Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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«Tor di Valle non si tocca» la Soprintendenza salva Raggi (Il Manifesto, 19 febbraio 2017)
La sindaca: lo stop del Mibac «incide sulla realizzazione» del nuovo stadio della Roma

GIULIANO SANTORO
Roma
C'è un vincolo immediatamente operativo sull'area di Tor di Valle dove si vorrebbe costruire il nuovo stadio della Roma con una cittadella di centinaia di migliaia di metri cubi attorno. Così, mentre Virginia Raggi è soggetta alle tentazioni edificatorie e alle proteste della base, ci pensa la dottoressa Margherita Eichberg, soprintendente all'Archeologia, Belle arti e Paesaggio della Capitale, a toglierle qualche castagna dal fuoco.E infatti ieri sera la sindaca di Roma ha preso la palla al balzo comunicando che il parere della Soprintendenza costituisce un nuovo elemento«che incide sulla valutazione e realizzazione del progetto che in queste settimane è oggetto di verifica da parte del Comune. Come abbiamo sempre detto - ha aggiunto Raggi - vogliamo che la Roma abbia uno stadio ma nel rispetto della legge».

EICHBERG HA COMUNICATO l'avvio del procedimento di dichiarazione di interesse culturale dell'Ippodromo di Tor di Valle. I soggetti proponenti e la conferenza dei servizi che si riunirà prossimamente, dovranno tenere conto. L'ippodromo, spiega Eichberg, è «una struttura all'avanguardia per l'epoca in cui fu realizzata, fu inaugurato nel 1959, in previsione delle Olimpiadi dell'anno successivo per le gare del trotto», per di più «progettata dall'architetto di fama internazionale Julio Garcia Lafuente, con gli ingegneri Rebecchini, Benedetti e Birago». L'anno di fabbricazione dell'impianto è importante. Perché la normativa prevede che la presunzione di interesse culturale valga per gli immobili che hanno più di 70 anni e sono proprietà pubblica. In questo caso, l'ippodromo è più recente. Dunque la soprintendenza chiede che venga posto un vincolo in base all'articolo 45 del codice beni culturali, vera e propria summa teologica che disciplina la materia: «Il Ministero – recita il testo - ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei Beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro». Non appena il sovrintendente avvia il procedimento le prescrizioni sono immediatamente operative in via cautelativa.

FINO A IERI il cronoprogramma prevedeva che il 3 marzo la conferenza dei servizi prendesse una decisione. Adesso i tempi si dilatano. Da subito si apre una fase di interlocuzione di 80 giorni, durante la quale si possono presentare delle controdeduzioni. Al termine di questo periodo, tutto l'incartamento finisce sul tavolo della commissione regionale del patrimonio culturale, che entro 120 giorni stabilisce se il vincolo è stato accolto. Se la procedura va a buon fine vengono stabilite le prescrizioni per l'edificabilità tramite un atto amministrativo della Regione e in seguito sono recepite dal Piano regolatore. Dai corridoi del ministero l'esito di questa istruttoria non viene dato per scontato, ma quasi. Il motivo è semplice. Formalmente ogni soprintendente opera in autonomia dopo aver sentito i comitati tecnico-scientifici e nonè tenuto ad informare i suoi superiori.Male consuetudini rivelano che è molto difficilecheunarichiestadelgenere, relativa a un progetto di tale importanza, con tali interessi in gioco e così al centro dell'attenzione mediatica, venga formulata senza che gli alti dirigenti del ministero dei Beni culturali abbiano dato il loro placet, col rischio che magari avochino il dossier e sconfessino l'operato del soprintendente. Soprattutto, un'istruttoria non viene convocata senza una cautelativa consultazione dei componenti dell'organo regionale che dovrà esprimere il giudizio finale, vale a dire gli altri soprintendenti del territorio. «Non ci siamo svegliati ora – spiega Eichberg rispondendo alle polemiche sulla tempistica della sua richiesta - È dal 2014 che diamo pareri di forte criticità a cui non è seguita alcuna revisione progettuale. Non siamo i burocrati chesi mettono di traverso. Sull'Ippodromo già esiste una norma di tutela comunale. È infatti inserito nella Carta della Qualità. Siamo quindi quelli che aiutano al rispetto delle regole cui altri vogliono derogare».

ESULTANO DAL COMITATO per la Bellezza Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia e Gaia Pallottino, che da tempo si battono contro la grande opera: «Finalmente la Soprintendenza di Roma si è svegliata e dopo mesi e mesi di polemiche delle associazioni per la tutela, della società civile e di motivata opposizione dell'allora assessore capitolino Urbanistica Paolo Berdini (poi per questa e per altre nobili ragioni giustamente dimissionario) ». Il M5S romano studia le prossime mosse. La maggioranza in consiglio comunale si riunisce nuovamente lunedì 20, quando è prevista la consueta riunione settimanale degli eletti. Il giorno successivo è previsto il nuovo vertice con società calcistica e costruttori. Sarà il momento decisivo, per capire se Parnasi e Pallotta, rispettivamente e presidente dell'As Roma, intendono proseguire nel loro intento e se e in che modo l'amministrazione li asseconda.

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Non più trotto ma degrad. Dilemma: cemento o il nulla (Gazzetta dello Sport)
DOPO LO STOP ALLO STADIO DELLE BELLE ARTI C'è CHI SOGNA UN PARCO E CHI «UN IMPIANTO SENZA TORRI». L'IPPODROMO ? UN RICORDO VINCE LA DESOLAZiONE
IL REPORTAGE
di VALERIO PICCIONI
ROMA


Altro che Mandrakate o Febbre da cavallo. La Tor di Valle di sabato al tramonto ci fa pensare, al primo impatto, alla scena madre di una fiction poliziesca o a una storia di periferia estrema o surreale, un incrocio fra Rocco Schiavone e Jeeg Robot, fra sentieri nascosti, scheletri di casali, buche formato voragine. Una specie di post metropoli che sembra quasi dare ragione agli abitanti di Tecla, una delle città invisibili di Calvino. Che alla domanda sul «perché costruire così a lungo», rispondono: «Perché non cominci la distruzione». Distruzione che ha spesso come anticamera la desolazione, la parola che illustra meglio proprio la via intitolata all'ormai ex ippodromo adiacente. Mucchi di spazzatura mordono la strada per diverse centinaia di metri e mettono addosso la voglia di andarsene il prima possibile. Al di là delle barriere c'è lui, il tempio del trotto di ieri e lo stadio della Roma di domani o aspirante tale. Se sei venuto con un'idea categorica, è il luogo giusto per cambiarla: perché qui tutto diventa un gigantesco punto interrogativo. Come quella scritta che andrebbe a pennello su un tornante del Terminillo o del Mortirolo ma che invece quaggiù sembra fuori posto. Su una lamiera, infatti, si legge: Marco Pantani. Ma la calligrafia è diversa da quella delle strade ciclistiche e diventa un'altra domanda senza risposta.

NON SI PUÒ ENTRARE Dunque questo è il posto che fa litigare di più Roma. Sotto la stazione, lo capisci subito con una scritta che deve avere già qualche mese: «No stadio». La ferrovia è ingabbiata da una collezione di lavori in corso. «Ma stanno andando avanti», dice fiducioso e al tempo stesso svogliato un ciclista che indossa una maglia di inizio millennio: dopo Pantani, ecco Lance Armstrong. L'area «rossa» sta sul lato opposto della via del Mare, l'insegna sembra quella di un Luna Park in disarmo. Ma non ci sono giostre o montagne russe, piuttosto un posto di controllo e un custode gentilissimo che allarga le braccia: «Mi dispiace, non posso farvi entrare». Proprietà privata, precisamente di Eurnova, il gruppo Parnasi, quello che dovrebbe fare o farà lo stadio. La tribuna capolavoro disegnata dall'architetto Julio Garcia Lafuente con la sua «arditezza costruttiva», le parole usate nel parere della soprintendente Eichberg per sottolinearne la necessità di tutela e il conseguente no al progetto delle impianto calcistico, per ora è solo un'immagine lontana. Un passo indietro ed ecco una specie di finestra dove non serve il binocolo per incontrare l'Eur. Se non altro non piove di brutto, come quel giorno in cui la storia prese il via, il 26 dicembre del 1959, quando Tor di Valle cominciò la sua missione: rimpiazzare il «sacrificio» della pista di Villa Glori, il terreno su cui era nato il Villaggio Olimpico. L'ha fatto per 54 anni, prima di cambiare mestiere: niente più cavalli, ma il pallone. Però il nuovo lavoro è lontano dal cominciare.

CICLABILE E CICLISTI La prima impresa è trovare qualcuno che abbia voglia di parlare. Anzi, è trovare qualcuno. Sulla via dell'ippodromo di Tor di Valle, quella piena di sporcizia, non c'è anima viva. Ma sulla sinistra, c'è un puntino che si muove. È proprio lei, la pista ciclabile, miracolosamente (l'avverbio è ingeneroso, ma venendo dalla parallela, è davvero meritato) ripulita. È qui che Andrea, portacolori della Cicli Roma, si diverte su due ruote. «Ma che fai, le ripetute?» «Diciamo che mi diverto». Una frenata e finalmente possiamo rivolgere la fatidica domanda sullo stadio: «Che vi devo dire, guardate qui quanto verde c'è, se lo facessero sarebbe un macello». Non è però un no assoluto, piuttosto un punto di vista sussurrato, «bisognerebbe vedere, se riuscissero a rispettare il parco...Forse ci vorrebbe solo un po' di pulizia». Rispetto a prima, lo sguardo incontra un paesaggio più rassicurante. C'è pure il Tevere, che qui si sta preparando a curvare.

NIENTE DUBAI «Ma la ciclabile di ora è tutt'altra cosa. Prima era una giungla, ci passava a stento una bicicletta, poi ad agosto la Raggi ha fatto tagliare tutte le canne e l'erba alta». E la sindaca incassa almeno la medaglia d'oro della potatura. Ernesto non pedala, corre a piedi, tutto sommato non è neanche troppo dispiaciuto di fermarsi, qualche parola fa da alibi per riposare un po'. «Corro, ma niente gare. Durante la settimana faccio il meccanico e il sabato e la domenica...eccomi qui». Anche nelle parole, l'interrogativo (nel senso di punto) batte l'esclamativo: «Se facessero una cosa giusta, rispettando il parco. Certo, se poi vogliono fare i grattacieli di Dubai, allora meglio lasciar perdere». Sulla superficie, ci sono le classiche scritte dei percorsi podistici. Ma l'ippodromo dov'era o dov'è? «Continuate per qualche centinaio di metri, vedrete le scuderie e poi a sinistra, la tribuna». Vai che ti freddi, a presto Ernesto.

IL DILEMMA C'è costato un chilometro di auto e un altro a piedi, ma ora siamo vicini alla tribuna, e almeno su questo la soprintendente deve avere ragione quando scrive: «La struttura è tuttora fruibile, anche per le visuali che da essa si godono, non solo dalla pista ma anche dal contesto urbano circostante». Il problema è che di là non si può andare, non si può prendere posto sotto gli 11 «ombrelli» a forma di paraboloide iperbolico finiti sulle riviste di architettura. È il momento di immaginare l'epoca d'oro di Varenne e i 22mila spettatori di una volta. Ma oggi non è più questa la fotografia, si è passati dal pienone a un vuoto, un vuoto di pochi, un vuoto che sembra in qualche modo una permanente occasione sprecata. E ti chiedi se ci sia una strada vera, fuori dalle polemiche, dai partiti presi, dal timore di scontentare i tifosi del sì o quelli del no a tutti i costi, per superare il dilemma colate di cemento/immobilismo e degrado. Intanto compare Elio con i suoi due cani. Forse lui ha le idee più chiare degli altri: «Non possono farlo, qui ci sono ancora le volpi e l'istrice, più sotto le lepri. Io ci vedrei un bel parco tipo WWF, perché non si può fare? E poi a me non piacciono i tifosi del calcio, mica sono come quelli del rugby».

LA PORTA CHE NON C'È Il giro turistico per l'ippodromo che fu e lo stadio che fatica come un matto a diventare tale sta finendo. Il sole sta calando, Tor di Valle sembra salutarci con un'alzata di spalle. Qui l'eco della battaglia di carte, parole, accuse, appelli, pare perdersi. Chissà perché ci sorprende il rimbalzo di un pallone. Un ragazzino palleggia con il papà vicino al casale abbandonato pure dalle pecore. Cercando, senza trovarla, una porta per fare gol.

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La Roma ricorre al Tar Raggi: il nuovo vincolo pesa sul dossier stadio (La Repubblica)
MAURO FAVALE
ROMA.


I "proponenti", come si definiscono in burocratese la Roma e il costruttore Luca Parnasi, sono su tutte le furie: «Avvieremo ogni possibile azione a tutela del nostro progetto, di tutti gli investitori e pubblici azionisti della As Roma e naturalmente di tutti i tifosi che in queste ore non comprendono iniziative talmente intempestive da apparire quantomeno ostili». Virginia Raggi, dal canto suo, ripete come una mantra: «Vogliamo che la Roma abbia uno stadio ma nel rispetto della legge» ma deve ammettere che «vi sono nuovi elementi che incidono sulla valutazione e realizzazione del progetto».
L'avvio del procedimento di vincolo sull'ex Ippodromo di Tor di Valle, l'opera disegnata dall'architetto Julio Lafuente per le Olimpiadi di Roma del 1960 (location del famoso film "Febbre da cavallo"), arriva come un macigno sulla già tortuosa strada verso la costruzione del nuovo stadio della squadra giallorossa. Proprio il "Colosseo moderno" progettato da Dan Meis dovrebbe prendere il posto dell'impianto attuale che la Soprintendenza all'Archeologia, alle Belle arti e al Paesaggio di Roma vuole ora preservare con una tempistica che i "proponenti" giudicano addirittura «ostile».
Di più: su quelle tribune che l'ufficio territoriale del ministero dei Beni culturali considera «all'avanguardia per l'epoca» della sua costruzione (1959), secondo la Roma e Parnasi nessuno finora aveva mai sollevato questioni. In una nota, oltre a preannunciare un ricorso al Tar (che verrà presentato già domani), fanno presente che «fin dal progetto preliminare dello Stadio, presentato al Comune nel maggio 2014 e sottoposto al controllo preventivo delle autorità coinvolte, è stata prevista la demolizione dell'ex Ippodromo ». Non solo: viene segnalato che il 18 novembre 2014, un parere della stessa Soprintendenza archeologica chiedeva di «indicare i criteri della sostituzione con demolizione dell'Ippodromo ». Come a dire che anche da quegli uffici si dava per scontato l'abbattimento dell'opera che, ricorda oggi la Roma, «contiene parti in amianto».
La versione della soprintendente Margherita Eichberg è completamente diversa: «Non ci siamo svegliati ora. È dal 2014 che diamo pareri di forte criticità a cui non è seguita alcuna revisione progettuale. Non siamo i burocrati che si mettono di traverso».
Eppure quell'atto suona come un altolà al progetto. Perché non ci sono solo le tribune da proteggere: la Soprintendenza, infatti, avanza anche una «tutela indiretta » sull'area circostante che confligge con la costruzione delle tre torri da 200 metri disegnate da Daniel Libeskind e del business adiacente previsto nel disegno originario. Quello sul quale, in queste settimane, va avanti non senza intoppi la trattativa col Campidoglio a trazione 5 Stelle.
Il fronte dei consiglieri scettici allo stadio, specie dopo l'addio dell'ex assessore Paolo Berdini, rafforza le sue convinzioni dopo il parere della Soprintendenza. Bisognerà vedere se si lasceranno convincere da Beppe Grillo, sostenitore del progetto, che domani sarà nella capitale. E mentre la Roma si dice pronta «a riqualificare le tribune, conservandone una parte in un'area dedicata», sulla vicenda pende la variabile tempo: il 3 marzo si riapre la conferenza dei servizi. In quella sede lo Stato esprimerà un parere unico per tutte le sue articolazioni. Non è detto, insomma, (come spera il fronte pro-stadio) che a prevalere sia la posizione della Soprintendenza.

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Stadio, c'è chi pensa al piano B E intanto è pronto il ricorso al Tar (Corriere della Sera ed. Roma, 19 febbraio 2017)
Contro il «niet» della Soprintendenza la Roma avvia l'offensiva legale


Il vincolo finisce al Tar. Roma e Parnasi, i proponenti del progetto stadio, reagiscono con il ricorso d'urgenza contro il documento Mibact che avvia l'iter di vincolo sulla struttura e sulla pista dell'ippodromo di Tor di Valle. Dopo un'odissea lunga oltre due anni, di cui gli ultimi sei mesi di trattative a nervi tesi con il Campidoglio M5S, il colpo di scena (o letale?) arriva dalla Soprintendenza, istituzione seduta al tavolo della Conferenza che il 3 marzo chiuderà i battenti con il verdetto sul progetto. Varianti, delibere, vincoli: sulla base dei documenti, lì sarà presa la decisione. A meno che i proponenti non chiedano (e ottengano) una proroga.

La sponda la dà l'istruttoria in corso da parte della Soprintendenza. E se fra 120 giorni arrivasse la conferma sul vincolo che vieta sia la rimozione della tribuna («pericolante, precaria e piena d'amianto», aggiunge la Roma) sia la costruzione di grattacieli, sarebbe inutile l'eventuale sì incassato dal progetto in Conferenza. La domanda che i proponenti si fanno è: «Perché l'ippodromo disegnato da Lafuente nel 1959 ha attirato solo adesso le attenzioni del Mibact?». A questa si accompagnano ipotesi di soluzione, talvolta anche bizzarre: come lo spostamento dell'ippodromo di qualche metro o addirittura in altre zone della città.

Per il Campidoglio, invece, il vincolo assomiglia molto ad un delitto perfetto: no all'opera che ha spaccato il Movimento ma senza una responsabilità diretta nello stop. Via il rischio maxi causa e pure il rischio di una contestazione degli attivisti. «Come abbiamo sempre detto, vogliamo lo stadio ma nel rispetto delle regole», ha detto Raggi. Sembra l'occasione d'oro per ricompattare le fila dopo il caso Berdini e le scintille tra la giunta turbo-stadista e la base ortodossa del Movimento stuzzicata dalla deputata Roberta Lombardi. E rappresentata dalla decina di consiglieri dissidenti che, giovedì scorso, erano riusciti a commissariare una giunta giudicata troppo morbida con l'inserimento in pianta stabile di Marcello De Vito, Paolo Ferrara e Donatella Iorio nel team delle trattative con la Roma. «Meglio farlo sulla Tiburtina lo stadio», suggeriva il consigliere Pietro Calabrese meno di una settimana fa. Prove di piano B.

Solo i proponenti adesso credono ad una partita ancora aperta. Per questo, oltre ad opporsi con Mibact sul vincolo, si ricorre al Tar su due questioni. La prima: la Soprintendenza già avrebbe portato in Conferenza due pareri positivi sul progetto e sulla demolizione della struttura, in conflitto con quello conservativo datato 15 febbraio. «La delibera è stata approvata nonostante una serie di pareri che avanzavano una serie di forti», spiega però, la Soprintendente Margherita Eichberg. La seconda, sulla quale i legali elaborano un esposto contro eventuale abuso d'ufficio: il documento è stato inviato a Raggi, Regione e proponenti, non alla Conferenza. Ma in molti considerano le carte bollate il tentativo disperato per raddrizzare una partita stregata.

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Roma, sullo stadio ora frena anche Raggi (Corriere della Sera, 19 Febbraio 2017)
La sindaca: il vincolo della Soprintendenza è un elemento nuovo. Sullo stop Lotti interpella Franceschini


ROMA I l vincolo sull'ippodromo di Tor di Valle mette a rischio il progetto «Stadio della Roma» e Raggi dà la posizione del Campidoglio: «La Soprintendenza ha comunicato al Comune di Roma l'avvio di "dichiarazione di interesse particolarmente importante" sull'ex ippodromo di Tor di Valle —, posta la sindaca su Facebook. Si tratta dell'area indicata per la realizzazione dello stadio. Vi sono quindi nuovi elementi che incidono sulla valutazione e realizzazione del progetto che in queste settimane è oggetto di verifica da parte del Comune. Come abbiamo sempre detto vogliamo che la Roma abbia uno stadio ma nel rispetto delle regole».

Per il Campidoglio M5S, dopo gli scossoni interni e l'uscita dalla giunta dell'assessore anti stadio Paolo Berdini, il vincolo della Soprintendenza può sortire un doppio effetto se sarà confermato dopo i 120 giorni di istruttoria: il no all'opera di Tor di Valle senza responsabilità diretta nello stop e la pace con la base che da tempo è in subbuglio sulla questione. Tanto che Beppe Grillo ha fissato per domani un blitz romano per mettere a tacere le polemiche interne. Della vicenda ieri hanno parlato anche il ministro dello Sport Luca Lotti, seccato per l'ennesima grana sull'iter del progetto proposta da Roma e Luca Parnasi, e il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che avrebbe risposto di non avere alcun potere sulle Soprintendenze.

E mentre i proponenti, che hanno ottanta giorni a disposizione per opporsi al vincolo, imbastiscono il ricorso al Tar per due precedenti pareri positivi portati dal ministero del Beni culturali nella conferenza dei servizi, la soprintendente Margherita Eichberg spiega perché è partita la procedura di vincolo sull'ippodromo. «Il valore — dice — risiede nella sua audacia costruttiva, nella perfezione di struttura sportiva. È un'opera di architettura importante, in cemento armato, con un maggiore sbalzo realizzato dall'architetto Julio Lafuente. Nella conferenza dei servizi preliminare del 2014 è stato esaminato uno studio di fattibilità, un progetto di larghissima massima e il tema della demolizione della tribuna veniva sorvolato. Dopo due anni abbiamo approfondito l'istruttoria. La conferenza dei servizi si esprimerà (il 3 marzo a meno di proroghe, ndr ) sul progetto presentato dalla società: se ci saranno ipotesi di riconfigurazione di quel progetto si dovrà ripartire su un progetto alternativo da redigere e consegnare ».

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La sindaca sullo stadio: "Il vincolo dello Stato influisce sul dossier" (La Repubblica ed. Roma, 19 febbraio 2017)
La posizione dopo l'atto della soprintendente che accusa: "E dal 2014 che segnaliamo le criticità". De Vito, Ferrara, Iorio al tavolo
MAURO FAVALE

VOGLIAMO che la Roma abbia uno stadio ma nel rispetto della legge ». Virginia Raggi ripete questa frase da settimane. E anche ieri ha ribadito un concetto già espresso anche a Francesco Totti, quando il capitano della squadra giallorossa chiese esplicitamente «famo 'sto stadio».
Le parole della sindaca, però, arrivano dopo l'avvio dell'iter per l'apposizione di un vincolo all'ippodromo di Tor di Valle proposto dalla soprintendenza all'Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma. «Vi sono quindi nuovi elementi che incidono sulla valutazione e realizzazione del progetto che in queste settimane è oggetto di verifica da parte del Comune», afferma Raggi in una nota che arriva al termine di una giornata in cui dal Campidoglio filtra solo una posizione: «Stiamo studiando».
Non è chiaro, insomma, se e quanto questa procedura avviata dalla soprintendente Margherita Eichberg possa pesare sul progetto definitivo. Certo è, come segnala anche la prima cittadina nella sua nota, l'ex Ippodromo di Tor di Valle si trova «nell'area indicata per la realizzazione dello stadio». Ed è certamente singolare che la presa di posizione della soprintendenza archeologica arrivi soltanto ora, inviata a Regione e Comune, a due settimane dalla riapertura della conferenza dei servizi che dovrebbe mettere una parola definitiva sul progetto dello stadio. «Non ci siamo svegliati ora — replica la Eichberg — è dal 2014 che diamo pareri di forte criticità a cui non è seguita alcuna revisione progettuale. Non siamo i burocrati che si mettono di traverso». Non solo: per la soprintendente statale all'archeologia, sull'ippodromo di Tor di Valle «già esiste una norma di tutela comunale».
Quell'edificio, infatti, «è inserito nella Carta della Qualità» del Campidoglio. «Siamo quindi quelli che aiutano al rispetto delle regole a cui altri vogliono derogare ».
La procedura di vincolo della soprintendenza arriva in una situazione già confusa, con la squadra dei 5 Stelle in Comune pressata dalla base per l'annullamento della delibera originaria voluta da Ignazio Marino. A provare, almeno politicamente, a mettere un punto sulla questione, domani sarà in città Beppe Grillo ed è possibile che il leader del M5S incontri anche la sindaca.
Potrebbe dare suggerimenti utili ad affrontare il nuovo incon- tro con la Roma, previsto per mercoledì 22 febbraio. In quell'occasione, la maggioranza ha deciso che a quel tavolo (come ai successivi) dovranno sedere anche Marcello De Vito, presidente dell'Aula, Paolo Ferrara, il capogruppo, e Donatella Iorio, presidente della commissione urbanistica. Su tutto pende la variabile- tempo: il 3 marzo si riapre la conferenza dei servizi dopo lo stop richiesto dal Comune. Per quella data, nel caso il Campidoglio decidesse per il via libera, la Regione si aspetta gli atti necessari che va richiedendo da mesi. In particolare, la variante al Prg sull'area di Tor di Valle.

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"Il ministero disse sì alla demolizione ricorriamo al Tar" (La Repubblica ed. Roma, 19 febbraio 2017)
La Roma a gamba tesa sull'ippodromo "Degrado e amianto, parere a orologeria"
LORENZO D'ALBERGO

IL colpo assestato dalla soprintendenza all'Archeologia, belle arti e paesaggio per il Campidoglio si fa sentire. Eccome. Perché adesso l'As Roma rischia davvero di dover rinunciare al sogno del nuovo stadio (con relativo business park) a Tor di Valle. Il patron giallorosso James Pallotta, però, non è disposto a mollare neanche un centimetro: è pronto a una trattativa lunga 120 giorni con il Mibact e a rivolgersi contemporaneamente al Tar del Lazio — con tutta probabilità chiedendo il blocco della conferenza dei servizi aperta in Regione — per eliminare il vincolo posto dal Collegio Romano sul vecchio ippodromo disegnato da Julio Garcia Lafuente e sull'area che lo circonda. «Un'iniziativa talmente intempestiva da apparire ostile », spiega il club di capitan Totti dal quartier generale di Trigoria.
La nota diramata ieri sera dall'As Roma è di fatto un sunto del ricorso che sarà sottoposto ai magistrati amministrativi. Punto per punto, elenca i motivi per cui, secondo i proponenti del progetto del Colosseo bis, il vincolo sull'impianto progettato per le Olimpiadi del 1960 dovrebbe essere dichiarato nullo.
Primo capitolo, amianto e rischio crollo: sin dal progetto preliminare, presentato in era Marino, si è discusso dell'ex Ippodromo sempre e solo come di una struttura da demolire. A seguire, ecco le note del Mibact acquisite dal 2014 a oggi: si tratta solo di «sondaggi preventivi, tutela della fascia verde del Tevere, salvaguardia delle alberature, restauro dei casali esistenti». Poi, come farà notare la Roma ai giudici, c'è il parere del novembre 2014 della stessa soprintendenza che ora ha messo sotto tutela l'opera di Lafuente. Un documento che richiede l'indicazione dei «criteri della sostituzione con demolizione dell'Ippodromo e degli elementi di architettura e le pertinenze che lo caratterizzano».
Dal possibile abbattimento all'apposizione del vincolo — è questa la contraddizione su cui i giallorossi calcheranno la mano — sono quindi passati poco più di due anni. Nel faldone del ricorso finiranno allora tutti i documenti che, continua la nota, «confermano che la procedura di vincolo dell'Ippodromo, non è mai stata esternata in precedenza e confligge con le valutazioni e i pareri resi in precedenza sul progetto, basato sulla demolizione dell'Ippodromo e sulla realizzazione al suo posto del nuovo stadio».
Chiusura con la sola concessione romanista: il club è disposto a «riqualificare le tribune, conservandone una parte in un'area dedicata, dopo averla naturalmente messa in sicurezza, per preservarne la memoria». Apertura che non eviterà la via del Tar.

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"Da ecologista il progetto mi piace. La tribuna di cemento vale poco" (La Repubblica ed. Roma, 19 febbraio 2017)
L'INTERVISTA/ ROBERTO DELLA SETA, EX PRESIDENTE DI LEGAMBIENTE
MATTEO PINCI


MENTRE un vincolo sull'area posto dalla Soprintendenza sembra chiudere la strada verso l'approvazione del progetto per lo stadio a Tor di Valle, c'è un ecologista che all'impianto della Roma dice sì. È Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, oggi consulente per le certificazioni ambientali del progetto. Un nome circolato anche tra i candidati a raccogliere l'eredità di Berdini all'Urbanistica: «Non mi ha contattato nessuno — spiega — non credo lo faranno, ma se succedesse ringrazierei e declinerei».
Invece sul progetto stadio ha accettato di metterci la faccia.
«Ho deciso di collaborare perché ha caratteristiche utilissime non solo per i privati, ma per la città».
Quali, secondo lei?
«È un progetto positivo intanto per la localizzazione: Roma è una città sviluppata a macchia d'olio oltre il Raccordo, e questo rende inefficienti i collegamenti. Questa invece è un'opera pensata all'interno del Gra, in un pezzo di città che già esiste: quindi non consuma nuovo suolo pubblico».
C'è chi lo ritiene una colata di cemento.
«Invece uno dei punti chiave del progetto è la qualità ambientale. Sarà, insieme al nuovo stadio di Bilbao, il primo impianto in Europa certificato Leed, ossia con standard ecologici altissimi sotto tutti i punti di vista. Una garanzia, per ottenerlo servono standard anche sulla mobilità, come il collegamento a una rete di trasporto su ferro».
Intanto, però, il ministero Beni culturali sembra chiudere la partita con il vincolo firmato dalla soprintendente Eichberg. La stupisce?
«Mi stupiscono i tempi. Si parla da almeno due-tre anni di questo stadio, forse la soprintendenza poteva intervenire prima. Ma atti formali non ne ha mai inviati ».
Nel merito, solleva questioni riguardo la conservazione del vecchio ippodromo e l'impatto paesaggistico.
«Non sono un archeologo, ma mi pare discutibile sostenere che una tribuna di cemento abbia l'interesse culturale che potrebbe avere ad esempio il Flaminio. Mentre il parere sull'area mi pare semplicemente surreale. Sull'ippodromo il vincolo architettonico poteva essere messo da 8 anni, farlo oggi è una forzatura che forse ha un obiettivo più politico che non dettato dai fatti ».
Lei quindi non ritiene che le torri, come dice la soprintendenza, rovinino la skyline?
«Un grattacielo, pure se non piace, consuma meno suolo per la sua estensione verticale. E un'altra qualità del progetto è la bellezza: a Roma c'è un centro favoloso e periferie bruttissime. Per il progetto sono stati scelti architetti di fama mondiale come Libeskind e Kipar che ha disegnato il parco fluviale, valorizzando all'uso dei romani decine di ettari: avremo edifici "belli" anche in periferia».
Per qualcuno con quest'opera si fa un regalo ai privati.
«In questa città servono interventi che lo Stato non può finanziare: l'unica soluzione è percorrere la strada dell'interesse privato, quando incontra come in questo caso l'interesse della collettività ».

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"In quell'ippodromo progettato da mio padre la Roma può allenarsi" (La Repubblica ed. Roma, 19 febbraio 2017)
Clara Lafuente figlia dell'architetto che ridisegnò Tor di Valle: "Stadio da rivedere"
PAOLO BOCCACCI


ARCHITETTA, la soprintendente Eichberg ha avviato la procedura per porre sotto tutela l'Ippodromo di Tor di Valle, una delle opere più famose di suo padre Julio, costruita nel 1959 per le Olimpiadi del 1960.
«Sono molto soddisfatta» risponde Clara Lafuente, che nei cassetti conserva ancora i vecchi scatti di cantiere del papà giovanotto in bilico su pilastri e pensiline. «Questo edificio era diventato un fantasma che non veniva più nemmeno nominato. Invece ora finalmente si ricomincia a parlare di architettura».

Secondo lei ci sono le possibilità di conservarlo inglobandolo nel progetto dello stadio?
«Avevamo anche proposto che le tribune dell'Ippodromo fossero utilizzate per i campi di allenamento che sono previsti nell'area».

E quale è stata la risposta?
«Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Purtroppo in questi anni il progetto dello stadio non è mai stato riconsiderato, pur se sono state individuate tante criticità, e dà centralità ai famosi grattacieli, mettendo in posizione marginale l'impianto sportivo».

Si aspettava questa decisione in zona Cesarini della soprintendenza?
«Non me l'aspettavo, ma era auspicabile, anche perché il sovrintendente comunale Claudio Parisi Precicce il 18 gennaio aveva dato parere favorevole al progetto dello stadio, con la prescrizione della valorizzazione delle tribune dell'ippodromo, attraverso il loro riposizionamento in un luogo adiacente».

Dunque l'intenzione era di smontarle e rimontarle?
«Sì, soluzione totalmente insensata, essendo delle grandissime strutture in cemento armato».

Qual è la caratteristica che rende unica l'opera di suo padre, che è anche il progettista dell'Air terminal dell'Ostiense, ora sede di Eataly, e del palazzo della Esso sulla Roma- Fiumicino?
«Le tribune sono il più grande "paraboloide iperbolico" della storia dell'architettura. È una forma geometrica di una considerevole arditezza e sperimentalità che consente degli immensi aggetti, quelli delle tribune, che si poggiano solo su un pilastro».

Lei ha avuto contatti diretti con il club giallorosso?
«No, ho cercato di contattare il costruttore Parnasi, ma non ho avuto riscontro».

Suo padre l'ha mai portata a visitare l'Ippodromo?
«Sì, ricordo una struttura smisurata. Io ero bambina. E mi meravigliavo davanti a quelle altissime vetrate sul retro che ruotavano verticalmente. Ma nel tempo sono stati aggiunti dei corpi ed è in uno stato di forte degrado anche per queste alterazioni».

Dunque avrebbe bisogno di un restauro conservativo?
«Senz'altro sì. Con il ripristino dell'aspetto originario».

Come andrà a finire?
«Speriamo bene, nel senso che si faccia un intervento di qualità che comprenda la rimessa in funzione delle tribune, magari per un campo di allenamento».

Dunque è favorevole allo stadio?
«Non sono contraria a priori, penso che vada fatto con un buon progetto».

Ma il vincolo interesserebbe anche le aree intorno.
«Non sarebbero inedificabili, le costruzioni avrebbero solo delle limitazioni in altezza».

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Stadio verso lo stop. I dubbi di Raggi: la valutazione cambia (Il Messaggero)
Il sindaco dopo il vincolo del Mibact sulla tribuna dell'ippodromo: nuovi elementi che incidono sul dossier. La Roma prepara ora il ricorso al Tar

«Ora la palla non è più in mano a noi, se la vedrà la Soprintendenza con i privati», dicono con malcelato sollievo nei corridoi di Palazzo Senatorio. Perché la palla in questione - la pratica Tor di Valle - è avvelenata. E in Campidoglio sono convinti che sia meglio non maneggiarla, di questi tempi. Una cosa è certa: negli uffici di Virginia Raggi è stata accolta con una certa compiacenza la notizia che la Soprintendenza archeologica abbia deciso di vincolare l'area scelta dai privati per costruire il nuovo stadio della Roma con annesso «Ecomostro» (il gigantesco complesso di negozi e uffici che nascerebbe accanto all'impianto sportivo).

LA LINEA
La decisione dei tecnici del Ministero diventa un assist insperato per il M5S, che può trovare all'esterno una soluzione alle divisioni intestine tra l'anima "ortodossa" che difende il «No alla speculazione» pronunciato dai grillini prima all'opposizione e poi in campagna elettorale, e la corrente pro-stadio che si sarebbe accontentata di una sforbiciata minimal alle cubature private. Anche Virginia Raggi, ieri, ha fatto capire che il vincolo «incide » sul destino del progetto e che potrebbe avvicinarlo alla bocciatura definitiva: «La Soprintendenza ha comunicato alComune di Roma l'avvio della dichiarazione di interesse culturale sull'ex ippodromo di Tor di Valle », ha dichiarato la sindaca.Motivo per cui «ci sono nuovi elementi che incidono sulla valutazione e la realizzazione del progetto che in queste settimane è oggetto di verifica da parte del Comune». E ancora: «Come abbiamo sempre detto, vogliamo che laRomaabbia uno stadioma nel rispetto della legge». Rispetto della legge, che significa anche rispettare un'area tutelata dal Ministero. Tanto che lunedì potrebbe approdare in giunta una «memoria» per certificare l'inversione di rotta rispetto alla delibera sull'«interesse pubblico» del progetto varata dall'amministrazione Marino nel 2014. L'iter per apporre il vincolo intanto è già stato avviato dalla Soprintendenza e la procedura si concluderà tra 120 giorni. I proponenti hanno 80 giorni per presentare delle osservazioni, dopodiché ad apporre il vincolo dovrà essere il segretario regionale del Ministero. «Una volta vincolato l'ippodromo, che nell'attuale progetto dovrebbe essere abbattuto per fare spazio allo stadio - ha spiegato ieri la soprintendente Margherita Eichberg - non potranno essere apportate modifiche se non con l'autorizzazione della Soprintendenza». Ma anche in quel caso servirebbe un nuovo progetto e soprattutto «una nuova conferenza dei servizi ». L'iter, in sostanza, dovrebbe ripartire da capo, dalla scelta dell'area e dalla presentazione di uno studio di fattibilità. Uno scenario che i privati vorrebbero scongiurare a ogni costo, considerando che da questa operazione secondo alcune stime potrebbero trarre profitti fino a 800 milioni di euro. Ieri i proponenti hanno diffuso una durissima nota per comunicare che giudicano «ostile» l'iniziativa della Soprintendenza e che «avvieremo ogni possibile azione a tutela del nostro progetto». Significa un ricorso al Ministero e al Tar, per frenare la procedura del vincolo, puntando sul fatto che i tecnici del Mibact, in passato, non hanno espresso sul progetto pareri contrari, pur rimarcando diverse prescrizioni. Lo scontro sullo stadio, l'ennesimo, arriva a meno di due settimane dal "fischio finale": il 3 marzo la conferenza dei Servizi chiude i battenti. Al momento sono già stati depositati diversi pareri negativi, come quello della Città metropolitana e del Comune di Roma (entrambi guidati dal M5S), con una lunga lista di correzioni per superare l'impasse. In quella sede arriverà anche il parere finale dello Stato - lo prevede la legge Madia - che si esprimerà con un documento unico per tutte le sue articolazioni, Soprintendenza compresa.

IL LEADER
All'iter tecnico, si affianca quello politico. Domani la maggioranza di Virginia Raggi si riunisce proprio per discutere dello stadio (ora il mantra è: «Rispettiamo i vincoli»). E nelle stesse ore calerà nella Capitale Beppe Grillo. Mercoledì invece è in programma un vertice Campidoglio- privati. Forse l'ultimo.
Lorenzo De Cicco

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L'ecomostro è un detonatore della faida tra le correnti M5S (Il Messaggero)

Il primo impercettibile scricchiolio, rivelatore del multiforme mondo grillino, si registrò per le Olimpiadi. Sotto sotto, in Campidoglio, c'era un pezzo di giunta M5S che trattò fino all'impossibile. Beppe Grillo, come un segugio, annusò l'aria e alla fine si impose. La sindaca Virginia Raggi non solo disse no ai «Giochi del mattone», ma lo fece con tanto di sgarbo al presidente del Coni (Giovanni Malagò l'aspettava in Comune, lei stava mangiando un minestrone in trattoria: buon appetito). Sarebbe stato clamoroso il via libera e, come si sa, non avvenne. Ma fu il primo, carsico segnale rivelatore di un M5S che adesso balla sul sì, no, forse alla «colata di cemento di Tor di Valle». Ed è proprio intorno allo stadio della Roma e soprattutto ai grattacieli che lo dovrebbero sovrastare che stanno affiorando le diverse articolazioni, quelli del Pd le chiamerebbero correnti, del M5S. Un contenitore che, a forza di parlare di fine delle ideologie, sta implodendo proprio per causa di queste. Rapida carrellata di fatti e persone. La base rosso-verde (di cui l'ex assessore Paolo Berdini era il vessillo, ormai ammainato) non ne vuole sentire parlare ed è pronta alla prima clamorosa contestazione di «Virginia», Grillo e Casaleggio sono per il sì al «progetto» rivisto un tot, e quindi di rimando Luigi Di Maio, in attesa di diventare statista, ha già indossato la maglia dello stadista; Roberta Lombardi, molto brava ad appoggiare l'orecchio a terra per ascoltare la «nostra gente», si è schierata pubblicamente, a suo rischio e pericolo, per il ritiro della delibera. Poi ci sono i 29 consiglieri comunali che, provenendo dalle storie più disparate – dal manager all'artigiano fricchettone – si sono divisi: intransigenti «per il giammai allo stadio», aperturisti per «il tagliamo le cubature finché si può», realisti che «se diciamo un altro no, la nostra popolarità finisce sotto i tacchetti di Totti».

LE TANTE ANIME
Insomma, così tante anime ideologiche e quasi antropologicamente diverse da far invidia al Pd. Per non farsi mancare niente il M5S è spaccato anche all'interno del placido gruppo regionale, fin qui confinato dalle cronache a una serena opposizione a Nicola Zingaretti. Al centro di questa Guernica grillina c'è Raggi con la sua giunta. Alle prese con la responsabilità di governo e con i possibili contraccolpi del verdetto. Raccontano che quando martedì il vicesindaco Luca Bergamo (passato di sinistra, rivotato al pragmatismo del potere) è uscito con il diggì della Roma Mauro Baldissoni per spiegare che insomma un accordo era possibile, con tanto di dichiarazione congiunta, Marcello De Vito sia andato su tutte le furie. «Forse Bergamo non sa che lui non decide proprio nulla: la palla spetta a noi consiglieri», è stato il ragionamento del presidente dell'Aula. Può un progetto urbanistico far da detonatore a un intero Movimento? Sì, perché al netto della partita in gioco (1,5 miliardi), del messaggio (seppur è un espediente, c'è il calcio, la Roma, in mezzo) questa sarà la prima vera scelta di peso del M5S da quando è nelle istituzioni. Andata così così con la scatoletta di tonno in Parlamento, si potranno rifare con la calce e le betoniere? Anche se parlare pubblicamente non si può e la Lombardi rischia grosso (pare non si occuperà più della festa annuale grillina) alla Camera e in Senato ancora una volta stanno emergendo le solite fazioni.

LE POSIZIONI
I parlamentari con pedigree ambientalista stanno con la Lombardi, che si porta dietro Roberto Fico e ortodossi. Tutti, per l'eterogenesi dei fini, contro il progetto stadio e quindi contro la parte più in grisaglia del M5S nelle «grazie di Beppe e Davide»: Di Maio, dunque. Ma anche Di Battista, che al di là delle invettive, alla fine riesce sempre a schivare qualsiasi problema (i colleghi lo chiamano il «sommergibile»). Un caos tale che necessita l'intervento di Grillo: domani vedrà i dissidenti-critici-ortodossi del no. Scenderà in campo l'allenatore-giocatore del M5S. Che rischia di perdere la partita più difficile: quella della coerenza. Anche se una mano potrebbe arrivare proprio dalle Olimpiadi: non quelle negate, ma quelle passate del '60. Ironia della sorte, il vincolo di Tor di Valle deriverebbe dai Giochi
di 57 anni fa.
Simone Canettieri

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L'intervista Margherita Eichberg
«Il vincolo su Tor di Valle già messo dal Comune» (Il Messaggero, 19 febbraio 2017)

«La tribuna dell'ippodromo un gioiello architettonico, deve essere preservata». «Il Campidoglio aveva fissato i paletti: si può ristrutturare, ma non demolire»

«Un parere fortemente critico». Il parere negativo all'affair stadio della Roma arriva pesante come un macigno. A firmarlo venerdì, Margherita Eichberg, da quasi due anni alla guida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma,
che ha vergato venti pagine di osservazioni sul progetto dello stadio a Tor di Valle.
Soprintendente Eichberg, ci spieghi le ragioni di questo "motivato dissenso".

«Abbiamo analizzato tutti gli aspetti possibili. Dalla questione delle visuali, alla storia agricola del sito alle fasi di bonifica. In ballo ci sono ragioni di carattere paesaggistico perché il progetto prevede una forte artificializzazione dell'area agricola, inoltre le sponde del Tevere vengono coinvolte da una serie di infrastrutture e ponti, viene realizzato un grosso raccordo stradale e decine e decine di ettari di parcheggio. Ma nelle nostre analisi sono rientrate anche procedure che non sono state seguite in maniera impeccabile».

Scusi, soprintendente, a cosa si riferisce?
«Le indagini di archeologia preventiva: erano state chieste e non sono state avviate. Nell'archeologia preventiva le procedure prevedono che venga fatto un piano di indagini, approvato dalla Soprintendenza e poi eseguito. Un piano che normalmente precede i progetti e non che venga seguito in corso d'opera. Insomma, ogni fase del progetto ha il suo livello di indagini».

Ma come avete lavorato per arrivare a questo "verdetto"?
«Abbiano consultato tutti i comitati tecnici di settore in seduta congiunta, da quello per la tutela del paesaggio alle Belle Arti, dalla tutela per l'architettura contemporanea all'archeologia e tutti si sono espressi negativamente. Pensi che ha partecipato persino Giovanni Carbonara, il presidente del comitato tecnico per il paesaggio nonché figlio di colui che ha scritto il famoso manuale di architettura pratica che già negli anni '60 aveva censito l'Ippodromo di Julio Lafuente come esempio di architettura ben riuscita, come una struttura di particolare rilievo».

Si prende una responsabilità non da poco in questa fase della vicenda. Sono sempre le Soprintendenze che si mettono di traverso?
«Vorrei ricordate che il Comune di Roma aveva già tutelato le tribune dell'Ippodromo nella cosiddetta Carta della qualità, l'appendice alle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore del 2008. La norma comunale, in sostanza, inserisce le Tribune di Tor di Valle, progettate da Julio Lafuente tra le architetture da tutelare e prevede almeno una ristrutturazione ma non la demolizione. Non a caso, con la delibera del 2014 che avrebbe previsto una deroga alla Carta della qualità, la Sovrintendenza capitolina aveva rilevato la non conformità alle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore».

Ma il parere negativo della Soprintendenza statale a questo punto è vincolante per il futuro del progetto dello stadio?
«Noi, come ministero, possiamo fare opposizione. Le spiego: il parere della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio viene ora filtrato dal rappresentante unico del Consiglio dei ministri, che accoglie i pareri degli altri soggetti statali che si esprimono sul progetto. In caso di un verdetto trasformato in un parere favorevole con prescrizioni, noi possiamo fare opposizione come ministero».

Insieme al parere sul progetto dello stadio a Tor di Valle, lei ha firmato il 15 febbraio scorso anche l'avvio del procedimento di vincolo per l'Ippodromo realizzato nel 1959 su progetto dell'architetto spagnolo Julio Lafuente, considerato un maestro delle strutture "sospese", quasi travolte dalla loro apparente leggerezza. Un architetto che nella Roma del secondo dopoguerra e nell'epopea degli anni Sessanta ha lasciato il segno in molti edifici innovativi.
«Un passaggio dovuto per il rilevante interesse di questo esempio straordinario di architettura e ingegneria contemporanea. Un esempio di virtuosismo costruttivo dal design innovativo e all'avanguardia. L'apposizione del vincolo è un'azione della Soprintendenza, quindi nell'autonomia del ministero dei Beni culturali, fatta in accordo congiunto con tutti i comitati tecnici di settore, e condivisa con le direzioni generali del ministero».

Il vincolo avrà un peso specifico notevole. Perché questa decisione?
«Il vincolo è stato esplicitamente richiesto dai comitati di settore dopo aver rilevato che questo esempio prestigioso di architettura, nel progetto dello stadio, veniva trattato con una certa superficialità. Le ragioni di tutela ci hanno spinto ad intraprendere un'azione incisiva proprio per indirizzare le scelte degli enti locali coinvolti, Comune di Roma e Regione Lazio».

L'iter del vincolo sarà determinante. Qual è lo scenario che si prospetta e quali sono i tempi tecnici?
«Tecnicamente la società Eurnova ha ottanta giorni per esprimere osservazioni e presentare opposizioni, ma già da ora scattano le misure di salvaguardia per l'ippodromo, e entro 120 giorni dalla data di firma dell'avvio del procedimento, il vincolo dovrà essere prodotto».

Due settimane fa la sua Soprintendenza ha espresso il parere per la valutazione di impatto ambientale dello stadio, e negli ultimi cinque giorni ha firmato il parere complessivo e l'iter per il vincolo. Insomma, il progetto di Tor di Valle è stato impegnativo.
«Lo ammetto: per questa procedura, il nostro ufficio si è speso senza risparmiare fatica. Cinque funzionari si sono dedicati a questa complessa istruttoria fin da settembre, da quando c'è stata avviata la conferenza dei servizi, sempre in accordo con la Direzione generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del ministero».

Il nuovo decreto di riforma dei Beni culturali ha di fatto soppresso la sua Soprintendenza, per accorparla con la Soprintendenza per l'area centrale di Roma guidata da Francesco Prosperetti. Il vincolo rischia di essere delegittimato?
«Noi lo abbiamo avviato, e lo potremmo concludere sempre noi se la Soprintendenza vivrà arrivando almeno a superare gli 80 giorni previsti perché la società Eurnova possa produrre le sue osservazioni. Altrimenti l'iter sarà concluso dalla Soprintendenza di Prosperetti. Sarà comunque concluso perché la procedura è stata ampiamente condivisa con i comitati tecnici di settore».
Laura Larcan

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La Roma è stufa e va in tribunale (Corriere dello Sport, 19 febbraio 2017)

Il ricorso al Tar sembra l'unica via. E la Raggi ora chiude

di Marco Evangelisti

Roma

James Pallotta ha detto di tutto. In privato. In pubblico meglio moderare il linguaggio. Non i concetti, piuttosto aspri anche nel comunicato ufficiale che i cosiddetti proponenti - la Roma, il costruttore Luca Parnasi - hanno diffuso dopo che un atto della soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Roma è caduto come una ghigliottina sul progetto dello stadio di Tor di Valle.

Percorsi. Ricorreranno al Tar. E' l'unica via d'uscita da questa trappola giuridica, politica, amministrativa che ha ingoiato le speranze di una soluzione pacifica. Non subito, intanto perché oggi è domenica, intanto perché gli avvocati hanno bisogno di tempo e calma per scrivere cose che si reggano in piedi un po' più della struttura del vecchio ippodromo. E poi perché non hanno perso le speranze di risolvere la faccenda in qualche modo differente. Coinvolgendo il ministero dei beni culturali, di cui la soprintendenza è un'emanazione. Si tratta, è ovvio, di percorsi accidentati dal punto di vista legale. Di sicuro non hanno intenzione di arrendersi. Vogliono costruire lo stadio, vogliono lottare per i loro diritti e sono stufi, come i cittadini non necessariamente tifosi, di questa danza insensata che non finisce mai.
Quante probabilità di successo abbia la lotta è un altro discorso. Il vincolo posto sulla tribuna dell'ippodromo è un buco nero piantato nel centro del progetto. Lì non si può costruire nulla, solo toccare quel che già c'è e che comunque non può elevarsi oltre l'altezza della struttura protetta. Sotto tutela anche la pista, del tutto inutilizzata da quattro anni. A proposito: la preziosa tribuna progettata da Julio Lafuente nel 1959 è stata spogliata di tutto il metallo recuperabile.
Il sindaco Virginia Raggi però non ha dato mostra di meravigliarsi per questo intervento tardivo della soprintendenza. Che probabilmente la toglie al contrario da un vicolo cieco, dal peso della mediazione tra favorevoli e contrari: «Vi sono nuovi elementi che incidono sulla valutazione e realizzazione del progetto in queste settimane oggetto di verifica da parte del Comune. Come abbiamo sempre detto, vogliamo che la Roma abbia uno stadio ma nel rispetto della legge».

Criticità. Che la tempistica dell'intervento della soprintendenza sia «particolarmente singolare», come non mancano di far notare la Roma e Parnasi, è difficile negarlo. Anche se l'architetto Margherita Eichberg, che ha firmato il documento, dichiara all'Ansa: «Non ci siamo svegliati ora. Diamo pareri di forte criticità dal 2014 e nessuna variazione progettuale è seguita. Siamo qui per far rispettare le regole, regole a cui altri vogliono derogare».
Ecco, l'assessore all'urbanistica della vecchia giunta Marino, cioè Giovanni Caudo, fa notare che le cose non stanno esattamente così. Durante la conferenza dei servizi preliminare, nel 2014, «fu depositato in aula un solo parere preclusivo, quello di Roma Natura». Parnasi modificò il progetto di conseguenza e «non ci fu nessun altro parere negativo, tanto meno delle soprintendenze. Nessun riferimento alla tribuna dell'ippodromo, alle coperture e alla pista del trotto».
Questa e altre debolezze della decisione hanno convinto la Roma che la partita non è chiusa. Intanto il vincolo diventa definitivo solo tra quattro mesi e potrebbe anche essere negato se le argomentazioni dei proponenti saranno ritenute valide. Il piano è: portare avanti comunque la trattativa con il Comune (domani e martedì i 5 Stelle decideranno come comportarsi, mercoledì incontreranno i proponenti), cercare di portare a termine positivamente la conferenza dei servizi, la cui chiusura è fissata per il 3 marzo; nelle settimane successive vincere la partita del vincolo oppure ottenere una sentenza favorevole dal Tar. Altrimenti il rischio è di buttare altri due anni e perdere di vista il futuro.

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Il comunicato [dell'AS Cacca...]
«Iniziativa ostile, tuteliamo i tifosi» (Corriere dello Sport 19 febbraio 2017)


Roma - Alcuni passi della nota diffusa dalla Roma.
«Sin dal progetto preliminare del maggio 2014, sottoposto al controllo preventivo delle autorità pubbliche coinvolte, è stata prevista la demolizione dell'ex ippodromo, per le sue fatiscenti condizioni. Nella conferenza dei servizi decisoria la soprintendenza ha espresso rilievi vertenti sostanzialmente su compatibilità con le visuali e modalità di esecuzione delle indagini archeologiche. La soprintendenza, pur accennando al "valore" dell'ippodromo, non ha espresso alcun parere contrario alla sua demolizione. Nella struttura delle tribune sono tra l'altro presenti parti ricoperte di amianto. Siamo disponibili a riqualificarle conservandone una parte in un'area dedicata. Non possiamo esimerci dall'evidenziare come sia singolare la tempistica di questo parere. Avvieremo ogni possibile azione a tutela del progetto, di investitori, pubblici azionisti e tifosi che in queste ore non comprendono iniziative talmente intempestive da apparire quantomeno ostili».

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(Il Tempo, 19 febbraio 2017)






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Secondo me stanotte la Raggi si è andata a ubriacare a Campo dei Fiori per festeggiare.

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Citazione di: ian il 18 Feb 2017, 15:02
Comunque il premio "Vedova Inconsolabile" oggi li assegnerei a Catapano.
Anche quello di repubblica mi sembra distrutto e molto, molto, preoccupato.
Il free lance invece me pare reattivo.
A occhio e croce me pare 'ncazzato (cit.)

Non sottovaluterei Mangiante. Intercettato un suo servizio su SkyRomasport24 dove, con toni accorati, esprimeva più o meno i contenuti del post di WBB:

Citazione di: WhiteBluesBrother il 18 Feb 2017, 23:31
Oramai nei commenti fra i rominidi meno degradati (la maggioranza grugnisce, squittisce, bestemmia) si parla di fine civilta occidentale, fine di Roma e dell'Italia, catastrofe planetaria ecc.
Godo.

P.S.: ma adesso tocca trovare un altro depuratore accanto al quale fare il merdodromo? Non credo che i due manufatti possano essere concepiti separatamente...

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Comunque diciamocelo, tra di noi. Di tutte le motivazioni, quella di tutela dell'ippodromo, con l'obiettivo di preservarne l'interesse architettonico, non si può sentire. L'avessero fatto alla Lazio sarei furioso. Al netto di tutte le scorrettezze di questo progetto.
Diciamo che godo come una vittoria al derby dopo aver subito 89 minuti e con gol in fuorigioco di mano

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Citazione di: Kappa il 19 Feb 2017, 09:51
Comunque diciamocelo, tra di noi. Di tutte le motivazioni, quella di tutela dell'ippodromo, con l'obiettivo di preservarne l'interesse architettonico, non si può sentire. L'avessero fatto alla Lazio sarei furioso. Al netto di tutte le scorrettezze di questo progetto.
Diciamo che godo come una vittoria al derby dopo aver subito 89 minuti e con gol in fuorigioco di mano

Non sono d'accordo.
La motivazione riguarda, oltre il discorso non toccate l'ippodromo, anche le ALTEZZE delle nuove costruzioni. Praticamente la sovrintendenza riporta al centro del discorso quello che doveva essere l'interesse primario del Comune. Come si fa a stravolgere il PRG andando non solo a aumentare le cubature di quell'area soggetta a pericoli di esondazione, avallando la costruzione di GRATTACIELI in una città che non ne ha mai progettati e non ne ha mai voluti?
Ma non si vuole sentire da quell'orecchio, fanno i sordi, per fare i sòrdi.

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Citazione di: Brixton il 19 Feb 2017, 09:42
Secondo me stanotte la Raggi si è andata a ubriacare a Campo dei Fiori per festeggiare.

La Raggi in ogni caso deve decidere e la pubblica inutilità dello stadio dev'essere messa nero su bianco. Sfruttasse il momento, il nemico ora è distratto.

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