Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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alasinistra

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Voglio un confronto, da Costanzo, Sgarbi-Pallotto, domani!!!! :asrm

Blueline

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 08 Set 2016, 13:30
ROMA – Vittorio Sgarbi, ospite a "In Onda", trasmissione di La7, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al progetto stadio della Roma. "Non capisco perché la Raggi e i suoi non parlino della distruzione che stanno facendo, della minaccia 'Stadio della Roma': fatto a Roma, per la Roma. Mentre non si vogliono ospitare le Olimpiadi:queste sono un fatto di Nazione, non di città. Si parla di Italia, non di Roma, si parla di Brasile non di Rio de Janeiro. Il sindaco di Roma dice no all'Italia, ma dice sì allo stadio di mer*a, di un architetto criminale approvato da tutti in una città meravigliosa che non ha grattacieli, non ha emergenze, e distruggendo una piana"

Che poi i zozzi, se non avranno lo stadio di proprietà, non ne beneficieranno molto.

GoodbyeStranger

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Citazione di: Blueline il 08 Set 2016, 16:48
Che poi i zozzi, se non avranno lo stadio di proprietà, non ne beneficieranno molto.

Questo è quello che avevo chiesto anche io... la ASMerda che vantaggio ha oltre a quello
indubitabile di giocare in uno stadio da calcio invece che in uno in cui la partita te la devono
raccontare quelli che la vedono da casa via chat?

Guadagnano 10.000 spettatori in più a partita? Hanno + spinta dal pubblico... e poi?


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DajeLazioMia

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Beh, si salvano le chiappe e creano un frullatore di debiti impicci e favori da rendere.
Un immenso tappeto sotto cui nascondere lo schifo che hanno messo in piedi, altrimenti prima o poi qualcuno dovrà pulire e saranno problemi.

NEMICOn.1

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Devono pagare l'affitto annuo di 5 milioni e l'obbligo di giocarci per 30 anni , che sono in totale 150 milioni  :) ; ma so cosi [...] o fanno finta ?

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Stadio, mercoledì il primo incontro Pallotta-Raggi in Campidoglio (La Repubblica - ed. romana)

Il patron vedrà anche Zingaretti E in Regione via alla conferenza

MATTEO PINCI
LO stadio della Roma rischia di diventare il teatro di uno scontro politico. Il Comune pentastellato (distratto da altre questioni) da una parte, la Regione dall'altra. Nessuno ha voglia di appendere il cappello sul "sì" definitivo, nonostante gli investimenti per un miliardo e 200milioni, di cui un terzo in opere pubbliche, previsti dal dossier. Mettere la firma definitiva vuol dire assumersene la responsabilità (anche giudiziaria).
Chissà se qualcuno lo ha spiegato al presidente americano della Roma James Pallotta: sbarcherà in città sabato, e nella sua fittissima agenda una data è segnata in rosso. Martedì alle 14 è atteso in Campidoglio dal triumvirato M5S che ha in mano il progetto di Tor di Valle: la sindaca Raggi, il vice Frongia e l'assessore all'urbanistica Berdini. Un appuntamento più che altro formale, per conoscersi. Il giorno prima quasi per par condicio vedrà anche il governatore Zingaretti: il giorno è stato incasellato tra gli impegni del presidente ad Amatrice per il terremoto.
Nell'attesa, l'iter istituzionale del progetto stadio va avanti. Da quando il comune ha trasmesso in regione il progetto sono iniziati i 180 giorni di tempo per far ratificare il via libera alla giunta regionale. Per questo, anche Zingaretti ha deciso di accelerare i tempi: dal Campidoglio, cui aveva sollecitato il parere sulla conformità del progetto alla delibera di pubblico interesse, ha ricevuto soltanto qualche osservazione (un modo per fare melina). Con il suggerimento a "richiedere al proponente (cioè alla Roma) integrazioni alla documentazione". L'intenzione però, in ossequio alla legge, è di ignorare il consiglio. E di far partire, magari già martedì prossimo, la conferenza di servizi decisoria: l'ultimo atto, di fatto, prima di iniziare a scavare. I primi passi sono già stati messi in atto, c'è la convinzione di chiudere entro i 180 giorni previsti dalla legge (scadono il 26 febbraio) l'intero iter. A quel punto il dossier dovrebbe tornare all'assemblea capitolina, che dovrà approvarlo: ma a Trigoria sono convinti che questo passaggio sia un semplice atto dovuto, visto che già la delibera di pubblico interesse vale come delega per l'approvazione delle varianti al piano regolatore. In regione al contrario sono convinti che sia proprio il Campidoglio a dover votare le variazioni. E quindi che l'ultima parola, spetti ancora ai Cinquestelle.


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Dossier stadio - Vantaggi e rischi, tutte le risposte (Corriere dello Sport)

Siamo andati a vedere l'area di Tor di Valle dove dovrebbe sorgere l'impianto

di Marco Evangelisti

1 Ma è proprio indispensabile per un club ambizioso avere uno stadio da gestire in proprio?

In Italia, dove il calcio è finanziato essenzialmente dai diritti televisivi, si ritiene ancora di no. All'estero forse sono meno fantasiosi e, quella dello stadio di proprietà, è un'idea fissa. Peraltro le 13 squadre più ricche del mondo hanno tutte una bella casa da mostrare agli invitati. E investono continuamente in migliorie. Da noi la Juventus ha anticipato tutti, e non è una novità, aprendo lo Stadium nel 2011. Sarà un caso, ma il fatturato del club allora era di circa 150 milioni e adesso sfiora i 350. C'è dietro prestigio, accortezza tecnica, abilità di gestione, risultati. Ma lo stadio conta e alla Juve non lo negano affatto. Gli introiti annuali legati alle partite casalinghe sono passati, pronti via, dai poco più di 10 milioni del 2010-11 a 26,3 nella stagione successiva. Oggi siamo ai 51,5 certificati dagli specialisti di Deloitte. Calcolando anche i ricavi indiretti (ristoranti, zone premier, eventi ospitati) la stima diventa di 55 milioni contro i 14, più o meno, del 2011. E' come avere una Champions League garantita tutti gli anni senza neppure il bisogno di qualificarsi.


2 Dunque, senza stadio non c'è futuro?

Sarebbe sbagliato, in primo luogo da parte del club, porre la questione in questo modo. La Roma alla fine della stagione 2014-15 era al 16º posto nella graduatoria delle società più abbienti con 180,4 milioni di ricavi. Il piazzamento potrebbe essere ancora migliore per l'ultima annata agonistica, dato che gli introiti hanno superato i 200 milioni. Dallo Stadio Olimpico il club aveva incassato 30,4 milioni il che non è niente male. E' anche giusto sottolineare come nella stagione scorsa quella voce sarà stata probabilmente e nettamente erosa dalla protesta dei tifosi nei confronti delle misure di pubblica sicurezza e della stessa proprietà del club. Resta però il fatto che la Roma è una delle tre, massimo quattro squadre italiane meglio piazzate nella classifica dei flussi di denaro. Dunque lo stadio può essere considerato indispensabile per effettuare un autentico salto di qualità, però mantenere una rosa competitiva è comunque un dovere dell'attuale dirigenza. E' anche possibile sfruttare meglio l'Olimpico, un impianto che lascia margini di manovra.


3 Quanto inciderebbe uno stadio di proprietà sul bilancio della Roma?

Il parallelo con la Juventus può venire utile per rispondere a questo interrogativo, ma le due situazioni non sarebbero necessariamente sovrapponibili. Anche per le dimensioni dei due impianti: 41.475 posti lo Stadium, 52.500 espandibili fino a 60.000 lo Stadio della Roma. Forse la stima è ottimistica, ma il club conta di aumentare i ricavi da stadio di 50-60 milioni all'anno. In questa somma andrebbe inserita anche la sponsorizzazione derivante dalla cessione dei diritti sul nome dell'impianto. Le possibilità di sfruttamento della nuova risorsa sono molteplici. Ci sono naturalmente i ricavi dei biglietti ma anche la possibilità di organizzare al meglio e su vasta scala la vendita di merchandise del club, le opportunità di partnership nelle varie aree, la cessione di posti privilegiati (palchi, settori riservati), l'affitto per concerti e spettacoli. Un ulteriore esempio: l'esposizione storica della Juventus presso lo Stadium ha superato i 700.000 visitatori dal momento dell'apertura ed è entrato tra i primi 50 musei italiani più frequentati.


4 Lo stadio sarà di proprietà della Roma?

Ecco, no. E questo è uno dei punti deboli del progetto, sin dall'inizio. Anche se la scelta di tenere il club fuori della fase realizzativa dello stadio risponde a una logica finanziaria: qualsiasi cosa andasse storta, la Roma potrebbe fingere di essere altrove. Lo stadio sarà di James Pallotta e la Roma ne avrebbe l'usufrutto esclusivo per trent'anni a partire dalla data di inaugurazione. Usufrutto non gratuito, ma neppure l'attuale accordo con il Coni per l'uso dell'Olimpico è a costo zero: vale quasi 3 milioni a stagione. Alla Roma andrebbero comunque tutti gli introiti direttamente riferibili allo stadio e alle strutture collegate, dai ristoranti ai negozi con il marchio del club. E Pallotta ha dovuto inserire nell'accordo con la precedente giunta comunale l'impegno a mantenere legate società As Roma e gestione dello stadio. Anche questo ha comunque una sua logica. Seppure Pallotta dovesse decidere di cedere la Roma, una cosa sarebbe vendere un titolo sportivo nudo e crudo, un'altra un'azienda con una sua sede operativa e fruttifera: lo stadio, appunto.


5 Allora in che senso lo stadio diventerebbe la casa della Roma?

Per Pallotta, come detto, è fondamentale per la crescita del prestigio nazionale e internazionale della Roma il fatto che il club disponga del suo stadio. Serve a impreziosire l'immagine della Roma, oltre che il suo appeal economico. Da questo punto di vista, l'identificazione tra squadra, tifo e impianto deve essere il più profonda possibile. Di qui la volontà di trasportare nell'area dello stadio di Tor di Valle anche le strutture per l'allenamento, la cosiddetta Nuova Trigoria. Sempre a Tor di Valle dovrebbe essere realizzata la sede definitiva del museo storico della Roma, ancora sulla falsariga di quanto ha fatto la Juventus. Uffici, campi, studi televisivi e radiofonici del club, comunicazione, tutto dovrà fare capo allo stadio. L'idea di portare i calciatori sul terreno di gioco su una piattaforma mobile, come fossero gladiatori al Colosseo, può essere considerata di dubbio gusto ma risponde alla stessa concezione di fondo. Così come le linee stesse dello stadio, disegnate dall'architetto specializzato Dan Meis. Se si farà, lo stadio sarà Casa Roma.

6 E tutto questo quando potrebbe diventare realtà?

Vai a saperlo. Ormai da un rinvio all'altro la vicenda dello stadio è vecchia quanto la stessa proprietà americana, il cui ingresso risale all'aprile 2011. La complessità dell'iniziativa, i rimbalzi politici, le stesse difficoltà oggettive che una città come Roma sempre propone hanno clamorosamente rallentato la marcia del nuovo stadio. Adesso c'è un nuovo e inatteso stallo che dovrebbe essere risolto, notare il condizionale, da un nuovo incontro tra gli uffici tecnici di Comune e Regione in questa settimana. La Conferenza dei Servizi, cioè l'analisi del progetto da parte della decina di enti che hanno voce in capitolo, non può durare per legge più di 180 giorni. In teoria. In pratica è ancora possibile un'interruzione, una soltanto, per eventuali richieste di approfondimento. Le previsioni della Roma naturalmente non subiscono modifiche e continuano incrollabili a indicare per la prima metà del 2017 l'inizio dei lavori e per l'estate del 2019 il completamento dello stadio, delle opere pubbliche necessarie e di un primo settore del business park.


7 Il business park? Che cosa sarebbe?

La vera chiave dell'operazione. Tutta una nuova realtà urbana dell'ampiezza di 12,5 ettari sui 180 complessivi dell'area di Tor di Valle, comprendente tre grattacieli, una vasta zona commerciale, uffici, ristoranti, aree pedonalizzate. Lo stadio rappresenta circa un nono dell'intera superficie occupata dalle opere previste. Ci sono anche 5 ettari di sistemazione architettonica in forma di piazza intorno allo stadio e 63 ettari di verde pubblico. Con 9.000 alberi e 11 chilometri di pista ciclabile. Ma è dalla cessione o dall'affitto delle zone del business park che Pallotta e i suoi compagni in quest'avventura immaginano di ricavare profitto e tanto per cominciare la giustificazione di un investimento privato pari a 1,7 miliardi di euro. Non c'è nulla di male, anzi è del tutto ragionevole che un'iniziativa imprenditoriale tanto vasta si ponga precisi obiettivi economici. Ma alla fine è proprio su questo aspetto della faccenda che si appuntano le critiche e le osservazioni di chi è contrario alla realizzazione del progetto.


8 Allora lo stadio interessa soltanto a Pallotta e ai tifosi della Roma.

E' un modo di guardare alla questione. Però non la pensava a questo modo la precedente giunta comunale, quella guidata dal sindaco Ignazio Marino. E' ancora in vigore, aspettando le decisioni della nuova amministrazione, quella delibera che sancisce l'interesse pubblico del progetto. In sede di Conferenza dei Servizi si dovrà stabilire se sia più utile prolungare fino a Tor di Valle la Metro B oppure rafforzare la ferrovia Roma Lido oppure ancora trovare altre formule per la mobilità. Sul tappeto anche l'ampliamento delle arterie stradali nella zona dello stadio, la realizzazione di un ponte pedonale e di uno per le auto, il già citato parco pubblico che dovrebbe essere al secondo posto per grandezza tra le molte aree verdi di Roma. Su 1,7 miliardi di investimenti 440 milioni andranno in infrastrutture pubbliche. Si prevede che nella zona di Tor d Valle andranno a lavorare in 20.000 per 500 milioni annui di stipendi e che nella fase di realizzazione delle opere verranno impiegate 4.000 persone. Questo, secondo chi propone il progetto, giustifica l'interesse pubblico.

9 E se alla fine l'area di Tor di Valle venisse ritenuta non idonea?

Sarebbe molto probabilmente il tramonto definitivo del progetto. Bisognerebbe far ripartire da capo l'intera fase progettuale, con tanto di rilevamenti idrogeologici. Tutti i disegni andrebbero rielaborati, si ricomincerebbe da zero con le opere pubbliche e con l'iter politico e amministrativo. Per questo la Roma non ha mai preso seriamente in considerazione l'ipotesi di Tor Vergata, che molti ritengono la sede migliore per il nuovo stadio. Tor di Valle, fa notare la società, è un'area scelta dagli esperti di Cushman & Wakefield in coda all'analisi di 80 siti. Bisogna anche tenere presente che al momento la zona sul quale sorgeva l'ippodromo e che adesso dovrebbe ospitare il nuovo stadio è in condizioni di abbandono, dunque la costruzione dell'impianto calcistico e delle opere collegate equivarrebbe a recuperare una porzione della città che attualmente costituisce un peso urbanistico. Non è detto, naturalmente, che il gioco valga la candela: questo va deciso dagli amministratori locali e dagli enti partecipanti alla Conferenza dei Servizi.


10 Quali sono i nodi che ancora rallentano la realizzazione del progetto?

Il Comune ha inviato alla Regione l'incartamento presentato dalla Roma e dai progettisti sottolineando diverse carenze e incompletezze. Riguardano essenzialmente risvolti tecnici ma pure la gestione dei rifiuti, gli eventuali effetti collaterali della realizzazione delle strutture previste (odori, consumo energetico, disboscamento anche temporaneo) e i meccanismi di cantierizzazione tipo il trasporto dei materiali e lo smaltimento del materiale di scavo. Sin qui, in teoria non c'è nulla che non possa essere affrontato in sede di Conferenza dei Servizi. Ma il vero problema è politico e riguarda la variante al piano regolatore che 300.000 metri quadrati di costruzione presumibilmente richiederanno. Su questo punto non c'è unanimità e se la variante si rivelasse necessaria allora servirebbe un nuovo passaggio per l'Assemblea Capitolina con tutte le incognite del caso. E si verificherebbe uno stop senza limiti di tempo alla Conferenza dei Servizi, che potrebbe riprendere solo una volta superato l'ostacolo. Ah, naturalmente Pallotta deve trovare il miliardo e sette di euro necessari. Ma questo aspetto sembra non preoccupare il club, che peraltro è privo di sponsor principale da tre stagioni.



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Il lungo viaggio ora ai nodi finali (Corriere dello Sport)

Il progetto giunto in Conferenza dei servizi poi il voto comunale decisivo sulla variante

di Marco Evangelisti

Roma

E' una storia lunga, una strada contorta e costellata di bivi, rotonde e marce indietro. Volendo possiamo risalire alle dieci o venti volte che si è parlato di casa della Roma, oppure fermarci a quando venne presentato un modellino al quale imposero il nome di Stadio Franco Sensi. Non era affatto male e sarebbe stato benvenuto da tutti, anche perché ricordava un presidente benemerito a brevissimo tempo dalla scomparsa. Ma è meglio stare a questo stadio della Roma, peraltro ancora ben lontano dall'esserci, e alla vicenda della Roma degli americani. E' già abbastanza complicato così.

Cinque anni fa. Quasi esatti. Era agosto, i bostoniani si prendono la Roma e prima ancora di firmare il contratto cominciano a mettere lo stadio in cima ai loro pensieri. Perché per finanzieri e imprenditori di quel tipo una società che sia solo un nome e non possieda il proprio campo di lavoro non è un oggetto razionalmente definibile. Mentre da noi è normale. James Pallotta è ancora nascosto dietro spalle larghe come quelle di DiBenedetto ma sta già lavorando. Tanto da incaricare l'azienda immobiliare Cushman & Wakefield di valutare una serie di siti. Prima ancora che Pallotta venga a galla e diventi presidente della Roma, gli specialisti hanno chiuso la pratica e scelto Tor di Valle. Siamo a febbraio 2012. Contestualmente o giù di lì Luca Parnasi viene designato quale partner del progetto per la parte tecnica e operativa. Sarà lui a costruire lo stadio. Anche perché ha già in mano il terreno.

2013. E' l'anno in cui tutto sembra partire a forte velocità. A gennaio viene ingaggiato l'architetto statunitense Dan Meis, che nel giro di quattro mesi completa la prima stesura del progetto. Ispirandosi al Colosseo, agli stadi inglesi più moderni e alle strutture americane. James Pallotta conosce Ignazio Marino, eletto sindaco a giugno. Si piacciono. Fino a quel momento il presidente della Roma aveva parlato con Gianni Alemanno. Marino ha studiato e lavorato negli Stati Uniti, chiacchiera in slang e ha voglia di piantare qualcosa di duraturo in città. A dicembre i due si vedono, è una bella giornata d'inverno, si affacciano insieme dal Campidoglio e decidono di andare avanti.

2014. Talmente avanti che a marzo il plastico è pronto e fa una bella impressione quando viene presentato al pubblico nelle sale del Comune. Ma la strada non è in discesa. I costi lievitano, le opere pubbliche richieste dalle varie parti politiche sono sempre più impegnative. Sta per saltare tutto quando Marino e l'assessore all'urbanistica Giovanni Caudo, a New York per altre questioni, vedono Pallotta. Sono bravi a non concedere nulla, ottengono più soldi per le opere pubbliche e in cambio s'impegnano a spingere per la delibera di pubblico interesse. Se ci sono trasporti e strade, argomentano, allora la cosa diventa un'opera utile alla città. Un altro ostacolo s'impenna di fronte allo stadio: Pallotta vuole mani libere sulla proprietà, il Comune impone che Roma e impianto siano indissolubilmente legati, almeno per trent'anni. Ad agosto siamo di nuovo sull'orlo della rottura, ma poi l'accordo arriva. Solo che l'Assemblea Capitolina, in tutt'altre faccende impegnata, non lo ratifica, l'orizzonte politico di Marino prende ad annebbiarsi e insomma si arriva fino a dicembre prima di avere il pubblico interesse.

2015. Siamo già al limite dei tempi previsti. Ma non è finita, è appena cominciata. Adesso bisogna produrre il progetto definitivo che è complesso, paurosamente complesso. Bisogna raccontare anche quale tipo di bulloni occorrano per fissare questo pezzo a quell'altro. Ci lavorano sopra gli studi americano e inglese di Meis, le ditte che si aggiungono alla lista di soggetti interessati, viene meno una scadenza dopo l'altra. Passa la primavera, passa l'estate. Passa anche l'autunno. Il 15 giugno in verità viene consegnato al Comune un faldone corposo, per rispettare una sorta di ultimatum pronunciato dall'amministrazione. Lo guardano e dicono che non va bene: incompleto, lacunoso.

2016. Arriva il nuovo anno e salta Mark Pannes, amico di Pallotta ma evidentemente non abbastanza. Era il responsabile del progetto, i ritardi e alcune stime troppo ottimistiche gli costano il ruolo. Al suo posto arriva David Ginsberg, altro finanziere ben considerato sui mercati statunitensi. Beh, qualcosa si muove. Il 29 aprile viene consegnato al Coni un incartamento chiamato progetto definitivo. Perché mai al Coni? Così, per cortesia. In realtà passa un altro mese prima che arrivi in Comune la versione completa. Che lì si ferma. Nel frattempo si è insediata Virginia Raggi, il Movimento 5 Stelle, da sempre critico in materia, sta lì ad annusare queste carte in cerca della falla. Oppure molto più semplicemente non sa che cosa fare, se sia meglio bloccare tutto oppure lasciare che se la sbrighino gli altri. A fine agosto finalmente le carte arrivano alla Regione senza la conferma del pubblico interesse. Non serve, dicono i 5 Stelle. Ma quando la Regione si appresta a varare la Conferenza dei Servizi, quella che poi decide davvero, bloccano ancora l'iter con un supplemento di documentazione. E' successo appena ieri l'altro. L'ultimo livello della vicenda è lontano, la prima pietra anche.


biancocelestedentro

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Nell'articolo di repubblica si parla di usufrutto dello stadio da parte delle merdacce, mentre qui sul forum ho sempre letto la parola affitto, a memoria. Mi pare ci sia qualche differenza tra la locazione e l'usufrutto, o no? Chi sa spiegarmelo, e soprattutto chi sa dirmi a che titolo effettiva l'as merdasecca giocherà nel Pallotta's stadium?
Poi vi si parla della possibilità che l'area non venga ritenuta idonea e mi chiedevo se, tecnicamente parlando, la delibera di pubblica utilità non debba già contenere una valutazione del genere.

novantatreesimo

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eeh quando c'era m.m. certi post arrivano in orario...

happyeagle

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Questo era di ieri:

Roma, dalla metro alle fogne i dubbi del Comune sul progetto stadio 

Le nuove carte dal Campidoglio alla Regione per la Conferenza dei servizi che dovrà chiudersi col voto in aula Giulio Cesare
di Lorenzo D'Albergo
08 Settembre 2016

Il Campidoglio batte in extremis un colpo sul nuovo stadio della Roma e la Regione risponde accelerando sulla convocazione della conferenza dei servizi: a quel punto, con tutti gli attori seduti attorno allo stesso tavolo, scatteranno i 180 giorni entro cui il Comune e il M5S dovranno giocare a carte scoperte. Entro sei mesi dall'inizio del tavolo sulla nuova casa dei giallorossi, l'Assemblea capitolina dovrà infatti votare una variante da un milione di metri cubi al piano regolatore. Se non arriverà il via libera dell'aula Giulio Cesare, il progetto del club di Trigoria (già rivisto per venire incontro alle richieste di palazzo Senatorio) verrà definitivamente stralciato. Facendo un passo indietro e abbandonando gli scenari futuri, l'atteggiamento del Campidoglio appare per ora attendista: nella tarda serata di lunedì, dal Comune sono arrivate in Regione osservazioni sui possibili ingorghi che si potrebbero creare sulla via Ostiense e la via del Mare quando la Roma giocherà in casa, sulla difficoltà di allungare la metro B a Tor di Valle senza mandare in tilt l'intera linea, sui problemi alle fognature dell'area e i troppi alberi che andrebbero abbattuti. Punticritici a cui, però, non è stato allegato quel parere di conformità alla delibera di pubblica utilità sul progetto della Roma votata in era Marino. Si tratta del documento (previsto dalla legge sugli stadi) che avrebbe di fatto dato inizio alla conferenza dei servizi. In mancanza dell'atto, per evitare un ulteriore stallo, i tecnici e i dirigenti della Pisana stanno vagliando tutte le opzioni per dare comunque il via al tavolo. E alla fine costringere il Movimento 5 Stelle a decidere sullo stadio: in aula, davanti a tutti e senza rimpalli tra uffici.

http://roma.repubblica.it/sport/2016/09/08/news/roma_dalla_metro_alle_fogne_i_dubbi_del_comune_sul_progetto_stadio-147371269/

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Citazione di: biancocelestedentro il 09 Set 2016, 07:32
Nell'articolo di repubblica si parla di usufrutto dello stadio da parte delle merdacce, mentre qui sul forum ho sempre letto la parola affitto, a memoria. Mi pare ci sia qualche differenza tra la locazione e l'usufrutto, o no? Chi sa spiegarmelo, e soprattutto chi sa dirmi a che titolo effettiva l'as merdasecca giocherà nel Pallotta's stadium?

L'usufrutto, come termine é molto meno inquietante, per un tifoso, rispetto al termini di affitto.
Rimemorando il vecchio esame di diritto privato, l'usufrutto é una fattispecie diversa dall'affitto perché comprime le possibilità per il proprietario che continua a detenere la "nuda proprietà del bene".
Il passaggio che mi ha incuriosito é quello in cui dice che la giunta comunale precedente avrebbe "vincolato" l'interesse pubblico con l'impegno, da parte di Pallotta, di mantenere legate as merde e gestione dello stadio. Che, voglio dire, non ha troppo senso, almeno sotto il punto di vista dei criteri attraverso i quali una giunta comunale di una qualsiasi città del mondo deve concedere la pubblica utilità di un progetto immobiliare. Cosa cambia se, mettiamo il caso, dopo 30 anni Pallotta o i suoi eredi decidono che in quello stadio ci deve giocare il Pescara ? O un'altra squadra di roma, tipo la Lupa Roma. O l'Artiglio, o il real Trastevere...

jp1900

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L'idea di portare i calciatori sul terreno di gioco su una piattaforma mobile, come fossero gladiatori al Colosseo, può essere considerata di dubbio gusto

no, ma quando mai.
(certo coi leoni è meglio)


surg

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Oggi su Corriere della sera c'è una fotografia di spalle della Raggi che, insieme al marito dal quale si sta dividendo, riporta a casa il figlio dalla scuola calcio. Quello che mi ha colpito è che il figlio ha la maglia della Lazio. Non può fare al ragazzo la porcata di confermare la pubblica utilità dello stadio.

zorba

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Citazione di: surg il 09 Set 2016, 12:33
Oggi su Corriere della sera c'è una fotografia di spalle della Raggi che, insieme al marito dal quale si sta dividendo, riporta a casa il figlio dalla scuola calcio. Quello che mi ha colpito è che il figlio ha la maglia della Lazio. Non può fare al ragazzo la porcata di confermare la pubblica utilità dello stadio.

Citazione
Curiosità.


La sindaca di Roma, Virginia Raggi, va a riprendere il figlio dopo il calcetto. (ANSA)

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umanoide69

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Pare che quello non sia il figlio ma il nuovo assessore al bilancio...




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Citazione di: umanoide69 il 09 Set 2016, 13:26
Pare che quello non sia il figlio ma il nuovo assessore al bilancio...
Allora rischia seriamente di essere anche lui nel registro delle notizie di reato della procura capitolina.
Semplicemente per aver indossato quella maglia...
:=))

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