Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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E adesso traballa il vincolo su Tor di Valle (Corriere della Sera ed. Roma, 9 Giugno 2017)
Ennesimo pasticcio: una decisione della Soprintendenza ne smentisce quella successiva

di Andrea Arzilli
S cade il termine per l'iter del vincolo sulla tribuna dell'ippodromo di Tor di Valle: entro il 13 giugno la Commissione regionale sul patrimonio culturale stabilirà se la procedura avviata dalla ex Soprintendente Margherita Eichberg (sostituita da Francesco Prosperetti), porterà al vincolo come chiesto anche ieri da Italia Nostra oppure sfumerà insieme al rischio di un ricorso al Tar da parte dei proponenti dello Stadio della Roma.

Già oggi Prosperetti - che ha l'ultima parola - può sciogliere la riserva ma le indicazioni sembrano portare verso la decadenza. Sul vincolo pende infatti un conflitto di pareri: da una parte quello della Regione che nel 2014, a firma dell'allora direttore dei Beni culturali del Lazio Federica Galloni, concesse il nulla osta a costruire in area ippodromo; dall'altra, il procedimento Eichberg che esprime «motivato dissenso» alla demolizione dell'impianto firmato Julio Lafuente dopo aver assorbito il parere del dg del Mibact per l'Arte contemporanea, ovvero la suddetta Galloni. Un corto circuito ideale per un ricorso al Tar.

Oggi anche un altro importante check-point sull'affaire stadio: la delibera di pubblico interesse («Meno patrimonializzazione per il pubblico, più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività», Giovanni Caudo nella lettera inviata a Marcello De Vito) sarà votata due volte, nel Municipio IX e nella Commissione urbanistica-trasporti. Prove generali di tenuta politica in Aula per il M5S.

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Stadio, scontro sul progetto bis: «Senza opere sicurezza a rischio» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 9 Giugno 2017)

CAMPIDOGLIO

Senza più ponti e senza nuovi treni. E dunque con un'unica via d'accesso. Non solo: cubature dimezzate sì del 50%, ma con lo spiraglio di trasformarle parte in residenziale, quindi in appartamenti. Sono queste, per titoli, le lacune della nuova delibera sullo stadio della Roma a Tor di Valle che approderà in consiglio comunale martedì per essere approvata dalla maggioranza grillina. Tutti i 29 consiglieri pentastellati voteranno sì? «Saremo compatti, al massimo ci saranno un paio di defezioni ma per ferie già programmate», spiegano dal Campidoglio. Di sicuro, stando così le cose, il Pd, che aveva approvato la precedente delibera con la giunta Marino, è pronto al no. Salvo correzioni al testo attraversato una grandinata di emendamenti.
Le schermaglie tra dem e grillini sono già iniziate. Spiega il consigliere Antonio Giulio Pelonzi: «Noi non capiamo il motivo, dopo mesi di stallo costati soldi pubblici per tenere in piedi la conferenza dei servizi in Regione, dell'accelerazione improvvisa per portare la delibera in aula il 15 giugno».
IL PERCORSO
Oggi, intanto, la delibera sarà presentata nel IX municipio, mentre salterà invece il vaglio dell'XI. Il parlamentino dell'Eur, nonostante il governo pentastallato, a sorpresa potrebbe opporsi o mostrare crepe evidenti nella maggioranza.
In generale, lo scontro ruota intorno alla pubblica utilità da riconoscere all'opera, un «ecomostro dimezzato» che per strada oltre ai volumi (si era partiti da 1 milione di metri cubi) ha perso anche 115 milioni di opere a carico del proponente. Il Pd del Campidoglio ormai è sulla linea dell'attacco frontale, al contrario di quello di Palazzo Chigi che invece con un emendamento alla manovrina ha fatto più di un regalo ai privati. Dal Pd i consiglieri capitanati da Michela Di Biase spiegano: «Tra le opere pubbliche della delibera Caudo erano presenti il ponte dei Congressi e il ponte di Traiano, per evitare che il solo miglioramento a nord creasse un buco a sud».
I NODI
Ora, la mancanza del ponte «non è solo un pericolo per la viabilità perché si crea un imbuto ma anche per la sicurezza, perché lo stadio ad oggi avrà un solo punto di accesso». I dem sono netti: «La Prefettura non può ammettere per motivi di sicurezza un progetto del genere». Anche sul fronte ferro, e cioè trasporto ferroviario, la nuova delibera non fissa un numero minimo di treni da acquistare per la Roma Lido.
Gli stessi fondi potranno essere utilizzati per coprire «maggiori costi» di altre opere. Resta poi l'incognita del vincolo apposto dalla Soprintendenza del Ministero dei Beni culturali. Mercoledì scade il vincolo e il nuovo presidente di Italia Nostra Oreste Rutigliano ha scritto un telegramma al soprintendente Francesco Prosperetti per sollecitare la sua firma sul provvedimento a tutela della struttura progettata per le Olimpiadi del 1960 dall'architetto Julio Lafuente.
I pentastellati, in massa, rimandano la palla al mittente e accusano il Pd di aver «buttato giù la maschera» e di «non volere lo stadio». Da sinistra Stefano Fassina chiede alla sindaca Raggi di fermarsi «perché i rischi di un'altra speculazione sono evidenti». Dubbi anche da Fratelli d'Italia. La partita degli emendamenti sta per iniziare. Anticipata da quella degli accessi agli atti: il dipartimento urbanistica ne ha ricevuti oltre cento e alla fine il Comune ha deciso di pubblicare oggi sul sito il nuovo progetto.
S. Can.

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Stadio, l'ora del voto anche per i duri 5S. Caudo: danno alle casse comunali (La Repubblica ed. Roma, 9 Giugno 2017)
Al vaglio in municipio e commissioni Italia Nostra attacca: "Resti il vincolo"
LORENZO D'ALBERGO

PROVE GENERALI di voto. Il Campidoglio stringe sullo stadio della Roma e si prepara a una 24 ore di passione. Nella corsa a ostacoli verso l'approdo del dossier Tor di Valle in consiglio comunale, la maggioranza grillina è chiamata a mostrarsi compatta. O così almeno spera la sindaca Raggi, che nelle ultime ore ha chatechizzato i suoi consiglieri. Oggi la delibera approvata lo scorso martedì in giunta dovrà passare il vaglio dell'ex circoscrizione IX e della commissione congiunta trasporti e urbanistica.
Due test dall'esito tutt'altro che scontato. Il Campidoglio lo sa e per questo ha inviato l'assessore all'Urbanistica Luca Montuori, il capogruppo Paolo Ferrara e l'ultragrillino Pietro Calabrese in municipio per promuovere il progetto dello stadio. Solo stamattina, però, si saprà se i pentastellati dell'Eur avranno recepito il messaggio. Il loro parere non sarà in ogni caso vincolante, certo. Ma a livello politico potrebbe pesare oltremodo. In contemporanea, infatti, il masterplan giallorosso sarà esaminato dalle commissioni trasporti e urbanistica. Qui i consiglieri comunali, a differenza dei colleghi del municipio IX, sembrano remare uniti, nella stessa direzione. Ma le sorprese sono dietro l'angolo. L'ortodossa Cristina Grancio, da sempre contraria al «cemento » a Tor di Valle, dovrà giocare a carte scoperte. Con lei anche le colleghe Alisia Mariani e Alessandra Agnello. Il loro territorio di riferimento e bacino elettorale (da non deludelere) è proprio l'Eur. Se voteranno come nell'infuocata riunione di fine febbraio, il M5S incasserà altri due «no».
La maggioranza a quel punto vacillerebbe. La lettera inviata al presidente del consiglio comunale Marcello De Vitodall'ex assessore all'Urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo potrebbe spostarne gli orientamenti. Torna, infatti, lo spettro del danno erariale: «Meno patrimonializzazione per il pubblico — si legge nella missiva — più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività ». Il Comune, secondo l'urbanista, potrebbe ritrovarsi a rispondere di «un debito potenziale da decine di milioni di euro», derivanti da «un'opera pubblica fondamentale per l'intervento », il ponte sul Tevere e lo snodo di collegamento con l'autostrada Roma-Fiumicino, che, «è solo indicata nei disegni senza una precisa e chiara fonte di finanziamento».
L'altro fronte è quello del vincolo sull'Ippodromo di Lafuente. Ieri Italia Nostra ha scritto al soprintendente Francesco Prosperetti: per non far decadere la tutela sull'impianto del 1969, in scadenza il 13 giugno, deve firmare al più presto. Valutazioni in corso, la riserva potrebbe essere sciolta già oggi. Con la concreta possibilità che il vincolo apposto dall'ex soprintendente Eichberg alla fine decada: la sua iniziativa si sovrappone a quella della Regione, che nel 2014 rilasciò invece il nulla osta alla possibilità di costruire in area Ippodromo. Due atti confliggenti che, in caso di conferma da parte di Prosperetti, potrebbero aprire un'autostrada ai proponenti (Eurnova e As Roma) per un ricorso lampo al Tar.
Ultimo capitolo: il confronto in aula. Il Pd è sul piede di guerra. «Al municipio XI (coinvolto nel progetto causa ponte sul Tevere, ndr) è stato negato il parere sullo stadio. Il M5S cancella la partecipazione dei cittadini», attacca la capogruppo Michela Di Biase. E in aula sarà battaglia a colpi di emendamenti sulle opere pubbliche. Il progetto Raggi rispetto a quello di Marino taglia il 50 per cento delle cubature e vede il contributo di urbanizzazione dei privati scendere da 270 a 120 milioni di euro. Secondo il consigliere dem Giulio Pelonzi, «un regalo ai proponenti».

FatDanny

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1) la storia del maxirisarcimento è una cazzata colossale usata come scusa dagli indifendibili pentastellati. Si dimostrano peggiori della loro controparte perché non hanno nemmeno il coraggio delle loro azioni e si nascondono dietro un dito. Aggravante, perchè dietro al dito te se vede e sembra solo che me prendi per il culo.

2) credo di non aver mai nascosto il mio scarso rispetto per Caudo. Detto questo trovo estremamente rilevante la sua lettera a De Vito e credo valga la pena postarla per intero.
Al suo interno argomenti solidi che sconfessano IN TOTO i cinquestelle. IN TOTO.
Ma roba proprio da quattro a zero e a casa.



Stadio, vittima di una illusione senza fondamento.

A seguire il testo di una nota sul contenuto della nuova delibera per la conferma della pubblica utilità per l'intervento di Tor di Valle che ho inviato questa mattina al Presidente dell'Assemblea Capitolina On.Le Marcello De Vito.
E' lunga ma i guai in arrivo lo sono di più.

On. le Presidente,
nei prossimi giorni arriverà in aula Giulio Cesare la delibera con la quale si conferma la dichiarazione di pubblico interesse sull'intervento urbanistico nell'area di Tor Di Valle, il cosiddetto "Stadio della Roma".
La decisione di Giunta in oggetto la cui approvazione fa seguito ad atti di indirizzo, memorie di giunta, traduce ora i termini dell'accordo con i promotori privati in atto deliberativo che sostituisce il precedente, quello votato il 22 dicembre del 2014 dall'Assemblea che ora Lei presiede.

La rivisitazione del progetto, come riportato nella delibera e nei documenti, "è stata formulata dai proponenti sulla base di quali opere fossero ritenute di interesse generale a seguito del nuovo quadro di indirizzi programmatici espressi nella Memoria di Giunta 48/17" e ha ridotto l'ammontare delle opere di interesse generale da 195 milioni a 80,6 milioni di euro. In alcuni casi si è operata la cancellazione, ad esempio il contributo a carico del privato di 50,5 milioni di euro per il trasporto pubblico su ferro, o semplicemente si sono escluse dal computo delle opere, come il ponte sul Tevere e il raccordo con l'A91, la Roma Fiumicino, che però continua ad essere presente nei disegni e considerato essenziale per la sostenibilità trasportistica dell'intervento.
La cancellazione o l'esclusione di queste opere è avvenuta con atto unilaterale da parte della giunta sulla base di specifici obiettivi di indirizzo politico e ora l'Assemblea Capitolina si appresta a confermarli.

Richiamo la sua attenzione sull'esito che il deliberato contenuto nella decisione di giunta può comportare ai fini dell'espressione della pubblica utilità. Infatti mentre si pone all'origine di tale scelta il taglio delle cubature del cosiddetto Business Park nella misura del 50% non si considera:
• che la riduzione reale della cubatura sull'intero intervento è del 40% (Sul, da 354.000 mq a 212.000 mq) mentre la riduzione delle opere di interesse generale è del 60% (da 195 milioni di euro a 80,6 milioni di euro). Disparità che si traduce in un maggior profitto per il proponete (a seguito della minore incidenza del costo degli oneri per opere pubbliche per metro quadro di Sul) che si può stimare nell'ordine di oltre trenta milioni di euro.
• Che, avendo sostituito i grattacieli con tipologie a palazzina, con minor costo di costruzione e riduzione degli oneri finanziari, andava ricalcolato il valore di trasformazione (805,5 €/mq) – sulla base del quale si determina la volumetria ammessa (che ricordo è determinato con un apposito regolamento comunale). Prudenzialmente, si può stimare che la volumetria in eccesso sia almeno pari al 15% (almeno 15.000 mq e per un valore -calcolato solo sulla base del valore equivalente- di almeno 12 milioni di euro). Anche in questo caso, rispetto alla delibera vigente, il nuovo testo determina un vantaggio per il privato.
• Che l'adeguamento del trasporto su ferro nella stazione di Tor di Valle, viene conseguito (peraltro solo con l'acquisto di qualche unità di treno) destinando a questo fine le risorse economiche derivanti dal contributo costo di costruzione che il privato è obbligato a riconoscere al comune e che nella delibera 132/2014 restavano in parte nella disponibilità del Comune; pertanto la patrimonializzazione pubblica risulta ancora ulteriormente ridotta e invece il profitto del privato ancora più accresciuto.

La rivisitazione del progetto così operata configura dei chiari ed evidenti vantaggi al proponente in termini di accresciuti profitti, stimati in diverse decine di milioni di euro. Si consideri poi che questo maggiore vantaggio per il proponente avviene a fronte di una sostanziale riduzione per Roma Capitale della patrimonializzazione in opere che consolidano il pubblico interesse. Si tratta chiaramente di un fatto importante che deve essere oggetto di attenta valutazione e che contraddice ogni affermazione fatta in questi mesi da parte dell'amministrazione comunale. Roma Capitale non ha chiesto al proponente di formulare (o riformulare) un piano economico e finanziario dell'intervento da cui poter desumere e valutare tutte le implicazioni economiche e finanziarie conseguenti alla rimodulazione del progetto.

Si consideri ancora:
• che il livello di servizio dei 20 mila passeggeri/ora nella stazione della Roma Lido di Tor di Valle, 16 treni/ora contenuto nella delibera di giunta n. 48/2017 e ripreso dalla delibera 132/2014 è scomparso dal testo della delibera in esame. Infatti, il miglioramento dell'offerta e del servizio di trasporto pubblico su ferro è ottenuto solo attraverso "il revamping/acquisto di treni o altri interventi sulla ferrovia Roma Lido" senza indicare però né quanti saranno i treni che verranno acquistati o rimodernati né quale sarà il livello di servizio minimo ottimale nella stazione.
• Che pertanto è priva di conseguenze effettive l'affermazione: "che dovrà essere assicurata la contestualità dell'esercizio del trasporto pubblico su ferro nei termini sopra riportati al momento della prima utilizzazione pubblica del nuovo Stadio". Essendo già oggi assicurato il funzionamento della linea sulla Roma Lido e non essendo citato alcun livello di servizio minimo lo Stadio può essere aperto senza in qualsiasi momento e senza alcun condizionamento reale.

Caro presidente, le scelte politiche ovviamente non sono l'oggetto di questa mia nota, ma lo sono semmai gli esiti di queste soprattutto quando si confrontano con dichiarazioni di pubblico interesse che devono essere comparate con i risvolti della patrimonializzazione pubblica oltre che con i livelli di servizio delle infrastrutture e con le implicazioni sul bilancio pubblico soprattutto se la delibera in oggetto si prefigge di confermare la dichiarazione di pubblico interesse.
In questo caso mi permetto di segnalare che si sta conseguendo come esito una netta ed evidente contrazione dell'interesse pubblico, rispetto alla delibera 132/2014, a fronte di una altrettanta chiara ed evidente affermazione dei profitti del proponete privato, a scapito per altro dei livelli qualitativi e delle contestualità di funzionamento delle infrastrutture pubbliche.
A tutto questo si aggiunge che un'opera pubblica fondamentale per l'intervento, il ponte sul Tevere e lo snodo di collegamento con l'A91, l'autostrada per Fiumicino, è solo indicata nei disegni senza una precisa e chiara fonte di finanziamento, costituendo cosi un debito potenziale a carico del Comune per decine di milioni di euro ove si decidesse di realizzarlo.
Meno patrimonializzazione per il pubblico, più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività!

Ho ritenuto di dover inviare alla sua persona che riveste un ruolo di garanzia e rappresenta tutti gli onorevoli consiglieri dell'Aula Giulio Cesare, sede della massima espressione degli interessi generali della nostra città, queste mie considerazioni che spero possano aiutare a costruire scelte consapevoli e orientate al solo interesse della città.

A volte, soprattutto in materie complesse come l'urbanistica, l'evidenza non sempre rende giustizia dei veri interessi che si stanno perseguendo, ed è esattamente questo quello che sta accadendo in questo caso: la riduzione di cubatura si sta rivelando un vero affare per il proponente e un danno concreto e reale sotto molti aspetti, patrimoniale, qualitativo e di funzionamento, per Roma Capitale oltre che probabile fonte di debito e sicura fonte di disagi e disservizi a carico di tutti i cittadini, tifosi e non.

La ringrazio per l'attenzione che vorrà dedicare a questa mia lettera e Le porgo, e per suo tramite anche a tutti gli onorevoli consiglieri, i migliori saluti,

Giovanni Caudo

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Lo stadio Lettera-denuncia dell'ex assessore a Marcello De Vito
Caudo attacca: «Così più profitti per il privato» (Gazzetta dello Sport ed. Roma, 9 Giugno 2017)
Alessandro Catapano
ROMA

Il rischio – che onestamente, smettendo i panni del tifoso, ogni romanista può facilmente intravedere – è di andare incontro ad una bocciatura. Sempre che il metro di giudizio – tecnico, normativo, morale – di chi dovrà valutare la nuova versione del progetto Tor di Valle alla riapertura della Conferenza di servizi, sia lo stesso del passato. Quello che suggerì – è bene ricordarlo – il rappresentante unico della Città metropolitana e il collega del Comune – finanche mentre la Giunta Raggi virava dallo scetticismo alla condivisione – a esprimere parere negativo. Ora, al netto di tutte le illazioni che si possono fare sull'atteggiamento dell'amministrazione grillina – se ci sia una strategia politica, se, come ha ipotizzato ieri il consigliere Pd Pelonzi, l'obiettivo sia farla così «sporca» da farsi bocciare il progetto da altri, Regione in primis –, quantomeno il dubbio che risulti meno evidente la pubblica utilità di un'opera in cui le infrastrutture a carico dei privati, rispetto alla versione precedente, calano del 60%, ben oltre il taglio del 40 delle cubature totali, sorgerà spontaneo. Anche perché trattasi di cifre contenute nella delibera di Giunta, non di ricostruzioni giornalistiche.

NOTE DOLENTI Le ha elencate tutte l'ex assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo in una lettera inviata al presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito, di cui ha reso edotto anche l'attuale titolare dell'Urbanistica Luca Montuori, che qualcuno dal Campidoglio dà per nulla convinto della piega che ha preso la vicenda. L'ammontare delle opere di interesse generale scende da 195 a 80,6 milioni, il 60% in meno; le cubature totali da 354.000 a 212.000 mq, il 40% in meno. Una disparità che, sulla carta, garantisce al privato un profitto di circa trenta milioni di euro. Spariscono i 50,5 milioni che la vecchia delibera destinava al trasporto pubblico su ferro: ora al potenziamento della RomaLido (peraltro solo per l'acquisto di un numero imprecisato di treni) viene destinato il contributo costo di costruzione, circa 45 milioni, che il privato è obbligato a riconoscere all'amministrazione e che nella delibera del 2014 restava in gran parte nelle disponibilità del Comune. Sul ponte della discordia, invece, si profila un autentico pasticcio: escluso dal computo delle opere di interesse generale, è rimasto nei disegni senza una corrispettiva fonte di finanziamento, col rischio di rivelarsi un debito da un centinaio di euro per le casse comunali. In sostanza, scrive Caudo, il progetto che si appresta a ottenere il via libera dell'Assemblea capitolina prevede «meno patrimonializzazione per il pubblico, più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività». Olè.

laziAle82

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Ci chiedevamo perché i dirigenti merdosi fossero tanto contenti.
Ecco la risposta.
Daje Virgy!

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Citazione di: laziAle82 il 09 Giu 2017, 08:45
Ci chiedevamo perché i dirigenti merdosi fossero tanto contenti.
Ecco la risposta.
Daje Virgy!

Vi sfugge un particolare ..
ma se è stato bocciato il vecchio progetto , quello presentato da Caudo , con tutti i cazzi che aveva messo per raggiungerlo , questo che ha dimezzato quasi tutti i mezzi può mai essere promosso ?
Ma quando mai la prefettura darà l'ok in queste condizioni , senza contare che prima si devono fare le strade e il ponte poi lo stadio .

FatDanny

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Citazione di: NEMICOn.1 il 09 Giu 2017, 09:47
Vi sfugge un particolare ..
ma se è stato bocciato il vecchio progetto , quello presentato da Caudo , con tutti i cazzi che aveva messo per raggiungerlo , questo che ha dimezzato quasi tutti i mezzi può mai essere promosso ?
Ma quando mai la prefettura darà l'ok in queste condizioni , senza contare che prima si devono fare le strade e il ponte poi lo stadio .

Non è vero.
Al momento grazie all'abilissimo intervento dei pentastellati l'unico vincolo alla costruzione dello stadio è l'ammodernamento (ribadisco e sottolineo, AMMODERNAMENTO) dei treni della Roma-Lido.
Non sono manco tenuti a comprarne di nuovi, gli basta anche recuperare quelli vecchi.
L'unico vincolo a progetto è questo, come si può leggere in uno degli articoli postati nelle pagine precedenti. Danno sti du spicci e possono tranquillamente iniziare a costruire.
Non solo senza ponti, ma pure senza strade. Anche senza il completamento della modifica alla via del mare/Ostiense (senza la quale decadrebbe la pubblica utilità, ma resta che possono iniziare a costruire e farla in un secondo momento).

con la leggerissssima differenza ulteriore che a condizioni date il ponte e le strade le pagamo noi, perché il privato non ha nessun vincolo in tal senso che invece prima aveva
(ma guarda te se devo fare il difensore di un progetto che ritenevo merda).


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Jeffry

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Occorre sperare nella nuova Conferenza dei Servizi.

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@Fatdany
non mi sono spiegato bene .... proprio perche hanno dimezzato tutte le strutture e i mezzi per raggiungerlo che rischia un altro No dai tecnici del Comune come quello precedente che prevedeva quasi tutto .

mapalla

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 09 Giu 2017, 08:26
Lo stadio Lettera-denuncia dell'ex assessore a Marcello De Vito
Caudo attacca: «Così più profitti per il privato» (Gazzetta dello Sport ed. Roma, 9 Giugno 2017)
Alessandro Catapano
ROMA

Il rischio – che onestamente, smettendo i panni del tifoso, ogni romanista può facilmente intravedere – è di andare incontro ad una bocciatura. Sempre che il metro di giudizio – tecnico, normativo, morale – di chi dovrà valutare la nuova versione del progetto Tor di Valle alla riapertura della Conferenza di servizi, sia lo stesso del passato. Quello che suggerì – è bene ricordarlo – il rappresentante unico della Città metropolitana e il collega del Comune – finanche mentre la Giunta Raggi virava dallo scetticismo alla condivisione – a esprimere parere negativo. Ora, al netto di tutte le illazioni che si possono fare sull'atteggiamento dell'amministrazione grillina – se ci sia una strategia politica, se, come ha ipotizzato ieri il consigliere Pd Pelonzi, l'obiettivo sia farla così «sporca» da farsi bocciare il progetto da altri, Regione in primis –, quantomeno il dubbio che risulti meno evidente la pubblica utilità di un'opera in cui le infrastrutture a carico dei privati, rispetto alla versione precedente, calano del 60%, ben oltre il taglio del 40 delle cubature totali, sorgerà spontaneo. Anche perché trattasi di cifre contenute nella delibera di Giunta, non di ricostruzioni giornalistiche.

NOTE DOLENTI Le ha elencate tutte l'ex assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo in una lettera inviata al presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito, di cui ha reso edotto anche l'attuale titolare dell'Urbanistica Luca Montuori, che qualcuno dal Campidoglio dà per nulla convinto della piega che ha preso la vicenda. L'ammontare delle opere di interesse generale scende da 195 a 80,6 milioni, il 60% in meno; le cubature totali da 354.000 a 212.000 mq, il 40% in meno. Una disparità che, sulla carta, garantisce al privato un profitto di circa trenta milioni di euro. Spariscono i 50,5 milioni che la vecchia delibera destinava al trasporto pubblico su ferro: ora al potenziamento della RomaLido (peraltro solo per l'acquisto di un numero imprecisato di treni) viene destinato il contributo costo di costruzione, circa 45 milioni, che il privato è obbligato a riconoscere all'amministrazione e che nella delibera del 2014 restava in gran parte nelle disponibilità del Comune. Sul ponte della discordia, invece, si profila un autentico pasticcio: escluso dal computo delle opere di interesse generale, è rimasto nei disegni senza una corrispettiva fonte di finanziamento, col rischio di rivelarsi un debito da un centinaio di euro per le casse comunali. In sostanza, scrive Caudo, il progetto che si appresta a ottenere il via libera dell'Assemblea capitolina prevede «meno patrimonializzazione per il pubblico, più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività». Olè.
Questo è lo stesso Caudo che, un paio di anni fa, in un incontro con la popolazione dove ha parlato solo lui e fatto una conferenza con slides per più di un'ora a Decima, non si capiva se fosse l'assessore del Comune o il direttore commerciale di Parnasi?

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Spaccatura e lite tra i 5S in commissione, caos al municipio IX slitta la decisione e in aula arriva la polizia
Dice no allo stadio sospesa Grancio grillina dissidente (La Repubblica ed. Roma, 10 Giugno 2017)
LORENZO D'ALBERGO MAURO FAVALE

SULL'ALTARE del nuovo stadio della Roma la maggioranza 5 Stelle sacrifica la fin qui straostentata compattezza. Perché la giornata di ieri, una delle più calde nella road map che dovrebbe portare all'approvazione del dossier su Tor di Valle, si è chiusa con la sospensione della consigliera Cristina Grancio dal Movimento e con l'intervento della polizia al municipio IX.
Un doppio colpo che fa vacillare le certezze grilline. E dà voce allo sfogo dell'ortodossa, da sempre convinta che il «no» allo stadio, taglio alle cubature o meno, fosse l'unica opzione possibile: «Sono stata sospesa dal M5S — spiega Grancio — per aver espresso perplessità finanziario- giuridiche e sollecitato chiarimenti sull'intervento». L'eletta grillina — per lei ora, in attesa di scontati corteggiamenti da parte delle opposizioni, si potrebbe aprire le porte del gruppo misto — aveva chiesto più volte che venisse audito in commissione urbanistica il curatore fallimentare della Sais Spa, la società già proprietaria dei terreni su cui dovrebbe essere realizzato il Colosseo bis della Roma. «Il mio non voto non è dissenso politico, è solo la difesa degli interessi dei cittadini », continua la consigliera. Che ora non sembra proprio intenzionata a lasciare l'aula Giulio Cesare: «Continuerò a chiedere che si faccia subito chiarezza su alcune questioni. Fin qui è quanto debbo agli elettori nel rispetto del mandato».
Poi, punta nell'orgoglio da un provvedimento disciplinare a suo modo di vedere «poco convincente », accusa i suoi (ex) colleghi di gruppo: «Avrei tenuto "un comportamento che sembra presentare caratteri di particolare gravità". La nota poggia tutta su condizionali. Agli amici pentastellati ricordo che mi sospendono perché ho cercato di andare oltre i dubbi. O avete le idee confuse, oppure siete in malafede», chiude la Grancio. Sbattendo la porta, come aveva già fatto in mattinata, nel corso della commissione congiunta trasporti e urbanistica, dove aveva salutato prima di votare. Un'astensione che aveva fatto andare su tutte le furie il capogruppo Paolo Ferrara: «La collega non sa quello che dice». Poi il solito refrain: «Questo gruppo è unito, sta dimostrando compattezza». Ora, però, la maggioranza è meno forte: i consiglieri pentastellati erano 29, ora rischiano di diventare 28.
Non che all'Eur si respiri un'aria migliore: ieri il consiglio del municipio IX avrebbe dovuto dare il suo parere — non vincolante, ma comunque necessario — sulla delibera dello stadio. Ma le opposizioni, dal Pd a Fratelli d'Italia, hanno avuto la meglio: in difesa del regolamento, sono riusciti a far slittare il voto. Inutili i tentativi del presidente del consiglio dell'ex circoscrizione Marco Cerisola e del minisindaco grillino Dario D'Innocenti di trovare la quadra in diretta telefonica con il numero uno dell'aula Giulio Cesare e big del M5S capitolino Marcello De Vito. Tra cartelloni («Onestà? Solo bla, bla, bla») e cori, alla fine nell'aula del Laurentino 38 sono arrivati gli agenti della Digos e delle volanti.
I lavori riprenderanno «domenica o lunedì» assicura il presidente dell'ex circoscrizione. Ma il tempo stringe. Entro giovedì la delibera deve essere votata in consiglio comunale. Il parere favorevole delle commissioni c'è, quello del municipio ancora no. E la base è in rivolta: «L'esposto alla Corte dei conti — spiega Francesco Sanvitto del tavolo urbanistica — ormai è inevitabile. Si useranno fondi pubblici per espropriare i terreni dei privati».

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La consigliera esclusa "Da me dubbi giuridici fretta incomprensibile" (La Repubblica ed. Roma, 10 Giugno 2017)
L'INTERVISTA/ PARLA L'ARCHITETTA PENTASTELLATA

«PRIMA LA SALUTE. Nella vita ci sono priorità assolute e relative». Cristina Grancio, architetta, è appena uscita dal Campidoglio e commenta così la sospensione che le ha comminato il Movimento 5 Stelle.
Insomma, consigliera... prendiamola con filosofia.
«La politica è una grande scuola di vita. Ti insegna sempre qualcosa. Oggi questo, domani chissà. Io non sono in disaccordo politico con il M5S. E non sono nemmeno generalmente contraria allo stadio. Il fatto di non aver avuto la possibilità di parlare in commissione però ha pesato».
Il capogruppo Ferrara ha spiegato che «Grancio che non sa cosa dice». Che ne pensa?
«Non l'ho sentito. Magari si è espresso male. È una frase estemporanea. Potrebbe significare tutto e niente».
Si sta lasciando uno spiraglio per rientrare nel gruppo M5S?
«Non ne sono uscita. Non dipende da me, io sono qua. Non ho ancora parlato con la sindaca, con De Vito o con Ferrara. Per favore, non parliamo già di gruppo misto».
Va bene, torniamo sullo stadio. Cosa avrebbe voluto sapere?
«Ho espresso dei dubbi di carattere giuridico. Non capisco che fretta ci sia. La scadenza del 15 giugno vale solo per il proponente. È il privato che deve fornire le sue osservazioni entro quella data, non l'amministrazione. Serve tempo per valutare».
Tempo che il M5S non sembra avere, la maggioranza pare voler accelerare a tutti i costi sullo stadio.
«Come M5S abbiamo sempre criticato l'urbanistica contrattata. In questo caso, invece la maggioranza ha reputato che il pacchetto di misure per modificare il primo progettoandasse bene. Ma a mio parere ci sono comunque delle questioni da sottoporre all'avvocatura: la proprietà dei terreni, il vincolo della Soprintendenza sull'Ip-podromo. Perché non si può aspettare una settimana? E se la tutela venisse confermata?».
Da Berdini alla sua sospensione, lo stadio continua a fare vittime. Le colleghe che a febbraio votarono contro?
«Degli altri non parlo. Io volevo soltanto approfondire in commissione prima del voto in aula». (l.d'a.)

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Prosperetti verso il vincolo su Tor di Valle (La Repubblica ed. Roma, 10 Giugno 2017)
Il soprintendente riprende l'iter per proteggere tribuna e pista. L'intervento impone nuove modifiche al progetto Ma un parere positivo della Direzione regionale dei beni culturali emsso nel 2014 apre la strada dei ricorsi al Tar
FRANCESCO ERBANI

MA i tempi sono stretti (la scadenza è martedì 13) e la situazione resta aggrovigliata. A complicarla ulteriormente è intervenuta prima la soppressione della Soprintendenza guidata da Eichberg, poi, mercoledì scorso, l'annullamento da parte del Tar di quella parte del decreto di Dario Franceschini che istituiva il Parco archeologico del Colosseo e che conteneva anche la sparizione della struttura di Eichberg.
La procedura di vincolo promossa dagli uffici di Eichberg riguardava sia la tribuna, con la sua copertura a forma di paraboloide, la più grande esistente al mondo, sia la pista. E anche, con un vincolo indiretto, una zona di rispetto. Fitta la ricostruzione storica: dagli apprezzamenti di Bruno Zevi alle analogie con gli edifici sportivi di quegli anni, dal Palazzetto e dallo stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi fino al velodromo di Cesare Ligini. Velodromo di cui si ricorda la distruzione con la dinamite nel 2008. L'obiettivo fissato da Eichberg era di non ripetere quella sciagura. Negli anni l'ippodromo è stato manomesso. Ma nulla che non si possa ripristinare, secondo Eichberg.
La procedura di vincolo era sostenuta dalla Direzione generale arte e architettura contemporanea, da quella belle arti e paesaggio e dal parere positivo di diversi comitati di settore tecnico-scientifici del ministero. C'era però un dettaglio che minava la compattezza del ministero. Secondo alcuni un dettaglio rilevante, secondo altri poco influente. Nel 2014 la Direzione regionale dei beni culturali – titolare Federica Galloni, che poi sarebbe passata alla Direzione generale arte e architettura contemporanea – aveva espresso un parere sul progetto di stadio della Roma che veniva diversamente interpretato: c'era chi lo giudicava un nulla-osta per il piano di James Pallotta e di Luca Parnasi, chi invece ne metteva in risalto la segnalazione delle tante criticità di quel piano. La questione è molto delicata. E rischia di finire fra gli argomenti che gli avvocati potrebbero proporre a un Tar chiedendo l'annullamento del vincolo. E proprio sull'armonizzazione della procedura sembra sia ora impegnato Prosperetti.
Ma in che modo l'eventuale vincolo potrà ostacolare i piani della Roma? Questo è un altro capitolo ancora. Un'ipotesi è che, se dovesse essere confermato anche nella conferenza dei servizi (dove, a causa delle modifiche imposte dalla legge Madia, la posizione della Soprintendenza sarà rappresentata, con tutte quelle di competenza dello Stato, dal dirigente di un altro ufficio), il vincolo potrebbe costringere a una nuova modifica del progetto dello stadio. Ma non al suo annullamento.

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Stadio della Roma, è caos M5S (Corriere della Sera ed. Roma)
Sospesa dal Movimento la consigliera Grancio per i «dubbi di legittimità» espressi sull'impianto. Il nodo dei costi: 45 milioni a spese dei cittadini


Il punto di forza del progetto stadio è sempre stato il costo zero per le casse pubbliche. Sia nella delibera 132/2014 targata Marino sia nelle ripetute dichiarazioni della giunta M5S, i costi delle opere pubbliche sono sempre stati integralmente a carico del soggetto privato, cioè la Roma e Eurnova. Ma nel caos intorno alla nuova delibera effetto di smontaggio, dimezzamento cubature e rimontaggio del progetto - un corto circuito che finora ha prodotto la sospensione dal M5S della consigliera grillina anti-stadista Cristina Grancio e il nulla di fatto nella votazione del municipio IX (aggiornamento a lunedì «con rilievi») -, emerge che dei 120 milioni «privati» destinati a opere pubbliche, 45 li metteranno direttamente i romani. C'è infatti un passaggio nella nuova delibera su cui è opportuna un'attenta riflessione se messo in relazione alle planimetrie che circolano da due settimane in Campidoglio e che finiranno sul tavolo della nuova Conferenza dei servizi. «Il contributo relativo al costo di costruzione, stimato complessivamente in circa euro 45 milioni, verrà finalizzato al miglioramento dell'offerta e del servizio di trasporto pubblico su ferro attraverso il revamping/acquisto di treni o altri interventi sulla ferrovia Roma-Lido».

Il costo di costruzione, sta sul progetto, è relativo all'area del parco fluviale. Nella delibera Marino non era stata fatta una stima precisa dei proventi come oneri per i proponenti, si parlava di una cifra intorno ai 60 milioni di euro. Soldi che la Roma e Parnasi erano tenuti a versare al Campidoglio e che l'amministrazione avrebbe investito nei Municipi al di fuori del quadrante di Tor di Valle, per opere necessarie che infatti saranno comunque fatte. In più, infatti, era stato previsto un contributo extra di 50 milioni e rotti da destinare al ferro. Contributo che nella nuova delibera è sparito. Così nel dimezzare il progetto, l'incasso da costo di costruzione, cioè soldi che sarebbero in ogni caso spettati al Comune, è stato dirottato a mo di contributo per la Roma-Lido. Col risultato che dei circa 110 milioni previsti tra tassa sul parco fluviale e contributo Roma-Lido, ne restano 45 tutti destinati al ferro. Con buona pace delle opere da fare che adesso i romani dovranno pagare di tasca propria.

Forse c'è anche questo nella posizione critica che è costata la sospensione dal M5S a Cristina Grancio: «Sono stata sospesa per aver espresso in commissione perplessità finanziario-giuridiche e sollecitato chiarimenti sullo stadio della Roma», ha scritto su Facebook la grillina, contraria al progetto insieme ad altri 4/5 consiglieri di maggioranza. «Il mio non voto non è contro lo stadio, e neppure dissenso politico. Il mio non voto è la difesa degli interessi dei cittadini. Ho chiesto in commissione e continuerò a chiedere che si faccia subito chiarezza su alcune questioni. Agli amici pentastellati dico: o avete le idee confuse, oppure siete in malafede ».

Andrea Arzilli

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Eur, Municipio a nervi tesi per il voto su Tor di Valle (Corriere della Sera ed. Roma, 10 Giugno 2017)

L o stadio della Roma infiamma l'Eur. Sei ore di consiglio municipale tra urla, polemiche, arrivo della polizia, minacce di sgombero dell'aula. Un clima, appunto, da partita di calcio per una seduta a «chiamata urgente» dal Campidoglio, che è sul filo del rasoio per il via libera entro il 15 giugno alla delibera di pubblico interesse dell'opera. Un parere non vincolante quello del IX Municipio, ma obbligatorio sì e anche di corsa. Una fretta (24 ore di preavviso) che ha fatto scattare le proteste delle opposizioni, ma anche dei cittadini. «Zero partecipazione, non abbiamo visto un documento, votiamo alla cieca?» riassume Claudia Pappatà, Pd. Poi quattro ore di bisticci, in cui la minoranza cerca di minare la legittimità della convocazione frettolosa, ma nemmeno tra le fila grilline le perplessità mancano. «Prima di procedere vorrei sentire il direttore del municipio, da noi gli atti non sono arrivati» chiede Paolo Mancuso, commissione Urbanistica M5S. I problemi di illegittimità però si schiantano contro la maggioranza pentastellata. «Se non votate questo progetto, passa quello vecchio», la sintesi dell'assessore capitolino Linda Meleo, asso calato dal Comune che poi si ritira. Finché alle 15.30 l'opposizione beffa i 5 stelle: consiglio finito e non avete votato la proroga. È il caos. «Marcello De Vito ha detto di proseguire» dice il presidente dell'aula Marco Cerisola. Rivolta. Grida, proteste, cartelli inneggianti alla «trasparenza bla bla». Polizia e Digos a calmare gli animi. Alla fine tutto rinviato. Ma i tempi stringono.

Valeria Costantini

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Stadio, linea dura M5S: sospesa la consigliera contraria a Tor di Valle (Il Messaggero, Cronaca di roma, 10 Giugno 2017)
LA DISCUSSIONE

Alla prima votazione sul progetto bis del nuovo stadio, nella commissione congiunta Urbanistica-Trasporti, escono fuori le prime crepe nel gruppo M5S in Campidoglio. E la consigliera grillina che si rifiuta di votare la «pubblica utilità» di Tor di Valle, viene sospesa dal Movimento nel giro di poche ore, mentre il Pd attacca: «Grillo fa il censore e mette il bavaglio ai suoi».
Il diktat M5S colpisce Cristina Grancio, vicepresidente vicario della Commissione Urbanistica, che ieri mattina aveva abbandonato la seduta dopo avere messo a verbale una dichiarazione di fuoco: «Non me la sento di dare un voto al progetto qui e ora. Chiedo che si chiami il curatore fallimentare per capire come è la situazione di questa Eurnova (il costruttore, ndr), per capire se è all'altezza o meno. Oggi non c'è nemmeno uno studio di fattibilità». Insomma, secondo Grancio, «ci sono profili di illegittimità che vanno chiariti». Parole dure, a cui il capogruppo M5S Paolo Ferrara aveva replicato già in mattinata con toni altrettanto severi: «Grancio non sa quello che dice. Ma in Aula saremo uniti».
DIFESA DALLA BASE
In realtà come la vicepresidente dell'Urbanistica la pensano altri 3-4 consiglieri grillini (almeno). Insomma la crepa emersa ieri in Commissione, si sarebbe potuta allargare durante la discussione in Assemblea capitolina, al via lunedì. Anche per questo, forse, è stato mandato un segnale politico all'interno del gruppo. E la Grancio è stata allontanata dal M5S, anche se viene difesa dalla base sul suo profilo Facebook.
Non c'è stata neanche una riunione di maggioranza, hanno deciso i probiviri del M5S, tra cui Riccardo Fraccaro. Informati, ovviamente, Grillo e Casaleggio. Gli altri consiglieri pentestellati, invece, non vengono avvisati. «È una sorpresa», ammette Donatella Iorio, presidente della Commissione Urbanistica. «Ne parleremo nella prossima riunione di maggioranza», lunedì. Maria Teresa Zotta, a capo della commissione Scuola, dice di voler «leggere le motivazioni, non penso siano riconducibili soltanto a quanto sostenuto da Grancio». Il Pd, che insieme alla lista Marchini era uscito dalla Commissione in dissenso, attacca a testa bassa. Il progetto arranca anche nel municipio IX, che deve esprimere un parere prima che il provvedimento vada in Consiglio comunale. Ma nel corso della seduta le opposizioni protestano e bloccano i lavori. Tutto rinviato a domani, forse addirittura a lunedì. Il rischio è che anche la discussione in Aula Giulio Cesare, prevista dal 12 giugno, possa slittare.
L. De Cic.

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«Cacciata via mail per avere difeso i cittadini. Mi hanno ricordato il contratto con la penale» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 10 Giugno 2017)

«Mi hanno sospesa con una mail. E sì, nella lettera era menzionato anche il famoso contratto...». Quello con la penale da 150mila euro per «danni d'immagine» al Movimento. «Ma posso dirle una cosa?»

Prego consigliera Grancio...
«La penale non mi spaventa. Perché io non ho danneggiato nessuno col mio comportamento».

Di fatto, col suo «non voto» allo stadio a Tor di Valle, è la prima esponente a cui viene ventilato il rischio della penale per chi si oppone alla linea...
«Ma io ho solo chiesto di approfondire la questione, per evitare di cadere in errori che potrebbero ritorcersi contro l'amministrazione. Questa delibera sarà sicuramente impugnata, anche i nostri attivisti ce lo hanno detto in tutti i modi. Qui invece qualcuno vuole fare tutto di fretta e io non capisco perché. Poi, diciamo la verità, io ho agito nel rispetto del programma del M5S. Altri forse hanno cambiato idea. Oppure sono in malafede».

Perché il gruppo l'ha sospesa allora?
«Il gruppo neanche si è riunito. Hanno deciso i probiviri, o come si chiamano. Tre persone. Poche ore dopo la fine della Commissione. Avevo solo espresso perplessità finanziario-giuridiche e sollecitato chiarimenti. Non sono contro lo stadio, ma voglio difendere gli interessi dei cittadini».

Lascerà il gruppo e uscirà dalla maggioranza di Raggi?
«È presto per dirlo. Mi difenderò nella riunione del gruppo Cinquestelle. E sulla penale valuterò tutti gli aspetti giuridici, ancora non so se dovrò parlare con i miei avvocati».
Lorenzo De Cicco

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Citazione di: FatDanny il 09 Giu 2017, 10:26
Non è vero.
Al momento grazie all'abilissimo intervento dei pentastellati l'unico vincolo alla costruzione dello stadio è l'ammodernamento (ribadisco e sottolineo, AMMODERNAMENTO) dei treni della Roma-Lido.
Non sono manco tenuti a comprarne di nuovi, gli basta anche recuperare quelli vecchi.
L'unico vincolo a progetto è questo, come si può leggere in uno degli articoli postati nelle pagine precedenti. Danno sti du spicci e possono tranquillamente iniziare a costruire.
Non solo senza ponti, ma pure senza strade. Anche senza il completamento della modifica alla via del mare/Ostiense (senza la quale decadrebbe la pubblica utilità, ma resta che possono iniziare a costruire e farla in un secondo momento).

con la leggerissssima differenza ulteriore che a condizioni date il ponte e le strade le pagamo noi, perché il privato non ha nessun vincolo in tal senso che invece prima aveva
(ma guarda te se devo fare il difensore di un progetto che ritenevo merda).
Sono stufo di questa querelle sullo stadio, non ho voglia di leggere gli articoli per intero, trovo però questo post molto semplice, sintetico e illuminante.
P.S. ES, vero che in politica non si dovrebbe fare mai fare tifo, per questo si doveva ammettere che Marino avrebbe fatto tirar fuori bei soldi a queste merde. Lo stadio si sarebbe fatto, ma anche molte opere pubbliche che avrebbero favorito i collegamenti con Ostia, Acilia, etc.
Oggi di pubblica utilità non vedo davvero più nulla, con che faccia la votano non lo so.
Onestamente non mi piaceva il vecchio progetto ma forse lo avrei appoggiato, il nuovo è fumoso e indecente, oltre che sulle spalle dei cittadini.
Temo molto anche per un eventuale stadio della Lazio, difficile che veda la luce...

GoodbyeStranger

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 10 Giu 2017, 08:22
«Cacciata via mail per avere difeso i cittadini. Mi hanno ricordato il contratto con la penale» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 10 Giugno 2017)

«Mi hanno sospesa con una mail. E sì, nella lettera era menzionato anche il famoso contratto...». Quello con la penale da 150mila euro per «danni d'immagine» al Movimento. «Ma posso dirle una cosa?»

roba da avanspettacolo

se questo è il nuovo che avanza, gli avanzi non li voglio

aridateme spadolini

8)

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