Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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robylele

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Citazione di: MisterFaro il 27 Mag 2019, 07:49
Che striscione sessista!!!
Ora vado a vedere lo sdegno sui media.

trovato qualcosa?
:sisisi:

COLDILANA61

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Il PD di giachetti ci mette 5 minuti a fare lo stadio .

Col doppio delle cubature , gli interventi sulla viabilita' a spese dei contribuenti e una tassa comunale ai LAZIALI per sovrapprezzo .

Roma e' morta (cit. del 6 anno) .


PARISsn

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Citazione di: ES il 24 Mag 2019, 14:27
Ecco, questo è importante.
La sera bruscolini e dopo succo di frutta, il dolce dopo il salato per pulire la bocca.
Da consumare vedendo la serie preferita o le vicende dei pallotta boys...😊

si ma io non trovo piu' i bruscolini di una volta, quelli che vendeva  er bruscolinaro fori all' Atlantic a Via Tuscolana nelle bustine de carta velina..erano belli ciccioni e salati....adesso so piccoli e insipidi...almeno qui dove sto io... :(

Omar65

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Ot

Sono stato per anni un consumatore di bruscolini da competizione

Poi ha cominciato a farlo mio figlio, e non sopportavo il rumore che faceva, mi mandava in bestia

Non compro più bruscolini

E mi rendo conto di quanto ho rotto i co.j.o.ni per anni e anni...

:)


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MisterFaro

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Citazione di: Omar65 il 28 Mag 2019, 21:23
Ot

Sono stato per anni un consumatore di bruscolini da competizione

Poi ha cominciato a farlo mio figlio, e non sopportavo il rumore che faceva, mi mandava in bestia

Non compro più bruscolini

E mi rendo conto di quanto ho rotto i co.j.o.ni per anni e anni...

:)

E se tuo figlio comincia a scrivere qui?

Omar65

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* 7.064
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Citazione di: MisterFaro il 28 Mag 2019, 21:36
E se tuo figlio comincia a scrivere qui?

Meglio di no...  rimango col dubbio...
:)

gigiazzo

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Potrebbe fare la spia quella carogna dello zio...

:asrm, per rimanere in topic

MisterFaro

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* 18.008
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Citazione di: Omar65 il 28 Mag 2019, 21:41
Meglio di no...  rimango col dubbio...
:)

Citazione di: gigiazzo il 28 Mag 2019, 22:02
Potrebbe fare la spia quella carogna dello zio...

:asrm, per rimanere in topic

:=))  :beer: :beer:



:asrm
(altrimenti ci bannano)

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BomberMax

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Citazione di: PARISsn il 28 Mag 2019, 18:30
si ma io non trovo piu' i bruscolini di una volta, quelli che vendeva  er bruscolinaro fori all' Atlantic a Via Tuscolana nelle bustine de carta velina..erano belli ciccioni e salati....adesso so piccoli e insipidi...almeno qui dove sto io... :(


il top era quello all'alberone che vendeva pure fagioli e altri semi dentro i sacchi di juta,  ne ho mangiati a balle di bruscolini

novantatreesimo

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Caos giunta a Roma: stadio, slitta il viadotto dei Congressi

Mercoledì 29 Maggio 2019 di Fabio Rossi

Parcheggi, manutenzione straordinaria delle metropolitane, persino il ponte dei Congressi: tanti progetti che potrebbero slittare, anche di qualche anno, per lasciare via libera a quelli realizzabili in tempi più brevi. Virginia Raggi l'ha ribadito a chiare lettere, all'indomani delle Europee:

«Servono risultati, subito». A partire dagli investimenti e dalle opere pubbliche, con un focus inevitabile su quelle completabili, tassativamente, in 18-24 mesi. L'orizzonte dell'amministrazione pentastellata è infatti il 2021, quando scadrà il mandato della sindaca: e due anni, visti i problemi che si incontrano in Campidoglio ad avviare i cantieri, sono un intervallo molto più breve di quanto si possa pensare.
IL BILANCIO
E così la parola d'ordine, che sarà concretamente applicata a partire dall'assestamento estivo di bilancio, è diventata razionalizzazione. Ossia: «concentriamoci sugli interventi per i quali potremo, realisticamente, tagliare il nastro». Inevitabile, quindi, uno spostamento di fondi dalle opere più complesse da realizzare a quelle che hanno magari un iter già avviato. E che, comunque, possono contare su fondi già stanziati e immediatamente disponibili, perché già inseriti nel bilancio di previsione 2019.
LE SCELTE
Palazzo Senatorio punta su interventi rapidi ma di apprezzabile valore simbolico: dall'abbattimento della sopraelevata della tangenziale est, all'altezza della stazione Tiburtina, all'avvio del tram dei Fori, che collegherà largo Corrado Ricci con la stazione Termini. Fino alle piste ciclabili da realizzare e all'arrivo di nuovi treni per la metropolitana. Più qualche intervento mirato, come quello sull'area di Villa Borghese (e in particolare sulle vie circostanti) e per la risistemazione di via del Tritone e via Due Macelli, con ampliamento dei marciapiedi e pedonalizzazioni. Oltre all'annosa battaglia contro le buche: in questi due anni residui si tenterà di aprire il maggior numero possibile di cantieri di manutenzione straordinaria. Anche se, visto quanto accaduto negli ultimi tempi, su questo fronte c'è poco da essere ottimisti.
I RINVII
A essere temporaneamente sacrificate, con un allungamento dei tempi di realizzazione, saranno invece opere ancora non cantierate, o con finanziamenti tuttora da completare. Tra queste ci potrebbe essere anche il ponte dei Congressi, uno dei progetti inseriti nel piano della mobilità del nuovo stadio della Roma. Pur finanziata in gran parte grazie ai fondi dello Stato, l'opera non è stata ancora avviata, e ha ovviamente uno sviluppo previsto in più anni, di sicuro oltre la scadenza naturale della consiliatura. Probabile che, a questo punto, i tempi possano ulteriormente allungarsi, soprattutto se non dovesse decollare l'impianto di Tor di Valle.
Così come potrebbe slittare il piano di manutenzione straordinaria della linea B della metropolitana, che l'ultimo piano investimenti del Campidoglio colloca già nel 2021.
LO STOP
Destino simile potrebbero avere altri interventi non avviabili quest'anno. Come il completamento del restauro delle Mura Aureliane, che si trascina già da alcuni anni. Oppure la riqualificazione dell'area compresa tra piazza dei Cinquecento e piazza della Repubblica, a ridosso della stazione Termini. Si allungheranno i tempi per i completamento dei parcheggi a servizio delle stazioni della metropolitana di piazza Annibaliano e piazza Conca d'Oro, sulla linea B1, nonché del nuovo spazio in struttura metallica per le auto presso la fermata di Ponte Mammolo.

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Ma come? Non si fa? Perchè?

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Sentivo stamattina in una aradio che starebbero valutando l'ipotesi di Fiumicino offerta dal sindaco Montino.
Ergo, dopo le tonnellate di inchiostro sprecato per dire che va tutto bene, potrebbero considerare l'opzione più logica, ovvero abbandonare il progetto di Tor di Valle.

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GLI INVESTITORI QATARINI AVREBBERO STRATEGIE DIVERSE PER QUANTO RIGUARDA LA COSTRUZIONE DEL FUTURO IMPIANTO DEI CAPITOLINI

ROMA CESSIONE PROPRIETÀ QATAR STADIO / La Roma potrebbe presto dare inizio a una profonda rivoluzione. Tralasciando le questioni di campo relative al calciomercato e alla futura guida tecnica,  anche in seno alla proprietà capitolina si starebbero facendo riflessioni importanti riguardanti il futuro.
Secondo le informazioni raccolte da Calciomercato.it, una cordata di investitori con sede in Qatar avrebbe messo nel mirino la società giallorossa. L'interesse qatarino per i capitolini è presente e potrebbe abbracciare anche la situazione relativa al futuro stadio: gli investitori, laddove riuscissero ad acquistare il club, potrebbero rinunciare a costruire l'impianto sportivo nella Capitale, preferendo procedere alla sua edificazione in un sito esterno al Grande Raccordo Anulare (Fiumicino) per questioni legate al Piano Regolatore Generale.

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Fosse vero, da una parte bene perchè non avrei le merde a tre fermate di metro da casa mia, dall'altra male perchè potevamo prenderla noi quell'area.

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Stadio, stretta su Tor di Valle ma Fiumicino offre altre ipotesi (La Repubblica ed. Roma, 30 Maggio 2019)

La società prova a incalzare il Comune e chiudere la partita sulla convenzione urbanistica " Alla fine la spunteremo". Ma resta il nodo della fronda interna ai cinquestelle

di Lorenzo d'Albergo

Una visita di cortesia. Come raccontato ieri da Repubblica, l'altro giorno la Roma si è imbarcata in un sopralluogo per ascoltare le proposte del sindaco di Fiumicino, il dem Esterino Montino. Un po' per non mancare di rispetto a chi si è fatto avanti armato di buona volontà a fronte dei ritardi accumulati dal Campidoglio, anche a causa delle inchieste giudiziarie, sull'iter del nuovo stadio giallorosso. Un po' per rendersi conto di cosa ci sia Oltretevere, al di fuori di Tor di Valle.
Un modo, insomma, per tenersi sempre aggiornati sulle possibili alternative nella capitale e dintorni. All'Eur, però, nei nuovi uffici dei giallorossi, la convinzione è che non serviranno piani B. Per chiudere la convenzione urbanistica con gli uffici del Campidoglio mancano due, al massimo altri tre incontri. E le sensazioni sono « positive » . Se non ci saranno intoppi, il patto tra il club e il Comune verrà finalmente tradotto in una delibera da votare in aula Giulio Cesare prima della pausa estiva. Un atto su cui la maggioranza grillina dovrà dimostrare di essere davvero compatta.
La questione politica, in fondo, è sempre la stessa. I 5S erano partiti con l'idea di non realizzare nuovi impianti sportivi a Roma. Figurarsi uno stadio tanto importante come quello dei giallorossi. Ora, invece, si trovano per le mani un progetto che in passato avrebbero contestato punto per punto. Ecco, più di un consigliere è rimasto su quella linea e potrebbe decidere di non farsi vedere in aula Giulio Cesare il giorno del voto. L'exit strategy, considerando che il Pd ha già ribadito la sua contrarietà all'opera dopo il taglio delle cubature e delle opere pubbliche, sarebbe il voto in seconda convocazione. A quel punto, seppur nell'imbarazzo generale, i pentastellati riuscirebbero a portare a casa il via libera senza il bisogno della maggioranza al gran completo.
Il calendario della Roma, al netto del trambusto causato dalle ultime questioni sportive e dalle voci che vorrebbero forte l'interesse di un fondo del Qatar per il club del presidente James Pallotta, è già fissato. Come detto, rimangono tre riunioni. Gli ultimi tre faccia a faccia con i dirigenti capitolini per trovare la stretta di mano e buttare giù il documento che prescrive puntualmente gli obblighi che i privati dovranno rispettare per costruire stadio e uffici a Tor di Valle. Per quei terreni il patron statunitense dei giallorossi verserà presto una prima tranche da 7 milioni di euro alla Eurnova di Luca Parnasi. Il resto, quasi altri 100, arriveranno dopo l'accordo con il Comune. Un'intesa che fino a questo momento non si è trovata per una netta divergenza di vedute sulla tempistica degli interventi pubblici finanziati dai proponenti: la Roma, logorata da un iter infinito, sa di poter realizzare lo stadio in tempi più brevi di quelli che il Comune impiegherà per mettere a bando la realizzazione delle nuove strade a servizio dell'impianto e l'acquisto dei treni per la Roma-Lido.

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L'intervista

Montino "Abbiamo aree in abbondanza e voglia di fare" (La Repubblica ed. Roma, 30 Maggio 2019)
di Simona Casalini

Sindaco Montino, lo vorrebbe il nuovo stadio della Roma nei terreni del suo Comune, Fiumicino?
«Certamente sì, sono io che ho detto ai dirigenti della Roma: 'spero che la situazione col Campidoglio si sblocchi, ma sappiate che qui a Fiumicino ci può essere una alternativa'. Era un paio di mesi fa, in un momento particolarmente, diciamo così, incagliato, della questione nuovo stadio, e ci siamo incontrati nei miei uffici». Parla il dem Esterino Montino, dopo il sopralluogo effettuato da alcuni emissari della As Roma e tecnici al seguito nelle aree edificabili nel suo Comune di proprietà di Leonardo Caltagirone, dopo la Fiera lungo la Roma-Fiumicino.
Perchè ha offerto un piano B al progetto giallorosso?
«Non ho indicato un'area in particolare, ho fatto un quadro più ampio. Loro hanno bisogno di circa 40, 50 ettari, e da noi ci sono circa 200, 300 ettari liberi sulla destra dell'autostrada andando verso l'aeroporto tutti edificabili: sono a blocchi di circa 30, 40 ettari di diversi proprietari mentre le aree libere di Leonardo Caltagirone credo siano troppo piccole. Sono già infrastrutturati, hanno strade, ferrovie e vastità di parcheggi. Appena a 7 km da Tor di Valle. E come amministratore ritengo che un grande impianto sportivo sia un intervento urbanistico più qualificante di una distesa di capannoni»
Ma entrerebbe in quei terreni il progetto concepito a Tor di Valle?
«Va comunque ridimensionato, io parlo con l'As Roma per lo stadio, la foresteria, l'albergo e spazi commerciali legati allo sport. Non voglio palazzoni»
Ha mai parlato col Campidoglio?
«No, ma ho sentito la sindaca Raggi che rispondeva così, elegante, a una radio privata. "See, je piacerebbe a Montino...»

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Il retroscena

Il piano B dell'As Roma per scuotere la sindaca (La Repubblica ed. Roma)

di Daniele Autieri

La battaglia sullo stadio della Roma sale di livello. E il fronte si sdoppia. L'anticipazione di ieri lanciata da Repubblica che rivela l'ipotesi di costruire il Colosseo del calcio non più sui terreni di Tor di Valle, ma nell'area della nuova Fiera di Roma, riscrive la storia e il futuro del più grande progetto urbanistico della capitale, e aumenta il numero dei contendenti sull'affare edilizio del decennio.
Il fronte della battaglia diventa duplice: da un lato lo scontro politico, dall'altro gli interessi industriali.
Edificare lo stadio nei pressi della nuova Fiera scippa al Comune di Roma la più grande opera urbanistica della storia contemporanea di questa città, offrendo su un piatto d'argento a Fiumicino e al suo sindaco Esterino Montino la possibilità di mettersi una medaglietta politica di non poco conto.
L'impressione, confermata da alcune fonti qualificate, è che proprio la As Roma (ufficialmente per il momento " non interessata" alla soluzione Fiumicino) sia stufa dei tentennamenti della sindaca Raggi e veda di buon grado l'ipotesi di far entrare in gioco un nuovo soggetto politico, alimentando così una battaglia sull'efficienza e sul consenso, e facendo leva sulla contesa aperta tra il Pd (in crescita nei consensi) e il Movimento 5 Stelle, ancora impegnato a leccarsi le ferite delle elezioni europee.
Esterino Montino, già presidente ad interim ed assessore all'Urbanistica della Regione Lazio, oltre che ex- assessore ai lavori pubblici del Comune di Roma, è la personalità più adatta per raccogliere un progetto come quello dello stadio, superando a destra la lumaca grillina del Campidoglio.
Del resto, tutti i protagonisti di questa vicenda sono ormai convinti che prima di settembre il consiglio comunale di Roma non si pronuncerà sulla convenzione che dovrebbe dare il via libera alla costruzione. Il tempo passa, le inchieste giudiziarie si tirano dietro un pezzo di Campidoglio, e la società di calcio paga un prezzo salato per colpe non sue. Da qui la decisione di aprire un fronte inedito, ma nuovi terreni significano nuovi costruttori. E se non fosse Leonardo Caltagirone, sarebbe comunque un soggetto diverso dalla Eurnova, ex- società di Luca Parnasi.
Guardare a una soluzione alternativa è un gioco facile, mentre l'ipotesi Tor di Valle viene frenata dall'immobilismo capitolino.
L'ultima notizia, emersa dalle dichiarazioni della sindaca dopo la sonora sconfitta delle europee, è il possibile slittamento della costruzione del ponte dei Congressi, uno dei progetti inseriti nel piano di mobilità del nuovo stadio. Già in parte finanziata con fondi statali, l'opera non è stata ancora avviata e oggi rischia l'ennesimo rinvio.
Gli attuali vertici di Euronova ( la società proprietaria dei terreni di Tor di Valle) si dichiarano tranquilli e convinti che l'operazione vada in porto, anche se a Palazzo Senatorio sembra ancora dominare l'incertezza. Serve un piano B, che sia un' alternativa per la società di calcio, o anche solo di stimolo alla sindaca Raggi.

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Stadio sul binario morto
Voci di interesse dal Qatar (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 30 Maggio 2019)


Secondo gli ultimi rumors «il Paese arabo sarebbe pronto ad investire nell'impianto». In Campidoglio è tutto fermo: la variante urbanistica non è mai stata calendarizzata

Politica, calcio, affari. E, in mezzo, un vero e proprio rebus: ma il controverso e da molti contestato progetto sullo stadio della Roma va avanti o è fermo? E James Pallotta – dopo aver chiamato all'adunata i tifosi («se volete il nuovo impianto fatevi sentire», le sue parole) e averne ricevuto come risposta una sonora contestazione («noi lo stadio non lo vogliamo») – procede o indietreggia?

LO STALLO
Perché ogni giorno che passa, nubi sempre più nere (sarà la strana primavera che stiamo vivendo...) si addensano su Tor di Valle. E non solo per quanto riguarda il Campidoglio. Perché i fattori di criticità, dopo questo 26 maggio, sono ulteriormente aumentati. Sarà pure, come ha scritto Daniele De Rossi nella sua lettera di saluto ai supporter giallorossi, che «il 27 maggio il vento soffia ancora», ma sempre meno sembra spirare dalle parti dell'ex Ippodromo. In Campidoglio, al di là delle solite riunioni tecniche con Eurnova (una c'è stata ieri, l'altra la settimana prossima), sul fronte politico tutto tace: la variante urbanistica, che doveva essere portata in aula entro l'estate, non è ancora stata calendarizzata e dopo l'arresto di De Vito l'attività si è ulteriormente paralizzata. Altro indizio, la rimodulazione delle opere pubbliche nel piano di investimenti 2019-2021: il ponte dei Congressi slitterà ancora in avanti, visto che la giunta grillina, con soli due anni davanti (che, in realtà, tra campagna elettorale e ferie estive sono si e no 18 mesi di lavoro pieno), vuole puntare solo su ciò che pensa di realizzare entro la fine del mandato. Come se non bastasse, la batosta elettorale crea dei contraccolpi nel Movimento, nazionale e romano: brusca frenata sull'anima "governista", ritorno di fiamma alle origini, quando M5S era un partito "di lotta". E poi c'è la Roma di JP, in enorme difficoltà anche lui. La gestione dell'addio di De Rossi, le possibili cessioni di Dzeko e Manolas, la caccia (finora fallimentare) al nuovo tecnico. Il patron americano è sotto tiro, accusato – appunto – di «pensare solo allo stadio».

LE POSSIBILI TRATTATIVE
In questo clima, ieri è saltata fuori l'ultima voce. Che la Roma abbia chiesto al Qatar di intervenire per finanziare il nuovo impianto. Ricostruzione che, in questi termini, è stata smentita dal club giallorosso: «Non abbiamo chiesto nulla a nessuno. Con il Qatar abbiamo i soliti rapporti: sponsor e attività collaterali». Una risposta che si regge sulle sfumature. Magari la Roma non ha chiesto, ma questo non esclude che il Qatar possa essere interessato all'affare, anche perché il Paese arabo è già molto presente nel mondo del calcio europeo, dopo l'acquisto del Psg in Francia. E con la Roma i rapporti si sono via via intensificati. Prima la sponsorizzazione, poi le voci di una possibile cessione del club. Ipotesi smentita, anche questa, anche se erano già circolate delle cifre: 400-500 milioni di euro. Fantacalcio? Chissà. L'idea che Pallotta sia stanco, che abbia capito che il business stadio non è così semplice, circola ormai da un po'. Ed è naturale che, se il Qatar investisse nel nuovo impianto (o addirittura lo rilevasse), per il patron di Boston verrebbe meno il motivo fondamentale per cui si prese la Roma. Ipotesi, scenari. Ma qualcosa si muove. E la Raggi, questa è la sensazione secondo gli insider del Campidoglio, sta a guardare. Tanto a fine mandato mancano due anni, che poi sono anchemeno.
Ernesto Menicucci

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Il rischio è che un'operazione sportiva diventi una (lecita) speculazione

Stadio o tribunale Ma esiste il piano C (Corriere dello Sport, 30 Maggio 2019)

Tre possibili soluzioni per una vicenda infinita. Pallotta vuole arrivare fino in fondo però non può essere esclusa una cessione della Roma




Mettiamoci d'accordo. Lo stadio non è un vezzo, un nastro tra i capelli o uno scudetto in più o in meno sulla lista delle rivendicazioni storiche. Lo stadio di proprietà è uno strumento. Non averlo non può diventare un alibi, e questo per tagliare corto sulle responsabilità dell'attuale dirigenza della Roma. Come su quelle di altre società che trovano difficile tenere diritti contemporaneamente ambizioni e bilancio.

Però se ce l'hai e lo fai lavorare funziona. Già detto mille volte: la Juventus nei primi cinque anni di attività dello Stadium ha quadruplicato la relativa voce degli introiti. Partiva da Krasic, è arrivata a Cristiano. Vero che anche in Italia (o quasi solo in Italia) esistono squadre che sono riuscite a emergere senza un impianto proprio o nuovo, vedi il Napoli. E l'Atalanta, considerando acquisita la crescita strutturale di quest'ultima. Ma se poi tutti, compresi Napoli e Atalanta, vogliono costruire o almeno ristrutturare significa che a qualcosa gli stadi di proprietà servono. Oppure il mondo è impazzito e parliamo d'altro.
Diamo per scontato che il mondo sia sano e parliamo comunque d'altro. Parliamo appunto della Roma. Alla Roma, al di là delle ire passeggere di tifosi che gridano di non volere lo stadio sperando che così James Pallotta si stufi e venda tutto (a chi, così di volata? vabbè, dettagli), lo stadio serve per incassare ogni anno quei 30 milioni in più - almeno, ma in realtà le stime arrivano fino a 60 - che svincolerebbero definitivamente il club dall'incubo della qualificazione obbligatoria alla Champions League. E tralasciamo tutto il valore aggiunto in immagine e partecipazione emotiva e simbolo che avere una casa mia e solo mia apporta.
Sono vantaggi a cui non è lecito rinunciare. E l'iniziativa era nata come intelligente sinergia tra sviluppo sportivo e interesse imprenditoriale. Ci si sono messe di mezzo le vicende che qui non vale la pena ripercorrere: la burocrazia, le beghe politiche, i vincoli e i ritardi, la corruzione e le inchieste. Due incruente ma scioccanti rivoluzioni poltiche. Passare da Alemanno alla Raggi attraversando Marino (il sindaco chirurgo, non la cittadina) non poteva risultare indolore. Sono quasi sette anni che il progetto Tor di Valle è stato concepito e oltre sei che ha cominciato a camminare. Ancora oggi non si sa verso dove.
E' a questo punto, e non per colpa specificamente di Pallotta o della Roma, che l'afflato sportivo della faccenda rischia di evaporare e lasciare il posto a una pura e semplice operazione speculativa. Legittima in sé, però fuori tema. Incentrata sui 139.500 metri quadrati di edificazione privata, tra strutture, uffici, negozi, concessa in cambio degli 80,6 milioni di euro di opere pubbliche a carico del proponente, cioè di Pallotta e dei suoi partner. Tra i quali Eurnova, in attesa che il presidente della Roma rilevi i terreni di Tor di Valle. La firma è prevista per giugno, però non ci contate troppo.
Utilizziamo una terminologia alla moda. Il piano A di Pallotta è sempre stato e resta la realizzazione dello stadio. In beneficio della competitività e della solidità della squadra (anche la Roma è un suo investimento). Infatti continuano le riunioni tecniche con gli uffici del Comune, con lo scopo di stilare una convenzione urbanistica che permetta di andare al voto in Assemblea Capitolina, rifinire la variante al piano regolatore e dare il via ai lavori. 
Il passaggio amministrativo finale è previsto prima dell'estate. L'ipotesi che slitti almeno fino all'autunno, se non all'inizio del 2020, è assai concreta. Che salti del tutto è improbabile, però l'attuale situazione politica non consente di escluderlo. Alleghiamo a questo il piano A1: spostamento di sede dello stadio. Per esempio, c'è Fiumicino che preme da tempo. Una follia, commentano i proponenti. In effetti sarebbe un tentativo disperato: anche se per assurdo gli inciampi della burocrazia si azzerassero, rielaborare tutti i progetti richiederebbe un anno a dire poco.
Il piano B è portare avanti la trattativa il più possibile, guadagnare terreno e poi fare causa al Comune. Non è un segreto e il club stesso ha accennato più volte a questa possibilità. Diversi esperti di diritto amministrativo non vedono grandi prospettive per la Roma: al massimo Pallotta potrebbe ottenere un ristoro per le spese sostenute nella modifica del progetto originario, al momento del passaggio dalla gestione Marino a quella Raggi. L'ex assessore all'urbanistica Giovanni Caudo, come potrete leggere accanto, non è d'accordo e ritiene che la Roma nel momento in cui è stata invitata a rielaborare tutto abbia anche acquisito certi diritti. Se ha ragione Caudo, allora Pallotta si ritrova a disporre di un'arma di pressione notevolmente efficace.
Ed è qui che può nascere il piano C. Improbabile finché si vuole, campato in aria quel che basta. Per evitare un contenzioso, poniamo, il Comune approva la variante. Tuttavia è passato troppo tempo. La proprietà della Roma non vede più conveniente aspettare che il nuovo stadio cominci a produrre profitti. Del resto la roadmap degli inizi li prevedeva già in arrivo, a questo punto. E' il momento di monetizzare il più rapidamente possibile. Quindi si vende la squadra insieme con il permesso di costruire. Un bene molto più prezioso di quanto non sia oggi la società in sé e per sé. Ovviamente solo il piano A (con l'allegato A1, per quanto aleatorio) ricade per intero nel territorio dello sport. Il resto è puro e ineccepibile business.

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