata.
Vuole ancora questo impianto. Perché è un affare, perché procurerebbe agiatezza alla Roma, perché arricchirebbe ulteriormente lui, che differenza fa? Ha cominciato con Alemanno sindaco nel 2012, ha ingaggiato uno di quegli architetti con gli studi in due continenti, Dan Meis. Ha contattato produttori di bibite dolci, holding immobiliari, catene alberghiere, banche d'affari, produttori di scarpe da ginnastica. Ha litigato e si è abbracciato con Marino e il suo assessore all'urbanistica Caudo per i volumi delle attività commerciali annesse allo stadio (il vero motore economico dell'operazione), per l'ampiezza delle aree verdi, per l'ampliamento delle strade, per il numero di treni della metropolitana. Ha accettato di dimezzare il progetto, tagliare ciò che intorno all'arena avrebbe dovuto sorgere, cancellare tre grattacieli che, belli o brutti, avrebbero aggiunto al profilo di Roma un'impressione di vitalità, un'ombra di trucco senza riuscire a velare la bellezza. Ha superato i blocchi ideologici dei nuovi funzionari di partito, i veti degli ambientalisti, la scoperta dei nidi delle rane di fosso, i vincoli artistici sul fango e sul cemento del vecchio ippodromo. Due giorni fa era stato dato un colpo di lima alle questioni burocratiche. Mancava solo l'ultimo voto in consiglio comunale. Ammesso si faccia, è diventato un tuffo tra Scilla e Cariddi. Tra chi ha sempre urlato contro lo stadio e chi taceva per disciplina.
Sei anni, tre mesi, tre sindaci, un commissario, due sovrintendenti, ottanta milioni di spese vive più tardi Pallotta non ha in mano ancora nulla. E' solo questione di tempo, gli hanno detto dieci volte, e lui e i dirigenti della Roma lo ripetevano. A se stessi e alla gente. A ogni passo avanti decisivo è seguita una pietra tombale, a ogni annuncio gaudioso un provvedimento giudiziario. Ma sapete, delle tasche di Pallotta può anche interessarci poco. Sarebbe bello, invece, che qualcuno, dal Campidoglio a Boston, dal Delaware alla Via del Mare, s'interessasse dei tifosi della Roma. Li comprendesse, almeno. Aspettavano, aspettano questo stadio con ansia e scetticismo, come il ritorno promesso di una divinità i cui oracoli non hanno mai proferito parola. Pazientate e sperate, dicevano, e loro lì a guardare giocatori arrivare, passare, scomparire, di solito senza avere il tempo di stabilire un rapporto che andasse al di là della simpatia istintiva. Erano fuochi fatui, raggi verdi al tramonto. Sopportate, dicevano ancora, non sarà più così quando avremo lo stadio. I Marquinhos, i Pjanic, i Salah, gli Alisson verranno per restare, nella nostra città che dorme ma non invecchia. Invece in questa mezzanotte di fuoco, in questo mese nero, sono stati lasciati soli da Di Francesco, da Monchi, dalla Champions League, dal derby, dalle prospettive, dalle luci e dai sogni. Non ci fosse Totti, sarebbe dura ricordare come eravamo quando eravamo la Roma. E Pallotta adesso che fa? Va via anche lui? Sono arrivati a domandarsi questo, i tuttappostisti come i "fucking idiots". E' solo un gioco, d'accordo, è solo un amore. Ma non merita di spegnersi così, nel buio e nella solitudine.


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La Roma reagisce

«Lo stadio è un diritto» Pallotta entra in azione (Corriere dello Sport)

Il presidente: «Sono tranquillo, spero non si allunghino i tempi» Baldissoni: «I fatti sono chiari»

di Guido D'Ubaldo

ROMA

«La Roma non c'entra», urlano a Trigoria, confortati dalle parole del pm Paolo Ielo. La notizia di nuovi arresti ieri mattina ha buttato giù dal letto i dirigenti. Sono passati appena nove mesi dall'operazione Rinascimento ed ecco di nuovo scattare le manette. La Roma non c'entra, ma dopo aver rimesso faticosamente in piedi il progetto ora rischia di vederlo fermarsi di fronte a un inevitabile terremoto politico. Saltano poltrone, ma il progetto di Tor di Valle va avanti, in attesa di fare l'ultimo passaggio in aula. Il vicepresidente Baldissoni, che ha la delega per lo stadio, si è messo subito al telefono con Pallotta. 


PALLOTTA: VADO AVANTI. Il presidente è rimasto tranquillo, si è messo in contatto con i suoi legali per decidere la linea in vista degli ultimi passaggi: Pallotta ha chiuso un accordo con Eurnova per l'acquisto dei terreni e dell'intero dossier per 110 milioni, restando di fatto l'unico proponente, ma l'atto è subordinato all'approvazione definitiva del progetto. Pallotta è determinato ad andare avanti e da Boston ha fatto sapere: «Sono tranquillo, la Roma non c'entra in questa vicenda. Non sono né arrabbiato né preoccupato. Mi auguro che non si allunghino i tempi».

BALDISSONI: È UN DIRITTO. Pallotta ha invitato il vicepresidente a metterci la faccia e in serata Baldissoni è intervenuto a Sky: «È sempre molto spiacevole apprendere notizie come questa, lo dico da cittadino. Non siamo sorpresi da quello che dice la Procura, non è la prima volta che lo dice, il progetto dello stadio è passato attraverso una procedura complessa con tutte le amministrazioni possibili. Dopo un anno e mezzo di conferenza dei servizi pensare che possano esservi degli atti viziati è molto difficile e in effetti non se ne sono mai trovati. La conferenza dei servizi si è chiusa quindici mesi fa: dal punto di vista amministrativo sullo stadio della Roma non devono esserci dubbi e questo è un diritto acquisito da parte della Roma. Noi abbiamo un diritto a vederlo realizzato nel minor tempo possibile. Episodi potenzialmente corruttivi afferiscono alla responsabilità individuale delle persone coinvolte. Le responsabilità collettive di chi amministra la città sono altre e sono nei confronti dei proponenti e degli investitori. Un investimento straniero di oltre un miliardo deve essere una priorità per la città e per il Paese».
Baldissoni vuole credere che non ci saranno rallentamenti: «Non ne vediamo alcun motivo dal punto di vista giuridico. A livello sostanziale abbiamo fatto un lavoro consistente nelle ultime settimane assieme al Comune di Roma, che ha dedicato molte energie a completare gli ultimi atti che mancano al fine di votare la variante urbanistica. Abbiamo appreso dal Comune che la finalizzazione delle documentazioni necessarie potrebbe esserci entro la fine di aprile».
Baldissoni assicura che Pallotta è determinato ad andare avanti: «Jim è un imprenditore e investitore di successo. Come tale è tenuto a valutare i pro e i contro dell'iniziativa. A dire il vero, quello che ha affrontato in questo progetto a Roma è andato un po' al di fuori delle sue abitudini e analisi. Per questo, a prescindere dalla fede calcistica, come cittadini romani dobbiamo ringraziarlo: Pallotta e tutti gli investitori nel progetto hanno dimostrato di credere allo sviluppo della città e del Paese. Nonostante ogni tanto il presidente faccia valutazioni che possono portarlo a dubitare della opportunità di affrontare tante difficoltà, è comunque determinato ad andare fino in fondo».


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le tappe della vicenda sono passati oltre 2600 giorni dall'annuncio

Un lungo percorso pieno di curve tra polemiche, inchieste e arresti  (Corriere dello SPort)

Prima di De Vito, la bufera Parnasi e l'intervento di Pallotta per salvare 
il progetto Tor di Valle. Cubature e impatto ambientale: quante diatribe...


di Lorenzo Scalia 

ROMA 

Un percorso pieno di curve. Una corsa a ostacoli con il traguardo ancora minuscolo in lontananza, sempre fisso a Tor di Valle. L'arresto del presidente dell'assemblea capitolina di Roma, Marcello De Vito, è solo l'ultimo strappo di questo sfiancante inseguimento allo stadio di proprietà. Sfondati i 2600 giorni. Già, sono passati 7 anni pieni dall'annuncio della Roma di volere costruire da zero dallo stadio: correva l'anno 2012, al Campidoglio c'era Gianni Alemanno. Il club giallorosso affida alla Cushman & Wakefield, società di consulenza immobiliare, il mandato di advisor esclusivo per l'individuazione di un'area, sul territorio comunale di Roma. Viene indicata Tor Di Valle. Pallotta incontra Alemanno in videoconferenza e iniziano a trapelare i primi dettagli. «Ci giocherà Totti», assicurano. Il nuovo stadio della Roma prende forma nel gennaio 2013. Il design è affidato a Dan Meis, architetto Usa di fama internazionale. Intanto il primo cittadino è diventato Ignazio Marino e il 26 marzo del 2014 si consuma la presentazione ufficiale in Comune. «Ci giocherà Totti», assicurano di nuovo. Passano pochi mesi e si passa alle carte: viene depositato in Campidoglio lo studio di fattibilità, viene riconosciuto l'interesse pubblico e con una delibera si impone la realizzazione di opere pubbliche. Nel 2015 iniziano i rilievi geologici nell'area di Tor di Valle tra mille complicazioni. A fine ottobre Marino viene sfiduciato. Sarà il prefetto Tronca, nominato come commissario, a ricevere il progetto definitivo depositato il 31 maggio 2016. Si va alle urne: i romani scelgono Virginia Raggi. Qui inizia un lungo tira e molla perché il M5S vuole ridurre le cubature globali e i parcheggi. Così la Conferenza dei Servizi si chiude, nel febbraio 2017, con il parere non favorevole del Comune. La Giunta lascia però aperta la possibilità di modificare il progetto, e affida all'avvocato Luca Lanzalone il compito di gestire la trattativa con Eurnova di Luca Parnasi. Intanto, Spalletti e Totti spingono per la realizzazione dello stadio via social. Quindi il 12 maggio 2017 la Giunta approva una memoria in cui indica gli elementi da rispettare per l'ok all'interesse pubblico del progetto: via metà delle cubature del Business Park, via le tre torri, superamento del rischio idrogeologico, realizzazione di edifici a basso impatto ambientale, lavori sulla ferrovia e su strada. Dopo altri iter burocratici con in mezzo il decisivo il via libera dalla nuova Conferenza dei servizi, arriva il primo terremoto giudiziario nell'estate 2018 con gli arresti del costruttore Luca Parnasi e dei suoi collaboratori. Finisce ai domiciliari Lanzalone. Il Campidoglio, successivamente, dispone la verifica degli atti prodotti affidando il parere al Politecnico di Torino, che a febbraio di quest'anno presenta la sua relazione un documento propedeutico alla ripresa dell'iter di verifica per l'approvazione della Variante al Piano Regolatore generale. In concomitanza Pallotta inizia la trattativa per diventare proprietario dei terreni a Tor di Valle, l'intenzione è di rilevarli da Eurnova. «Lo stadio si fa, si inizia a fine dell'anno», annuncia Virginia Raggi. Tra parentesi, Totti ha smesso di giocare da un pezzo. Ieri, poi, il nuovo colpo di scena che ha scombussolato il Campidoglio e indispettito la Roma, parte lesa di questa vicenda al limite del grottesco.


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"Noi siamo parte lesa" (Corriere dello SPort)

di Giorgio Marota

ROMA 

All'improvviso, sui social, il genio che tenta di alleviare una giornata di preoccupazioni: «Ciò n'idea pe spenne meno sordi e tempo... aristrutturamo er Colosseo». Sai che bello, 11 gladiatori giallorossi nell'arena e tutti intorno a tifare Roma dentro al luogo-simbolo della città. Nell'ironia dell'utente "@emilianoavanti" c'è una mezza verità. Secondo i resoconti degli storici ci sono voluti poco più di 5 anni per realizzare il Colosseo, 8 se si conta anche l'ideazione e la progettazione. Il nuovo impianto giallorosso è andato già oltre: 2606 giorni (7 anni) senza neppure posare la prima pietra. Solo progetti, diatribe politiche, conferenze dei servizi, polemiche e persino manette ai polsi. Dopo l'arresto del costruttore Parnasi ieri è stata emessa la misura cautelare per il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, accusato di corruzione in merito alla vicenda stadio. Qualcuno trova ancora la forza di sorridere, ma la maggior parte dei romanisti ribolle di rabbia e insoddisfazione. Si chiedono, sconsolati, perché solo nella Capitale realizzare uno stadio di proprietà equivale a vivere un'Odissea senza fine. «Non se ne può più» è il grido disperato di molti tifosi sul web e nei classici luoghi di ritrovo (bar, piazze, ristoranti). L'argomento suscita un malessere collettivo a cui non c'è cura. «Non ce la faremo mai», «Ce l'hanno con la Roma», «Ci siamo stancati» sono le dichiarazioni più comuni. Qualcuno se la prende con la Raggi, altri con chi ha amministrato la città prima del Movimento 5 Stelle. «Questa vicenda è sempre più assurda» scrive Sandro sulla pagina Facebook della Roma, invitando il presidente ad agire: «Pallotta fai qualcosa». Franco rincara la dose usando parole forti: «Una Nazione e una città di corrotti». Concetto sottolineato da migliaia di "mi piace". «Fossi Pallotta venderei la Roma oggi» è la provocazione di Daniele su Twitter. Si scatena una discussione a cui si aggiunge Mara: «Che se ne vada allora, tanto era qui solo per questo no? Prima pensasse a costruire una squadra, lo stadio viene dopo». C'è chi, invece, esprime solidarietà nei confronti della società. Come Francesco Lotito, il presidente dell'Associazione Italiana Roma Club (A.I.R.C.) che rappresenta 120 club giallorossi affiliati da tutta Italia: «La Roma e i romanisti sono parte lesa in questa storia, non ci sono dubbi. A Torino lo stadio è stato fatto in quatto e quattr'otto. Qui sono cambiati tre sindaci e un commissario, ma non la sostanza: c'è sempre un ostacolo che rallenta il percorso. Positivo per far andar via Pallotta? Non scherziamo. Il tifoso può criticare la gestione, ne ha tutto il diritto, ma è assurdo tifare per il fallimento del progetto stadio soltanto per veder crollare la società. Chi semina queste idee fa soltanto del male all'ambiente. Sarà lo stadio della Roma, non lo stadio di Pallotta». «Dicevano che l'avrebbe inaugurato Totti da calciatore - ha aggiunto con dispiacere - ma di questo passo non ci giocherà neppure il figlio». L'amarezza è collettiva. E pensare che ieri si festeggiava la giornata mondiale della felicità...

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biko

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Quindi, James può fare causa al comune , però funzionari apicali del comune avrebbero preso mazzette per mandare avanti l'iter procedurale che però è regolare. :=))

L'ossimoro trova giustizia nella logica nemesi:
Er cerino acceso è rimasto in mano alla piccola fiammiferaia! 8)

Palo

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Occhio che l'ufficio di De Vito è in via col di lana ...

biko

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Questa è una delle più carine :=))
Adesso a "parte lesa" (che poi abbiamo capito quale parte hanno lesa) si aggiunge "diritto acquisito"
Dalle mie parti hanno finito i popcorn :asrm

paolo71

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"è un diritto acquisito", stamoce...

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TestaccioLaziale

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ho visto porta a porta, era ospite la raggi (trovate il video sia sul profilo fb della raggi e sia su rai replay)
Vi consiglio di vederla, è stato imbarazzante ascoltarla, vi consiglio di vedere la sua intervista da vespa

StylishKid

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Quindi, ricapitolando, hanno arrestato tutti, ma il progetto va avanti.
E in più sono pure parte lesa.

Il riomanismo nella sua essenza, signori.

NEMICOn.1

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Come già detto ieri , il meglio deve ancora venire , già iniziano le prime defezioni da parte dei 5 stelle nel consiglio comunale ed oggi ci sarà l'interrogatorio di De Vito .


Drake

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 21 Mar 2019, 06:24
Scrive infatti il gip: «L'intervento di De Vito sulle decisioni urbanistiche è duplice. Da un canto di carattere omissivo, quando si tratta di non rivendicare la decisione dell'Aula su determinate decisioni amministrative. Dall'altro, fattivo, quando spende la propria influenza con soggetti come Lanzalone, Ferrara e Montuori che potrebbero incidere per indirizzare le decisioni di Giunta»

Citazione di: Redazione Lazio.net il 21 Mar 2019, 06:21
Mezzacapo e Parnasi si conoscono tramite De Vito che, fissando un appuntamento con il costruttore in un noto bar di Prati, gli presenta a sorpresa il suo fidato avvocato. Era il 2 marzo del 2017. Passano soltanto 24 ore e Parnasi capendo che l'incontro non è stato casuale manda via sms tutti i recapiti a Mezzacapo. Da lì i due inizieranno a discutere dello Stadio ma anche dell'Ex Fiera di Roma e dei progetti di recupero che l'imprenditore vorrebbe attuare sperando che De Vito riesca in Aula a facilitare il cambio dei limiti sulle cubature imposte dalla delibera Berdini.

Ma l'iter è regolare.


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ES

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Sto studio MDL, no?
Mezzacapo, DeVito?Lanzalone??

paolo71

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