Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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RubinCarter

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Monsieur Opale

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Citazione di: RubinCarter il 18 Nov 2015, 12:05
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da mo!

cartesio

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Citazione di: NEMICOn.1 il 17 Nov 2015, 11:53
A Mari' ma come... Pallotta ti aveva garantito ......

Lo vedi
quest'è Marino
lo stadio c'è d'aa rioma
pallotta cor dollarino
quant'abbondanza c'è

MisterFaro

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GiPoda

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A me pare ardita questa tesi pronunciata (la parte in grassetto, dico) oggi da Il Tempo:

"Stadio di Tor di Valle Il progetto è pronto
Il 23 novembre la consegna della carte Senza intoppi lavori al via entro il 2016

Finalmente, ci dovremmo essere. Finiti i sondaggi geologici su tutte le aree interessate dall'intervento, predisposte le relazioni statiche e antisismiche di base a disposizione di ingegneri e architetti, il «vero» progetto definitivo dello stadio della Roma di Tor di Valle sta per vedere la luce. E, stavolta, dopo la fretta indiavolata di giugno scorso, imposta alla As Roma dalle necessità poilitico-mediatica dell'ex sindaco Marino, dovrebbe, appunto, essere la volta buona che il progetto sia davvero, almeno a termini di legge, il definitivo.

Il prossimo 23 novembre, da quanto Il Tempo apprende, tutti i progettisti che avevano ancora la loro parte del dossier «aperta» dovrebbero consegnare il compito. Il tempo di mettere insieme tutto e, più o meno per la fine del mese - si parla proprio della data del 30 novembre come di quella in cui presumibilmente il dossier verrà consegnato - il faldone dovrebbe prendere la strada del Campidoglio. Da dove, dopo un controllo preliminare del contenuto, verrà poi inoltrato alla Regione Lazio perché venga indetta la Conferenza di servizi decisoria. Ponendo un paio di settimane necessarie agli uffici capitolini per l'esame del dossier e l'arrivo delle imminenti vacanze natalizie, è quindi possibile ipotizzare che la Conferenza parta dopo l'Epifania. Il count down dei 180 giorni, quindi, potrebbe partire dalla prima seduta della Conferenza alla quale parteciperanno una trentina di diversi uffici e Enti: la Regione, il Comune, la Prefettura, Atac, Acea, Ama, Autorità di bacino del Tevere, soprintendenze e via dicendo. Entro metà luglio 2016, più o meno, dovrebbe giungere la sospirata e definitiva approvazione del progetto incluse le eventuali modifiche che dovessero emergere durante la Conferenza. Fatti, quindi, i debiti conti i lavori per lo stadio potrebbero partire fra fine 2016 e la primavera 2017 per concludersi, quindi, se tutto andrà bene, 24 mesi dopo la posa della prima pietra. Condizionali d'obbligo, dato che non ci sono conferme ufficiali e che le date possono essere «ballerine».





COSA CAMBIA RISPETTO ALLA VERSIONE DI GIUGNO

Mancavano, nel faldone consegnato dalla Roma in Campidoglio lo scorso 15 giugno, una serie di documenti fondamentali. In primo luogo non erano stati completati i sondaggi geologici e le prove antisismiche relative a tutte le aree interessate dal progetto. Erano, infatti, stati completati solamente quelli sulle aree di proprietà del Gruppo Parnasi, poco più della metà dell'intera superficie su cui ricadrà tutto il progetto. Non erano ancora stati realizzati, ad esempio, i sondaggi geologici sul fosso di Vallerano, quelli per le infrastrutture stradali e ferroviarie, quelle per i ponti. Mancando i sondaggi completi, quindi, non era possibile - a termini di legge - effettuare la progettazione completa delle fondazioni dei manufatti, edifici e ponti, strade e parcheggi. E, di conseguenza, non era possibile redigere una relazione economico-finanziaria (il costo reale e totale delle opere) completa. Tra l'altro, da quanto spiega Claudio Vercelli, geologo e direttore della Geores, la società che ha effettuato tutte le trivellazioni, rispetto alle previsioni iniziali, i sondaggi hanno dato esiti migliori per il sottosuolo, cosa che, quindi, dovrebbe comportare una buona diminuzione dei costi totali. Per intendersi, le due torri di Eurosky, costruite sempre dal Gruppo Parnasi nella zona del centro commerciale Euroma2 e distanti poco più di 3 km in linea d'aria da Tor di Valle, hanno fondazioni che raggiungono gli 85 metri di profondità. A Tor di Valle non si dovrebbero superare i 65 metri e 20 metri in meno di scavi e cemento armato sono bei soldi risparmiati. Anche il piano particellare degli espropri è ormai completo, ed era un altro dei documenti fondamentali per considerare, a termini di legge, «definitivo» il progetto. Novità anche per il problema dell'assetto idrogeologico: le opere sul fosso di Vallerano, ritenute indispensabili dall'Autorità di bacino del Tevere per evitare il rischio di allagamenti dovuti alle piogge, arriveranno fino alla Colombo. Oltre la pulizia del fosso, da quanto si apprende, il progetto prevede, dunque, due km circa di opere di contenimento, innalzamento e rifacimento degli argini. Già nel progetto presentato a giugno scorso, la Roma aveva «stanziato», proprio per affrontare questo problema, ben 5 milioni di euro da dedicare al Fosso. Che, forse, grazie a questo intervento, non rappresenterà più un problema per i residenti della zona.





LO STADIO POTREBBE APRIRE ANCHE SENZA METRO

Nel ginepraio della delibera di pubblico interesse si annida la scappatoia per uscire fuori dall'impasse della metropolitana. E potrebbe anche accadere che lo Stadio e tutto il suo complesso, possano aprire anche senza la metro. Andiamo per ordine. Fra le opere sulle quali è stato dato il «pubblico interesse» c'è il «potenziamento dell'offerta del trasporto pubblico su ferro con frequenza di 16 treni l'ora nelle fasce orarie di punta, prioritariamente attraverso il prolungamento della metro B», con un investimento di 50,45 milioni di euro. Ora, al momento di trasmettere in Regione il dossier di giugno, nella lettera del Campidoglio allegata al faldone, c'era la bocciatura del progetto della metro B. I tecnici di Atac e del Dipartimento Mobilità del Campidoglio scrissero: «Unica soluzione efficace è il potenziamento della Roma-Lido, mentre gli interventi sulla Metro B risultano inefficaci» arrivando a paventare una «riduzione dell'offerta del 40% rispetto all'attuale servizio e la compromissione della regolarità dell'esercizio creando problemi alla B/B1 tali da coinvolgere 2/300mila utenti». Qualora, in sede di Conferenza di Servizi, venisse confermata la bocciatura della metro B, sarebbe obbligatorio ripiegare sulla Roma-Lido, il cui rifacimento è stimato con un costo di 300 milioni di euro. La Roma-Lido, però, è di proprietà della Regione. Quindi, la Roma, non gestendo direttamente il progetto, non potrebbe più essere obbligata, per aprire, ad attendere il completamento dell'opera che non dipende da lei ma da altri soggetti. Pagato l'obolo di 50 e spicci milioni, lo Stadio potrebbe aprire anche senza la metro.
Fernando M. Magliaro"

pantarei

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Ne sono certo dal primo momento.
E' evidente che x i costi enormi non si accolleranno mai le spese di metro e ferrovia.
Sono strasicuro che la scappatoia ce l'hanno pronta dal primo giorno.
Faranno questo stadio ad ogni costo,devono farlo.

Bambino

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una cosa pisitiva ce la vedo, abito molto lontano da tor di valle.. :=))

ES

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Citazioneimposta alla As Roma dalle necessità poilitico-mediatica dell'ex sindaco Marino,

non c'è niente da fare, sono sempre parte lesa

Questo articolo mi sa tanto di :"te do du spicci, buttame st'articolo, eccolo quì, pronto, copia e incolla"

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Ranxerox

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Alla fine, per risolvere i problemi alla radice,  faranno solo i grattacieli ed il centro commerciale.

GoodbyeStranger

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Citazione di: Ranxerox il 19 Nov 2015, 23:05
Alla fine, per risolvere i problemi alla radice,  faranno solo i grattacieli ed il centro commerciale.

beh..però considera che quelli sono opera di pubblica utilità...

Ranxerox

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Citazione di: GoodbyeStranger il 19 Nov 2015, 23:20
beh..però considera che quelli sono opera di pubblica utilità...

Appunto, sarà tutt'apposto.

WhiteBluesBrother

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Citazione di: Ranxerox il 19 Nov 2015, 23:48
Appunto, sarà tutt'apposto.
Lo é già. Come spiegato fin troppe volte, tutto quello che non è stadio non ha alcun vincolo, e in teoria potrebbero cominciare a costruire quando vogliono senza spendere manco 3 euro alla posta per mandaje 'na raccomandata con su scritto "ah neno, le opere pubbliche te le fai da solo, te saluto e grazie per la pubblica utilità dei miei grattacieli". Altro che 300 milioni di opere pubbliche...

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ES

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 21 Nov 2015, 17:25
Lo é già. Come spiegato fin troppe volte, tutto quello che non è stadio non ha alcun vincolo, e in teoria potrebbero cominciare a costruire quando vogliono senza spendere manco 3 euro alla posta per mandaje 'na raccomandata con su scritto "ah neno, le opere pubbliche te le fai da solo, te saluto e grazie per la pubblica utilità dei miei grattacieli". Altro che 300 milioni di opere pubbliche...
Ma io non so chi hanno perso per il culo, qualche laziale affascinato dal mega progetto e la gran parte dei romanisti, poi?
Perché quando uno ti dice :non puoi costruire lo stadio se non fai le opere pubbliche ",è normale uno risponda "ma sti gran caxxi delle opere pubbliche e dello stadio ",no?

MisterFaro

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I cittadini del quartiere qualcosa provano a fare:



Sto ascoltando il Dibattito su Urbanistica e Consumo di Territorio

MisterFaro

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Lettera inviata il 7 ottobre 2015 all'onorevole Filiberto Zaratti, membro dell'VIII Commissione Parlamentare (ambiente, territorio, lavori pubblici)
Pubblicato il 8 ottobre 2015

Gentile Onorevole, il Comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento, costituito nel settembre 2014 dopo la rivelazione del vero, abnorme, piano edificatorio attorno allo Stadio della Roma a Tor di Valle, intende ringraziarla per aver presentato l'interrogazione parlamentare a cui il Ministero dell'Ambiente ha risposto ammettendo il rischio idraulico e il rischio idrogeologico derivanti dalla realizzazione del Business Park di Parnasi-Pallotta nell'area golenale del fiume Tevere. Abbiamo in particolare apprezzato il Suo intervento in aula parlamentare laddove non solo ha chiarito che quell'area è inidonea alla realizzazione di un intervento per circa un milione di metri cubi di nuova edificazione, che per oltre l'80% riguardano destinazioni d'uso totalmente estranee all'impianto ma ha specificato che questa è la riprova che si sta sfruttando la passione per uno sport popolare come il calcio, per realizzare una speculazione immobiliare che altrimenti non sarebbe stata possibile. Questo è esattamente ciò che il nostro Comitato sta dicendo da più di un anno in tutte le sedi, incontrando un muro di gomma proprio nelle Istituzioni (il Sindaco di Roma e l'attuale maggioranza in aula capitolina) e nelle persone (l'assessore alla programmazione urbanistica del Comune di Roma Giovanni Caudo) che più di tutti dovrebbero difendere la città e i suoi abitanti dalle mire degli speculatori. Esprimiamo tutto il nostro apprezzamento per la proposta di legge 1322 "Norme per il contenimento e la riduzione del consumo di suolo" di cui Lei è primo firmatario, proprio per il fine di salvaguardare il territorio da nuovo inutile consumo dovuto solo a fini speculativi, come è clamorosamente evidente nel caso del Business Park intorno allo Stadio della Roma. L'articolo 3 di tale proposta, che afferma che L'urbanizzazione di nuovo suolo è consentita esclusivamente nei casi in cui non esistono alternative quali la sostituzione o la riorganizzazione e la riqualificazione del tessuto insediativo esistente, anche allo scopo di promuovere e di tutelare l'attività agricola per finalità alimentari nonché il paesaggio, l'ambiente e la biodiversità ci vede completamente d'accordo. Purtroppo è accaduto che i consiglieri di SEL, prima nel IX Municipio, poi nell'aula capitolina, hanno votato a favore del riconoscimento del pubblico interesse a favore del progetto di Parnasi-Pallotta. In occasione proprio di tale votazione nella seduta dell'assemblea capitolina del 22 dicembre 2014, il consigliere di SEL Peciola si è anche scagliato con parole brutali e fuori luogo contro alcuni membri del nostro Comitato presenti in aula. Poiché siamo perfettamente consapevoli che il costruttore Parnasi e il finanziere americano Pallotta hanno tutte le intenzioni di andare avanti con i loro progetti, dal momento che da questa speculazione si ripromettono profitti immediati ed enormi (certamente oltre il miliardo di euro, considerato cha hanno pagato i terreni al prezzo di suolo agricolo), riteniamo che il problema non possa essere solo amministrativo, ma che la Politica debba occuparsene in prima persona: in sostanza si tratta di stabilire se un costruttore e un finanziere possono farsi beffe di un Piano Regolatore Generale (che in quell'area prevedeva la realizzazione di un parco tematico fluviale), ottenere il riconoscimento del pubblico interesse a che proprio il Piano Regolatore sia stravolto e costruire un milione di metri cubi di cemento laddove lo stadio, da solo, corrisponde a soli 48000 metri cubi (potrebbe comodamente entrare, con tre torri di parcheggi multipiano e i campi di allenamento, nell'area dell'attuale ippodromo, senza consumare un solo metro quadrato del Parco Fluviale). Come ha detto Lei, una pura speculazione immobiliare. Le scriviamo per chiederle un intervento diretto nei confronti dei consiglieri di SEL eletti nel IX Municipio e nel Consiglio Comunale di Roma Capitale, per riportarli – ci consenta l'espressione – alle ragioni della loro missione. Contestualmente Le chiediamo di poterla incontrare come membro della Commissione Parlamentare Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici per parlare con Lei delle altre serie criticità, non solo progettuali, oltre il problema del rischio idraulico e idrogeologico, presenti nel progetto del Business Park.

La ringraziamo per l'attenzione

In allegato Le inviamo: copia della petizione al Sindaco di Roma per la quale nei mesi ottobre-dicembre 2014 abbiamo raccolto 3000 firme; copia del nostro Atto di Esposto alla Procura della Repubblica presentato il 30 ottobre 2014; copia della lettera aperta ai Consiglieri di Roma Capitale consegnata nei giorni precedenti la votazione del 22 dicembre 2014; copia di un nostro volantino diffuso in 10.000 copie nel territorio del IX

Da https://fermacemento.wordpress.com

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Tor di Valle, il piano naufraga Parsitalia in crisi taglia i posti (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 2 Dicembre 2015)
Nuovo stadio, la società di Parnasi non completa il progetto. Via ai licenziamenti.
Sessantotto gli esuberi totali avviati Pesa l'indebitamento da mezzo miliardo.
IL CASO

Il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle rimane impantanato in Regione, bloccato dalle tante falle progettuali presenti negli elaborati consegnati dai privati, e così Parsitalia, il gruppo del costruttore Luca Parnasi impegnato nell'operazione insieme a James Pallotta, fa partire i licenziamenti di massa nei due rami immobiliari della holding: la Parsitalia General Contractor, attiva nel settore delle costruzioni, ha dichiarato 30 lavoratori in esubero su 59 dipendenti. La Parsitalia Real Estate invece ha avviato la procedura per 38 esuberi su 85 dipendenti. Nel complesso, dipendenti quasi dimezzati. «Il gruppo sperava molto nel progetto Tor di Valle - spiegano dalla Filca Cisl, che due giorni fa insieme a Cgil e Uil ha indetto un'assemblea dei lavoratori - Ma ora che la costruzione dello stadio si sta allontanando, hanno deciso di aprire la procedura di licenziamento collettivo».
FRAGILITÀ FINANZIARIE
In realtà, come ammette lo stesso sindacato, «il gruppo aveva già da tempo difficoltà strutturali a livello finanziario». Non a caso a gennaio è stata avviata una complessa ristrutturazione del debito per mezzo miliardo di euro. Il progetto Tor di Valle in teoria avrebbe potuto essere una via d'uscita dalla crisi del gruppo, ma proprio i contorni molto affaristici (e poco calcistici) dell'operazione hanno sollevato fin da subito una sfilza di critiche e bocciature.
LE CRITICITÀ
Sfruttando tre commi inseriti nella Legge di stabilità del 2014, Parnasi e Pallotta hanno presentato uno studio di fattibilità per edificare, accanto a uno stadio più piccolo dell'Olimpico, tre grattacieli alti fino a 220 metri più altri 15-16 edifici commerciali, tutte strutture destinate a negozi, uffici, alberghi e ristoranti. Un colosso di cemento da quasi un milione di metri cubi, posizionato per giunta in una zona classificata dall'Autorità di Bacino al massimo livello di pericolo idrogeologico, quindi a forte rischio inondazione. E infatti nei mesi scorsi, da quando il Comune ha avviato l'iter per dichiarare la pubblica utilità dell'opera, sono fioccate le stroncature contro l'operazione: dalle critiche mosse da Legambiente e Italia Nostra contro «l'Ecomostro» di cemento, ai pesanti rilievi avanzati dall'Istituto nazionale di Urbanistica, che ha parlato di un «Piano regolatore stravolto» da un progetto che ha «interessi anzitutto privati», ricordando che appena il 14%delle cubature previste dal progetto sarebbero riservate allo stadio.
Anche il piano trasporti presentato dai privati, che avrebbe dovuto puntare sul prolungamento della metro a Tor di Valle attraverso una nuova biforcazione della linea B, è stato bocciato sia da Atac che dal Dipartimento Mobilità del Comune, dato che le corse dei treni si ridurrebbero del 40%, creando disagi per 200-300mila romani e costi di gestione insostenibili.
LACUNE NEGLI ELABORATI
Tra mille difficoltà, il progetto al momento resta bloccato in Regione, dove da agosto aspettano che Parnasi e Pallotta presentino decine di elaborati mancanti che, in teoria, avrebbero dovuto portare in Comune già a giugno. Nelle ultime settimane poi l'operazione Tor di Valle ha perso anche il sostegno della giunta Marino e in particolare dell'ex assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo. «Dopo la crisi politica, credete che lo stadio si faccia ancora? Mi sembra difficile - ammette Attilio Vallocchia, della segreteria della Filca-Cisl - Loro già avevano problemi strutturali nell'assetto del gruppo, hanno aspettato per aprire la procedura perché speravano in questo progetto. Ma ora si sta allontanando». I sindacati hanno un incontro venerdì con la società. Se non si dovesse trovare un accordo sui licenziamenti, «partirà lo stato di agitazione».
Lorenzo De Cicco

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mapalla

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 02 Dic 2015, 07:06
Tor di Valle, il piano naufraga Parsitalia in crisi taglia i posti (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 2 Dicembre 2015)
Nuovo stadio, la società di Parnasi non completa il progetto. Via ai licenziamenti.
Sessantotto gli esuberi totali avviati Pesa l'indebitamento da mezzo miliardo.
IL CASO

Il progetto del nuovo stadio a Tor di Valle rimane impantanato in Regione, bloccato dalle tante falle progettuali presenti negli elaborati consegnati dai privati, e così Parsitalia, il gruppo del costruttore Luca Parnasi impegnato nell'operazione insieme a James Pallotta, fa partire i licenziamenti di massa nei due rami immobiliari della holding: la Parsitalia General Contractor, attiva nel settore delle costruzioni, ha dichiarato 30 lavoratori in esubero su 59 dipendenti. La Parsitalia Real Estate invece ha avviato la procedura per 38 esuberi su 85 dipendenti. Nel complesso, dipendenti quasi dimezzati. «Il gruppo sperava molto nel progetto Tor di Valle - spiegano dalla Filca Cisl, che due giorni fa insieme a Cgil e Uil ha indetto un'assemblea dei lavoratori - Ma ora che la costruzione dello stadio si sta allontanando, hanno deciso di aprire la procedura di licenziamento collettivo».
FRAGILITÀ FINANZIARIE
In realtà, come ammette lo stesso sindacato, «il gruppo aveva già da tempo difficoltà strutturali a livello finanziario». Non a caso a gennaio è stata avviata una complessa ristrutturazione del debito per mezzo miliardo di euro. Il progetto Tor di Valle in teoria avrebbe potuto essere una via d'uscita dalla crisi del gruppo, ma proprio i contorni molto affaristici (e poco calcistici) dell'operazione hanno sollevato fin da subito una sfilza di critiche e bocciature.
LE CRITICITÀ
Sfruttando tre commi inseriti nella Legge di stabilità del 2014, Parnasi e Pallotta hanno presentato uno studio di fattibilità per edificare, accanto a uno stadio più piccolo dell'Olimpico, tre grattacieli alti fino a 220 metri più altri 15-16 edifici commerciali, tutte strutture destinate a negozi, uffici, alberghi e ristoranti. Un colosso di cemento da quasi un milione di metri cubi, posizionato per giunta in una zona classificata dall'Autorità di Bacino al massimo livello di pericolo idrogeologico, quindi a forte rischio inondazione. E infatti nei mesi scorsi, da quando il Comune ha avviato l'iter per dichiarare la pubblica utilità dell'opera, sono fioccate le stroncature contro l'operazione: dalle critiche mosse da Legambiente e Italia Nostra contro «l'Ecomostro» di cemento, ai pesanti rilievi avanzati dall'Istituto nazionale di Urbanistica, che ha parlato di un «Piano regolatore stravolto» da un progetto che ha «interessi anzitutto privati», ricordando che appena il 14%delle cubature previste dal progetto sarebbero riservate allo stadio.
Anche il piano trasporti presentato dai privati, che avrebbe dovuto puntare sul prolungamento della metro a Tor di Valle attraverso una nuova biforcazione della linea B, è stato bocciato sia da Atac che dal Dipartimento Mobilità del Comune, dato che le corse dei treni si ridurrebbero del 40%, creando disagi per 200-300mila romani e costi di gestione insostenibili.
LACUNE NEGLI ELABORATI
Tra mille difficoltà, il progetto al momento resta bloccato in Regione, dove da agosto aspettano che Parnasi e Pallotta presentino decine di elaborati mancanti che, in teoria, avrebbero dovuto portare in Comune già a giugno. Nelle ultime settimane poi l'operazione Tor di Valle ha perso anche il sostegno della giunta Marino e in particolare dell'ex assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo. «Dopo la crisi politica, credete che lo stadio si faccia ancora? Mi sembra difficile - ammette Attilio Vallocchia, della segreteria della Filca-Cisl - Loro già avevano problemi strutturali nell'assetto del gruppo, hanno aspettato per aprire la procedura perché speravano in questo progetto. Ma ora si sta allontanando». I sindacati hanno un incontro venerdì con la società. Se non si dovesse trovare un accordo sui licenziamenti, «partirà lo stato di agitazione».
Lorenzo De Cicco
naturalmente certe notizie escono dal messaggero! Continuo a ripeterlo, finché (per ns. fortuna) Caltagirone sarà fuori "dall'affare", lo stadio e il parco dei coxoni non si faranno.
Scoprono comunque l'acqua calda, sono almeno due anni che "l'affare stadio" era uno degli ultimi tentativi del parnasi per ristrutturare il debito presente con i più grandi istituti bancari sulla piazza; viene confermato che la cifra da me a suo tempo ipotizzata di circa 500 mil. di euro non era poi così lontana dalla realtà. La cifra non è conseguenza del blocco del progetto stadio, ma il risultato di politiche aziendali e commerciali scellerate, che spero ora arrivino al redde rationem.
In ultimo, ricattano le istituzioni con i licenziamenti, ma non bisogna farsi abbindolare; i licenziamenti ci sarebbero stati comunque; tutti gli investimenti immobiliari degli ultimi anni sono stati dei fiaschi clamorosi, hanno fatto fallire decine di aziende di loro subappaltatori, sia edili che impiantisti, altro che settanta persone in mezzo ad una strada (ricordo che queste "grandi" aziende di costruzioni non hanno maestranze proprie, ma danno tutto in subappalto tranne la direzione lavori che logicamente fanno con i propri tecnici). La tower che era stata "acquistata" dalla provincia, la tower ad uso abitativo (poi riconvertita per i piani più bassi ad uffici) con appartamenti venduti per circa il 15/20% della disponibilità, altri investimenti nella zona sud ed est della città naufragati, ecc. sono le punte dell'iceberg di queste "politiche aziendali". Perciò , e purtroppo, questi sono i veri motivi per cui queste persone sarebbero state licenziate lo stesso.

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natoil26maggio

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Citazione di: mapalla il 02 Dic 2015, 09:12
naturalmente certe notizie escono dal messaggero! Continuo a ripeterlo, finché (per ns. fortuna) Caltagirone sarà fuori "dall'affare", lo stadio e il parco dei coxoni non si faranno.
Scoprono comunque l'acqua calda, sono almeno due anni che "l'affare stadio" era uno degli ultimi tentativi del parnasi per ristrutturare il debito presente con i più grandi istituti bancari sulla piazza; viene confermato che la cifra da me a suo tempo ipotizzata di circa 500 mil. di euro non era poi così lontana dalla realtà. La cifra non è conseguenza del blocco del progetto stadio, ma il risultato di politiche aziendali e commerciali scellerate, che spero ora arrivino al redde rationem.
In ultimo, ricattano le istituzioni con i licenziamenti, ma non bisogna farsi abbindolare; i licenziamenti ci sarebbero stati comunque; tutti gli investimenti immobiliari degli ultimi anni sono stati dei fiaschi clamorosi, hanno fatto fallire decine di aziende di loro subappaltatori, sia edili che impiantisti, altro che settanta persone in mezzo ad una strada (ricordo che queste "grandi" aziende di costruzioni non hanno maestranze proprie, ma danno tutto in subappalto tranne la direzione lavori che logicamente fanno con i propri tecnici). La tower che era stata "acquistata" dalla provincia, la tower ad uso abitativo (poi riconvertita per i piani più bassi ad uffici) con appartamenti venduti per circa il 15/20% della disponibilità, altri investimenti nella zona sud ed est della città naufragati, ecc. sono le punte dell'iceberg di queste "politiche aziendali". Perciò , e purtroppo, questi sono i veri motivi per cui queste persone sarebbero state licenziate lo stesso.
Bravo. Storia vecchia quanto l'Italia. Tu, Stato, Comune, Ente, non mi aiuti? E io licenzio. Dando in pasto all'opinione pubblica (...) che la colpa è delle amministrazioni...

NandoViola

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Citazione di: Ranxerox il 19 Nov 2015, 23:05
Alla fine, per risolvere i problemi alla radice,  faranno solo i grattacieli ed il centro commerciale.
mi è arrivata indiscrezione (da confermare, ovvio) che UC (vero deus ex machina, imho) in una delle torri vorrebbe spostarci tutti gli impiegati di Roma, chiudendo le altre sedi (vedi Via Tupini).
magarimorono.

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