Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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ES

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Citazione di: joe il corvo il 17 Nov 2016, 22:20
Scusa Coldilana ma sono sconcertato: questo topic, è tutto scritto nero su bianco, è PIENO ZEPPO di SACROSANTI attacchi violentissimi a Marino, a Zingaretti, al PD, a tutti. Ripeto: sacrosanti quando erano loro ad avere la palla.

Ora, invece, come si toccano i cinquestelle partono le segnalazioni. Curioso, eh?

corvo, buttace il link del forum ove lanciavi strali contro marino in quel lontano dicembre 2014 e ne uscirai scrollandoti di dosso la polvere.

Perché quí non c'eri, corvo, non sentivi l'impellente bisogno di liberarti in quel periodo?

Hai pochi post, nessun percorso storico, insomma, posizioni estreme in un forum della Lazio, sei stato nominato  ;)

Sempre con simpatia.

COLDILANA61

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Citazione di: MisterFaro il 17 Nov 2016, 19:52
La propaganda politica non conosce limiti.
Un nuovo netter sembra si sia iscritto solo per dimostrarlo.

Perlana .

Citazione di: ES il 17 Nov 2016, 22:28
corvo, buttace il link del forum ove lanciavi strali contro marino in quel lontano dicembre 2014 e ne uscirai scrollandoti di dosso la polvere.

Perché quí non c'eri, corvo, non sentivi l'impellente bisogna di liberarti in quel periodo?

Hai pochi post, nessun percorso storico, insomma, posizionii estreme in un forum della Lazio, sei stato nominato  ;)

Sempre con simpatia.


Perlana 2 .

COLDILANA61

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Citazione di: joe il corvo il 17 Nov 2016, 22:20
Edit

Rileggiti .

Cosa catso c'entra la muraro sullo stadio . Cosa ?

Basta vedere come si pone Rugiule e te .

Su questo tema e sul connesso .

Ma per favore ...


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PARISsn

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io non credo che Berdini possa esporre la tesi che ha esposto in una riunione ufficiale della Conferenza di Servizi sul progetto stadio e poi far passare tutto come  niente fosse....anche perche presumo che giunta e sindaca sapessero cosa andava a dire....quindi pur volendo prendere il tutto con le  molle  il piu' possibile...l'ipotesi che  lo stadio non si faccia o cmq non come  lo vorrebbero....( cioe' senza opere pubbliche inutili e che costano al comune...senza torri e metri cubi di speculazione...con parcheggi e idrovore e altre strutture che dovrebbe pagare la riomma  o chi per loro )....prende piede in maniera convinta. Del resto che  il progetto sta fallendo si puo' evincere anche da altre cose che accadono e che passano in sordina....per esempio ( voce arrivata da amico impiegato in Unicredit ) Unicredit sta comprando a prezzo di svendita, perche da ristrutturare e non lo vuole nessuno....l'ex palazzo Telecom all' Eur ...dove fare la direzione generale...rinunciando quindi all'acquisto di una o parte di una torre prevista nel progetto.

pan

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speriamo Berdini non si dimetta ma che anzi la presa di posizione del Mibact lo spinga a continuare.

Rugiule

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Citazione di: PARISsn il 17 Nov 2016, 22:34
Unicredit sta comprando a prezzo di svendita, perche da ristrutturare e non lo vuole nessuno....l'ex palazzo Telecom all' Eur ...dove fare la direzione generale...rinunciando quindi all'acquisto di una o parte di una torre prevista nel progetto.
E quale sarebbe questo palazzo?
Comunque questo è un altro indizio...

carib

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Citazione di: Thorin il 17 Nov 2016, 18:55
Scusami sai, in 32 anni non ho mai sentito un politico mena' così alla squadra del male, non sto a pensa' ai tecnicismi.


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joe il corvo

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Citazione di: Rugiule il 17 Nov 2016, 23:01
E quale sarebbe questo palazzo?
Comunque questo è un altro indizio...

I palazzi di cui credo parli sono le Torri Ligini sulla riva del Laghetto, accanto alla Nuvola di Fucsas, oggi anche chiamati popolarmente Beirut. Vale la pena raccontare la storia.

Dieci anni fa Veltroni coinvolse Renzo Piano in un progetto di riqualificazione dell'area che era in abbandono. Abbattere le Torri Ligini e costruire al loro posto palazzi residenziali di vetro e acciaio. In particolare la soluzione era stata pensata per portare luce alla nuvola: rivolto a sud di questa, il complesso avrebbe fatto da lente per il sole ed impreziosito il palazzo dei congressi e l'antistante hotel nero, detto Lama.

Arrivò Alemanno che, con piglio fascistissimo, disse: "va preservato lo stile dell' EVR42, ci vuole più travertino, sennò blocco tutto". Renzo Piano, archistar del progetto, ne approfittò per defilarsi. I palazzi rimasero mezzi smontati in una configurazione che guadagnerà loro il nomignolo citato: Beirut.

Dopo cinque anni arrivò Marino che cercò di trovare una soluzione, che arrivò in extremis: settembre 2015 Telecom si accollava le Torri per farci il nuovo quartier generale. Iniziano i lavori e, se ci passate accanto, vedete ancora la struttura di notte illuminata con i colori della Tim.

Ma solo dopo pochi mesi Telecom cambia amministratore delegato: esce Patuano ed entra Cattaneo. Quest'ultimo ha come obiettivo una drastica riduzione dei costi *nell'immediato*; ecco che per lui il progetto torri diventa molto fastidioso: non farlo gli permetterebbe di risparmiare molti soldini, nell'immediato, e avvicinarsi più facilmente all'obiettivo di riduzione dei costi. Vorrebbe abbandonare il progetto ma non può: c'è una penale di 240 milioni da pagare a Cassa Depositi e Prestiti, il proprietario parte del progetto.

Arriva il nuovo sindaco Raggi e cosa fa: a luglio revoca i permessi del comune (*) per una questione di contrasti sui contributi da dare in compensazione. A questo punto Telecom può sganciarsi dal progetto senza pagare penali e rimanersene tutti a Parco de Medici e Francisci. Grande svolta questa!

(ora le cose pare si siano rimesse in moto, ma la cosa di Unicredit mi giunge nuova)

---

Per cosa è istruttiva questa storia? Per questo punto (*). Faccio notare che il Comune, pur in una situazione di grande incertezza, non ha esitato a luglio a FERMARE un progetto avviato. Un progetto su cui ballavano 240 milioni di penale che, a questo punto secondo la logica dei giornalisti romanisti, CDP potrebbe sentirsi autorizzata a chiedere al Comune. Questa storia ci dimostra insomma che un progetto milionario da fermare, se lo si *vuole* fermare, lo si ferma. Non con interviste o con interventi in conferenza: con delibere.

FatDanny

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comunque a volte riuscire ad ammettere una buona sortita dell'avversario non sminuisce le proprie convinzioni, le rafforza perchè le rende più credibili.
Così invece anche argomenti dotati di una loro sostanza si perdono in un mare dove sostanza e propaganda diventano indistinguibili.
Ed è un peccato...

Kredskin

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Citazione di: ES il 17 Nov 2016, 22:28
corvo, buttace il link del forum ove lanciavi strali contro marino in quel lontano dicembre 2014 e ne uscirai scrollandoti di dosso la polvere.

Perché quí non c'eri, corvo, non sentivi l'impellente bisogno di liberarti in quel periodo?

Hai pochi post, nessun percorso storico, insomma, posizioni estreme in un forum della Lazio, sei stato nominato  ;)

Sempre con simpatia.
Me sa tanto che magnamo tranquilli.

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«Follia Tor di Valle». La giunta smonta lo stadio (Il Messaggero)

Da una parte il «no» della Soprintendenza perché nell'area «sono presenti beni archeologici di valore»; dall'altra lo stop (a parole, seppur molto dure, per il momento) al progetto di Paolo Berdini, assessore all'Urbanistica della giunta Raggi. In mezzo: l'affare calcistico immobiliare di Tor di Valle che continua a navigare in acque più che mai tempestose.

IL CASO

Da una parte il «no» della Soprintendenza perché nell'area «sono presenti beni archeologici di valore»; dall'altra lo stop (a parole, seppur molto dure, per il momento) al progetto di Paolo Berdini, assessore all'Urbanistica della giunta Raggi. In mezzo: l'affare calcistico immobiliare di Tor di Valle che continua a navigare in acque più che mai tempestose. A tre giorni dall'incontro in Campidoglio tra il vicesindaco Daniele Frongia e i vertici del club giallorosso, ecco un altro cambiamento di linea. Nemmeno 72 ore e si è passati dal «andiamo avanti con questo progetto» di Frongia al perentorio o vengono ridotte le cubature o salta tutto. Intanto l'affare è «incagliato» nella conferenza dei servizi, che teoricamente va avanti nonostante la linea fluttuante del Campidoglio. Che suona così: sì allo stadio, no alle speculazioni edilizie.

LA STOCCATA
Proprio ieri Berdini, stadista mascherato, è stato netto durante l'audizione in consiglio regionale: «La scelta dell'area è stata una follia, messa in conto all'amministrazione pubblica. Tutto questo fa bene alle casse di qualcuno, ma non al Comune». E ancora: «O la Roma rinuncia a 220 milioni di progetto che non ci servono oppure pensi a un'area diversa da Tor di Valle». Per Berdini si può «tornare in conformità del piano, che prevede 63 mila metri quadri». Dunque la Roma potrebbe fare lo stadio con la zona commerciale a corredo senza più due torri? «Se il progetto è questo io posso firmare una cambiale adesso». Oppure? «La Roma potrebbe avere un'illuminazione e pensare che ci sono infinite altre zone di Roma che dallo stadio possono avere un ritorno di immagine, Tor di Valle è una zona deserta. Avere uno stadio a costo zero è una cosa, ma qui ci sono 200 milioni di soldi pubblici».
Per arrivare al dimagrimento dell'«ecomostro», che è stato approvato con una volumetria da quasi 1 milione di metri cubi, serve una nuova delibera per la pubblica utilità, che sostituisca quella approvata dalla giunta Marino, altrimenti il progetto, seppur su un binario morto e controverso, va avanti. E serve una variante al piano regolatore, anche questa da sottoporre al voto dell'Aula Giulio Cesare. La giunta pentastellata, sempre per bocca del suo assessore all'Urbanistica, fa capire che è pronta a rimettere le mani alla delibera in consiglio comunale. In cambio della diminuzione della volumetria con la nuova delibera dovrebbero saltare una serie di opere pubbliche, considerate «inutili» dal Comune, come il prolungamento della Metro B da Magliana a Tor di Valle, il ponte sul Tevere, idrovore per lo smaltimento dell'acqua piovana. Davanti alle parole del collega del Comune, l'assessore regionale alle politiche del territorio ha risposto così: «Se le modifiche proposte da Berdini si tramuteranno in atti credo proprio che si bloccherà la conferenza dei servizi. Questa non può che prendere in esame questo progetto».

LA STRONCATURA
C'è poi a minare un progetto controverso dalla nascita il parere, non vincolante, della Soprintendenza. Scrive infatti Margherita Eichberg che la zona in cui dovrebbe sorgere lo stadio della Roma «è situata in un'ansa del Tevere ancora pressoché integra dal costruito che costituisce un'estesa zona aperta caratterizzata e dalle profondità di campo di visuali». Tra le osservazioni del soprintendente anche il fatto che in quella zona «si riconoscono presenze archeologiche diffuse, relative ad infrastrutture fluviali, assi viari di primaria importanza e pertinenze funerarie anche monumentali nonché complessi abitativi il cui arco cronologico va dall'età del bronzo alla tarda età imperiale». «Si tratta dunque - prosegue il documento - di un sito meritevole di tutela e riqualificazione su cui emerge la sagoma organica dell'ippodromo do Tor di Valle riconosciuto come significativo esempio di architetture contemporanea».

S. Can.


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Stadio della Roma Berdini l'affossa "Troppe cubature a Tor di Valle" (La Repubblica - ed. romana)

L'assessore: tagliatele di due terzi Il Mibact rincara: lì molti resti antichi Conference call società- Pallotta

PAOLO BOCCACCI
UN colpo da ko. Praticamente un de profundis per il progetto dello stadio della Roma. Di fronte alla Commissione urbanistica, in un'aula del Consiglio regionale, l'assessore alla Pianificazione della giunta Raggi, Paolo Berdini, porta l'affondo: «La scelta di Tor di Valle è stata una follia, messa in conto all'amministrazione pubblica. Ci sono 220 milioni di opere che non servono, che vorrebbero che pagassimo con i metri cubi». Ed elenca: «Verranno costruite delle idrovore da 9,6 milioni in un terreno alluvionale, che il Comune dovrebbe gestire. Noi non siamo disposti. Poi vogliono fare un ponte vicino ad un altro che costa già 140 milioni. Invece no, via 48 milioni del ponte e 42 dello svincolo, dunque altri 90 milioni di euro. Poi togliamo anche il prolungamento della metro B che è deleterio, quindi 13 milioni per la nuova stazione di Tor di Valle quando stiamo ristrutturando la vecchia. E i parcheggi giganteschi servono a loro e li dovremmo perfino manutenere». Insomma: «O la Roma rinuncia ai milioni di opere inutili oppure pensi a una area diversa. Lì si può tornare solo alle regole del piano regolatore, che prevede 63mila metri quadri in tutto, cioè lo stadio con una zona commerciale da 10mila con volumi pari a due Hilton e niente torri: se il progetto è questo io posso firmare adesso. Il vizio di pagare il debito pubblico con volumetrie, potete stare certi che con la nostra amministrazione finirà per sempre. Se non fermiamo questa macchina infernale porteremo Roma al fallimento ».
L'affondo è così duro che l'assessore al Territorio della Regione non può che tirarne le fila: «Se le modifiche proposte da Berdini si tramuteranno in atti con una nuova variante, credo proprio che si bloccherà la Conferenza dei servizi, che non può che prendere in esame il progetto già presentato ». Non è tutto. Arriva sullo stadio anche il parere critico della soprintendente ai Beni culturali, Margherita Eichberg: «Si riconoscono presenze archeologiche diffuse, assi viari di primaria importanza e pertinenze funerarie anche monumentali dall'età del bronzo alla tarda età imperiale. Si tratta di un sito meritevole di tutela su cui emerge la sagoma dell'ippodromo, un significativo esempio di architettura contemporanea ». Mentre per il paesaggio le torri sarebbero troppo alte.
Naturalmente la polemica politica è alle stelle. Per il consigliere dem Giulio Pelonzi «sullo stadio della Roma i mal di pancia grillini sono ormai vere e proprie convulsioni. Siamo passati da un sì con riserve del vice-sindaco Frongia ad una completa avversità di Berdini». Per i consiglieri regionali di opposizione, De Lillo e Storace, invece, «ormai la Conferenza dei servizi è inutile e va bloccata». Ancora Civita: «Il secondo ponte e le strutture servono a 60mila tifosi. E la soprintendenza non può fermare il progetto ». Ribatte Berdini: "Sono contro contro una parte di questo progetto». Il capogruppo M5S alla Pisana, Devid Porrello, lo appoggia: «Impianto sì, ma non a discapito del benessere collettivo». E la Roma? Accusa il colpo. Nella notte lunga, drammatica conference call con Boston con il patron James Pallotta.


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Lo stadio della Roma diventa un caso (Corriere della Sera)

L'assessore attacca il progetto: «Ci sono 220 milioni di opere inutili»

ROMA
Il nuovo stadio della Roma diventa sempre più un caso (anche politico). Ancora piena di ostacoli, infatti, è la strada per arrivare a realizzare l'impianto sognato dal presidente James Pallotta nella zona di Tor di Valle, a sud della città. La giornata di ieri, sotto questo profilo, è stato particolarmente delicata, e negativa, per la società giallorossa e l'altra parte proponente, la Eurnova di Luca Parnasi.

Due gli intoppi che gettano ombre preoccupanti sul nuovo impianto: da una parte le 6 pagine di «rapporto» della Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, guidata da Margherita Eichberg, che ha espresso un parere estremamente negativo sul progetto. Dall'altra l'audizione nella sede della Regione Lazio dell'assessore comunale all'Urbanistica Paolo Berdini, che ha ribadito di essere favorevole alla costruzione dello stadio, ma non a tutto quello previsto intorno: «63 mila metri quadrati è l'area sufficiente per costruire lo stadio, ci sono 220 milioni di opere inutili. In più consideriamo folle avere scelto un'area come Tor di Valle».

Il parere della Soprintendenza inviato dal ministero dei Beni e delle Attività culturali, sottolinea come le valutazioni di impatto ambientale non siano accompagnate da tutti i documenti richiesti (addirittura dal 2014 con quattro lettere inviate alla Roma). In più la Roma è accusata, tra le altre cose, «di scarsa chiarezza sulle procedure e di non avere coinvolto il ministero».

Una sorpresa per il club ed Eurnova, anche perché, come ha sottolineato l'assessore regionale alle Politiche del territorio e alla mobilità, Michele Civita, «la Soprintendenza ha partecipato due anni fa anche alla conferenza preliminare senza fare appunti di alcun tipo».

L'audizione di Berdini, invece, era stata richiesta dal consiglio regionale per sollecitare il Comune su un passaggio fondamentale per la prosecuzione della Conferenza dei Servizi, che dovrà decidere in merito al progetto entro il 3 marzo 2017: vale a dire l'adozione della variante al Piano Regolatore Generale che Berdini non reputa affatto positivo perché «non porterà benefici nelle casse del Comune».

Gianluca Piacentini


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«Il nuovo stadio non porta benefici» (Corriere della Sera - ed. romana)

L'assessore Berdini: «Assurdo farlo a Tor di Valle». La soprintendente Eichberg: «Scarsa chiarezza e torri troppo alte, dal 2014 chiediamo le integrazioni alla Roma»

È cominciata con gli altoparlanti della sala degli Etruschi che diffondevano le note di Grazie Roma, pare su indicazione del consigliere Francesco Storace, è finita con la netta contrapposizione tra Regione e Comune, l'audizione davanti al consiglio regionale di Paolo Berdini. L'Assessore comunale all'Urbanistica ha spiegato i motivi della sua contrarietà allo stadio della Roma, che dovrà nascere a Tor di Valle. «È un progetto - le sue parole - che non reputo positivo e che nelle casse del Comune non porterà benefici. Avere uno stadio che costa 200 milioni di euro di soldi pubblici non va bene: o la Roma rinuncia alle opere che non servono alla nostra città o fa lo stadio da un'altra parte». Berdini è entrato nei dettagli. «Saranno costruite delle idrovore, che non siamo disposti a gestire. Togliamo 9,6 milioni del costo, poi 42 del Ponte dei Congressi, che non serve visto che ne è previsto un altro a 800 metri di distanza che sarà pagato dallo Stato, e 48 dello svincolo della Roma-Fiumicino. Il prolungamento della metro B non si può fare, e con questo viene a cadere un altro pilastro da 54 milioni, poi ci sono i parcheggi, che costerebbero 100 milioni di euro».

Il progetto immaginato da Berdini è un'altra cosa rispetto a quello in discussione nella Conferenza dei Servizi, come ha ricordato Michele Civita, Assessore Regionale alle politiche del territorio e alla mobilità. «Come prevede la legge - le sue parole - la Conferenza può fare lievi modifiche, in caso contrario l'iter rischia di interrompersi. Il pubblico interesse è stato dato, ora non ci sono pareri, ci sono osservazioni».

A complicare la giornata anche il durissimo parere negativo sul progetto che la Soprintendenza a Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, guidata da Margherita Eichberg, ha indirizzato a Manuela Manetti, capo della Conferenza di Servizi, in cui si sottolinea come «le valutazioni di impatto ambientale non siano accompagnate da tutti i documenti» e come «ci sia stata scarsa chiarezza sulle procedure».

Al più presto la Roma dovrà fornire le integrazioni necessarie. «Abbiamo sottolineato forti criticità su diversi punti, a cominciare dall due torri troppo alte - ha spiegato Eichberg - Dal 2014 abbiamo scritto quattro lettere alla Roma e continuiamo ad aspettare una risposta».

Gianluca Piacentini

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Roma, stadio in salita Il Comune ruggisce (Gazzetta dello Sport - ed. romana)

Arriva il «no» delle Belle Arti: «Tante criticità». E Berdini ora attacca «Costa 200 milioni di soldi pubblici. Non ingoio 3 milioni di metri cubi»

Massimo Cecchini
ROMA
Ammettiamolo, ormai assistere all'iter per vedere il nuovo stadio della Roma è roba per cuori forti. In effetti ieri l'audizione in Commissione Urbanistica regionale degli assessori all'Urbanistica della Regione, Michele Civita, e del Comune, Paolo Berdini, ha riservato parole forti ma, soprattutto, la sgradevole sensazione – per Pallotta – che il difficile debba arrivare, tant'è che alla fine Civita ha detto: «Se passa la linea di Berdini, stop alla conferenza dei servizi».

SOPRINTENDENZA STOP
Non solo. Ieri è uscita allo scoperto anche la Soprintendenza Archeologica, con un documento (non vincolante) peraltro partorito il 25 ottobre e quindi già sul tavolo della Conferenza dei Servizi tra Regione e Comune. Le critiche comunque non mancano, a partire dalle procedure seguite per la Valutazione di Impatto ambientale, non accompagnate «da alcuna istruttoria né da un elenco che permetta di verificare la completezza della documentazione». Non basta. Si parla anche di «scarsa chiarezza sulle procedure attivate», senza contare che «non risulta il coinvolgimento del Ministero» sui piani paesaggistici e su quelli particolareggiati ». Sul progetto in sé, poi, la Soprintendenza è severa: «Si ritiene che la relazione paesaggistica non sia stata affatto formulata» ai sensi delle norme vigenti, che manchino una serie di elaborati fra i quali delle «fotosimulazioni» dell'area di Tor di Valle prese «dai vari punti di vista notevoli della città» come le «terrazze del Gianicolo, il parco degli Aranci, il Vittoriano». Inoltre, «gli elaborati non hanno tenuto in nessun conto né delle valutazioni di criticità né delle richieste integrative avanzate dagli uffici del Mibact riguardanti nello specifico la lettura complessiva degli ambiti paesaggistici». Non sorprende, poi, siano individuate criticità «la presenza di edifici di notevole altezza oltre che di opere infrastrutturali che vanno ad interferire con i beni monumentali e paesaggistici », criticità che avrebbero «dovuto determinare una variazione della proposta nonché influire sulla dichiarazione di pubblica utilità». Nonostante la frase finale, che sembra un macigno, dalla Roma filtra ottimismo perché le obiezioni sono giudicate secondarie.

BERDINI ATTACCA
Ma il «Berdini (quasi) contro tutti» è andato in scena nel corso dell'Audizione. «È un progetto che non reputo positivo, perché porterà un beneficio nelle casse di qualcuno ma non in quelle del Comune ». Dalle idrovore al ponte pedonale, dai parcheggi ai servizi pubblici, Berdini ha demolito il progetto così com'è, concludendo: «La nostra posizione è dunque duplice: o la Roma rinuncia a 220 milioni di opere che non servono alla nostra città, facendo quindi 63.000 mq di superficie (sarebbero due Hilton) – quindi fanno lo stadio e uno zona commerciale di corredo come fatto da Juventus e Udinese (che non hanno torri)– oppure la Roma potrebbe valutare infinite altre zone per fare lo stadio. Avere uno stadio in periferia a costo zero è una cosa, se invece costa 200 milioni di soldi pubblici non va bene». La morale è chiara: «Io non ho detto no allo stadio, ma se devo ingoiare tre milioni di metri cubi, non c'è bisogno di me». Insomma, l'impressione è che lo scontro vero debba iniziare, anche se il suo omologo Civita, respingendo le accuse di agevolazioni nella tempistica alla Roma – ribadisce come questi siano pareri e non atti formali.

LA DELIBERA
Detto che l'eventuale variante al Piano regolatore sembra chiaro che non arriverà mai entro l'anno, i proponenti si aspettano che arrivi entro il 10 febbraio, ma occhio ai colpi di scena. Filtra dal Comune l'ipotesi che si prepari una nuova delibera che indirizzi il progetto verso direttive «berdiniane», svuotando di fatto la Conferenza dei Servizi ndr) e mettendo Pallotta davanti a un nuovo aut aut: o come diciamo noi, o niente Pubblica Utilità. Non basta. Ci sono altre due variabili. Se il 4 dicembre al referendum costituzionale vincesse il «sì», potrebbe cadere il governo e così l'ipotesi di far avocare al Consiglio dei Ministri (secondo legge) lo sblocco dell'eventuale stallo proposto dal Comune, rischierebbe di essere un'arma spuntata. Non basta. Corre voce come anche la magistratura possa cominciare a indagare anche in base alle questioni procedurali proposte dalla Soprintendenza. Se così fosse, la richiesta di stop di ogni procedura prima della fine delle indagini da parte dei 5 Stelle, rischierebbe di sancire la fine del progetto Tor di Valle. In attesa di resurrezioni in altri tempi e, forse, in altri luoghi.

galafro

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Alla luce di quanto denunciato dall'assessore Berdini, cioè nel progetto delle merde ci sarebbero almeno 220 milioni di soldi pubblici, altro che gli scontrini del rimborso spese! Il marziano e tutta la sua giunta sarebbero da mettere in galera e buttare via la chiave

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Nuovo stadio: Belle Arti critiche E Berdini attacca: «Così non va» (Gazzetta dello Sport)

Nonostante tutto, dalla Roma filtra ottimismo, ma l'impressione è che la strada per il nuovo stadio a Tor di Valle torni in salita. Nel giorno in cui la Soprintendenza alle Belle Arti esprime critiche al progetto, l'assessore all'Urbanistica al Comune, Berdini, rincara: «L'opera porterà un beneficio nelle casse di qualcuno ma non al Comune. O la Roma rinuncia a 220 milioni di progetto che non servono o pensi a un'area diversa».
(ma.cec.)

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Stop e ritardi così la città non riparte

La giornata di ieri ha fatto registrare una brusca frenata nell'iter per l'approvazione del progetto dello stadio della Roma. Il parere dell'organismo di un Ministero e le parole di un assessore comunale come minimo avranno l'effetto di allungare ancora i tempi, con uno slittamento dei lavori della Conferenza dei Servizi, ma potrebbero addirittura rendere il progetto non più praticabile per i proponenti, vale a dire il presidente della Roma Pallotta e il costruttore Parnasi. Dopo due anni dalla votazione della pubblica utilità in Campidoglio siamo di fronte a un nuovo impasse, del quale non sono ancora prevedibili le conseguenze.

L'animato dibattito politico intorno al nuovo stadio di Tor di Valle, potrebbe portare a un nuovo no, dopo quello recente alle Olimpiadi a Roma nel 2024. Significherebbe rinunciare a un altro grande progetto che porterebbe all'aumento del Pil provinciale di 1,5 per cento all'anno, riduzione del tasso di disoccupazione a Roma e Provincia di circa un punto percentuale. L'indotto delle opere genererebbe gli stessi effetti di un Expo ogni cinque mesi e avrebbe un impatto sociale, oltre che economico, con la creazione di uno dei principali polmoni della Capitale. Ma sarebbe una grande opportunità anche per tutto il movimento calcistico italiano, arretrato negli ultimi anni rispetto a quello dei principali Paesi europei proprio a causa degli stadi obsoleti e alla drastica diminuzione di spettatori. La Roma - e a seguire anche la Lazio - con il nuovo impianto darebbero il segnale di una ripartenza del calcio italiano, finito ai margini in Europa. Lo stadio di proprietà sarebbe la dimostrazione che si possono realizzare grandi opere per far ripartire il nostro Paese. E sarebbe inoltre una formidabile opportunità per mantenere stabilmente la squadra ai vertici.

> di guido d'ubaldo <


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