Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Precisione

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Calcio: Stadio Roma; Fassina, ok farlo ma su terreni pubblici

"Noi vogliamo farlo lo stadio della Roma ma perché invece di farlo sui terreni di Parnasi non lo facciamo su terreni pubblici come Capannelle? Facciamo in modo che non sia una delle ennesime speculazioni edilizie che poi pesano sulla città nei prossimi decenni". Così il candidato sindaco di Roma Stefano Fassina parlando, ospite di RepubblicaTv, del progetto per la realizzazione dello stadio della Roma a Tor di Valle. "Perché dobbiamo costruire insieme allo stadio tre grattacieli in un territorio che l'Istituto nazionale di urbanistica considera a rischio esondazioni quando abbiamo migliaia di uffici liberi all'Eur? Concentriamoci sullo stadio della Roma e magari non di Pallotta che poi lo affitta" aggiunge.

galafro

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Citazione di: Precisione il 26 Gen 2016, 13:14
Calcio: Stadio Roma; Fassina, ok farlo ma su terreni pubblici

"Noi vogliamo farlo lo stadio della Roma ma perché invece di farlo sui terreni di Parnasi non lo facciamo su terreni pubblici come Capannelle? Facciamo in modo che non sia una delle ennesime speculazioni edilizie che poi pesano sulla città nei prossimi decenni". Così il candidato sindaco di Roma Stefano Fassina parlando, ospite di RepubblicaTv, del progetto per la realizzazione dello stadio della Roma a Tor di Valle. "Perché dobbiamo costruire insieme allo stadio tre grattacieli in un territorio che l'Istituto nazionale di urbanistica considera a rischio esondazioni quando abbiamo migliaia di uffici liberi all'Eur? Concentriamoci sullo stadio della Roma e magari non di Pallotta che poi lo affitta" aggiunge.

Kappa

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Fassina mi sta sulle balle, ma non dice una stupidaggine. Peccato che a quelle condizioni nessuno ambisce a costruire uno stadio. Praticamente stai dicendo no agli stadi di proprietà.

bak

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La questione stadi a mio parere è strettamente legata all'assegnazione delle Olimpiadi.
Il recupero-ristrutturazione del Flaminio idem.

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GiPoda

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Citazione di: Kappa il 27 Gen 2016, 11:43
Fassina mi sta sulle balle, ma non dice una stupidaggine. Peccato che a quelle condizioni nessuno ambisce a costruire uno stadio. Praticamente stai dicendo no agli stadi di proprietà.

Però finalmente stiamo uscendo dalle dichiarazioni allucinanti di Caudo che con notevole faccia tosta sconfessava il programma di Marino che non prevedeva consumo di suolo ma riconversione.

Sperando poi che la Magistratura si interroghi su questo amore folle che la giunta marino ha avuto per la speculazione parnasiana.


momi

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Scusate ma voi pensate che in caso di olimpiadi a Roma il coni farebbe le partite nello stadio delle merde (di Pallotta) invece che all'Olimpico che è di sua proprietà?

NEMICOn.1

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Citazione di: momi il 27 Gen 2016, 12:22
Scusate ma voi pensate che in caso di olimpiadi a Roma il coni farebbe le partite nello stadio delle merde (di Pallotta) invece che all'Olimpico che è di sua proprietà?

Roma, 22 lug. (AdnKronos) - "La finale del torneo olimpico di calcio? Se lo stadio della Roma sarà finito sicuramente si potrà giocare lì, altrimenti si dovrà andare in un altro posto. Considerato che a Milano c'è la finale di Champions League il prossimo anno, quindi è uno stadio di primo livello, sarebbe bello andare a Milano. Ma è solo un'ipotesi". Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò

robylele

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Citazione di: NEMICOn.1 il 27 Gen 2016, 13:17
Roma, 22 lug. (AdnKronos) - "La finale del torneo olimpico di calcio? Se lo stadio della Roma sarà finito sicuramente si potrà giocare lì, altrimenti si dovrà andare in un altro posto. Considerato che a Milano c'è la finale di Champions League il prossimo anno, quindi è uno stadio di primo livello, sarebbe bello andare a Milano. Ma è solo un'ipotesi". Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò

a Malagò...la seconda é un'ipotesi, la prima è utopia...   :lol:

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Sledgehammer

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che poi capannelle starebbe sul cono di volo

poda_again

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La finale del calcio non si può fare all'olimpico perché li ci sarà l'atletica

MadBob79

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Poi uno mi dirà quale nuova droga è in fase di sintetizzazione per poter pensare di convincere uno qualsiasi sano di mente a dare le Olimpiadi a Roma.

NEMICOn.1

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Citazione di: MadBob79 il 27 Gen 2016, 14:19
Poi uno mi dirà quale nuova droga è in fase di sintetizzazione per poter pensare di convincere uno qualsiasi sano di mente a dare le Olimpiadi a Roma.

Ma infatti parliamo di qualcosa che non accadrà mai

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surg

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Citazione di: MadBob79 il 27 Gen 2016, 14:19
Poi uno mi dirà quale nuova droga è in fase di sintetizzazione per poter pensare di convincere uno qualsiasi sano di mente a dare le Olimpiadi a Roma.

Nessuno pensa che daranno le Olimpiadi a Roma.
La candidatura serve solo a creare un comitato promotore che metta insieme i soliti noti (con in testa Montezemolo) in modo che possano andare in giro per il mondo lautamente ricompensati.

galafro

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Da Il Tempo

Parlotta rilancia «Il nuovo stadio si fa»
Il progetto della Roma slitta ancora ma il presidente resta ottimista «Dossier pronto tra marzo e aprile: adesso basta creare problemi» ROMA Strootman gioca, segna e spera



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Passano i mesi, cambiano i protagonisti, le scadenze slittano di volta in volta, i dubbi e le manovre di disturbo aumentano. Il nuovo stadio della Roma resta in sospeso aspettando la consegna del progetto definitivo in Regione, segno di problemi imprevisti e nuovi scogli da superare.
L'ultima ombra sul piano la mette L'Espresso che, citando appunti riservati del Campidoglio, parla di «progetto deficitario sotto molti aspetti». La replica arriva direttamente da James Pallotta che, contattato da Il Tempo , cerca di allontanare qualsiasi sospetto sul possibile fallimento dell'operazione. «Qualcuno sta cercando di creare problemi - ci scrive il presidente della Roma - in realtà i miei collaboratori sono in partenza per l'Italia dove parteciperanno a riunioni sul nuovo stadio che dureranno tutta la prossima settimana».
Insomma il lavoro continua senza sosta dopo i meeting di Miami, ma la consegna del progetto definitivo ha subìto un ulteriore ritardo confermato da Pallotta: «Il dossier dovrebbe essere pronto tra marzo e aprile». Le integrazioni richieste dalla Regione erano attese per la fine del 2015, poi si era parlato di gennaio-febbraio, ora il nuovo rinvio. Questo significa che l'iter di approvazione durerà almeno per l'intero 2016, visto che la Regione ha a disposizione 180 giorni per esaminare il progetto nella Conferenza di servizi decisoria: nel frattempo Roma avrà eletto il nuovo sindaco.
Considerati i tempi per la successiva firma della convenzione urbanistica, l'apertura delle gare europee per le opere pubbliche e gli altri inevitabili intoppi burocratici, si può ormai dare per certo che la prima pietra a Tor di Valle non verrà posata prima del 2017 e che quindi lo stadio potrà aprire, nella migliore delle ipotesi, nella stagione 2019-2020.
Una strada ancora lunga e tortuosa che Pallotta e i suoi partner non hanno alcuna intenzione di abbandonare. I rallentamenti sono dovuti a varie difficoltà di natura tecnica ed economica su una partita da 1 miliardo e 200mila euro. L'«esonero» di Mark Pannes, estromesso dal progetto dopo averla guidato come Ceo, è arrivato in seguito a una serie di valutazioni errate nel business plan: i ricavi stimati nella prima stesura, infatti, sarebbero troppo ottimistici mentre i costi sono lievitati, anche se questo era stato messo in preventivo. Ora Pallotta si è affidato all'esperienza di David Ginsberg, un manager di alta finanza che fa parte del board del Liverpool, per superare gli ultimi ostacoli.
Sullo sfondo, intanto, si profila la joint venture tra il costruttore Parnasi e il gruppo Pizzarotti, che stanno per creare una Newco in cui gli imprenditori di Parma deterranno una netta maggioranza. Pizzarotti si è inoltre garantito un'opzione a suo favore per partecipare all'operazione- stadio, occupandosi della costruzione di una parte delle opere sul totale di 978mila metri cubi previsti a Tor di Valle.

bak

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Contano su (g)iachetti.
Dovesse passare Morassut se suicidano.

galafro

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I costi so lievitati dicono , devono mettere a conto altro anno de buffi dell'as merda affinché  si mantenga la pressione su chi deve approvare l'eco mostro chiamato parco a tema.
Vorrei proprio vedere se vincessero i 5 stelle...

Sonni Boi

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Stesse identiche chiacchere di 3 anni fa:

http://www.romatoday.it/sport/nuovo-stadio-roma-data-inaugurazione.html
Nuovo Stadio Roma: quando sarà inaugurato?
Il nuovo impianto sarà pronto nel 2016 e avrà una capienza tra i 55 e i 60mila posti. L'area sarà quella di Tor di Valle: ecco come sarà raggiungibile
  :sisisi:

Rispetto ad allora stanno allo stesso punto, hanno ottenuto la pubblica utilità da una giunta dimissionaria (e nessuno dei nuovi candidati si è finora esposto come lo aveva fatto Marino) e presentato una documentazione del tutto insufficiente che devono rivedere da capo a piedi. E gli investitori, ovviamente, latitano.





Redazione Lazio.net

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Lungo articolo sul numero de L'Espresso uscito il 5 Febbraio dedicato ai palazzinari romani

Ora e sempre palazzinari (L'Espresso)
I documenti riservati del Campidoglio mostrano come siano i costruttori a decidere il futuro della Capitale. Tra affari antichi e nuovi progetti, alleanze e liti, ecco come continuano ad avere le mani sulla città
di Lirio Abbate e Gianfrancesco Turano

LA VERA TORTA MILIARDARIA di Roma, sfuggita finora alle indagini della procura, è l'urbanistica. È qui che i potenti allungano le mani. È qui che i palazzinari ingordi si lanciano per concludere affari di cemento grazie anche alla complicità di quei politici devoti e grati per il sostegno ricevuto durante le campagne elettorali. Nella città che tutto concede ai costruttori, dove alcuni impiegati "fedeli" del Campidoglio segnalano - prima dell'arrivo del commissario Francesco Paolo Tronca - il «sistematico abuso» di varianti urbanistiche e gli affari conclusi dietro le quinte, è sempre il mattone a dettare i compiti all'amministrazione. Oggi come ieri la Capitale ha solo due padroni. La politica e i palazzinari. Dalla loro alleanza Roma si è trasformata in ciò che ora è visibile: il grande spettacolo di un totale declino. L'asse fra i rappresentanti del popolo e i costruttori resiste a tutto. Si evolve. Trova strade nuove anche in tempi di casse pubbliche raschiate fino in fondo e di bilanci privati stracarichi di debiti. Lo scambio di favori continua anche se il linguaggio si è modernizzato con una dose di termini anglosassoni, dal project financing al real estate development. Gli eletti cambiano. Cambiano i partiti al potere. La nomenklatura imprenditoriale invece conserva gli stessi nomi del boom economico-cementizio degli anni Sessanta: Toti, Armellini, Parnasi, Mezzaroma, Cinque, Salini, Caporlingua, Bonifaci, Scarpellini, Navarra. Fuori da questa lista soltanto Francesco Gaetano Caltagirone, l'uomo d'affari di gran lunga più influente di Roma, e Pietro Salini sono riusciti a superare i confini del Grande raccordo anulare. Per il proprietario del "Messaggero", la Vianini è una componente in un pacchetto di partecipazioni che include Unicredit, Generali, Acea, Grandi stazioni, Cementir. Per Salini, la conquista di Impregilo signifia appalti in tutta Italia e all'estero. Gli altri annaspano nella palude di un settore che vende un decimo delle stanze che piazzava prima della crisi. Qualcuno ha scavalcato la barricata ed è passato dal mattone alla politica. La candidatura a sindaco di Alfio Marchini, nipote omonimo di "Calce e martello", l'amico di Palmiro Togliatti che regalò Botteghe Oscure al Pci, è un unicum. Allo stesso tempo, dimostra il peso della razza palazzinara almeno quanto le dimissioni di Ignazio Marino, marziano a Roma che non ha saputo trovare il magico accordo con gli interessi dei costruttori.

VARIANTE A COMANDO Una dirigente del segretariato generale del Campidoglio scriveva pochi mesi fa un appunto interno in cui denunciava l'abuso di varianti urbanistiche. Lo faceva dopo aver esaminato tantissime «proposte di deliberazione aventi ad oggetto le compensazioni urbanistiche e più in generale, a quelle che costituiscono atti procedimentali di un iter volto all'approvazione di programmi urbanistici non conformi al piano regolatore vigente». La dirigente sottolinea l'abuso «sistematico». Troppe volte, su pressione dei costruttori, i progetti vengono modificati. Con più cubatura, una diversa destinazione d'uso, meno oneri concessori. Poi c'è il meccanismo delle compensazioni. La funzionaria, oggi trasferita per effetto della turnazione, mette nero su bianco l'allerta: «È stata più volte rilevata la tendenza ad elaborare varianti connotate da una disciplina urbanistica specifica e peculiare, tale da sfuggire ad ogni possibile inquadramento nei paradigmi normativi codificati». Il linguaggio è burocratico, ma il succo è chiaro: nessuna norma riesce a stare dietro alle modifiche richieste dai costruttori. Nessuno stupore però. Roma è la città dove al dipartimento edilizia, in passato, hanno rotto l'allarme all'ingresso, e una volta riparato hanno messo lo scotch sulle telecamere per oscurarle. Si entrava ed usciva in libertà, così, per la gioia dei dipendenti che volevano andare a far la spesa in orario di servizio e di chi, soprattutto, aveva bisogno di mettere le mani sugli incartamenti e accedere all'archivio senza registrarsi. Roma è la città dei palazzinari, con i quali si è trovato a fare i conti Ignazio Marino. Perché lo sviluppo urbano lo fanno da sempre gli imprenditori del mattone. Con i suoi 129 mila ettari di estensione, è il comune più grande d'Europa. A distanza di quarant'anni il Campidoglio ha adottato, nel 2003, un nuovo piano regolatore generale, poi approvato nel 2008. Sovrapponendo la cartina di oggi della metropoli a quella disegnata nel piano regolatore, si può constatare che la situazione non combacia. Varianti su varianti hanno portato a modificare tutto, in silenzio. E a guadagnarci sono stati sempre i soliti.

L'OCCASIONE PERDUTA Giovanni Caudo, ultimo assessore all'Urbanistica prima del commissariamento, appena lasciato l'ufficio dopo la «repentina interruzione» della giunta Marino, ha scritto una lettera indirizzata al commissario Tronca che "l'Espresso" ha letto. La «repentina interruzione», appunto, ha lasciato aperti molti dossier. Alcuni milionari. Sono una decina di progetti che Caudo segnala al prefetto. Dagli alberi nella spoglia piazza San Silvestro all'eliminazione della previsione di "valorizzazione urbanistica in variante" - appunto - al piano regolatore delle aree di Monti Tiburtini, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia e Torraccia. Sospesa c'è pure una pratica per l'edilizia popolare: «Le segnalo gli atti che concernono le regole da applicare nell'edilizia agevolata (già approvati dalla giunta ma non dall'Assemblea Capitolina) e quelli che prevedono la realizzazione di alloggi sociali in attuazione del protocollo di intesa firmato con Cassa depositi e prestiti». Caudo segnala che a rischio ci sono 198milioni di euro di investimento il cui impegno «dovrà avvenire, pena la decadenza, entro il prossimo mese di dicembre». Dicembre è passato, e nulla è stato fatto. I vertici di Cdp non hanno mai incontrato né Tronca né il subcommissario all'Urbanistica Ugo Taucer. È un peccato perché il fondo della Cassa aveva detto sì a due interventi, uno a Muratella per 78 milioni e uno a Santa Palomba per 110. Le case sarebbero state ad affitto calmierato, 5 euro a metro quadro. Per il mercato immobiliare un invito ad abbassare i prezzi. Che non si conciliava con gli affari di costruttori e immobiliaristi. Eppure l'esperienza di Marino, più ancora di quella del predecessore Gianni Alemanno, ha rivelato i termini reali dei rapporti di forza. I costruttori intendono mantenere le mani sulla città. Non possono più contare su finanziamenti statali a fondo perso, come insegna la vicenda della metro C, un calvario di ritardi e interruzioni, o l'aborto della linea metropolitana D. I programmi di sviluppo residenziale e commerciale sono impiombati dalla crisi. Interi quartieri di recente inaugurazione sono in larga parte sfitti e producono solo costi. Che fare? I progetti sportivi possono essere la chiave per rianimare le acque stagnanti. I re del mattone puntano sul nuovo stadio della Roma, sul nuovo centro della Federcalcio e soprattutto sulle Olimpiadi 2024. Sono tutte operazioni che possono andare in porto grazie alla partecipazione finanziaria di partner privati, dal Cio (Comitato olimpico internazionale) alla squadra di business raccolta intorno all'As Roma. Ma il pubblico conserva un ruolo fondamentale, sia nella partita delle concessioni urbanistiche sia nel sostegno infrastrutturale dove la Capitale sconta ritardi storici. L'obiettivo della giunta Marino era di rimettere in moto la macchina sfiancata dell'economia locale senza ignorare il dato di partenza, cioè che Roma è dominata dalle costruzioni. Però senza patti leonini. Così nel mese di agosto del 2014 è stato bocciato il piano dell'housing sociale, ereditato dal sindaco Alemanno e dal suo assessore all'Urbanistica Marco Corsini, che avrebbe piazzato 28 milioni di metri cubi di cemento nell'agro romano. Per i progetti nuovi l'indice di patrimonializzazione a favore del Comune è stato aumentato da pochi punti percentuali fino a un quarto del valore delle opere. In termini meno tecnici, si è tentato di rompere con la tradizione che trasforma i soldi pubblici in patrimoni privati di costruttori e immobiliaristi.

L'ORO OLIMPICO Lo scorso 15 settembre Marino ha individuato in Tor Vergata, nel quadrante est-sudest dell'area metropolitana, l'area di riferimento per il villaggio olimpico del 2024. La scelta non è stata indolore né pacifica visto che parte della giunta preferiva la zona a nord tra la Flaminia, il vecchio villaggio dei Giochi 1960 e l'area demaniale dell'aeroporto dell'Urbe. Fino alla fine, gli amministratori pubblici hanno litigato con i due animatori del comitato Roma 2024, il presidente del Coni e Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Alitalia in ottimi rapporti con Matteo Renzi. A Tor Vergata la Vianini di Caltagirone ha una concessione datata 1987 su terreni di proprietà dell'ateneo in parte espropriati al cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti. La convenzione precede il codice degli appalti e per certi aspetti è una replica in piccolo della convenzione fra l'esecutivo e il Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del Mose. Tutto ciò che è stato costruito (le Vele di Santiago Calatrava, il policlinico universitario, lo studentato) e si costruirà a Tor Vergata lo realizzerà Vianini. Un'altra società del gruppo Caltagirone, Fabrica sgr, in joint venture con il Monte dei Paschi, si candida a gestire il post-Olimpiadi nell'area. La giunta Marino non aveva voce in capitolo sui terreni di proprietà dell'ateneo. Una convenzione analoga del 1985 fra Comune e Acer, l'associazione dei costruttori romani è stata disattivata. L'accordo era stato firmato con il Consorzio Tor Bella Monaca, espressione dei costruttori, presieduto da Alessandro Cremonesi, nipote di Giancarlo, presidente della Camera di commercio e presidente di Acea estromesso da Marino. Su Tor Vergata la giunta Marino è venuta a patti soprattutto sulla scelta della metropolitana che servirà l'area. In origine doveva essere un prolungamento della linea A. Poi si è puntato su una diramazione della Linea C, ancora in costruzione da parte del consorzio Vianini-Astaldi- Lega coop-Ansaldo sts e bloccata dal braccio di ferro sugli extracosti fra appaltatori privati e Roma metropolitane, la società pubblica concedente. Gli uomini di Caltagirone minimizzano in 70-80 milioni di euro il possibile avanzo di cubature da realizzare a Tor Vergata, una cifra molto sottostimata se arriveranno i Giochi, da qui al momento decisivo (settembre 2017). Ma l'area di Tor Vergata potrebbe muoversi anche prima. La chiave è sempre lo sport. Già da mesi il presidente della Federtennis, l'avvocato cagliaritano Angelo Binaghi, si lamenta dell'inadeguatezza del Foro Italico rispetto al successo di pubblico degli Internazionali d'Italia. Tor Vergata è la nuova sede ideale per le prodezze di Novak Djokovic. Certo, i Giochi valgono ben altro: quasi 4 miliardi di indotto. Così, il 21 gennaio, Malagò si è portato anche Renzi per presentare il dossier sui Giochi a Roma al numero uno del Cio Thomas Bach. Che arrivino non è per niente scontato considerata la concorrenza di Los Angeles e Parigi, già bocciata due volte e ospite dei Giochi nella preistoria decoubertiniana (1900 e 1924). È invece abbastanza scontato che arrivi una richiesta di risarcimento danni al Comune per il prolungamento della linea B1 a Casal Monastero. Sotto Alemanno, i dirigenti di Roma Metropolitane hanno firmato la concessione al raggruppamento Vianini-Salini senza che ci fossero le varianti urbanistiche.

NELL'ARENA DELLO STADIO La vicenda del nuovo stadio dell'As Roma è lo specchio deformante dei rapporti di potere della capitale. Sull'operazione ci sono alcuni appunti riservati del Campidoglio, di cui è in possesso "l'Espresso": «Il progetto è deficitario sotto molti aspetti», «il dipartimento ambiente e mobilità ha rilevato deficienze», soprattutto per la «relazione idrogeologica» e per il «codice appalti». Lo stesso documento riservato segnala poi che la proprietà dei terreni scelti è «in parte di Armellini ». Armellini «quello di Ostia», si aggiunge, ricordando che la famiglia Armellini con il Comune ha molti affari, a Ostia nuova interi quartieri sono affittati per l'edilizia popolare. Persino il circolo del Pd - uno dei primi commissariati da Matteo Orfini - ha goduto per decenni di un locale afttato dal Campidoglio nei possedimenti Armellini. Il resto della proprietà è di Parnasi. La scelta dell'area di Tor di Valle, passata appunto dal gruppo Papalia a Eurnova (gruppo Parsitalia) di Sandro e Luca Parnasi, è stata duramente osteggiata da Caltagirone, interessato allo sviluppo dell'area di Tor Vergata (Città dello sport) e, in generale, del quadrante est-sudest dell'area metropolitana. Ai vertici di Trigoria sottolineano la regolarità, passo passo, di tutta l'operazione e ricordano, durante la gestione della famiglia Sensi, la scelta di realizzare l'impianto nell'area della Massimina, di proprietà di Sergio Scarpellini, per decenni locatore a prezzo impopolare di Camera, Senato e altri palazzi istituzionali. Per dare un'idea della fame di progetti da parte di chi si è per anni accaparrato aree a Roma e dintorni nella speranza di una variazione di piano regolatore, la prima ondata di proposte affidate alla scrematura dell'advisor Cushman & Wakefield contava 124 terreni sparsi fino al lago di Bracciano, 40 chilometri a nord. La finale si è giocata a tre fra l'area della Bufalotta dei fratelli Toti, i terreni di Tor Vergata e il vincitore finale Parnasi. La giunta Marino ha abbracciato il progetto Tor di Valle e lo ha difeso fino alle dimissioni, nonostante alcuni problemi di rilievo. Il primo per importanza era il passaggio di Tor di Valle dal gruppo Papalia sull'orlo del crac a Parnasi, con un rischio di revocatoria fallimentare. Il secondo riguardava le critiche dell'Atac, presentate alla luce del progetto preliminare del 15 giugno 2015, sul potenziamento della linea B della metropolitana e le contestazioni su altre criticità infrastrutturali e idrogeologiche. Infine, c'era la crisi finanziaria dello stesso promoter Parsitalia, carico di debiti verso Unicredit, l'istituto che ha ereditato montagne di mutui, garanzie e fideiussioni al momento di acquisire Capitalia, la banca patrona dei palazzinari romani. Il primo problema è stato superato da una sentenza del giudice delegato al fallimento Papalia che ha riconosciuto la validità della transizione sull'ex ippodromo (42 milioni). In quanto alle criticità infrastrutturali, Parnasi conta di superarle con il progetto definitivo, che dovrebbe arrivare a giorni. Infine, Parnasi ha trovato nel gruppo Pizzarotti un partner che può garantirgli ossigeno finanziario grazie a uno spinoff della parte edilizia di Parsitalia (vedi box a pagina 33). Nonostante il commissariamento del Campidoglio, a Trigoria restano convinti che il cantiere sarà aperto entro il 2016, dopo la presentazione del progetto definitivo e il via libera della conferenza dei servizi della Regione, che ha mandato a Parnasi la richiesta di completare la documentazione quasi sei mesi fa (5 agosto 2015). Ma resta significativo che l'unico salvataggio per Parnasi, sempre se l'operazione andrà in porto, arrivi da un'impresa emiliana, da un finanziamento ai soci americani messo a disposizione da Goldman Sachs con la partecipazione, per adesso molto dietro le quinte, di fondi israeliani. La moral suasion di Caltagirone sui colleghi meno potenti e molto meno liquidi si sarà fatta sentire? O è vero che l'ingegnere, come sostiene chi gli è vicino, è disamorato della sua città, si disinteressa alla campagna elettorale per il Campidoglio e preferisce il palcoscenico della grande finanza? Resta il fatto che lo stadio giallorosso si sta giocando l'ultima chance. Se andrà bene, è già in lista d'attesa Claudio Lotito. Il patron della Lazio, e della Salernitana, non ha rinunciato al suo stadio di proprietà. In ballottaggio ci sono due aree: quella della moglie Cristina Mezzaroma in Val Tiberina e un'altra nella zona di Settebagni. Poi nessuno può sapere se si farà davvero, se non si farà o se Parnasi dovrà accontentarsi, si fa per dire, dei permessi di edificabilità già approvati a Tor di Valle, anche senza stadio e opere pubbliche (112 mila metri quadrati). Il borsino dei pronostici è orientato su un moderato pessimismo, non solo per i ritardi, ma per un elemento di sistema. La Roma di oggi funziona secondo il teorema di Jep Gambardella, il protagonista della "Grande bellezza" di Paolo Sorrentino: «Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire».

LA CODA DEL CAAT Altra partita che ha indispettito un po' tutti, invece, è quella dei Caat, i Centri di Assistenza Abitativa Temporanei. Sono case - o meglio sono spesso uffici riconvertiti - per chi è in emergenza abitativa e non entra nelle graduatorie per le case popolari. Sono decine gli edifici affittati a caro prezzo dal Campidoglio con una spesa di 54 milioni all'anno. Il Comune - ed è uno dei suoi ultimi atti - ha sostituito il dispendioso sistema dei Caat con quello del contributo all'affitto. Scrive Luigi Ciminelli, direttore del dipartimento politiche abitative , in una relazione all'Autorità anticorruzione: «Tale sistema, che prevede la disponibilità di mille alloggi da destinare ad altrettanti nuclei familiari in assistenza alloggiativa temporanea, consente di ottenere un risparmio anno a regime di 13 milioni di euro». Chi ci ha rimesso? Sicuramente la cooperativa Eriches 29 che con Salvatore Buzzi incassava, nel 2012, più di 5 milioni di euro per i servizi, dalle pulizie alla guardiania. Poi si va dalla Immobiliare San Giovanni 2005 del costruttore Antonio Pulcini, che con una palazzina da 84 alloggi incassava 2,7 milioni di euro, all'immobiliare Ten di Francesco Totti, il capitano, amministrata dal fratello, che incassava 908mila euro per 35 unità abitative. Perché il sistema dei Caat venisse archiviato bisognava prevedere una serie di strutture per l'accoglienza degli sfrattati. Cambia l'acronimo, sono i Saat, e anche le caratteristiche: niente più uffici riconvertiti, ad esempio. La gara europea lanciata dall'assessore Danese va però stranamente deserta. Non risponde nessuno, a nessuno dei lotti, anche al più piccolo: difficile senza mettersi d'accordo. La Giunta poco dopo va a casa, e il commissario Tronca deve prorogare i Caat, ogni mese in più costa ai cittadini più di tre milioni di euro.
ha collaborato Luca Sappino

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Quegli emiliani nella partita giallorossa

LUCA PARNASI, 38 anni, è costruttore e centrocampista avanzato con il sogno di giocare cinque minuti nella sua Roma in serie A. Difficile che il nuovo mister dei giallorossi Luciano Spalletti lo accontenti. Già nel ruolo di leader del progetto sul nuovo stadio romanista Parnasi fatica a conservare il posto da titolare. Impantanato nelle difficoltà debitorie della sua holding Parsitalia, l'erede del fondatore Sandro Parnasi lotta per la sopravvivenza e ha individuato nella parmense Pizzarotti l'alleata che potrà aiutarlo. Secondo quanto risulta a "l'Espresso", tutte le attività di costruzione di Parsitalia saranno trasferite in una società di nuova costituzione dove Paolo e Michele Pizzarotti prenderanno la maggioranza delle quote. Parnasi avrà il resto e potrà procedere sulla strada della ristrutturazione del suo gruppo, esposto soprattutto verso Unicredit. Sulla tempistica dell'operazione molto dipende dalle resistenze di Parnasi e dai suoi colloqui con il presidente romanista Pallotta. L'alleanza con Pizzarotti è indispensabile non solo per realizzare l'impianto di Tor di Valle, se andrà in porto, ma per una serie di lavori bloccati dalla crisi di liquidità di Parsitalia. In primo luogo, ci sono le torri dell'Eur che diventeranno il nuovo quartier generale di Eni e di Wind dopo essere state completate e girate a un fondo immobiliare che le affitterà ai nuovi inquilini. Parsitalia ha in portafoglio altre aree, soprattutto nella zona nord della capitale ma anche in altre regioni d'Italia, che hanno già ottenuto le autorizzazioni per ospitare grandi centri commerciali. Il candidato socio Pizzarotti farà a Tor di Valle quello che ha fatto in vari appalti pubblici. I passaggi saranno i seguenti. In primo luogo, l'area sarà conferita da Parnasi a Pallotta e al suo gruppo di investitori fra i quali David Ginsberg del Fenway group, che ha incarichi amministrativi nei Boston Red Sox di baseball e nel Liverpool Fc. In seguito, l'impresa emiliana eseguirà le opere necessarie a portare a termine l'impianto sportivo nelle vesti di general contractor, incluse le cubature destinate a uso commerciale o residenziale. Per Pizzarotti sarà un debutto nella capitale dopo un primo tentativo fallito per la costruzione della linea D della metropolitana in cordata con Condotte.
Gianfrancesco Turano

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Lazionetter
* 22.313
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L'ultima che ho sentito oggi, da ambienti piscioruggine: pensano di farcela a condizione che si facciano le olimpiadi a Roma nel 2024.
Infatti, il trucco sarebbe inserire il cesso puzzolente nell'ambito degli impianti olimpici (torneo di calcio) e vedersi assegnare lavori pubblici per viabilità e trasporti aggratisse o quasi. Un imbroglio, direte... Ma vi sorprendereste?
Le altre idee ( che già sapevo) imporrebbero un trasferimento a Tor Vergata ( ma così parnasy fallisce e quindi unycredyt ha messo il veto) o attendere il 2024 e prendersi l'olimpico a giochi finiti per ricostruirlo da stadio del calcio (idea con cui vorrebbero tacitare la Lazio, in subordine). In entrambi i casi si  perderebbe tempo, troppo tempo, pallotta può aspettare al massimo fino al 2017 con l'assegnazione olimpica.
FORZA PARIGI!!!!

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