Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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hafssol

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Citazione di: thexfactor il 10 Feb 2017, 19:22
La vedo dura.

C'è sempre il maritino che può garantirle una discreta esistenza.

In ogni caso non dimentichiamoci di queste dichiarazioni quando sarà il momento di fare delle scelte, quali che esse siano.
Sono proprio la prova provata dell'enorme commistioni di interessi politico-economici che da quando sono nati (?) tiene in vita l'orrendo circo piscioruggine.

:asrm

alasinistra

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Stadio della Roma, con Berdini delegittimato la città è sotto l'assalto del cemento.

di Manlio Lilli, Archeologo

"Gli ho detto di prendersi un po' di tempo per ragionare sulle cose da fare, dai piani di zona allo stadio. Devo capire se sta lavorando bene oppure no". Parla Virginia Raggi, sindaco grillino di Roma, ma sembra Papa Pio VII che, nel film di Mario Monicelli, dopo l'ennesimo scherzo, decide che Il marchese del Grillo debba andare a meditare nelle carceri di Castel Sant'Angelo. I ragionamenti per Paolo Berdini, assessore all'Urbanistica scelto dall'amministrazione pentastellata anche per il suo profilo di acerrimo nemico del cemento, sarebbero sui piani di zona e sullo stadio della Roma, cioè su due delle questioni più spinose sulle quali il Comune deve pronunciarsi. Soprattutto su questo benedetto stadio che, a detta di alcuni, sarebbe un'occasione irrinunciabile.

Intanto il braccio di ferro va avanti ed ora siamo inevitabilmente al rush finale. Entro il 3 marzo l'amministrazione comunale è chiamata ad esprimere un parere, definitivo. Berdini, dopo avere almeno incautamente espresso pareri su sindaca e giunta e essersi "presentato con la cenere in capo e i ceci sotto le ginocchia", appare in una posizione quantomeno precaria. Il suo ruolo, forse, più marginale. Così non sorprende che dalla schiera dei sostenitori del "sì allo stadio" si alzino le voci. Quelle dei giocatori e del tecnico della A.S. Roma, alcuni giorni fa. Quella di Chicco Testa, che di professione fa il manager, oggi. "Un progetto completo di trasformazione urbana, con la creazione di un polo sportivo, commerciale, direzionale destinato a diventare una centralità urbana di prima grandezza. Un intero quadrante della città sarebbe riqualificato e chi ha a cuore il miglioramento delle periferie dovrebbe essere soddisfatto". Testa non ha dubbi.
Gli elementi con i quali supporta il suo ragionamento i consueti. I medesimi utilizzati per giustificare operazioni analoghe. Nel passato recente, per sponsorizzare la realizzazione dell'Expo di Milano. Mesi addietro per "spingere" la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. "Posti di lavoro e reddito", il miglioramento de "i valori di mercato di tutta la zona", oltre a "servizi e luoghi di aggregazione organizzata e sicura". Insomma una grande operazione. Con un limite, a causa di "una vecchia e miope legge sugli stadi che non permette anche la creazione di residenze".
Ma rimane per Testa una grande possibilità. Perché questo è "il progetto più completo che sia stato proposto a Roma da molto tempo. Quasi una piccola Eur".

Pur non condividendo nulla di quanto Testa sostiene, per ragioni urbanistiche e quindi sociali, ma anche di sostenibilità idro-geologiche, il suo intervento è più che comprensibile. Ora, bisogna forzare la mano. Dare la spallata decisiva ad una questione, quella dello stadio della Roma, che potrebbe pericolosamente avere un esito diverso da quello sperato.

Questa incertezza però non è un loro merito, piuttosto un demerito dell'amministrazione comunale. Quella precedente di Ignazio Marino per aver approvato questo progetto scriteriato. Quella attuale di Virginia Raggi per non aver saputo ridefinirlo in maniera adeguata. L'impressione che il partito che governa Roma, che si è professato nemico giurato del cemento inutile, non abbia decisamente voluto prendere posizione sul tema è evidente. Una posizione incerta quella del movimento. Non certo del suo assessore all'Urbanistica.

Ma il problema è che questo avanzare incerto, da un lato il movimento e dall'altro Berdini, ha avuto tra i molti torti quello di delegittimare gli stessi attori di questa commedia. Di esporli alle critiche. Di renderli più permeabili. In questo modo l'attacco a Roma da chi ritiene la città sostanzialmente un affare è partito. Anche se ora, con un Berdini da quel che sembra almeno in parte sfiduciato, quell'attacco ha raggiunto il suo apice. Si discute, come detto, dello stadio, ma è evidente che la questione è dirimente. Costituisce un chiaro spartiacque, tra la città della quale da tempo parla Berdini, che recupera spazi in abbandono o non utilizzati, rinunciando a consumare altri spazi, e quella che continua a sacrificare settori ancora inedificati alla costruzione di nuove aggiunte. Uno spartiacque tra una città nella quale, anche in nome di un principio di uguaglianza, le differenze si diluiscono.

Questa idea di città, ha subito nei mesi diversi aggiustamenti. Anzi, più propriamente, alcuni significativi ridimensionamenti. Ma finora, al di là di tutto, c'era un garante. Si poteva fare affidamento sull'intransigenza certificata dalle tante battaglie sui territori di Paolo Berdini. Quanto ciò sia ancora possibile è tutto da dimostrarsi. Forse anche per questo l'assalto a Roma è lì, dietro l'angolo.

Il Fatto quotidiano, 10 febbraio 2017

BiancoCeleste

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Per quello che può valere, segnalo un Vittorio Sgarbi scatenato contro il merdodromo e la speculazione annessa, stasera nella trasmissione della Gruber su La7. In almeno due occasioni ha sbraitato contro lo stadio e la proprietà americana prendendo le parti di Berdini.

cartesio

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Citazione di: alasinistra il 10 Feb 2017, 21:45


di Manlio Lilli, Archeologo

[...]

Ma il problema è che questo avanzare incerto, da un lato il movimento e dall'altro Berdini, ha avuto tra i molti torti quello di delegittimare gli stessi attori di questa commedia. Di esporli alle critiche. Di renderli più permeabili. In questo modo l'attacco a Roma da chi ritiene la città sostanzialmente un affare è partito. Anche se ora, con un Berdini da quel che sembra almeno in parte sfiduciato, quell'attacco ha raggiunto il suo apice. Si discute, come detto, dello stadio, ma è evidente che la questione è dirimente. Costituisce un chiaro spartiacque, tra la città della quale da tempo parla Berdini, che recupera spazi in abbandono o non utilizzati, rinunciando a consumare altri spazi, e quella che continua a sacrificare settori ancora inedificati alla costruzione di nuove aggiunte. Uno spartiacque tra una città nella quale, anche in nome di un principio di uguaglianza, le differenze si diluiscono.

Questa idea di città, ha subito nei mesi diversi aggiustamenti. Anzi, più propriamente, alcuni significativi ridimensionamenti. Ma finora, al di là di tutto, c'era un garante. Si poteva fare affidamento sull'intransigenza certificata dalle tante battaglie sui territori di Paolo Berdini. Quanto ciò sia ancora possibile è tutto da dimostrarsi. Forse anche per questo l'assalto a Roma è lì, dietro l'angolo.

Il Fatto quotidiano, 10 febbraio 2017

Bell'articolo  a sostegno di Berdini.
Andrebbe fatto presente a qualcuno che se Berdini è lì non è perché ce l'ha messo il PD. Perché a leggere certi interventi sembra che l'iniziativa della speculazione sia grillina.

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Rainman

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Citazione di: cartesio il 10 Feb 2017, 22:36
Bell'articolo  a sostegno di Berdini.
Andrebbe fatto presente a qualcuno che se Berdini è lì non è perché ce l'ha messo il PD. Perché a leggere certi interventi sembra che l'iniziativa della speculazione sia grillina.
Chissà, magari farà il giro completo, come lo sputo di Poulsen a totti.

ES

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Qualche voce finalmente si sente, lì e là.
Sono poche gocce di pioggia nel deserto, ma almeno sappiamo che c'è vita sulla terra.

ES

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Yanez_de_Gomera

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Citazione di: cartesio il 10 Feb 2017, 22:36
Perché a leggere certi interventi sembra che l'iniziativa della speculazione sia grillina.
Ma non c'è alcun dubbio che finirà così sui media di regime. Anzi, in parte è già cominciata, come si vede da alcuni curiosi editoriali di oggi. Lo stadio è il pretesto di una (sporca) guerra politica che ha come obiettivo le prossime elezioni. E sul groppone della città e dei cittadini romani resterà il catafalco di un aborto di ecomostro che probabilmente nessuno terminerà mai, tra ricorsi, fallimenti, inchieste e progetti di risanamento, e s'intende: rigorosamente a spese della collettività.

Yanez_de_Gomera

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Citazione di: ES il 10 Feb 2017, 23:16
Qualche voce finalmente si sente, lì e là.
Sono poche gocce di pioggia nel deserto, ma almeno sappiamo che c'è vita sulla terra.
Certo che si cominciano a sentire. Ma è ovvio. L'hanno trasformata in una battaglia politica nazionale, quindi le fazioni iniziano a schierarsi. Troppe ne sentiremo nei prossimi mesi.

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STADIOMANIA: MILIONI DI METRI CUBI DI BALLE (Il Fatto Quotidiano, 11 febbraio 2017)
di Daniela Ranieri

Tante cose bizzarre accadono sotto il cielo di Roma, tra cui il fenomeno per cui una milionata di metri cubi di cemento da versare a Tor di Valle, in pieno Agro Romano a sud-ovest della capitale, diventa improvvisamente il simbolo del riscatto della città e di sentimenti popolari suscitati ad arte. Di questa montagna di romanità giallorossa sembra non si possa più fare a meno, tanto più che il gioiellino incastonato nel nulla – nulla urbano e politico – arriverebbe dopo il no alle Olimpiadi, lo sgarro supremo della giunta Raggi a palazzinari, speculatori, intrallazzini e amici del generone, oltre che dichiarazione di guerra allo storyballing dell'Italia che riparte, con fatica grandiosa.

"SPERO CHE la politica stavolta non c'entri", ha detto l'allenatore della Roma Spalletti sponsorizzando il mastodonte (campo da gioco, torri, negozi, business cent er ), due secondi prima che le sue dichiarazioni venissero usate dai politici per divinare la manna dal cielo e additare i contrari come nemici del popolo. Dal tweet di Francesco Totti, che per i romanisti è Cassazione ("Vogliamo il nostro Colosseo moderno #FamoStoStadio"), un affare di soldi e mattoni si è trasformato in una prova di forza epica, tanto che il sindaco Raggi si è sentita in dovere di rispondere: "Caro Totti ci stiamo lavorando. #famostostadio nel rispetto delle regole". La stadiomania rimbalza dalle radio locali (dove Tor di Valle è ormai quel che è Medjugorje su Radio Maria) ai giornali nazionali, dove il molosso è presentato come l'ul - tima chance concessa al M5S per essere credibile, specie adesso che si è liquefatto l'assessore  all'Urbanistica Berdini, contrario a una costruzione al di fuori del piano regolatore. In questa cornucopia di endorsement, preghiere e madrigali, poteva mancare il parere del più bravo venditore di aria fritta degli ultimi anni? Non poteva. Nella ene - wsn. 458, al punto 3, intitolato "Lo stadio? E fàmolo!", Matteo Renzi scrive: "Se si dice no a tutto, si blocca il futuro. Si bloccano gli investimenti. E ci si condanna a vivere di rimpianti". Sentendosi un po' Bergoglio che manda un messaggio al Super Bowl, questo instancabile produttore di futilità, che da capo del governo non ha fatto ripartire né i consumi né l'occupazione, vede nello stadio "un fatto economico per il territorio (posti di lavoro e indotto) e un fattore di crescita". Da grande inauguratore qual è (trasformò l'apertura della Nuvola di Fuksas in una cerimonia del renzismo), è chiaro che si candida, auspicabilmente da presidente del Consiglio, ad andare di persona a posare la prima pietra. Come da tradizione, gli fanno eco i seguaci, dal governatore Zingaretti all'ultimo dei consiglieri mannari del Pd, di quella schiatta di servitori della città che andarono dal notaio ad accoppare alle spalle il (loro) sindaco Marino. Tutti improvvisamente esperti di calcio, di geologia e di scienza delle costruzioni. Ma se Renzi è costretto dal suo personaggio a ripetere la solfa futurista del Sì e replicare i sogni di grandezza di Expo, stupisce che i romani, che hanno tutti i giorni sotto gli occhi le condizioni in cui anni di malgoverno e ruberie hanno ridotto la città, affidino le loro pretese a questa cattedrale nel deserto, piuttosto che al diritto ad avere servizi, strade e trasporti degni di una capitale europea. Dovrebbero sapere che il cosiddetto "stadio della Roma" non sarebbe della squadra, ma del suo attuale presidente James Pallotta, che nel 2012 in Florida ha firmato un accordo col proprietario dei terreni Luca Parnasi, la cui società di famiglia Parsitalia era indebitata con le banche (tra cui Mps e Unicredit) per 450 milioni, ora passati a Unicredit, peraltro ex socia di minoranza della A. S. Roma. Di certo non sarebbe nettare per la città, su cui grava un debito di 15 miliardi. Da qui il sospetto: non è che Totti, che è il più grande campione che Roma abbia mai avuto ma non il suo sindaco, si fa vettore in buona fede di interessi che esulano dal tifo? E che si usa lo stadio per mettere Raggi in un vicolo cieco? Se dirà sì, infatti, dovrà guardarsi dai lupi; se dirà no, si ritroverà i giornali amici di banche e costruttori alle costole e una parte degli ultras sotto casa.

LA CITTÀ CHE dimentica tutto, pure di essere stata mucca da mungere per Buzzi &Co., chiede p anem et circenses. E a proposito di pane: pensino, i contribuenti, che mentre Equitalia (qualunque nome oggi abbia) bussa alla loro porta per esigere debiti di pochi euro diventati migliaia, dei signori abituati ad avere buffi milionari si preparano a brindare passandosi i soldi sotto il tavolo, osannati dal popolo bue che grida "Forza Roma". Sempre che i romani non amino rimanere imbambolati nel loro secolare destino: lamentarsi di tutto nei giorni feriali ed esultare al Colosseo nel dì di festa.

ES

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Brava Daniela, ha riassunto qualche centinaio di pagine di questo topic in un articolo perfetto.
C'è qualcuno che combatte, e finché accade questo la guerra non può dirsi né finita, né tanto meno persa.

Brava Daniela.

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Il sogno del nuovo stadio tra verde, rifiuti e incuria (La Repubblica ed. Roma, 11 febbraio 2017)
CECILIA GENTILE

UN airone cinerino e una distesa di rifiuti, gruppi di cormorani appollaiati sui rami e mucchi di spazzatura che bruciano. L'area di Tor di Valle individuata per lo stadio della Roma è così: un misto di contraddizioni che oscillano tra scene bucoliche e degrado. Il tutto avvolto dalla struggente malinconia dell'ippodromo ormai chiuso, con una guardia giurata all'entrata a cui spetta il compito di vietare l'ingresso. «Un tempo, quando l'ippodromo era ancora in attività, lavoravamo fino alle tre di notte, venivano tutti a mangiare qui dopo le corse», racconta la proprietaria del ristorante "Albino", che sta lì davanti da 50 anni.
A girare dopo il tramonto da queste parti c'è da avere paura. Nonostante i limiti di velocità sulla via del Mare e la via Ostiense le auto sfrecciano nel buio. Sulla sinistra, direzione mare, c'è la "sfigatissima" stazione Tor di Valle, perennemente in restauro. Per attraversare e andare dall'altra parte bisogna servirsi del ponte stradale, salendo una scalinata costellata di erbacce e rifiuti. Sul lato ippodromo il degrado aumenta. Le strade intorno alla recinzione sono solo una successione di buche e discariche: mobili, water, divani, calcinacci, materassi, perfino lastre di eternit. Muovendosi con circospezione tra i rifiuti tossici si raggiunge la ciclabile di Tevere sud. E da qui l'orizzonte si apre sull'ansa del fiume, restituisce i cinguettii sempre più frequenti dei volatili che stanno per andare a dormire e le strisce d'arancio del cielo al tramonto. Sul terrapieno scorre la ciclabile che arriva al raccordo anulare ma che nei sogni dei ciclisti dovrebbe portare fino al mare.
«Qui ci sono istrici, volpi, aironi, garzette, cormorani, fagiani, conigli selvatici. Qui una colata di cemento sarebbe una devastazione. A cosa servono le torri e un altro centro direzionale in questa zona? », dice Marco Gemignani, del comitato "Difendiamo Tor di Valle dal cemento", che usa la bicicletta in tutti i suoi spostamenti quotidiani. Alla nostra sinistra si vedono le tribune deserte dell'ippodromo, che verrà smantellato, il quartiere del Torrino, «dove ci sono moltissimi appartamenti invenduti», racconta Gemignani. Alla nostra destra compaiono i ponti dell'Acea, l'ospedale israelitico, la stazione Magliana del treno per l'aeroporto e la collina del Trullo, dove sono state girate alcune scene di "Uccellacci e uccellini", con Totò e Ninetto Davoli.
Sul suo profilo Facebook Gemignani ha pubblicato una lettera aperta del comitato ai romani e ai tifosi giallorossi: «Cementificare un'ansa del Tevere destinata ad eventuali esondazioni costituisce un grave rischio, come hanno evidenziato sia l'Istituto nazionale di Urbanistica che l'Autorità di Bacino, che ha dato parere negativo».

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Lo stadio: Ora la Roma spalanca il gas (Corriere dello Sport)

Una corsa contro il tempo per rispettare la scadenza del 3 marzo: lunedì l'accordo?

di Marco Evangelisti

Roma

Meno venti e tutto va bene. Beh, quasi. Venti giorni possono essere un purgatorio come un sospiro. Il 3 marzo si chiude, continuano a far sapere dalla Regione Lazio, e a quel punto lo stadio della Roma sarà qualcosa che sta prendendo forma oppure, carta da parati. Persino piuttosto gradevole, vista l'eleganza grafica dei disegni e delle ricostruzioni al computer.
Diciamo meglio: carta da tribunale, dato che la Roma si rivolgerebbe senz'altro ai giudici se non al governo. Effettivamente i margini per andare oltre con la procedura ordinaria, prolungare il parto o l'agonia, non sembrano previsti dalla legge che si sta applicando nell'attuale frangente, cioè la nuova disciplina sulla costruzione degli stadi. Se ne stanno convincendo anche al Comune di Roma, ne sono piuttosto certi alla Roma calcio. Semmai dal punto di vista giuridico si può sostenere un'altra posizione: cioè che all'ultima e decisiva (anzi, decisoria come amano definirla i burocrati) riunione della conferenza dei servizi, il 3 marzo appunto, non sia necessario presentarsi con tutti gli atti pronti e una variante al piano regolatore già approvata. Basta essere lì con tutti i pareri virati in positivo e un accordo sostenibile sulle cubature in gioco.

Regole. La Regione potrebbe non essere d'accordo ma in quel caso dovrebbe assumersi la responsabilità e la paternità di un no. Comunque stiamo già parlando di una fase ulteriore della partita. Al momento ci sono in campo i proponenti, cioè la Roma con il costruttore Luca Parnasi, e la giunta comunale guidata dal Movimento 5 Stelle. E il Lazio fa da arbitro, avendo la titolarità della conferenza. In Regione a condurre la danza è il Pd, che ovviamente ha addentellati anche in Comune e può sorvegliare che si proceda secondo le regole.
Il consigliere Antongiulio Pelonzi, per esempio, ha da ridire. Su eventuali tagli alle cubature, sull'integrità del progetto, su chi ne sta parlando: «Se venissero meno le opere infrastrutturali riguardanti viabilità, trasporti, parco verrebbe meno anche l'interesse pubblico. Pertanto tutto il progetto sarebbe da intendersi come decaduto. Ripartirebbe l'iter amministrativo». E annuncia una interrogazione a sindaco e giunta sul ruolo dell'avvocato Luca Lanzalone, sui suoi onorari, su chi rappresenti («L'amministrazione capitolina, la Casaleggio Associati o Beppe Grillo?»).
Non sono domande e dubbi peregrini, ma è anche vero che questa iniziativa della Roma per dotarsi di un suo stadio sembra trascinarsi dietro una maledizione: ogni volta che la strada sembra inclinarsi in discesa, compare sempre qualcuno che pone sassi davanti alle ruote e bastoni in mezzo. Comunque alla Roma hanno deciso di non curarsi del chiacchiericcio politico e di concentrarsi sugli aspetti tecnici di quella che è una vera e propria trattativa.

Svolte. Lunedì gli ingegneri si rivedono per arrivare alla quadratura di questo cerchio, poi resterà giusto il tempo per stringere gli ultimi accordi molto più politici e arrivare trafelati alla conferenza dei servizi. I proponenti sono sicuri di essere puntuali, il Comune spera ancora di trovare un modo per guadagnare altro tempo più per forma che che per reale volontà di bloccare di nuovo tutto. Lo stadio va realizzato: dicendo e non dicendo come di consueto, lo ha fatto capire anche Alessandro Di Battista, altro esponente pesante del Movimento: «Quando diciamo che qualcosa si fa, si fa». Girano intorno al muro dei 750.000 metri cubi di costruzioni e a qualcosa da togliere alle opere pubbliche per non mandare in rosso l'affare: il parco fluviale potrebbe saltare senza portarsi dietro l'intero progetto. Ma adesso contano più le sensazioni dei numeri e l'ottimismo che filtra da tutte le parti è sufficiente a mandare in ansia chi ha assistito a tutte le svolte inattese di questa vicenda.

Redazione Lazio.net

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Berdini trova alleati, Zingaretti fa l'ironico (Corriere dello Sport)

Roma - (m.e.) Paolo Berdini non è solo. E' indebolito, è sotto scacco, non è andato in giunta ieri, ma ha ancora qualche carta da giocare e un certo seguito. Sicuramente più ampio della trentina di persone che ha manifestato in suo favore a Piazza del Campidoglio, con gli striscioni classici contro il cemento e la presunta speculazione edilizia che accompagnerebbe la realizzazione dello stadio della Roma.
L'assessore all'urbanistica tuttora in carica si è reso politicamente vulnerabile con le dure dichiarazioni sul sindaco Virginia Raggi pubblicate da La Stampa. Resta lui il principale oppositore del progetto di James Pallotta e ancora non è certo se rimarrà al suo posto, anche se depotenziato, oppure verrà sostituito. La Raggi ha detto di non avere sciolto la riserva mentre Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e nome di punta del Movimento 5 Stelle, ieri parlando a Siracusa non lo ha certo difeso: «Su Berdini deciderà la sindaca. A me interessa ci sia un assessore all'urbanistica che lavori per creare uno stadio della Roma rispettoso dei vincoli ambientali e per evitare che i cittadini vengano cacciati dalle case. Questi sono gli obiettivi che abbiamo, poi cosa abbia detto non m'interessa».
Dall'altra parte c'è la posizione ferma del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Non scevra di ironia. Ieri visitando il cantiere di un centro industriale che sta sorgendo in tempi record a Passo Corese ha detto: «Potevate fare lo stadio qui, lo avreste realizzato molto più in fretta». Invece la Roma vuole farlo a Tor di Valle e ormai è tardi per trasferire altrove il progetto.

Alex_k

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 11 Feb 2017, 00:15
STADIOMANIA: MILIONI DI METRI CUBI DI BALLE (Il Fatto Quotidiano, 11 febbraio 2017)
di Daniela Ranieri
...

Mamma mia  :o
Pezzo moooolto condivisibile!

Blueline

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Di Battista: "Lo stadio della Roma si fa, il Movimento mantiene le promesse'' (La Nuova Sardegna)

"Quando il Movimento dice che una cosa si fa, si fa". Lo afferma il deputato M5S, Alessandro Di Battista, a margine della corsa organizzata sul Ponte della Musica per il reddito di cittadinanza. "Ma non posso tollerare che il progetto stadio sia una minima parte di un progetto di un enorme quartiere. Sono sicuro che si metteranno d'accordo e troveranno una soluzione", aggiunge Di Battista.

GoodbyeStranger

*
Lazionetter
* 12.021
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Mai vista uno schieramento simile... se un decimo di queste sinergie
fossero usate per il bene della città, Roma sarebbe una capitale
europea invece dello schifo che è.

Credo che le speranze siano pochissime, forse dovremmo prepararci
ad affrontare il dopo, spero che Lotito ci abbia già pensato perché
sa benissimo che tra poco il problema non sarà la colata di cemento
nel nulla degli americani, ma perché lui non è stato abbastanza "bravo"
da fare altrettanto.

Intanto su LA7 la spiegazione con Caudo ed esimi giornalisti del perché
lo stadio di Pallotta (non è della roma solo per motivi tecnico-finanziari
ma è ininfluente) è una grande opportunità, che finalmente anche a
Roma arrivano gli investimenti stranieri, che a compensazione del milione
di metri cubi di cemento ci sono importanti opere di urbanizzazione (per
raggiungere la colata di cemento) e quindi è di pubblica utilità.

La riscossa della città di Roma è iniziata finalmente saremo una grande capitale.

:asrm





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thexfactor

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Lanzalone (legale M5S): «Su Tor di Valle non faccio da tutor»(IL MESSAGGERO 11.02.2017)

di M. EVANGELISTI 

Luca Lanzalone ha 48 anni, è genovese, ed è l'avvocato che Virginia Raggi ha chiamato per seguire la pratica dello stadio di Tor di Valle, partecipando alle trattative con la Roma. Ha già lavorato con i 5 Stelle, fu chiamato dal sindaco Nogarin a Livorno, dove seguì la vicenda dell'Aamps, la municipalizzata dei rifiuti. Compenso ricevuto per la consulenza al comune labronico 150 mila euro.

Avvocato, la parcella del Comune di Roma a quanto ammonta?
«Ci ha chiamato l'amministrazione comunale presumo e spero per le nostre capacità professionali. Non sono in grado di darle una risposta in questo momento sul compenso, lo decideremo quando capiremo quanto c'è da fare. Tutti conosceranno il nostro compenso, sulla base del principio dell'amministrazione trasparente».

Appunto, visto che è trasparente, ce lo può dire.
«Ripeto: ancora non è definito questo compenso, non posso risponderle perché ancora non sappiamo quanto sarà lungo e importante il nostro impegno. Decideremo più avanti».

L'ha chiamata la Raggi su segnalazione di Grillo?
«No, non conosco Grillo personalmente. È possibile che a Roma abbiano saputo che abbiamo lavorato bene con il sindaco di Livorno. Ma a Livorno siamo stati scelti perché avevamo seguito vicende simili a quelle della municipalizzata in altre parti d'Italia, con giunte di colore diverso».

Ma lei è stato chiamato dalla Casaleggio?
«Il Pd può chiedere al suo capogruppo del Comune di Genova, così si fanno quadro più preciso. Noi stiamo lavorando anche lì, con un sindaco di centro sinistra. Da altre parti siamo stati chiamati da amministrazioni di centrodestra. Non abbiamo alcuna connotazione politica».

C'è un atto scritto, una delibera, una ordinanza, in cui le si affida l'incarico?
«No, non è necessario per quanto riguarda la richiesta al punto in cui siamo. Sull'incarico vero e proprio certo serviranno degli atti. Ma non sono necessari fino a quando non c'è un impegno di spesa. E l'impegno di spesa ancora non c'è perché, come le ho detto, ancora non sappiamo che tipo di impegno professionale ci aspetta».

Si sta occupando solo dello stadio?
«Sì. Mi ha chiamato la Raggi, ma ho parlato anche con l'assessore Paolo Berdini».

C'era identità di vedute con Berdini?
«Io non ho una veduta mia, porto avanti l'idea del mio cliente, faccio ciò che si deve fare nell'ambito degli obiettivi indicati. Berdini mi è apparsa una persona splendida, pacata e gentile».

Ma lei è uno dei tutor di Berdini?
«Ma che dice? Ci mancherebbe altro. Io sono un consulente del Comune».

La riduzione delle cubature è praticabile?
«Tecnicamente è possibile tutto. Operativamente, dipende dalle scelte che fa il promotore. In questo momento c'è un confronto, in cui sono stati evidenziati criticità e auspici su questo progetto. C'è comune volontà di realizzarlo. Ora aspettiamo dal promotore una proposta in relazione alle osservazioni che abbiamo formulato. La riconfigurazione definitiva del progetto dovrebbe rispondere dalle richieste delle amministrazioni coinvolte in questa vicenda».

DajeLazioMia

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Bisogna capire quale sia la.portata reale dell'eventuale compromesso sulle cubature. Ma non mi sembra che la.posizione 5s sia così diversa rispetto a quella iniziale.
Sì allo stadio, il problema rimane il "contorno".
Se ci fosse l'idea di concedere cubature in eccesso non ci sarebbe bisogno dell'avvocato. O sbaglio?

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