Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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PARISsn

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Citazione di: FatDanny il 15 Giu 2018, 17:50
secondo me in questa partita pallotta è quello che c'entra meno, mo' ve l'ho detto.
Lui lo stadio l'avrebbe davvero potuto fare pure a tor vergata.
E' Unicredit il centro della vicenda, in qualità di soggetto che guadagna maggiormente da tutta la speculazione.
E guarda un po' il caso è l'unico soggetto che finora non è MAI uscito da nessuna parte, nemmeno per sbaglio.

Strano che una banca la passi liscia, non succede mai.
:sisisi:

eh Fatdanny !! l'ho gia' scritta 2 volte sta cosa su questo topic !! a Pallotta che gli fregava dove gli facevano fa lo stadio? tordivalle, magliana, ar trullo...per lui era uguale...trovare imprenditori che mettessero 1000 per poi incassare 2mila e dividere la torta....l'impiccio l'ha creato Unicredit che sperava cosi' di riprendersi in parte i 700 milioni che vanta di debito verso Parnasi !! ...Unicredit ha proposto a Pallotta il socio Parnasi !! ma che davero questo è arrivato da Boston e ha detto voglio Parnasi socio che c'ha  i terreni a tordivalle che me piaciono ??? e namo su...

kelly slater

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Citazione di: FatDanny il 15 Giu 2018, 19:13
L'affare lì e solo lì lo faceva Unicredit. Pallotta credo lo facesse anche altrove.

Quindi secondo te un giorno arriva Pallotta a Roma e dice: "ok vendetemi la Roma e fateme fa lo stadio, ndo volete voi"?
Unicredit ha scelto pallotta, pallotta non ha il potere di scegliere nulla.

TheVoice

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Secondo me, oltre che su Unicredit bisognerebbe fare un passaggio anche su Cushman & Wakefield che fece la fattibilità ed individuò il sito.

E che, incidentalmente e casualmente, è di proprietà degli Agnelli

NEMICOn.1

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Che poi se non ricordo male il sito di Tor di Valle lo scelse Cushman&Wakefield degli Agnelli e dopo Parnasi acquistò i terreni o prima ?

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NEMICOn.1

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Citazione di: kelly slater il 15 Giu 2018, 19:34
Quindi secondo te un giorno arriva Pallotta a Roma e dice: "ok vendetemi la Roma e fateme fa lo stadio, ndo volete voi"?
Unicredit ha scelto pallotta, pallotta non ha il potere di scegliere nulla.

Che poi in questi mesi fu lo stesso Pallotta a difendere il sito di Tor di Valle minacciando di andarsene piu volte .

Emfio

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oggi è spuntato pure il nome del sig. Malagò in questa triste vicenda 😮


MadBob79

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Quando sento/leggo/vedo salvini me viene voja de anna in giro nudo avvolto della sola bandiera francese a canta la marsigliese a squarciagola.

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BomberMax

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Citazione di: kelly slater il 15 Giu 2018, 19:34
Quindi secondo te un giorno arriva Pallotta a Roma e dice: "ok vendetemi la Roma e fateme fa lo stadio, ndo volete voi"?
Unicredit ha scelto pallotta, pallotta non ha il potere di scegliere nulla.


frena , è marino che è andato in missione negli USA

questa storia e'    "strana "   dal principio 

TheVoice

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Citazione di: BomberMax il 15 Giu 2018, 22:36

frena , è marino che è andato in missione negli USA

questa storia e'    "strana "   dal principio 

Ad andarci c'è andato.

Bisogna vedere su imbeccata di chi

Ranxerox

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Citazione di: TheVoice il 15 Giu 2018, 22:48
Ad andarci c'è andato.

Bisogna vedere su imbeccata di chi

Ma a quel tempo stavano già un pezzo avanti.
È ovvio che la regia sta ad un altro livello.
Gli americani vengono a comprare la roma non perché sono tifosissimi ma perché gli hanno già garantito la prospettiva dell'affare immobiliare.
Non lo stadio in se (che è una caccola) ma tutto quello che c'è intorno.
Difatti James ha già detto che se non va avanti il progetto, tocca annallo a trova' a Boston.
Cioè, della roma non je ne frega un cazzo.
D'altronde mi pare che la sua "Raptors" di investimenti immobiliari dovrebbe trattare.
Quindi Unicredit, per salvare il suo credito e far restare in piedi  Parnasi (uno politicamente ben agganciato), trova un investitore  estero che mira alla speculazione edilizia. Per il tramite dell'acquisizione della a. s. roma (che era veicolo necessario per sfruttare la legge sugli stadi in modo da aggirare le norme) e con un sistema di scatole cinesi che lascia la proprietà dello stadio e dei connessi ai due soci privati, mettono in pista la realizzazione di una opera immobiliare di dimensioni gigantesche.
La politica, in quel momento, era allineata (Parnasi e Unicredit, probabilmente hanno un certo peso col PD) e quindi il progetto veleggiava serenamente verso la sua realizzazione.
Pallotta va alla cena elettorale  di Renzi e lo stato italiano lo nomina cavaliere del lavoro.
Tutt'apposto.
Marino vola un paio di volte almeno (mi pare) a Boston.
La caduta di Marino ha creato l'intoppo, perché hanno dovuto riprogrammare la conferenza dei servizi, considerata la posizione iniziale dei 5stelle sul progetto.
Berdini e parte del consiglio comunale erano un intoppo vero e quindi, dal vertice 5stelle,  hanno mandato un commissario (Lanzalone) per vincere le resistenze interne.
Per mero calcolo elettorale e di consenso più che per atteggiamenti corruttivi, immagino io.
La Echberg non era un problema, la sua era una nomina ministeriale e quindi governativa.
In un attimo se la so' tolta dai [...] per il più malleabile Prosperetti.
Poi, in scioltezza, so' arrivati pure i 100 milioni per finanziare il ponte e il parere positivo del Coni.
Perfetto, avevano rimesso tutto in linea.
In dirittura d'arrivo, 'sta cazzo de Procura della Repubblica che non se fa i cazzetti suoi, non ci voleva proprio dopo che, come dice Baldissoni, avevano fatto tutto 'sto lavoro...

Ma è solo un quadro ipotetico e fantasioso, mica che è andata veramente così.

arturo

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Bonnerone

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Domanda da profano della materia: quali strumenti ha in mano la sindaca per verificare la correttezza amministrativa degli atti? Ascoltando la dichiarazione congiunta della fiammiferai e de testa de morto sembra che siano loro a dover convalidare l'iter procedurale. Ma non deve essere la magistratura ad appurare che i permessi non siano stati ottenuti attraverso episodi di corruzione? Cosa mi sfugge?

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Raggi ai pm: Lanzalone suggerito da Bonafede e Fraccaro (Il Sole 24 Ore)

Ivan Cimmarusti

ROMA

L'avvocato Luca Lanzalone era diretta espressione dei vertici del M5S: «Mi fu suggerito dagli attuali ministro Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro dopo l'arresto dell'ex dirigente e mio collaboratore Raffaele Marra», assicura Virginia Raggi. Per questo gli aveva dovuto attribuire pieni poteri nella gestione dell'affaire Nuovo Stadio della Roma, anche se «non prese nessuna autonoma decisione ». A chiarirlo è stata la sindaca della Capitale, ascoltata ieri dai pm di Roma nell'inchiesta sull'associazione capeggiata dall'imprenditore Luca Parnasi, sospettato di corruzione nell'ambito della vicenda che riguarda la costruzione del Nuovo Stadio della As Roma. Un progetto che è congelato in attesa della due diligence concordata ieri in Campidoglio tra la sindaca e il Dg del club giallorosso, Mauro Baldissoni, anche lui ascoltato ieri dai pm per i rapporti con Parnasi. Raggi: non sono responsabile All'audizione di ieri con i pm, Raggi ha negato ogni sua responsabilità, chiarendo il motivo per il quale all'inizio del 2017 l'Amministrazione decise di cambiare la propria posizione fino ad allora ferma nel voler revocare la dichiarazione di pubblico interesse per il nuovo impianto giallorosso. Con l'arrivo di Lanzalone, uomo forte del Movimento e corrotto, per i pm, dal costruttore Parnasi, cambia tutto. Raggi ha spiegato che «chiesi un approfondimento sul concordato preventivo per alcune partecipate del Comune, Fraccaro e Bonafede, mi suggerirono l'avvocato Lanzalone. Lui ci ha aiutato tantissimo a capire come stavano le cose sulla cubatura (del Nuovo Stadio della Roma, ndr)». Ieri è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia lo stesso Lanzalone. Al giudice per le indagini preliminari ha spiegato: «Nella mia vita non ho mai compiuto nulla di illecito, respingo con forza ogni addebito». Il professionista ha cercato di smentire i fatti come ricostruiti dalla Procura della Repubblica di Roma, che ne ha chiesto e ottenuto l'arresto ai domiciliari. Della facoltà di non rispondere, invece, si è avvalso Parnasi. Tuttavia i suoi legali hanno voluto precisare che l'imprenditore - detenuto nel carcere milanese di San Vittore - è disponibile ad essere interrogato direttamente dai pubblici ministeri. Nomine con Di Maio e Bonafede I documenti d'indagine contengono numerosi nuovi spunti. Lanzalone era in contatto soprattutto con i vertici del Movimento, come ha confermato la stessa Raggi. Il 2 giugno, data in cui si forma il Governo M5S-Lega, ne parla con un suo collega di studio, Luciano Costantini. Negli atti c'è il riassunto della conversazione. «Luciano afferma che Alfonso (Bonafede, ndr) gli ha detto che vorrebbe portarlo ovunque e aspetterà che Luciano gli indichi la posizione che vuole assumere. Luciano gli ha chiesto cosa serve ed Alfonso gli ha risposto che non ha ancora capito come funziona il ministero ». Lanzalone afferma «di aver detto a Luigi (Di Maio, ndr) che è interessato alla nomina a commissario in qualche amministrazione straordinaria piuttosto che Cassa Depositi e Prestiti. Luca dice di aver chiesto l'incarico anche per Luciano». Infine c'è un presunto riferimento al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Parnasi dice che gli hanno presentato Conte da cui una volta insediato avrà bisogno della firma sui fanghi». Lo sponsor con Spadafora Nei documenti ci sono anche riferimenti a richieste di «sponsor» che Parnasi fa a Lanzalone per arrivare al sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. «Parnasi - si legge - seguita a dispensare consigli a Lanzalone su come proporsi a Spadafora e agli altri esponenti del M5S per sponsorizzare il suo nome. Parnasi ribadisce a Luca Lanzalone di fargli sapere cosa gli ha detto Vincenzo Spadafora».

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Stadio, il giallo della nomina
Raggi: imposta da Bonafede (Il Messaggero)


Sperava di non frequentare più i corridoi della procura di piazzale Clodio. E invece, dopo essere sopravvissuta al «Marra-gate» e al «polizza-gate», Virginia Raggi ieri è tornata di fronte al procuratore aggiunto Paolo Ielo per chiarire i suoi rapporti con il sindaco-ombra della Capitale. «Luca Lanzalone? Me lo hanno presentato nel 2017 Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede», avrebbe detto la prima cittadina, ascoltata come persona informata sui fatti, ribadendo la versione ripetuta in ogni sede da quando, mercoledì scorso, il consulente di punta del Campidoglio, voluto dalla sindaca alla presidenza dell'Acea, è finito ai domiciliari per avere ricevuto laute consulenze da Luca Parnasi, il patron dello stadio della Roma a Tor di Valle. Un progetto su cui Lanzalone - pur non avendone titolo, per l'accusa - dava consigli e «si comportava di fatto come un assessore», aveva detto ai pm il 31 maggio l'ex responsabile dell'Urbanistica capitolina, Paolo Berdini, fatto fuori dalla giunta pentastellata proprio per divergenze in merito al progetto-stadio. Lanzalone, ingaggiato a costo zero dal Comune, per i pm sarebbe stato remunerato dall'amico Parnasi e, in cambio, lo avrebbe favorito.
IL NODO
Un'ora di colloquio necessaria ai pm per cercare di sciogliere uno dei nodi cruciali dell'inchiesta. Perché la nomina dell'uomo voluto dai vertici del M5S ha assunto i contorni del giallo: la delibera con cui Lanzalone veniva nominato consulente del Comune a titolo gratuito non sarebbe mai stata formalizzata. Proprio su questo dettaglio si sono concentrate le domande rivolte alla prima cittadina. Intanto Parnasi dal carcere milanese di San Vittore ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip. «Parlerò, ma con il pm», ha detto.
Lanzalone, invece, assistito dall'avvocato Giorgio Martellino, ha parlato per più di tre ore di fronte al gip Maria Paola Tomaselli e alla pm Barbara Zuin. Ha respinto le contestazioni - corruzione, per avere accettato «lucrosi incarichi» da Parnasi e per averlo poi agevolato in particolare nelle procedure amministrative connesse alla realizzazione dello stadio - sostenendo di non avere mai commesso illeciti. In ogni caso, per la difesa non avrebbe fatto nulla di illegittimo: non avendo mai ottenuto deleghe formali, non avrebbe agito in conflitto d'interesse accettando incarichi da Parnasi. La procura gli contesta di essere stato un consulente «di fatto» del Comune, ma la sua difesa sostiene non avesse alcun ruolo, tanto che la delibera relativa alla sua nomina non sarebbe mai stata formalizzata. Al termine dell'interrogatorio, il suo legale ha presentato istanza di scarcerazione.
L'INQUADRAMENTO
L'inquadramento di Lanzalone sarebbe stato al centro anche del colloquio tra gli inquirenti e Franco Giampaoletti, direttore generale del Campidoglio, ascoltato subito dopo la Raggi. La vicenda si fa intricata alla fine di maggio, quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma acquisiscono in Comune la documentazione relativa al ruolo di Lanzalone. Dagli uffici del personale rispondono che il nominativo non esiste: non risultano incarichi conferiti negli anni 2016 e 2017, nemmeno a titolo gratuito. Una circostanza singolare visto che, agli atti dell'inchiesta, c'è una richiesta del marzo 2017 protocollata e inviata dalla sindaca al direttore delle risorse umane e al segretario generale, nella quale si propone la nomina di Lanzalone come consulente «ad alto contenuto di professionalità».
Dopo aver appreso di essere iscritto nel registro indagati, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha chiesto di essere convocato dai pm: «Voglio chiarire subito questa vicenda».
Michela Allegri

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«Abbiamo pagato, ma era una regalia» Le prime crepe nel muro dell'omertà (Il Messaggero)

IL RETROSCENA

ROMA C'è chi ha scelto di parlare convinto di chiarire ogni cosa e chi, invece, di fronte a contestazioni praticamente impossibili da negare, ha tentato di giustificarsi. «Quei 1.500 euro alla fondazione di Daniele Leoni? È vero, c'è il bonifico, ma si trattava di una cortesia, non di corruzione». E il restyling del lungomare di Ostia, non era la contropartita per avere l'appoggio del capogruppo M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara? «Ero un tecnico, ho solo fatto il mio lavoro. Ci avevano chiesto un parere. Nessuna corruzione». È questo il senso della versione fornita durante l'interrogatorio di garanzia di fonte al gip Maria Paola Tomaselli da Luca Caporilli, dipendente della Eurnova del gruppo Parnasi, assistito dall'avvocato Michelangelo Curti. Per l'accusa, era un uomo di fiducia dell'imprenditore, «aveva il compito di mantenere i rapporti con le figure professionali ingaggiate per la mediazione illecita e con alcuni esponenti della pubblica amministrazione», si legge nell'ordinanza che lo ha fatto finire in carcere per associazione a delinquere, insieme al suo capo e ad altri quattro dipendenti. In una stanza dedicata di Regina Coeli, anche Gianluca Talone - «commercialista di fiducia» di alcune società del gruppo - ha scelto di parlare davanti al gip, ma solo per respingere tutte le contestazioni e per dire di non avere commesso nessuna attività illecita. Il suo avvocato, Gianluca Tognozzi, ha presentato istanza di riesame.
L'ASSESSORE
L'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, invece, ha riconosciuto di avere compiuto una «leggerezza, in buona fede», nel chiedere un aiuto per il figlio: «Ho chiesto a Parnasi se fosse possibile intervenire 3 mesi dopo che era concluso l'iter della conferenza dei servizi. Non ho mai violato la legge, le decisioni della conferenza di servizio erano pubbliche». Civita è ai domiciliari e anche i suoi legali hanno presentato istanza di scarcerazione. Il consigliere regionale ha sostenuto più volte di non aver mai favorito Parnasi. «Civita aveva con lui contatti assolutamente sporadici, è una persona che conosce in maniera occasionale - ha spiegato il suo avvocato, Luca Petrucci - Lanzalone invece era uno del Comune, con lui soltanto incontri istituzionali e formali».
Ha deciso di restare in silenzio il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi, a cui Parnasi, per l'accusa, avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti per circa 25mila euro. Anche Giulio Mangosi, collaboratore della Eurnova assistito dall'avvocato Stefano Valenza, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Mic. All.

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Così Parnasi e Lanzalone "pilotavano" il Campidoglio: «Facciamo altri due stadi» (Il Messaggero)

Un controllo totale. Da quando aveva messo piede in Campidoglio, per volontà dei vertici del Movimento, Luca Lanzalone gestiva tutte le partite aperte. Un uomo invisibile, di fatto, il sindaco-ombra. Nelle sue mani, la vicenda dello stadio di Tor di Valle, il concordato Atac e l'istituto di previdenza del Comune. E, soprattutto, gli affari di Luca Parnasi, presenti e futuri, che proprio Lanzalone gestiva dall'interno. Per l'amministrazione il superavvocato Cinquestelle, che aveva già un piede nel governo non esisteva e non riceveva compensi, fino alla nomina in Acea. Tanto che neppure i carabinieri, quando a maggio si sono presentati per acquisire tutti gli atti, sono riusciti a farsi spiegare che ruolo avesse. Al presidente Acea si voleva dare un incarico nella partita Atac, lo raccontano le intercettazioni. Intanto, a garantirgli cospicui compensi, tramite consulenze dirette e indirette, era invece Luca Parnasi. Perché l'imprenditore, arrestato insieme al legale mercoledì scorso, grazie a Lanzalone, non solo era riuscito a superare il muro di opposizione dei Cinquestelle, contava di realizzare molti altri progetti, condizionando ancora l'iter amministrativo del suo business dal progetto del Palazzetto del basket, da costruire all'ex fiera di Roma, al progetto sullo stadio Flaminio. Ma la partita era anche politica e Parnasi puntava agli stadi di Milano, Napoli, Bologna e Bari. Intanto, Lanzalone apriva a Parnasi la porta dei Cinquestelle («Devi presentarmi Di Maio», gli dice l'imprenditore) e Parnasi, che finanziava l'intero arco costituzionale, ma soprattutto la Lega, garantiva al legale, una nuova sponda, grazie al suo legame con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti.
GLI AFFARI
Per Parnasi non c'è solo il progetto del Palazzetto del basket alla nuova Fiera di Roma, sul quale Lanzalone gli promette successo superando gli ostacoli che aveva posto l'ex assessore Berdini esattamente come accaduto per lo stadio di Tor di Valle. Luca Parnasi intende diventare l'imprenditore dello sport a Roma e ne parla con quello che di fatto gestisce i dossier del Campidoglio. In una telefonata dello scorso maggio, dice a Lanzalone: «Noi vorremmo fare la legge sugli stadi col palazzetto del basket per Fiera di Roma e come contributo straordinario, come abbiamo fatto l'Ostiense sullo stadio, facciamo il Flaminio, così facciamo altri due impianti e son sei milioni... non è male no?. In questo modo Roma ha il nuovo stadio di calcio della Roma, PalaTiziano per la pallavolo, palaFiaminio per il rugby» E Lanzalone aggiunge: «E l'altro per il basket». Poi l'imprenditore conferma dicendo E questo è il ragionamento strategico da fare alla sindaca e a Montuori e Bergamo». Lanzalone dice: «Comunque io devo dire che gli risolve il problema di tutto, del parco». In veste di presidente di Acea l'avvocato ha già avviato il progetto di acquistare una nuova sede proprio nel business park di Tor di Valle. E anche sul Palazzetto del basket deve intervenire come Acea, Parnasi gli dice: «La cosa della Fiera si può fare e con la banca è politico, tu rappresenti Acea». Ed è ancora a Lanzalone che Parnasi affida la pratica sui Mercati generali, un contenzioso da 70 milioni di euro con il Comune di Roma. Ma, forse contando sull'appoggio del nuovo governo e ancora sulla preziosa collaborazione di Lanzalone Parnasi racconta agli amici che, dopo gli stadi di Roma e Milano: «Lo hanno chiamato per lo stadio del Bari (la Banca) e del Bologna, e vorrebbe fare anche lo stadio del Napoli». E aggiunge: «Ho ben avviato lo stadio del Milan, perché Milano è più pronta come città».
I SUPERPOTERI
Carlo Felice Giampaolino, uno degli advisor del concordato (supepagato) Atac, si rivolge costantemente a Lanzalone, gli chiede consigli e l'avvocato legge lunghi documenti e prospetta soluzioni. L'obiettivo in caso di concordato nominarlo commissario. Ma intanto c'è la procedura in corso e anche il ricorso presentato al Tar dal garante per la concorrenza contro Atac contro la proroga del contratto per il trasporto pubblico alla controllata. Una causa che dovrebbe seguire Lanzalone, come dice Giampaolino. Il nodo è che nei curricula dell'avvocato e del suo collega Stefano Sonzogni mancano i titoli per l'acquisizione dell'incarico: «Se ci iscriviamo per il civile loro, in teoria, farebbero una forzatura a invitarci su una questione che è di amministrativo puro... potrebbe essere antipatico che loro chiamano ad uno che non è iscritto, quindi l'altra alternativa - dice Lanzalone - o si esce da quel sistema, ma devono capire loro come uscire, oppure dobbiamo far iscrivere che lavoriamo con lui, cioè nel senso dobbiamo andare da uno che c'ha tanti incarichi». L'ipotesi è di associarsi con altri studi legali. E' lo stesso Lanzalone a dire che avendo dato oltre 40 pareri legali ai Comuni, il problema potrebbe essere superato». E Lanzalone scherza: «Dovremo evitare di fare come Conte», riferendosi al nuovo premier e ai falsi nel curriculum. Ma tra i superpoteri c'è anche il rapporto con Ipa, l'istituto di previdenza dei dipendenti del Comune. Lanzalone, in un'intercettazione, si lamenta delle continue richieste e sollecitazioni in Campidoglio con il suo socio di studio, Luciano Costantini, del fatto che il commissario straordinario, Fabio Serini si sia rivolto a lui per avere una proroga dell'incarico: «Dall'altra parte, Serini mi fa tutto un panegirico, invece, sul discordo dell'Ipa, che adesso lui, insomma, gli sembra di essere poco remunerato. Gli ho detto guarda, parlane con la Raggi». Serini vuole anche la proroga di un anno dell'incarico. E lo chiede a Lanzalone, l'uomo che lo ha fatto nominare. «Già ogni tre per due mi chiedi delle cose e vabbè, per quanto posso, cerco di farle».
LEGA & M5S
Parnasi, che negli anni ha finanziato tutti i partiti politici, offre a Lanzalone il suo rapporto con la Lega, e l'avvocato gli garantisce le entrature con i Cinquestelle. L'imprenditore parla con gli amici di Lanzalone «come il futuro premier», mentre Salvini e Di Maio trattano. E tra loro il legale e il costruttore si scambiano commenti. Scrivono i carabinieri che riassumono un'intercettazione dello scorso marzo: «Parnasi si vanta con Lanzalone del suo rapporto con Matteo (probabilmente Salvini) e dice: «Con me si possono... aprire... io questo è un discorso che posso fare... è chiaro, non conosco Luigi, conosco te». I due scherzano, sul forte legame che unisce Lanzalone ai Cinquestelle, tanto che Parnasi dice: «Lanzalone premier e Giorgetti vicepremier». Poi Parnasi chiede a Lanzalone di presentargli Di Maio. L'avvocato per l'imprenditore non è solo una porta con i Cinquestelle e confessa a un amico: «Frequento Lanzalone non in quanto uomo di Di Maio e Grillo, ma in quanto persona capace e intelligente». I commenti, però, proprio mentre si forma il governo tornano sempre alla politica. «Allora io vedo Luigi tutti i giorni - dice Lanzalone - lo sento tre volte al giorno, l'ho visto due ore fa». E in un'altra occasione, sempre parlando con l'imprenditore: «Luigi è un po' come Salvini, cioè molto chiuso il cerchio, io, due tre persone, punto... con la gente non dire mai cose che non si devono dire». Parnasi replica: «Io questo gli ho detto a Giancarlo (Giorgetti ndr) comunque si sono fidati di me in tempi non sospetti». E ancora, il 16 maggio Parnasi seguita a dispensare consigli a Lanzalone su come proporsi a Spadafora e agli altri esponenti del M5S per sponsorizzarlo. Poi gli chiede di riferirgli cosa gli abbia detto Vincenzo.
Ma la rete dell'imprenditore, prima delle elezioni, include tutti dai Cinquestelle con Marcello de Vito, al Pd. Annotano i carabinieri: «Per mantenere i rapporti con la candidata alle elezioni politiche Patrizia Prestipino (Pd) Parnasi incarica Giulio Mangosi, dipendente Eurnova e suo cugino, di concederle in uso, per le esigenze elettorali, un locale in zona Torrino». Il locale è quello che, a suo tempo, era stato occupato dai Moderati per la Terza Fase, fondata e presieduta da Luciano Ciocchetti.
LA DELIBERA
A fine maggio quando i carabinieri del Nucleo investigativo si presentano in Comune. Su delega del pm Barbara Zuin devono acquisire la documentazione relativa al ruolo di Lanzalone nell'amministrazione. Ma il suo nome, replicano dagli uffici, non esiste. All'ufficio personale spiegano che i gangli dell'amministrazione sono tanti e si riservano di ottenere una risposta dal Segretario generale. «Non risulta alcun incarico». È la stessa Raggi, dopo l'incursione dei carabinieri a chiamare Lanzalone, per dirgli che qualcosa non va e i militari hanno acquisito la documentazione che riguarda il suo rapporto con l'amministrazione.
IL SOVRINTENDENTE
Intanto si potrebbe aggravare la posizione di Francesco Prosperetti, il sovrintendente che ha sbloccato ilorogetto stadio mentre Parnasi affidava a uno studio di architetti dove lavora la figlia un incarico. Il manager del Mibact ha chiesto un lavoro per il figlio Leonardo a un consulente della soprintendenza, Gianfilippo Lucatello, che lui stesso aveva appena nominato. Ne parla al telefono insieme alla moglie, Stefania Panella, dipendente del Mibact, direttore del Museo dell'Alto Medioevo e della basilica di San Cesareo, il 18 ottobre 2017. «Oggi ho avuto un'idea, siccome è venuto da me Gianfilippo, a parlarmi di lavori agricoli, gli ho detto guarda, poi alla fine... siccome gli ho dato un nuovo incarico, na cosa... gli ho detto guarda Gianfilippo, ti devo parlare di una cosa personale... ti pregherei magari se quando ti capita se c'hai un lavoretto, na cosa na consulenza». E la moglie finisce la sua frase: «Di darla a Leonardo... certo, però allora gli desse qualcosa da fa' eh - bravo, dopo tutti i favori che gli fai alla gente, qualcosa pure eh! Va bene, hai fatto benissimo, sei stato bravissimo, sono contenta di te».
Valentina Errante

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La Roma vuole accelerare, scontro con il Campidoglio (Il Messaggero)
Vertice tra Baldissoni e Raggi, che frena: «Niente fretta, tutti gli atti da controllare»
I dubbi dei tecnici: così non firmiamo. Il club preoccupato dalla fronda M5S

«Noi così non firmiamo niente», dicono i dirigenti dell'Urbanistica comunale. E lo stesso ripetono tanti consiglieri grillini che dovrebbero votare in Assemblea capitolina la maxi-variante per Tor di Valle, con migliaia di cubature in più per i privati rispetto al Piano regolatore: «Impossibile approvarla ora». «Ma il progetto va salvaguardato», insistono i dirigenti della Roma che vorrebbero il piano bollinato dal Campidoglio senza troppi ritardi, al massimo dopo l'estate. Tra le parti in commedia, in questa storiaccia di calcio (poco), affari (tanti) e mazzette, in mezzo c'è Virginia Raggi che prova a farsi concava e convessa. Sa che dopo avere appoggiato la svolta pro-stadio del febbraio 2017, affidandosi a Lanzalone, ora non può forzare la mano con i suoi. «Niente fughe in avanti o la maggioranza non tiene», la avvertono i fedelissimi. Ma non vuole nemmeno perdere l'asse strategico con la Roma.
Dopo un'altra nottata difficile, ieri mattina, la sindaca ha incontrato il diggì giallorosso, Mauro Baldissoni, scodellando l'unica proposta possibile per i suoi, quella che la piazza su una linea attendista: «Dobbiamo verificare tutte le carte», dice e avvia una due diligence interna già anticipata dal Messaggero. Solo dopo questa ispezione dei tecnici, se non salteranno fuori irregolarità, si potrà andare avanti. Insomma, i tempi si allungano e non poco. «Impossibile pensare a una variante prima del 2019», traducono fonti qualificate del dipartimento Urbanistica. Anche perché prima andrebbe rivisto tutto il piano viabilità, quello sì, stando alle carte degli inquirenti, falsato dai privati che negli studi presentati alla conferenza dei servizi scrivevano che anche senza il nuovo ponte il traffico sarebbe stato in «riduzione», mentre nelle intercettazioni se ne beffavano: «Sarà il caos», «ma questo tienilo per te», dice un dirigente di Eurnova arrestato.
Raggi quindi per il momento temporeggia, mentre la Roma, che in Campidoglio ieri si è presentata con Baldissoni e il responsabile operativo Guido Fienga, non vorrebbe scostarsi troppo dal cronoprogramma originale, buttato giù prima della retata, che prevedeva l'ok dell'Aula Giulio Cesare addirittura a luglio, in piena estate, e la prima pietra nel 2018, per poi aprire l'impianto sportivo - con accanto l'«Ecomostro» di uffici, negozi e alberghi - già per la stagione 2020-2021. Pallotta negli ultimi giorni lo ha detto chiaro: «Mi auguro che il progetto sia portato avanti, senza significativi ritardi». Invece no. I tempi si allungheranno. E questo crea inevitabili frizioni tra Campidoglio e società. Raggi, che non è stata coinvolta nell'inchiesta, vuole restare «nel solco della legalità». E così, in un video diffuso ieri con Baldissoni di fianco, ha ripetuto che «se questa verifica darà esito positivo, si potrà continuare. Per tutto il resto, confidiamo nella magistratura».
CURATORE INTERNO
Tocca capire poi chi prenderebbe le redini della Eurnova, la società di Parnasi squassata dall'inchiesta. A sentire quanto trapelava ieri da ambienti della Roma, potrebbe essere un curatore interno, già nell'organico dell'azienda, l'opzione più rapida. Ma proprio il fatto che a gestire l'impresa travolta dagli arresti sia un dipendente di Parnasi, potrebbe rafforzare le perplessità dei consiglieri grillini. Proprio l'inquietudine della pattuglia M5S in Consiglio comunale, che non è più governata dall'ex capogruppo Paolo Ferrara, indagato, preoccupa chi spera ancora che l'affare Tor di Valle vada in porto.
Lorenzo De Cicco
Stefano Carina

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Inchiesta sullo stadio, piano mobilità da rifare Il progetto slitta al 2022 (Il messaggero, Cronaca di Roma)

Tecnici del dipartimento Urbanistica al lavoro sui faldoni presentati dai privati
Le opere sparite dopo la revisione fondamentali per evitare ingorghi

Ignazio Marino sognava lo stadio a Tor di Valle in tempi record, entro il 2017, «ci giocherà Totti», era sicuro l'ex sindaco chirurgo quando questa controversa operazione calcistico-immobiliare muoveva i primi passi. Invece, intoppo dopo intoppo, nonostante Parnasi e sodali, secondo i pm, spargessero finanziamenti e tangenti, l'apertura del nuovo impianto con annesso «Ecomostro» di uffici e alberghi, inesorabilmente slittava. Stavolta sembrava fatta, fino a mercoledì, quando Roma si è svegliata con la notizia della maxi-retata che ha portato 9 persone agli arresti con accuse che vanno dall'associazione a delinquere alla corruzione, alla falsa fatturazione, al traffico di influenze e al finanziamento illecito. Il Campidoglio a trazione grillina, a quel punto, ha schiacciato sul freno. Progetto congelato, in attesa di una verifica approfondita su tutti gli atti presentati dalla Eurnova di Parnasi. Mentre tra i consiglieri grillini monta la fronda dei contrari: «Dopo gli arresti per mazzette, meglio fermarsi», dicono in tanti. Il vertice di ieri mattina tra Virginia Raggi e il diggì della Roma, Mauro Baldissoni, non è stato risolutivo. Il club vorrebbe che il Comune approvasse la variante il prima possibile, la sindaca però non cerca scorciatoie. «Tutto deve avvenire nella piena legalità». I tecnici del dipartimento Urbanistica sono già al lavoro sui faldoni presentati dai privati. Alcune bugie sono lampanti, per esempio quelle sugli studi di traffico falsati. «Sarà il caos», dice un uomo di Parnasi. «Tienilo per te», risponde Luca Caporilli, il dirigente di Eurnova finito agli arresti.
GLI INGORGHI
Sia i funzionari del Comune che quelli della Regione, a questo punto, sono convinti di una cosa: il piano traffico va interamente rivisto. Il nuovo ponte, sparito dopo la revisione del progetto, è fondamentale per evitare che questo pezzo di Roma Sud, già fortemente congestionato, rimanga strozzato negli ingorghi, almeno nelle ore di punta. «Una soluzione va trovata e la devono tirare fuori i privati», dicono funzionari e dirigenti dell'Urbanistica comunale. Raggi lo sa e, su questo punto, non vuole azzardi.
LA BONIFICA MAI PARTITA
Ecco perché, se mai l'operazione sopravvivesse ai colpi dell'inchiesta, i tempi si allungheranno e non di poco. Pallotta avrebbe voluto aprire lo stadio addirittura nella stagione 2020-2021, ma tra la verifica degli atti, il piano viabilità e trasporti da riscrivere, la vicenda dei terreni in mano a Eurnova, che dovrebbero essere venduti, assieme al progetto, (a chi?), la matassa più che dipanarsi si ingarbuglia. Difficile che l'impianto possa aprire prima del 2022, anche perché prima di posare la prima pietra andrebbe bonificata tutta l'area di Tor di Valle, che come noto è una delle zone più pericolose di Roma a livello idrogeologico. In pratica, è a forte rischio inondazione e andrebbe messa in sicurezza prima di costruire. A schiacciare sul rallentatore sono anche i consiglieri M5S: in tanti erano contrari alla svolta pro-Parnasi maturata nel febbraio 2017, a cui lavorò Lanzalone, e ora i malumori riemergono e si dilatano nei corridoi di Palazzo Senatorio. Forse, dice più d'un grillino, «era meglio fare quanto avevamo promesso in campagna elettorale: fermare tutto. Se lo avessimo fatto prima, oggi non saremmo qui».
L.DeCic.

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L'intervista. Luca Montuori
«Pensavo fosse tutto uno scherzo stavolta non dobbiamo fare errori» (Il Messaggero, Cronaca di Roma)


Zaino in spalla e occhiali da sole. Luca Montuori, assessore all'Urbanistica del Comune, esce da palazzo Senatorio a pochi minuti dalle 17. Si ferma, abbozza un sorriso. Sembra sereno ma esordisce così in merito all'affaire dello stadio della Roma: «La salma è ancora calda».
Assessore Montuori quindi lo stadio di Tor di Valle è morto?
«La situazione è ancora da definire ed è presto per dire qualsiasi cosa».
Cosa pensate di fare con il progetto?
«Se il procedimento amministrativo non ha problemi, non abbiamo motivo di demolire un lavoro che è stato fatto. Se la soluzione A è percorribile bene, altrimenti si intraprenderà un'altra strada».
C'è una soluzione per fare andare avanti lo stadio?
«Non so dirlo al momento, noi ci sentiamo in questa vicenda parte lesa».
Nelle intercettazioni tra i collaboratori di Parnasi si evince la volontà di nascondere i problemi al traffico e alla viabilità nella zona per l'assenza del ponte.
«Il ponte? Io ho dei dati che si basano su studi di mobilità quindi mi attengo a quelli».
Bisogna puntare su Montuori e Bergamo (Luca, vicesindaco e assessore alla Cultura ndr) perché loro contano, si legge ancora nelle intercettazioni. Ha incontrato spesso Parnasi?
«Io ho fatto sempre incontri ma sempre con diversi protagonisti seduti al tavolo».
Tavolo di ristorante?
«No, mai cene private. La sera torno sempre a casa, mia moglie lavora molto lontano, ho due figli sono stato due giorni fuori da Roma e mi sembrava una festa».
Che fine farà la variante urbanistica al Piano regolatore attesa per l'estate?
«Le cose si devono fare nel modo corretto. Abbiamo appreso che c'è un problema e dunque abbiamo scritto a Euronova (la società di Luca Parnasi ndr) per sapere chi sono i nostri interlocutori. Dobbiamo capire chi risponderà, che cosa, a che titolo e in che tempi. Anche qualora ci rispondessero che non ci sono problemi, noi faremo le verifiche necessarie».
Quindi se ne riparlerà tra mesi?
«Qualcuno deve firmare una convenzione. Non dobbiamo fare errori che potrebbero metterci in difficoltà».
Come vi sentite?
«Noi siamo amareggiati e stupiti. L'altra mattina quando ho acceso il computer, ho pensato: ma forse ieri sera ho lasciato acceso il pc su una pagina del Vernacoliere».
Quello che legge Lemmetti
«No è il retaggio di una vecchia relazione che ebbi con una ragazza il cui padre leggeva sempre il Vernacoliere».
Con la procura come vi comporterete?
«Attendiamo».
Come affronteranno la questione in futuro i dipendenti del dipartimento?
«La dottoressa Esposito (Cinzia direttore del dipartimento ndr) è abituata a ben altri marosi».
Camilla Mozzetti

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